Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

#11. Meraviglia.

Meraviglia. Come quella che si può provare di fronte a qualcosa che proprio non sembrava possibile. O a qualcosa che sapevamo benissimo possibile, eppure ci stupisce lo stesso.

La prima è la meraviglia dell’incredibile che si fa realtà, il manufatto che va al di là di quanto fa parte dell’esperienza in virtù di misure, proporzioni o bellezza. È la meraviglia di fronte all’opera splendida, o colossale, o inaspettata.

La seconda è la meraviglia di fronte a qualcosa che hai sempre visto, eppure non manca di scioglierti il cuore. Come quande verso le sette e mezza tutti se ne vanno un po’ a strafanculo a prepararsi per l’happy hour e per la prima volta nella giornata vedi il mare. L’hai avuto sotto gli occhi tutto il giorno, ma non importa, hai appena scoperto quanto cazzo è bello. Oppure la cascata che hai appena raggiunto dopo 4 ore di camminata, deve essere bella per forza dopo tutta ‘sta fatica, ma così bella, eh no, non eri pronto, davvero. O il manto di una pantera, ma è davvero così bello? Ma ha davvero quegli occhi? Non è la prima volta che capita nel raggio d’azione dei tuoi dispositivi visivi, eppure…
Ma più ancora, questa è la meraviglia che si prova di fronte a una vita che sboccia, che sembra ogni volta impossibile si possa fare davvero. Sembra una di quelle azioni da divinità, da libri di mitologia, e invece quella donna che hai davanti è la dea che ha compiuto l’impresa, e tu ti senti così inadeguato e trascurabile, e ogni tua impresa non ha più valore al cospetto dell’atto creativo della dea.

Ebbene, non siamo qui per occuparci del secondo tipo di meraviglia, ma del primo. Non dell’atto della divinità, ma dell’uomo.

Da piccoli, tra le prime cose da imparare per esercitare la memoria, ci sono i sette giorni della settimana. Le sette note musicali. I dodici mesi. L’alfabeto. La formazione del Milan.

Io preferisco le sette meraviglie del mondo antico. La piramide di Cheope, i giardini pensili di Babilonia, la statua di Zeus a Olimpia, il tempio di Artemide a Efeso, il Mausoleo di Alicarnasso, il colosso di Rodi, il Faro di Alessandria. Nomi sospesi tra la storia e il mito.

