Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

#19. Unioni.

Qual è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale? […] Un’idea. Resistente, altamente contagiosa. Una volta che un’idea si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla. Un’idea pienamente formata, pienamente compresa si avvinghia, qui da qualche parte.”
[Dom Cobb / Leonardo Di Caprio, in Inception]

Premetto che l’idea di un’unione politica dell’Europa mi è stato impiantato fin dai tempi delle elementari. Avevo una maestra anziana, una donna d’altri tempi, che con la mia classe ha chiuso la sua carriera. Questa donna di ferro ha vissuto la guerra, ha vissuto il tentato suicidio dell’Europa. Aveva un fratello giornalista a Bruxelles che le inviava un sacco di materiale, tra cui adesivi dell’Unione, e ricordo che vissi quasi come una vittoria l’ingresso nell’allora CEE di Spagna e Portogallo, nel 1986, per quella che diventò l’Europa dei 12. Anche perché ho sempre percepito che quella era la strada giusta per due obiettivi: 1) mai più guerre sul suolo europeo; 2) più peso nel mondo, per spezzare la logica della guerra fredda e della paura dell’inverno nucleare.

Anche se ho avuto momenti di alti e bassi, e un calo di intensità di questo amore europeista negli anni del crollo del dualismo USA-URSS e della rinascita delle ideologie iper-secessioniste in tutta Europa (sulle ali della libertà delle repubbliche baltiche, per esempio), devo dire che in fondo sono europeista da sempre.

Ho esultato nel 92, ho esultato per Maastricht, per Schengen. E sono stato felice fin quasi alle lacrime per l’Euro. Se c’è una sola moneta, ci sarà presto un solo stato, mi dicevo, stolto che non ero altro. Anzi, illuso. Illuso che i popoli della civilissima Europa avessero capito che la divisione porta conflitto, che l’unione dovuta alla sopraffazione porta rivolte, e che invece la condivisione democratica di diritti e doveri porta lontano, lontanissimo, alle stelle. Ero convinto che i passi sarebbero doverosamente seguiti, uno in fila all’altro, da Comunità Economica Europea a Unione Europea, e da Unione Europea ad Europa.

Ero un illuso, non uno stolto. Stolti sono stati i politici europei, che hanno seguito le paure dei loro popoli, o le hanno sfruttate, per una fetta di torta in più. Invece di dipanarle, di spiegare ai popoli cos’è l’Europa. Più facile accusarla dei problemi che riconoscerle i meriti. Più facile affossare il progetto di Costituzione per il mancato inserimento di radici religiose o per non voler “cedere sovranità”. Che è poi una stoltaggine impressionante, perché non si cede una sovranità a qualcun altro, dacché si eleggerebbero gli organismi europei, e quindi si continuerebbe a votare chi poi gestisce quella sovranità.

Un dubbio, però, mi è venuto.
Di fronte alla critica sulle troppe differenze tra gli stati per poterli unire, un dubbio mi è venuto. Di fronte all’ingresso nell’Unione di un sacco di stati prima che l’Unione facesse grossi passi avanti verso l’unificazione dei sistemi economici, legislativi, giudiziari, sociali, prima dell’unificazione della diplomazia e della difesa.

Il dubbio è: è meglio procedere con un’Unione in tantissimi, cercando di andare tutti d’accordo da zero, oppure procedere attraverso Unioni successive?

Non sarebbe stato meglio per esempio che Belgio, Olanda e Lussemburgo si unissero in un unico stato per parlare con un’unica voce e un unico rappresentante? E Spagna e Portogallo? Germania e Austria? Paesi centroeuropei? Repubbliche baltiche? Scandinavia?

E quale sarebbe stata la pre-unione ideale per la nostra Italia?

