Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

#15. Prospettiva.

“Dopo l’istante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare, non mi è stato più possibile vedere, pensare, vivere come prima.”
Jacques-Yves Cousteau

“… un certo modo di scalare che non è sport, è un’altra cosa. È una filosofia, sono valori, è un pensare a tutto”
Reinhold Messner

Adoro il mare, e adoro la montagna. Non solo perché per me, incallito abitante della pianura padana, sono sempre stati sinonimo di vacanza. E non solo per saraghi e caprioli.

Amo il mare. Non le sale giochi, le sdraio, la gente in costume, i tuffi, la coca-cola ghiacciata o le biglie che corrono sulla sabbia. Amo il mare, proprio lui, amo fissare a lungo quel blu illimitato. Calmo o in tempesta, al mio occhio il mare è come una finestra sull’infinito, un contrasto stridente con la finitezza umana: travalica il limite insito nella nostra condizione.
E va rispettato, perché è pericoloso: non puoi trattarlo da pari, ti ci devi avvicinare con prudenza. Di più: con riverenza.
Il mare è un piano blu. Le onde disegnano mille ostacoli, mille valichi, mille traiettorie. E mille volte mille sono le rotte che si possono disegnare. Alzare gli occhi, guardare l’orizzonte: un gesto non banale, per chi è abituato a vivere la città. Un esercizio quasi pesante per la mente, che si affatica a comprendere la vastità degli spazi e delle prospettive.
E nel rumore delle onde, il suono primigenio della vita, la voce dei primi organismi, l’uovo da cui tutti proveniamo.
Slanci verso l’infinito spaziale, echi dall’infinito temporale. Prospettive.

Amo la montagna. Non intendo le piste da sci o gli eventi mondani dei “posti da vips” con tanto di Casino, e neppure i “posti da shopping” ai piedi dei monti oltrefrontiera. No.
Amo salire. Cercare il sentiero, calpestare aghi di pino o roccia, uscire dal bosco. E vedere man mano l’ambiente che cambia intorno a me, il mondo che si schiude diventando cielo, le pareti di roccia che si aprono rivelando paesaggi nuovi dopo ogni curva. Le prospettive ingannano, a volte, ma quando le sai padroneggiare sai anche porti un traguardo e raggiungerlo.
E quando superi una salita e ti si apre un altipiano cintato di vette, e sai che dovrai passare quelle vette per arrivare a un nuovo altipiano, non riesci a pensare ad altro che a tutta la bellezza che hai davanti, al mare verde orizzontale che ti riempie gli occhi, e a quello bianco verticale che lo segue, nelle lingue del ghiacciaio che lambiscono i laghi.
Verde, e poi grigio, e poi bianco, e poi solo il cielo. Prospettive.

Perdersi guardando le immensità del mare, o le alpi da un rifugio. Ecco un esercizio che dovrebbe essere obbligatorio, di tanto in tanto, per la gente di città.
E a maggior ragione per i politici. Una settimana di mare e una di montagna, ogni anno. Ma non in mare su uno yacht da dodici metri con due puttanoni in costume leopardato. Mare ascetico, in un faro, o semplicemente sugli scogli, a guardare e riflettere.
E montagna, a faticare e arrancare sulle salite, per guadagnare la cima.

Perché i nostri politici, e con nostri non intendo solo italiani, perché è una triste condizione diffusa, mancano di prospettiva, e hanno bisogno di ritrovarla.
Mancano della capacità di guardare lontano, e si fermano alle prossime elezioni. Si fermano al negozio all’angolo. Guardano solo il truogolo, come i maiali. E invece devono imparare a spaziare con lo sguardo in lontananza, come guardando il mare. E capire che le distanze sono importanti. E guardare verso l’alto, verso la vetta, l’obiettivo, e imparare a cercare strade per raggiungerlo.

Perché ho davvero tanto la sensazione che in questa crisi non sappiano che accidenti fare, e proseguano di giorno in giorno mettendo un cerotto qua e uno là. Convinto di aver fatto un passo avanti raggiungendo un punto che regolarmete i mercati hanno superato da giorni. E tengono fermi punti granitici che sono capisaldi solo nelle loro menti ottuse.

