Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

#10. Primati.

Quattro o cinque anni fa sono andato a Berlino. Allora era solo una città splendida, abitata da un sacco di gente giovane, soprattutto nella testa. Una città che non definirei multiculturale, ma berlinese, anche se abitata da gente proveniente da ogni dove. Una città sobria, certo, ma di quella sobrietà creativa, una sobrietà per scelta di linee estetiche pure ed essenziali, non la sobrietà data dalla mancanza di inventiva e dall’appiattimento mentale.

Berlino.

Berlino non era ancora percepita come la fredda e cinica, grigia e nera capitale tecno-burocratica dell’Europa delle banche. Era una città cui guardare per trovare scelte nuove, scelte originali, scelte impossibile. La città capace di unire – in modo armonico – in una chiesa imperiale devastata dalle bombe, lo stile antico e il moderno in vetro e ferro per la ricostruzione delle parti distrutte. La città che iniziava ad ottenere i primi grandi risultati nel campo dell’ecosostenibilità, con i suoi complessi residenziali energeticamente autosufficienti. Era la città dell’orsetto Knut, la mascotte del pianeta terra, se ci fosse un sistema solare in cui ogni pianeta ha una mascotte.

Knut nel frattempo è morto, e sembra che con lui sia morta la vivacità di Berlino. Sembra che il disincanto sia calato su una città, e un paese, che è tornato ad occuparsi di ferro e acciaio e carbone, e soprattutto soldi. E la città cui guardavamo in attesa delle impossibili riconciliazioni dei contrari, la città filosofale, è diventata quella che ci dice: «Non esistono soluzioni creative. Dovete sputare sangue (e merda, aggiungo io)».

Ma io mi sono innamorato dell’idea della Berlino che ho visto allora, e non dell’idea che, forte della sua pressione osmotica, sta passando le mie barriere celebrali e si sta a forza, nonostante la mia resistenza, installando nel mio sentire.
E così, in questi giorni, ho ripensato ai ricordi di quella città, alle ardite architetture del museo ebraico di Libeskind, all’insuperabile e sovrechiante fulgore della porta di Ishtar, conservata al Pergamon Museum, alla magnificenza dell’altare di Pergamo, alla sensazione indescrivibile di antico, di forza e di mito che sprigiona dalle mura di Uruk, alla gentile eleganza del busto di Nefertiti e alla fierezza di Pericle. Chissà se Pericle, Nefertiti, Enmerkar o Nebukadnezar, oggi, saprebbero fare meglio di frau Merkel e dell’eterogeneo miscuglio di ministri europei che sinceramente mi fanno una tremenda impressione.

Forse no, forse il mondo era estremamente più semplice allora. Eppure, secondo il mito sumerico, l’ingegnoso Enmerkar trovò una soluzione semplice e geniale, una soluzione creativa, a un problema di non inferiore complessità. Il sovrano di Uruk, alle prese con la diplomazia internazionale, prima di scendere in guerra con la civiltà di Aratta, instaurò un fitto dialogo tramite messaggeri. Ma arrivò ad un punto per il quale la complessità del messaggio e dei dettagli, nessun messaggero era in grado di ricordarlo e ripeterlo correttamente. La soluzione a noi sembrerà disarmante nella sua facilità, ma per il mondo dell’epoca non lo era, per niente: Enmerkar inventò la scrittura. Ora, è chiaro che si tratta di un mito, ma la mia sensazione è che se avessimo un Enmerkar all’apice delle gerarchie europee, ovvero qualcuno in grado di guardare il problema dall’altra parte, avremmo più possibilità d’uscita. E la soluzione sarebbe dura, forte, incisiva, come la scrittura cuneiforme.

La parola detta ha forma di chiodo, la sua struttura trafigge.
[“Enmerkar e il signore di Aratta”]

Ma dimentichiamo per un attimo la crisi, e, a fatica, dimentichiamo persino i sumeri, che paiono un leit motiv costante di questo blog, finora.Torniamo alla Berlino dei miei ricordi. E a Knut.
O meglio, a quella che per un po’ è stata casa sua, il gigantesco zoo di Berlino (e no, la droga non c’entra).
In questo superbo giardino zoologico (e giardino è una parola quanto mai azzeccata, visto che di gabbie se ne vedono davvero davvero poche) si possono incontrare animali che altrimenti vedreste solo in documentari. Il rinoceronte indiano. Il formichiere (da vedere: un cucciolo giocava con un inserviente dello zoo come fosse stato un cagnolino). La nutria (ok, quella è facile da vedere sulle sponde dei fossi della pianura eridanea).
Ma soprattutto, e qui finalmente diamo un senso a quel dannato titolo, scimmie, primati.