La grande piramide, accompagnata dalle due sorelle e soprattutto dalla sfinge (potremmo in effetti dire che l’intero complesso è un’unica, stupefacente meraviglia) è in effetti l’unica  che, pur soggetta a uno scorrer di tempo maggiore, è ancora lì nel deserto a far mostra dello splendore e della grandezza della quarta dinastia egizia, e dell’abilità del suo artefice, l’architetto Hemiunu cui è tradizionalmente attribuita.
Due meraviglie sono andate perdute, e di esse nulla ci rimane, tanto che ci si chiede ancora se fossero mito o realtà. Il colosso di Rodi, una gigantesca statua bronzea del dio Helios posta all’ingresso del porto dell’isola, dopo 56 anni dalla sua costruzione venne abbattuta da un terremoto, e ancora per 800 anni rimase sdraiata nell’acqua, fino a quando fu fatta a pezzi e “deportata” dagli arabi. I giardini pensili di Babilonia sono stati assorbiti dal tempo e dal mistero. Molte teorie sono state avanzate, e diversi edifici negli scavi dell’antica capitale sono stati identificati con la base dei giardini. Ma al giorno d’oggi gli studiosi non concordano praticamente su nulla, se non sul re babilonese Nabuccodonosor II, sotto il cui regno vennero edificati, a dispetto della tradizione che li attribuisce al volere della regina assira Semiramide.
Solo vestigia ci restano delle rimanenti 4 meraviglie.
Il Mausoleo di Alicarnasso, tomba del satrapo Mausolo, voluta e fatta erigere dalla moglie-sorella Artemisia, doveva suscitare un impressione grandiosa se ancora oggi il termine mausoleo si applica per i monumenti funebri. Il Mausoleo, alla cui realizzazione lavorarono gli artisti più importanti dell’epoca, come Prassitele e Skopas, venne abbattuto da un terremoto. La struttura in rovina venne definitivamente distrutta dai crociati, gente per bene rispettosa del culto e della storia.
Sempre in Asia Minore, ma nella città di Efeso, sorgeva l’Artemision, il grande santuario della dea Artemide. Venne edificato da re Creso, al quale la pecunia non mancava, e poi distrutto da un mitomane nel 356 a.C.… avete capito bene, venne distrutto da un mitomane, che desiderava passare alla storia, e il cui nome non riporterò per non contribuire nel mio piccolo alla perpetuazione della fama di quell’immenso idiota. Possa essere per sempre dimenticato, lui e la sua stirpe. Circostanza piuttosto curiosa, gli dei ci fecero la grazia di un evento in grado di offuscare il misfatto persino tra gli eventi salienti di quel giorno. Infatti in quelle stesse ore nasceva Alessandro Magno, l’uomo che avrebbe riscritto la geografia, la storia, la cultura e quantocazzo altro dell’Occidente e dell’Oriente.
Fidia, forse il più grande scultore greco, fu l’autore della statua di Zeus nel santuario di Olimpia. Un’immensa opera di avorio e oro, che rimase al suo posto per 800 anni prima di trovare l’ennesimo cazzone: in questo caso con buon proposito di conservarla, il funzionario bizantino eunuco Lauso la deportò nella sua collezione di arte pagana in un palazzo di Costantinopoli, che venne distrutto da un incendio portando con sé l’opera.
E finisco questa carrellata, che intendevo più rapida di quanto è stata, con il faro di Alessandria. Anche in questo caso si tratta di un’opera che ha finito per dare il proprio nome a tutta una categoria di oggetti, dacché il faro prende il nome dall’isola di Pharos su cui era posto. Anche qui il colpevole della distruzione fu un terremoto, come per il mausoleo e il colosso, e se parte della sua struttura venne utilizzato per la costruzione di un forte, molte pietre e statue sono state “conservate” per noi dal mare.

Ora, intanto possiamo dire che le sette meraviglie vennero codificate relativamente tardi nella sequenza che poi si è affermata, tanto che in precedenza molti altri elenchi di questo tipo erano stati tentati e mai ebbero una fortuna culturale come l’elenco classico. Possiamo dire che queste furono le meraviglie che erano in piedi tra il 250 e il 226 a.C., dacché solo per quei 25 anni furono tutte in piedi contemporaneamente, e questo è un dato davvero curioso, se pensiamo invece alla durata e al successo dell’idea di “sette meraviglie” e dell’elenco delle stesse.
Nel mondo antico ben altre e molte furono le meraviglie andate distrutte prima o edificate dopo quel venticinquennio, oppure che videro la luce in zone del pianeta troppo lontane. Penso alla porta di Ishtar di Babilonia, alla stessa Etemenanki, poi identificata con la torre di Babele. E poi la ziqqurat di Ur-Nammu ad Ur, le moschee di Samarcanda, Santa Sofia a Costantinopoli, i templi di Abu Simbel, Stonehenge, i moai dell’Isola di Pasqua, il complesso di Chichen Itza, le piramidi del sole e della luna a Teotihuacan, Macchu Picchu, Petra, il colosseo, la muraglia cinese, la città proibita a Pechino, Angkor Vat, il Taj Mahal, San Pietro, la cappella Sistina, i dipinti rupestri delle grotte di Altamira, il palazzo di Cnosso, il tempio di Salomone… tutte opere che destarono chissà quale riverenza e rispetto negli uomini dell’epoca, se ne destano ancora così tanto oggi. E chissà quante altre dobbiamo ancora identificarne, se le fortezze indo-arie dei Veda sono state localizzate solo nell’ultimo trentennio nell’area dell’Oxus.
Negli ultimi anni, poi, il desiderio di codificare altre liste di meraviglie è rispuntato, al punto che in occasione delle Olimpiadi di Atene 2004 fu l’Unesco a proporre una specie di sondaggio globale per scegliere una nuova lista.

