Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

#18. Dominio.

«Chi può vincermi?»
«Io, He-Man!»
[Da una nota pubblicità di giocattoli degli anni ’80]

Dominatori dell’Universo. Mica pane e albicocche cotte. Mica latte coi cereali scaduti. Mica mucche lilla contraffatte.

Travolto da una becera vena di archeologia personale infantile – agghiacciante pratica tremendamente comune tra i 30/40enni della mia generazione – vi parlerò di qualcosa che proviene direttamente dagli anni ’80. L’era dei cotonati. L’era di The final countdown degli Europe. Oddio, anche quella d’oggi è l’era del conto alla rovescia finale dell’Europa, ma questo (apparentemente) non c’entra.

Non perdiamo altro tempo.

Nei primi anni Ottanta, quando ero ancora un cucciolo di blogger, un bel dì vidi una strana réclame, come si diceva allora. Uno spot pubblicitario. Con un contorno tremendamente cupo, alla Conan, con un castello a forma di teschio, che faceva sempre un po’ Conan. In una piana brulla con alberi rinsecchiti. Alla Conan.
Un figuro azzurro muscoloso vestito di ossa viola, con un bizzarro scettro, millantava dominazione sul castello di Grayskull e su tutto l’universo. Dettaglio non secondario, il figuro aveva un teschio in luogo della faccia, e una voce sinistra.
Mentre enumerava le sue credenziali e si chiedeva tronfiamente chi nell’universo poteva sconfiggerlo, sopraggiungeva un tizio vestito poco, assai muscoloso, con un’espressione torva e una zazzera bionda, a cavallo di un’incazzosissima tigre verde. Questo tizio, dotato di una voce che definire impostata è poco, subissava poi l’uomo scheletro di cabanni al titanio.
Così iniziava l’epopea dei Masters of the Universe, i Dominatori dell’Universo.

Incuriosito da quella pubblicità così intrigante (… avevo una mente semplice) non potei far altro che andare a vedere dal vivo quei maravillosi giocattoli nel negozio del paese (sì, a quell’epoca nei paesetti c’erano ancora i negozi, e sì, avevano anche giocattoli nuovi appena usciti). E scongiurare santa Lucia di portarmeli al primo giro di posta. E li portò. Seguiti da altri negli anni successivi.

Ora, va detto che questi giocattoli venivano venduti con dei minicomics anche discretamente disegnati che narravano storie relative a quei personaggi. Da queste storie emergeva un mondo barbarico, semi disabitato, popolato da strane figure. Alcuni erano guerrieri, altri stregoni, altri specie di raffigurazioni di spiriti naturali (il signore delle bestie, quello dei pesci), il tutto condito con i resti di un’antica tecnologia evolutissima.

Solo in seguito la storia e l’ambientazione vennero stravolti. He-Man, che era un barbaro selvaggio partito per salvare il suo villaggio, educato da un vecchissimo drago ed aiutato da una strega, divenne così l’alter-ego superpippico e buono di un principe… Sì, Adam, una montagna di muscoli di 130 kg abitata dallo spirito di Dolce e Gabbana. Un principe in grado di fare poco più che girare per Eternia vestito in calzamaglia color glicine (e con lo smalto in tinta alle unghie dei piedi, probabilmente), e di trasformarsi a comando in He-Man (sì, a comando, usando la spada… quella che nei giocattoli si agganciava a quella di Skeletor sottintendendo che bene e male sono due facce della stessa medaglia, idea ovviamente elisa nei banalissimi cartoni animati). He-Man, naturalmente, era assolutamente identico ad Adam ma da nessuno veniva riconosciuto.
E per tacer di Teela, che era nel fumetto una sanguinaria guerriera, con tanto di abito da sacerdotessa della dea-serpente, e diventa nel cartone animato sciccosissima capitana delle guardie griffate, tanto patinata quanto acconciata con quintali di lacca, che probabilmente ha offuscato il sottotesto pagano originale.
Ovviamente i cattivi, troppo cupi nei fumetti, diventavano dei ridicoli cialtroni nel cartone. Beast Man, stupido fin dal principio, ma fortissimo, quasi più di He-Man, diventa il servitore di Skeletor, paragonabile a un rubizzo e poco profumato maggiordomo. Mer-Man diventa un buffone picchiato anche dall’ultimo dei bamba, quando nei minicomics viene dipinto come signore dei mari, una specie di mostro della laguna intelligente.