Ora, lo so, mi prenderete per pazzo. Ma io credo che il nostro partner ideale siano i tradizionalmente e scambievolmente odiati cugini transalpini. Vuoi per la bandiera simile, vuoi per la maglia della nazionale simile…
Ma soprattutto perché siamo due popoli neolatini, e straordinariamente più affini di quanto entrambi desiderebbero ammettere. Non credo sia un caso se Italia e Francia sono entrambe celeberrime nel mondo per la moda, l’arte, per i vini, i formaggi e la cucina in genere. È perché ci piacciono le stesse cose, siamo originali, fantasiosi, sappiamo vivere bene e abbiamo stile. Tutte cose che ci differenziano dai tedeschi, per esempio, e che renderebbero più facile un’unione coll’Oltralpe. Spesso abbiamo avuto interessi in conflitto: la sponda meridionale del Mediterraneo, per esempio, e il ruolo di paese di spicco nel campo dello spazio (la Francia gestisce le basi di lancio dell’ESA a Kourou, in Guyana; l’Italia è stato il terzo paese dopo russi e americani a mandare satelliti in orbita, e ha prodotto la maggior parte delle parti abitabili della ISS).
Francia e Italia hanno straordinarie similitudini anche in altri campi: hanno isole di lingue diverse dalla madrepatria (Corsica e Sardegna) che pure sono parti fondamentali e importanti dei rispettivi stati. Italia e Francia sono state sedi imperiali (romano e franco) e papali (Roma e Avignone).
E hanno anche problemi simili: hanno le macchine burocratiche statali più grosse e invasive d’Europa, e le mafie celebri (siciliani e marsigliesi sono personaggi stereotipati dei film di gangster americani).
Hanno porti importanti sul Mediterraneo.
Hanno le due corse ciclistiche a tappe più importanti, e i circuiti automobilistici più storici.
E l’Abbagnato è étoile a Parigi. E la Fennech è stata abbastanza stellazza in Italia…

E in fondo abbiamo mire di grandeur militare eccessive per i nostri bisogni, se consideriamo che siamo i due paesi rispettivamente con la portaerei più grossa (la Francia) e con più portaerei (l’Italia) d’Europa.

Troppe le similitudini per non riconoscerci, e capire che forse è più facile unirsi tra noi in primis, per poi ridurre le differenze con popoli più lontani come i germanici o gli scandinavi.

Forse è davvero tempo che ci unisca qualcosa di più di una controversa ferrovia, o qualche coppia celebre (Sarkozy-Bruni, Cassel-Bellucci, Accorsi-Casta… per dire, francesi e italiani forse già si piacciono in fondo).

E ho anche già una doppia capitale pronta.

Aosta, città italiana ma bilingue e autonoma, città di montagna tra le vette più alte del continente, e vicino al tunnel più celebre. Città in cui i politici possono concentrarsi sulle prospettive più alte, senza le distrazioni della Ville Lumière o della Dolce Vita.

E Nizza, per gli orizzonti marini e mediterranei. Città francese ma che fu italiana e diede i natali a Garibaldi, e tramite la cui cessione ai transalpini si diede il via all’unificazione italiana.

Troppo tardi per una strada europeista a blocchi. Ormai è stata seguita un’altra strada. Ma chissà se sarebbe andata meglio così.

Vive l’Italie, evviva la Francia!

Nota: secondo post nato da un input, stavolta dal Foggio, che mi ha esortato a spiegare più dettagliatamente un provocatorio messaggio che ho lanciato su un social network.

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12 pensieri su “#19. Unioni.

  1. Concordo. Già che ci sono, mi son portato avanti… Foggio giassà 😉

  2. Mauro in ha detto:

    Del, smettila di mangiare il cibo del furetto, ti fa male.
    L’aggregazione per “cuginanza” è un grande errore imho, ti spiego perchè:
    1) All’interno di ogni “isola” culturale ci sarà naturalmente un paese egemone
    2) Il paese egemone puo avere scazzi con il paese egemone di un altra isola, alla fine l’integrazione tra le isole ne viene ostacolata, inoltre ogni isola tenderebbe a rafforzare ciò che unisce all’interno dell’isola e a volte rafforzando ciò che unisce si approfondisce ciò che divide. (Piu si rafforza l’Unione tanto più diventa difficile far entrare la Turchia per esempio)

    Io sono favorevole a due-tre livelli (anelli) di integrazione europea ma molto *chiari*, vuoi l’Euro? Deve avere schengen (oggi) e la difesa comune (domani) e l’unione diplomatica (dopo domani). Vuoi solo i vantaggi commerciali (no dogane, no passaporti etc)? Non eleggi nulla al parlamento e in commissione.
    Vuoi entrare al parlamento, il tuo parlamento nazionale *ratifica* (e non recepisce) quanto deciso dal parlamento europeo etc.

    Riguardo alla nostra cuginanza, è storia vecchia. Noi vediamo i francesi come latini, ma i francesi non sono poi cosi latini, nella loro testa.
    Perchè “la latinità” è prerogativa del meditterraneo e Parigi è più vicina all’atlantico…
    L’area metropolitana di Parigi conta 12 milioni di abitanti su 61 Milioni di abitanti della Francia continentale (esclusi quindi i territori e i dipartimenti d’oltre mare). Mentalmente noi siamo divisi per regioni e in subordine in tre macro aree, loro sono divisi principalmente tra Parigi e non-Parigi. In Francia comanda Parigi e definire Parigi una città latina non credo verrebbe recepito come un complimento per i parigini. In Francia non esiste un influenza “cattolica” nella società. Inoltre i nostri modelli economici sono si simili, ma spesso molto concorrenziali, se consumi grana non mangi roquefort…

    Pero non possiamo neppure apparentarci “a due” con i tedeschi perchè alla fine quello che ci unisce con i tedeschi (visione a regioni, ruolo dei cattolici, economie complementari e non concorrenziali) è troppo poco rispetto a quello che ci divide, alla fine l’Italia se vuole contare non può che supportare il “menage a trois”, e l’Europa Unita non può riprendere laddove l’aveva lasciata Carlo Magno.