Ed ho davvero la sensazione che questa Europa l’abbiano ereditata da gente che le prospettive le vedeva eccome, ma loro non sanno che farci. Non hanno deciso dove portarla eppure ogni giorno camminano a cazzo, come chi va in montagna senza mappa e senza conoscere il posto, e rischia la vita a ogni pie’ sospinto (la sua e quella di chi dovrà soccorrerlo).

E ho la sensazione che anche tutta questa antipolitica serva solo a dirci che i politici sono cazzoni (come fosse difficile da intuire), ma nelle proposte, pur spesso sagge nella loro banalità, manca sempre la prospettiva, quella che permette di segnare un punto lontano, e trovare rotte o sentieri per raggiungerlo.

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5 pensieri su “#15. Prospettiva.

  1. Per i politici sono più pessimista ancora. Credo che quel “punto lontano” l’abbiano tutti e sia comune a molti di loro : il potere.
    Le proposte sagge sono solo specchi per le allodole… per noi ! e sono spesso banali perchè tali ci considerano !
    Spero che i grillini siano diversi, ma se lo fossero temo vengano schiacciati come formiche da elefanti che non vorranno che gli si rompa il loro giocattolino

    Per quanto riguarda mare e montagna… sono con te al 100% !!!

    • Cestinante in ha detto:

      Benvenuto nel canneto! 🙂

    • Cestinante in ha detto:

      In realtà quello che hanno è comunque un punto vicino, perché comunque puntando il potere ed essendoci elezioni di vario genere ogni due anni o meno, sono costretti ad attuare politiche pro-rielezione continuamente. Mai politiche di prospettiva.

      Sull’Europa, per esempio, dal 1945 ad oggi avremmo già dovuto avere non solo una federazione, ma un’Europa unita! Sono passati 67 fottuti anni…

      • Mauro in ha detto:

        Eppure io ho sempre considerato le filosofie “montanare” e “marine” in antitesi. Nel mare si è una comunità e si vince o si muore insieme, nella montagna si è individualisti, si vince o si muore da soli.

        In Europa c’è un po un falso mito l’Unione Europea è la nostra generazione che la da un po per scontata, ma non è stato cosi per molto tempo. L’idea di una Europa politica imho nasce una trentina di anni dopo l’idea della allora CEE che nasceva dall’esigenza del “non spariamoci addosso per un pugno di carbone e acciaio e/o altre risorse economiche”. L’UE nasce per una convergenza di interessi che riguardavano in primis Francia e Germania e in subordine gli altri Stati Europei che dopo aver rinconquistato il benessere e la prosperità economica si sono accorti che per contare globalmente di più bisognava essere più grossi (in termini di popolazione, economia, etc) e questo rimane valido come assunto di fondo.
        Il fatto è pero che tutte le democrazie (e gli stati Europei nella UE lo sono tutti, anche se l’Ungheria è sotto osservazione) sono fisiologicamente delle polentone, perchè devono mediare tra i vari interessi interni.
        Questo ringalluzzisce molto i regimi autoritari che pensano di riuscire a batterle in velocità, ma la fortuna è che la competizione tra sistemi sociopolitici è una maratona e spesso i regimi autoritari finiscono schiantati per mancanza d’aria (l’altro ieri regimi nazifascisti, ieri quelli comunisti, oggi le satrapie mediorientali e chissà domani i cinesi)

  2. Cestinante in ha detto:

    Guarda Mauro, sei l’unica persona che sa di economia che ogni tanto mi dà speranza di vedere l’Europa progredire, e non soccombere lacerata dai suoi stessi meccanismi autodistruttivi e autopunitivi inadeguati ai tempi moderni.
    Che ci sia speranza?
    Nel frattempo lascio il lutto alla bandiera sui social network, sperando che tu abbia tanta, tanta, tanta ragione.

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