Com’è, come non è, a vincere fu la versione del cartone animato, e le storie dei minicomics divennero linee apocrife alternative rispetto al dogma.

E naturalmente, uno come me decise di non seguire nessuna delle due linee nei suoi giochi. Intanto per me i buoni e i cattivi erano di volta in volta ri-determinati. Anche perché non mi piaceva che i miei due preferiti, i malvagi Clowful e Whiplash, perdessero ogni volta. Quindi erano dalla parte vincente.
E poi mi piaceva il mondo barbarico dei minicomics, e quindi ambientavo lì le mie storie, e attribuivo dominî e poteri ai vari personaggi, che finivano in un modo o nell’altro per scontrarsi. Chi perdeva, finiva nel borsone. Così, tra l’altro, quando avevo finito di giocare avevo anche finito di metterli via.

C’erano anche altri modi per giocare coi Masters: la loro corporatura li rendeva perfetti wrestlers. E in quegli anni in tv folleggiavano Hulk Hogan, Macho Man, The Ultimate Warrior, Jake the Snake Roberts… I combattimenti nell’arena di casa mia determinavano l’assegnazione di fantasiose cinture, con telecronaca by young-cestinante.

Un altro modo per giocarci era dividerli in due squadre e fare una partita di calcio. Purtroppo i masters avevano il difetto di non stare in piedi da soli, quindi dove c’era la palla c’erano giocatori in piedi a fronteggiarsi, tutti gli altri in terra.

L’adattare i giocattoli a giochi diversi, però, toglie sacralità al plot eterniano. Se sono wrestler, calciatori, guerrieri tamarri e quant’altro, non sono più i Dominatori dell’Universo. Sono solo… bamboli. Bamboli: è questa l’illuminante definizione che ha coniato per loro una mia amica. E chiamando le cose col loro nome, si finisce per sfrondare rapidamente tutto il di più e il finto mito intorno.

E non posso fare a meno di vedere un clamoroso parallelismo tra i Masters e i politici. È un po’ come la fiaba dei vestiti nuovi dell’imperatore: finché non c’è un bambino che dice “ma quali vestiti?”, tutti li vedono. Così, come i Masters, i politici di questo periodo si credono dominatori dell’universo. E invece sono bamboli.
Credono di avere in mano il dominio del pianeta, delle nazioni, degli eventi, e invece non sanno nemmeno quello di cui parlano. Alle prime vere difficoltà mondiali si scopre che i politici non hanno idea di cosa fare, di come fare, di dove intervenire. E ogni loro intervento che dovrebbe risolvere il problema finisce per generare nuovi eventi che sballottano i politici come, come… bamboli!

Ecco perché siamo passati da The final countdown degli Europe a The final countdown dell’Europa.

Per informazioni o interessi sul mondo dei Masters of the Universe consiglio con assoluta rutilanza il sito www.he-man.org.

Una nota: breve dedica agli amici talamax, foggio ed elena, coi quali stasera non sono uscito, tenendoli in ballo troppo a lungo. Alla fine sono rimasto a casa. E ho anche finito di scrivere questo post.

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19 pensieri su “#18. Dominio.

  1. Topus in ha detto:

    Complimenti, io non sarei mai arrivato ad un parallelismo tra i Masters e i politici °_°’. E in effetti i masters avevano il potenziale per storie molto più interessanti, c’erano anche personaggi ambigui come Zodiak a Stratos, non schierati in modo manicheo tra bene e male.