    • Cestinante in ha detto:

      I tuoi “eccipio” sono ben motivati.

      Sulle differenze tra italiani/latini e francesi/atlantici, è chiaro che ci sono. Non ci fossero, il problema non si porrebbe nemmeno. Sarebbe come unire austriaci e tedeschi, poco più che una formalità derivante da una divisione più storica che altro (gli austriaci sono diversi dai berlinesi quanto i bavaresi). Invece francesi e italiani sono popoli diversi. La mia scelta derivava dal fatto che rispetto a tutti gli altri popoli europei, i francesi sono forse quelli che ci somigliano di più.

      Sul discorso delle isole, invece, anche se ben motivati non li condivido. Anche in questo momento l’Unione si sta compiendo sulla base di isole, solo che sono 27 (28 dall’anno prossimo, con la Croazia). E possiamo dire che i gradi di appartenenza all’unione sono tanti quanti gli stati, finché le decisioni centrali non sono vincolanti per tutti, ma devono essere di volta in volta ratificate o percepite.
      Ridurre queste isole da 27 a 12, potrebbe ridurre davvero le difficoltà di trattativa.
      E tieni presente che sarebbe solo un passaggio intermedio in vista di un’unione europea, quindi le smussature dei vari sistemi economici e politici, nell’unificarsi ad isole, andrebbero applicate in ragione di un futuro accorpamento su base europea. Come dire se l’Italia parte a 8, la Francia a 11, le Germania a 27 e l’Austria a 23, è più facile trovarci tutti immediatamente a 18 oppure portare prima Italia-Francia a 15, e Austria-Germania a 20, e poi tutti a 18?

      E chiaro comunque che questo tipo di modello di aggregazione a fasi non è stato seguito, e ormai non credo sia più seguibile. Anche se forse, di fronte a eccessive resistenze dei paesi periferici o più nazionalisti, non reputo improbabile che la Germania con le sue ancelle decidano di procedere a un’integrazione per i cazzi loro (che sulla cartina, per altro, darebbe luogo a una forma non troppo dissimile da quella del terzo reich…).

  3. Cestinante in ha detto:

    Carlo Magno l’aveva lasciata divisa in 3: Francia, Germania, Lotaringia (gli sfigati… Olanda, Belgio, Lussemburgo, Lorena, Alsazia, Svizzera e Italia…).

    • Mauro in ha detto:

      L’aveva lasciata divisa in tre perchè un conto è conquistare un altro è integrare e non aveva altro strumento che quello della cultura del suo tempo. Non poteva fare un progetto transgenerazionale con una concezione dello stato di tipo feudale.

      Riguardo al resto, il fatto è che gli squilibri non sono “riassumibili” in un coefficiente, in alcuni settore alcuni paesi sono meglio di altri, ma peggio in altri settori e i due gruppi non sono tra loro omogenei. Insomma un casino 🙂
      Quindi tanto vale affrontare le smussature per “settori”, d’altra parte con questo abbiamo iniziato, prima acciaio e carbone, poi l’energia atomica (che poi caduta in disgrazia per i cavoli suoi) poi l’agricoltura, poi il turismo, assistenza sociale, circolazioni delle merci, circolazione delle persone etc etc

      • Cestinante in ha detto:

        Oddio, considerando che allora nemmeno Neustria e Austrasia erano unite, ovvero la Francia con la Francia e la Germania con la Germania… c’è voluta almeno una cinquina di secoli per creare delle aree che avessero un senso e non fossero semplicemente “l’area dell’impero controllata dai NOMEDIBARBARI”.

  4. Andrea in ha detto:

    Anche per lavoro ho potuto verificare quello che sembra un luogo comune : “i francesi sono pieni di sé” … cavolo ! forse è troppo poco !
    non entro nei dettagli, ma il succo è : loro sono francesi ! Stop ! gli altri si devono adeguare perchè solo loro sanno fare le cose bene.

    Vi prego, cerchiamo un altro paese con il quale immaginare l’inizio dell’unione !

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