Ma cos’è in definitiva una meraviglia? È un’opera che finisce per caratterizzare da sola 3000 anni di civiltà, come la piramide, oppure è semplicemente qualcosa che stupisce, costringendoti a sgranare gli occhi?
E quali opere moderne, degli ultimi centocinquant’anni, insomma, potrebbero a ben diritto essere definite meraviglie? Io vi do una mia lista, di sole sei meraviglie, con motivazioni. Gradirei vostri pareri e proposte, se volete. Perché il concorso dell’Unesco era ancora rivolto al passato, e quello che invece voglio capire io è quali delle opere del nostro tempo saranno ricordate tra duemila anni come le meraviglie dei nostri secoli.

1) La ISS. Di sicuro la Stazione Spaziale Internazionale si presta più di tutte le altre ad entrare nell’elenco. Intanto si tratta di una meraviglia che staziona in cielo, e questo le fa dare della merda a tutte le altre. E poi rappresenta lo spirito di comunità internazionale che permette di raggiungere traguardi incredibili. Poi si tratta di una meraviglia con scopi scientifici. E poi, accidenti, da lassù sì che la vista spacca il fiato.

2) La Tour Eiffel. Niente a che vedere come stupore in grado di suscitare e come meraviglia tecnica con la ISS. Ma è un simbolo. Cosa che la ISS non è riuscita ad essere, anche per questioni puramente estetiche. Rappresenta da sola una città e una nazione, e forse, fuori dall’Europa, è uno dei simboli più riconoscibili dell’intera Europa stessa.

3) La Statua della Libertà. Vale tutto quanto detto per la torre parigina, con in più lo spirito che rappresenta (una gemellanza di intenti e di obiettivi che le democrazie occidentali delle due sponde dell’Atlantico dovrebbero condividere, e non parlo di figa e petrolio).

4) Le Twin Towers del WTC. È vero, non ci sono più. E non erano poi nemmeno tanto belle. Torri alte, torri grosse, moderne, va bene. Allora sono più belle quelle di Kuala Lumpur, e di sicuro nei prossimi anni ne faranno di ancora più belle. Difficilmente, però, esisteranno mai due torri in grado di influenzare più di quelle del WTC, per la loro storia, la loro fine e quello che poi ne è conseguito, la storia del pianeta.

5) Il Nido d’uccello e il Cubo d’acqua. Con i giochi olimpici di Pechino 2008 la Cina, da paese emergente, ha iniziato ad affermarsi come potenza di primo piano del pianeta, iniziando di fatto la rincorsa agli Stati Uniti. Lo stadio e il centro acquatico, con il loro aspetto straordinario, hanno comunicato al mondo che la Cina ha soldi, ha potere, ha forza, ha stile, ha gusto, e non è disposta ad avere un ruolo secondario.

6) La Sagrada Familia di Gaudí. Iniziata a fine Ottocento e ancora in costruzione fino probabilmente al 2026, per un totale di 150 anni, è un’opera d’altri tempi. Anche perché cattedrali, ed opere religiose in generale, che siano state costruite nel nostro tempo e si mettano a sfidare opere di 400 anni fa, che ne sono poche.

Per le sette meraviglie antiche, vedi:
Peter Clayton e Martin Price, “Le sette meraviglie del mondo”

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16 pensieri su “#11. Meraviglia.