Da piccoletto non amavo le scimmie. Volevo un libro sulle malattie, e invece me ne regalarono uno sui primati, e fu un po’ una delusione.
Però lo zoo di Berlino ha dato un calcio in culo a quella miope prospettiva, e oggi vorrei sapere dove è finito quel libro.
Perché trovarmi faccia a faccia con Orango, Scimpanzé e Gorilla è stata per me un’esperienza traumatica: in definitiva sono troppo umani per vederli lì.
Vedendoli, guardandoli negli occhi, osservando i loro atteggiamenti, le loro mani (le loro mani! mani, non zampe), vedendo una scimmietta porgere la manina con un gesto tale e quale a un uomo che ti chiede l’elemosina, non ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a un animale in gabbia, ma a un umano detenuto ingiustamente, senza colpa.

Ho sentito un richiamo genetico, vedendo un giovane orango fare degli scherzi a un vecchio “uomo dei boschi”, e letteralmente tirandolo scemo, vedendo il vecchio bussare alla porta degli inservienti pregando per un aiuto contro i lazzi del giovani intemperante, vedendo un gorilla in mezzo a un prato su una stuoietta, assiso come un maestro yogi, indicare se stesso con mistico e misterioso gesto.

C’è qualcosa di tremendamente sbagliato nel cacciare questi nostri simili, e credetemi c’è gente che lo fa. E qualcosa mi disturba nel vederli in uno zoo, ma questo mi è più facile da accettare, se può servire a capire le loro dinamiche sociali, comprenderle, e forse comprendere qualcosa di più sulle nostre. E c’è qualcosa di assurdo nel non credere che siamo parenti, perché basta guardarli. E chissà quale effetto potremmo provare di fronte a un neanderthaliano, o un homo erectus, creature con le quali la condivisione del patrimonio genetico era tale e tanta che oggi, trovandoceli d’innanzi, ci troveremmo di fronte al problema di dover riscrivere le nostre convinzioni circa la natura umana. Un impaccio dal quale forse nemmeno Enmerkar potrebbe trarci.

Colgo l’occasione per invitarvi a visitare il Museo Paleantropologico del Po, di San Daniele Po (CR)
questo il suo indirizzo internet: http://www.museosandanielepo.com/
e il blog The missing link

Infine vi segnalo l’esistenza del Great Ape Project, che porta avanti una battaglia per il riconoscimento di diritti umani per le grandi scimmie (e che ha già portato a risultati in alcuni paesi come la Nuova Zelanda, o regioni dotate di una certa autonomia legislativa, come le Baleari), in particolare:
1) Diritto alla vita

2) Protezione della libertà individuale

3) Proibizione della tortura
http://www.greatapeproject.org/

Chiudo con una fonte di tutto rispetto, per quanto concerne il mito di Enmerkar e il signore di Aratta, cfr. uno dei miei libri di archeostoria preferiti:
G. Pettinato, “Sumeri”.
Non vedevo l’ora di ascrivere (del tutto indegnamente) il professore tra le mie fonti.

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17 pensieri su “#10. Primati.

  1. fabio foggetti in ha detto:

    io Enmerkar lo conobbi e quello della scrittura non è un mito. Grande problema, dopo averla inventata, fu insegnare a leggere ai messaggeri.

    Sui primati. Non c’è uomo e animale ma, io credo un passaggio nebuloso e sfumato tra noi e loro. più che una scala, è una rampa.

    • Cestinante in ha detto:

      È chiaro che la distinzione tra uomo e animale è un problema più filosofico/religioso che scientifico. Scientificamente parlando, però. il tuo esempio della rampa mi piace molto.

      • Topus in ha detto:

        Credo che la differenza sia anche scientifica. La complessità del nostro cervello, per quanto riguarda lo sviluppo di quella che noi definiamo intelligenza, ha raggiunto un tale livello da averci permesso di fare un salto qualitativo mostruoso. E parlo dell’aspetto intellettivo, perchè altri animali gestiscono alcuni aspetti della loro vita in modo più complesso del nostro (basti pensare alla capacità dei gatti di girarsi in aria che a quanto pare richiede una capacità di calcolo e coordinazione a noi, e ame in particolare, preclusa)

  2. Topus in ha detto:

    Ne parlavo qualche giorno fa con Petra. Siamo gli ultimi del genere homo rimasti e la nostra distanza dagli altri animali, pure dai primati più evoluti, è abissale, soprattutto per la complessità del cervello e dell’impianto intellettivo sviluppato.
    Però mi piacerebbe sapere quale sarebbe la nostra reazione dei confronti di forme di vita più vicine a noi. Pare vi sia stata convivenza di più specie del genere homo nell’arco della storia. Come ci comporteremmo con animali che hanno sviluppato una intelligenza di tipo umano. Avremmo lo stesso atteggiamento che abbiamo verso umani affetti da disabilità mentali? Quali diritti e quali doveri attribuiremmo a loro, partendo dal presupposto che diritti e doveri si fondano anche sul principio di responsabilità e dobbiamo capire quali responsabilità si possono attribuire a creature che ragionano secondo schemi mentali diversi dai nostri.