    Comunque, per quanto i masters siano stati parte pesantemente presente dei nostri divertimenti d’infanzia, io Eternia la legherò sempre ad uno dei cicli di sedute di AD&D più divertenti di sempre.
    “Ara He Man”

    • Cestinante in ha detto:

      Accidenti, in ogni commento mi scoperchi un vaso di ricordi… sei il mio personalissimo pusher di nostalgia!

      Solo re Randor sa quanto mi piacerebbe prima o poi riprendere, tra l’altro, quella saga! Pensa che poche ore prima del matrimonio di French ho incontrato Catter che mi ha chiesto quando ripartiamo…
      Ah, il barone! Ah, i Guardiani Ciechi! Ah, gli sberenz! Ah, ara He-Man…

  2. Mauro in ha detto:

    Secondo me piu che finire di scrivere questo post, hai passato la serata a giocare con i Masters assieme al furetto, con la Fiore che sospirando mormorava “Bhe se non altro il furetto lo tiene d’occhio” 🙂

    • Cestinante in ha detto:

      Sai che mi piacerebbe vedere Lucio alle prese con la Cittadella del Serpente? E magari vedergli strappare le ali a Buzz-Off! (parla, moscone!)

  3. Non dirmi che hai colorato Lucio di verde! anche se una bella foto instagrammata di He-man sopra lucio con tanto di didascalia ’80 sarebbe blogrgasmo!

  4. Pigi in ha detto:

    Usare giocattoli per partitoni di calcio era anche la mia passione. Invece dei Masters, usavo i puffi. Il puffo barbiere era il super bomber di tutti i piccoli uomini blu e Gargamella un perfetto antesignano di Chiellini.

  5. Luca in ha detto:

    Ok, tutto il mondo è paese… pure io giocavo partite di calcio e incontri di wrestling coi Masters ^^’

    Tra l’altro qualche giorno fa facevo una piccola riflessione sui giocattoli della mia infanzia: com’è che i cattivi erano più fichi dei buoni? I Distructors/Decepticons erano più belli degli Autorobot, i Cobra dei G.I.Joe e i seguaci di Skeletor dei soci di He-Man… tanto che spesso mi ritrovavo con pochissimi “buoni” e un mare di “cattivi”!

    Infine, appena ho accennato a Bruna del tuo post sui Masters ha subito sparato un “oddio, i bamboli!” e mi ha preso per i fondelli per una mezzoretta buona ^^’

  6. Io invece costruivo sul tavolo della sala un circuito utilizzando biro, matite e qualsiasi cosa risultasse idonea e poi con la mia schiera di macchinine da F1 ci facevo la gara…
    Sfortunatamente (?) alla prima curva almeno la metà delle macchinine (quelle che mi piacevano di meno) rimaneva invischiata in un megaincidente con cappottamenti e distruzioni varie del circuito.
    Il tutto condito con effetti sonori autoprodotti. 🙂

    • Cestinante in ha detto:

      Io facevo le macchinine di formula uno iperstilizzate con 4 pezzi di lego due per quattro! La ferrari era tre pezzi rossi più uno nero per l’alettone; la mclaren marlboro due rossi e due bianchi; la lotus 4 neri; la williams uno blu, uno giallo e due bianchi; la tyrrel 3 blu e uno nero; la Brabham due blu e due bianchi… Incommensurabile giramento di culo per la mancanza dei pezzi verdi… per fare la Ram o la Benetton ero costretto a scomporre il verde in due pezzi gialli e due blu…
      Per differenziare le due macchine della stessa scuderia usavo uno stratagemma geniale… I pezzi avevano sempre un lato piano e uno con un puntino residuo di fusione… La prima guida mostrava sul retro il lato piano, la seconda il residuo di fusione…
      Con queste “macchinine” facevo super campionati, con incidenti, classifiche, e spesso inserivo decine di scuderie…
      Vabbhè, ho dilagato…

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