  1. allora. considerazioni in ordine sparso. I crociati erano noti per essere i burini dell’epoca, ma in Italia il colosseo ce lo siamo “riciclato” anche e soprattutto in casa. L’Artemison era chiaramente una sboronata, dedicata alla dea della raccolta, avrà probabilmente col solo costo fatto morire di fame un’intera città. Era un mitomane che ha la mia simpatia. Meraviglia nel senso antico mi da l’idea della meraviglia alla vista delle persone morte per costruire tali opere. E non per loro volere, semplicemente qualcuno una mattina gli girava il cazzo di vessare il popolo ed era così sprovvisto di creatività che faceva erigere un enorme sostituto di cazzo. Il colosso di Rodi, mi permetto di correggerti, è stato distrutto da Kratos, in God of war III. bisogna saperle le cose!
    Meraviglia assoluta per me è la lampadina. non vuol dire solo perchè ce ne sono miglioni. 😉

    • Cestinante in ha detto:

      Allora, diciamo che sull’argomento centrale del tuo commento non sono d’accordo. Ma proprio un cazzo.
      Nel senso che tu poni il punto di vista dell’uomo, io dell’umanità nel suo insieme spaziale e temporale.
      Il punto di vista dell’uomo è l’occhio sbarrato di fronte all’atroce lavoro di costruzione della piramide, e ai morti che può causare.
      Quello dell’umanità è che guardando la piramide dopo cinquemila anni, beh, ne valeva la fottuta pena!

      • Proprio non siamo d’accordo su questo punto. Sarà che è difficile, come tu dici, definire cosa è una meraviglia, ma delle 7 del mondo antico, io apprezzo solo il faro e i giardini pensili. Mi sembrano gli unici che testimoniassero il progradire dell’uomo. Per quanto possa essere stupito di fronte alla magnificenza delle piramidi, non hanno portato l’uomo avanti di mezzo metro nel suo cammino verso. Ma poi verso cosa? siamo sempre lì, è difficile da definire.
        Insomma, tombe e statue no, cose che avessero un senso anche nel senso di fare qualcosa di utile e magari mai prima fatto sì.
        Gli uomini che hanno fatto la storia hanno il loro nome a prescindere dall’aver lasciato un enorme cazzo di pietra da qualche parte (magari però fondavano una decina di città e gli davano il loro nome) vedasi Alessandro.

      • Cestinante in ha detto:

        La bellezza è assolutamente un passo verso, se pensi che Dostoevsky disse «la bellezza salverà il mondo». Leonardo, Michelangelo, Botticelli, Bernini, Brueghel, Mondrian e Warhol hanno contribuito a fare passi verso più dell’80% degli scienziati. Altrimenti dobbiamo credere che in fondo siamo davvero sacchi di carne e merda, e i passi verso proprio non esistono, perché non c’è alcun verso e alcuna direzione.

  2. Mauro in ha detto:

    Pero Tala ridurre un opera architettonica al solo delirio di onnipotenza del potente di turno è riduttivo, oggi come allora molte comunità sono orgogliose dei loro monumenti (anche se magari alcuni sono stati costruiti con il sangue dei loro avi).
    Allora alla fine tutta la creatività umana si puo ridurre al semplice narcisismo dell’autore, mentre spesso questa non è che una delle componenti (anzi ci sono intere opere che sono riconducibili ad anonimi)

    • ho sempre pensato che le opere riconducibili ad anonimi fossero frutto di sfortuna del costruttore o del committente. Del tipo che il loro popolo voleva dimenticarseli (attivamente) 20 anni dopo che avevano finito di fargli sputare sangue.
      il resto sì, è narcisismo, ma un narcisismo notevole.

      • Topus in ha detto:

        Tala credo che tu abbia una visione da letteratura di quello che è stata la costruzione di opere nell’antichità. Wolley riporta con stupore della abilità con la quale alcuni suoi operai arabi spostavano enormi massi facendo leva con qualche bastone e pochi sforzi. Ci sono anche testimonianze di scioperi nell’antico egitto per il mancato rifornimento di cibo. Contrariamente a quanto si può pensare credo che il popolo abbia sempre avuto un peso, soprattuto in un periodo, come quello antico, in cui polizia ed esercito non erano dotati di armi in grado di gestire grandi masse. E la folla inferocita, si sa, è incazzata e travolge. E’ impensabile pensare un intero popolo costretto alla schiavitù per creare qualcosa che è solo il delirio di onnipotenza di un singolo individuo, foss’anche il faraone.
        Esisteva la schiavitù, certo, ma non era un forma di crudeltà fine a se stessa, era una modalità lavorativa, eticamente accettata, che vedeva l’essere umano come un bene, una merce. Ma come tale aveva un valore, e non aveva senso sfruttare gli schiavi in modo scriteriato fino alla morte, perchè il loro valore sta nell’essere vivi e in forze.
        E ti dirò, costruire qualcosa solo per il senso di meraviglia e per esprimere il senso della propria esistenza nell’universo è la forma più alta del pensiero umano, perchè per costruire qualcosa di utile son buone anche le macchine. E’ il valore che tu dai al prodotto, non la sua utilità intrinseca, che lo rende espressione umana.

      • Cestinante in ha detto:

        Ecco un commento che vale più di un post!

  3. fabio foggetti in ha detto:

    Condivido la Statua della Libertà, sopratutto nell’iconografia occidentale.
    Ma noi dovremo ridefinire il concetto di meraviglia moderna. Per questo concordo con talamax che pala della lampadina!
    Aggiugerei l’invisibile cerchio di satelliti che avvolge il pianeta.
    La bandiera USA sulla luna!
    La Sonda Voyager 2

    • Cestinante in ha detto:

      Secondo me il Voyager, la bandiera sulla luna, la cerchia di satelliti, persino Hubble, sono versioni meno spettacolari della Stazione Spaziale Internazionale. È come se oltre all’Artemision nell’antichità avessero messo anche il Partenone, il tempio di Castore e Polluce ad Agrigento e tutta la massa di templi greci sparsa per il mediterraneo.

  4. Mi aggancio alla parte finale del post,
    Secondo me la ISS ha si tutto quello che dici, però è là, nello spazio, intangibile per i più, ed è per questo secondo me che non sarà mai un simbolo come può essere la Tour Eiffel o la Statua della Libertà.
    Lasciami dire che quando ti trovi davanti alla torreifellea o alla famiglia sacra, bhè la bocca aperta ti rimane almeno fino a che non hai ingoiato una centianio di insetti o un qualcuno di buon cuore con delicatezza spinge il tuo mento verso il naso 🙂
    Questo difficilmente potrebbe accadere per la ISS, a meno di non partire con la prossima Sojuz e vederla avvicinarsi lentamente.

  5. Whitto in ha detto:

    Il concetto di Meraviglia non è strettamente collegato alla sua visibilità, anche perchè il contadino di Arcadia di allora aveva le stesse probabilità di vedere il colosso di Rodi, quanto il contadino di Arcadia di oggi di vedere la ISS.
    La ISS è la prima Meraviglia “Mondiale” e non figlia di un super-io che deve essere soddisfatto.

    Per quanto riguarda le Twin Tower erano brutte e sono più un simbolo che una Meraviglia, la Buri Khalifa se le magna tutte come linea (per non parlare dell’altezza)

    La Sagrada Familla non mi ha mai impressionato ci sono un pacco di cattedrali gotiche e rinascimentali che gli danno la m…a.

  6. fabio foggetti in ha detto:

    “Altrimenti dobbiamo credere che in fondo siamo davvero sacchi di carne e merda” Avevi dei dubbi? La bellezza ci consola. La scienza, che non è quasi mai fredda, ma nei suoi picchi più alti portata avanti da illustri sognatori, ci permette di aprezzare sempre di più i sacchi di carne e merda

    • Cestinante in ha detto:

      Siamo sicuramente di più che sacchi di carne e merda: siamo sacchi in grado di pensare e sentire, e se la bellezza ci consola e commuove, e ci stupisce, ecco che la meraviglia ha un senso anche se è soltanto bella.

      • Topus in ha detto:

        Sono assolutamente in accordo. Il totale è più della somma delle parti.

  7. Pingback: #60. Orrore. « Il canneto di Eridu

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