Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

#1. Fine.

Cominciamo dalla fine.
Ovvero: quando un giorno avrò fatto una merdata di troppo, oppure il mondo l’avrà fatta a me, e me ne andrò.
L’uomo ha sempre amato la locuzione spaziale “andarsene”, al posto di morire. È tanto consolatoria. Dà l’idea che in fondo non è proprio finita, si va solo da un’altra parte, una bella gita.
Ah, qualcuno si ricordi di portare i tramezzini. I faraoni egizi, tutto sommato, facevano qualcosa di simile.

Ma torniamo a me.
Dove sarebbe quest’altra parte? Come vorrei che fosse il mio al di là?

Occorre una premessa, lunga e verbosa.
Si parte sei/settemila anni fa (per un lungo salto serve una lunga rincorsa, oppure buone gambe… io opto per la rincorsa).
Vicino al mare, alle spalle del deserto, nei pressi dell’estuario di un grande fiume, c’era una zona paludosa, ricca di acque sorgive, limpide e fresche, con un florido canneto (che in fondo il titolo del blog non posso averlo messo proprio a caso). In questo incrocio di ecosistemi così dissimili, persone altrettanto dissimili (gli agricoltori delle rive del fiume, i pescatori delle rive del mare, i pastori nomadi del deserto) crearono una comunità e poi una città.
Nacque così Eridu, la più antica delle città-stato sumeriche, quella su cui la regalità discese dal cielo (come dire, quella in cui per primo qualcuno disse “io sono lu re”), stando a quanto ci dicono le liste dei re che i sumeri, e più tardi tutti i popoli mesopotamici, hanno sempre così amato scrivere, copiare, ricopiare, ri-ricopiare, al punto che sono convinto che più di una testa-nera sorrida, nel suo aldilà, quando le liste vengono stampate ancora oggigiorno.

La città venne consacrata ad Enki, il dio delle acque sotterranee, il dio dell’Abzu (confronta “Abisso”), perché erano quelle acque sotterranee che sgorgando dal suolo permettevano l’irrigazione e la coltivazione, e la prosperità di Eridu. E ad Enki venne consacrata la grande Ziqqurat della città, e ad Enki si rivolse la sublime dea Inanna quando gli chiese di poter portare “la regalità” in Uruk (l’uomo ha sempre avuto bisogno di una giustificazione divina per dimostrare ai propri simili che se li prendeva a spadate sulle gengive c’era un motivo piùcchevalido).

Resta il fatto che fin dai primordi genti così diverse, come dicevamo, restarono affascinate da quella zona in cui sembrava che tutte le caratteristiche della terra dovessero riunirsi in un posto solo, e decisero che sì, quello doveva essere il luogo della creazione.

E allora, all’inizio di questo blog, financo nel titolo, non posso che mettere il canneto di Eridu, il punto della creazione per quella che è una delle civiltà più antiche tra quelle che possiamo chiamare madri. L’inizio.
E la fine, anche, perché se devo scegliere un posto dove passare l’eternità voglio che sia tranquillo, fresco e sereno, con un bel sole e i grilli, come doveva sembrare a tutti quei popoli il canneto di Eridu, un rifugio sicuro, se decisero che avrebbero trascorso lì il resto dei loro giorni.

Per la nascita di Eridu, cfr:
Gwendolyn Leick, “Città perdute della Mesopotamia”

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8 pensieri su “#1. Fine.

  1. fabio foggetti in ha detto:

    Di base, così, sembrerebbe un bel posto.

    • Cestinante in ha detto:

      Acqua dolce e fresca, sole caldo, un posto rilassante.
      E invece il tuo aldilà com’è?

      • fabio foggetti in ha detto:

        Non credo ce ne sia uno, ma se devo stare al gioco ne ho due ma il più desiderato credo sia un aldilà campagnolo, con terreno leggermente ondulato, qualche piccolo paese qua e là e tranquillità.

  2. Topus in ha detto:

    hai già perfettamente descritto anche il mio, ovviamente 🙂

  3. Cestinante in ha detto:

    @fabio foggetti, il tuo aldilà sembra la perfetta descrizione dell’Algovia! Ti consiglio di visitarla dal vivo, così hai la possibilità di verificare se è il tuo aldilà ideale.

  4. Pinozzo in ha detto:

    State descrivendo la Valle d’Aosta! Qui “se more de spizzichi”, come mi disse un tassista in periferia di Roma, ma in quanto ancora in vita e’ un po’ come essere nell’ al di qua’! 🙂 Non sarà come tornare ai tempi di “Udire”, ma a volte mi sembra di essere tornato indietro di 20 anni … In ogni caso ci si deve / dovrà accontentare (Vasco,ndr)

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