    • Cestinante in ha detto:

      Homo sapiens e Homo neanderthalensis hanno convissuto a lungo, e mi diceva il “tenutario” del blog che ho linkato in calce che abbiamo trovato allo stato fossile anche forme ibride, per cui non dovevamo essere così diversi fisicamente, se c’era addirittura attrazione sessuale.
      E inoltre che il neanderthalensis è dotato di un osso che sostiene la lingua, del quale non ricordo il nome, che permette l’articolazione di parole, e quindi un linguaggio complesso (ci sarà prima o poi un folle che creerà un proto-umano ipotetico costruito a tavolino), a ulteriore conferma che la linea di confine tra umano e non umano in almeno quel caso doveva essere davvero sfumata…

      • Topus in ha detto:

        Infatti parlavo di animali che hanno sviluppato una intelligenza di tipo umano, quindi le varie categorie di genere homo, ormai estinte, compreso il neanderthal. Mi chiedo quale sarebbe stato (o sia stato nel caso della conclamata convivenza con i neanderthal) il rapporto dell’uomo con loro. L’ibridazione con i neanderthal non è ancora chiara e le prove controverse. Comunque ci sono prove che avessero raggiunto una certa complessità sociale (la sepoltura dei morti parla chiaro al riguardo).

  3. Mauro in ha detto:

    I banchieri europei stanno a Francoforte (sede della banca centrale europea) il grigiore “tedesco” è prevalentemente colpa di costui:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Wolfgang_Sch%C3%A4uble

    Dal suo punto di vista è “contabilmente” coerente e nulla gli si può rimproverare visto che il consenso lo ha avuto per le sue idee, il problema sono i burocrati che essendo la Germania il paese “motore” dell’Europa si conformano da bravi manager a chi comanda.
    Bisogna riequilibrare il peso “politico” dell’Europa, andando a influenzare direttamente al livello popolare gli equilibri in sede centrale, altrimenti bisogna aspettare l’effetto domino dei vari paesi che cambiano in casa loro affinchè Bruxelles capisca.

    Cmq l’anima tedesca è sempre stata cosi, durante la fine degli anni venti e nei primi del trenta vi era una intensa vita cultural-mondana spazzata via poco tempo dopo dal nazismo (motivo per cui Marlene Dietrech odiava profondamente il nazismo tanto da fare propaganda anti nazista proprio lei che era l’incarnazione della donna ariana) .

    Rispetto alle scimmie, non so, il fatto è che gran parte di questa empatia è piu una questione nostra che loro secondo me. Tuttavia creare una distinzione dei primati rispetto agli altri animali mi pare una forzatura, non tanto in linea di principio, quanto per il fatto che non riusciamo neppure a garantire questi diritti ai sapiens sapiens…

    • Cestinante in ha detto:

      Ecco, sì, in effetti ei mi pare abbastanza grigio. E sono convinto che la storia personale non l’abbia certo aiutato ad essere un po’ colorato…

  4. Luca in ha detto:

    A volte mi pare di vedere più umanità negli occhi di un primate che in quelli di un essere umano… e di certo un primate non può arrivare ai livelli di bestialità di cui sono capaci certi esseri umani…

    • Cestinante in ha detto:

      Per arrivarci ci può anche arrivare, a dirla tutta. Cioè, gli “omo-cidi” ci sono anche tra le grandi scimmie.
      E in realtà ci sarebbero da capirne le motivazioni: etologico-naturali o sociali?
      Nel primo caso più scusabili, ma nel secondo più umane.

  5. Cestinante in ha detto:

    Il passaggio da omicidio a genocidio non è in fondo solo una questione di mezzi?

    • Luca in ha detto:

      Penso ci sia qualcosa di più del semplice mezzo, il desiderio di cancellare un’intera “categoria” (“razza” non mi piace particolarmente cone termine, lo lascio ai cani) di persone lo trovo oltre il semplice omicidio, qualcosa di più radicale, non riesco a considerarla solo una questione di “scala”, ma qualcosa con implicazioni più forti.

      • Cestinante in ha detto:

        Alla fine credo abbia ragione tu, su questo. Ma il problema è che non abbiamo la riprova, perché nessun animale ha la possibilità di: a) capire il concetto di sterminare un’intera categoria, semplicemente perché la categorizzazione non è facile; b) riuscirci, per le succitate questioni di mezzi.
        Il fatto però che i bufali quado trovano un nido di leoni uccidano i piccoli, mi inquieta, perché vuol dire che dietro c’è qualcosa di più che il semplice attaccare per primo qualcosa di pericoloso. C’è proprio l’obiettivo di eradicare il nemico prima che diventi tale, il nemico come specie. Oppure è semplicemente perché i cuccioli puzzano di leone. Ci vorrebbe un etologo.

  6. Luca in ha detto:

    Potrei ricordare male, ma forse ci basta un entomologo, dovrebbero esserci delle formiche rosse che tendono a sterminare le vicine (nere)… Al che potremmo davvero renderci conto che il genocidio esiste anche tra gli animali?

    • Cestinante in ha detto:

      Mi pare che anche tra formiche e termiti tendano a sterminarsi, ma è da vedere se la cosa è su base nutritiva o no. Perché anche la balena stermina il krill… ma è per mangiare!

      • Luca in ha detto:

        mument! Non confondiamo la catena alimentare con membri della stessa specie che si sterminano, altrimenti non è più finita! 🙂

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