Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

#24. Sconfitta.

Bisogna saper perdere
Non sempre si può vincere
Ed allora cosa vuoi?
[The Rokes]

Solo ieri la selezione nazionale italiana di calcio ha perso la finale dei campionati europei con la Spagna. E l’ha persa male, nettamente, duramente, senza essere mai in partita. E l’ha persa pesantemente, sul piano del gioco e del risultato, ma anche sul piano fisico. Sostanzialmente una disfatta.

Ora, è vero che alla fine negli annali si ricorda il vincitore, al più il risultato, e poco rimane del come la vittoria sia maturata. Ma c’è sconfitta e sconfitta. C’è sconfitto e sconfitto. Anzi, a volte il fascino dello sconfitto, del “secondo”, supera enormemente quello del vincitore, entrando nella leggenda.

Qualche esempio, partendo proprio dal mondo del calcio, tanto per dimostrarlo immediatamente. 1974, Germania Ovest. Li vince la squadra di casa, capitanata da Beckenbauer, ma la squadra del mondiale è l’Olanda del calcio totale ideato dal tecnico Rinus Michels. L’Olanda di Johan Cruyff, Neskeens, Rep.
Quattro anni dopo, nell’Argentina della dittatura, vinsero ancora i campioni di casa guidati da Mario Kempes. E ancora una volta la squadra più bella e carismatica del mondiale è la seconda classificata, la sconfitta Olanda di Cruyff.

Un’altra sconfitta storica è l’Aranycsapat, la “squadra d’oro” ungherese del 1954. La squadra di Puskas, Hidegkuti, Kocsis. Era una squadra imbattuta da 4 anni, ed era anche la squadra che per la prima volta in novantanni aveva infranto l’imbattibilità casalinga dei “maestri inglesi”. Nella fase a gironi l’Ungheria incontrò la Germania Ovest e gli rifilò la bellezza di otto pere. Avete letto bene. Otto. Non quattro, otto. Pere.
Le due squadre si ritrovarono in finale, ma in una partita incredibile a vincere fu la Germania, in quello che viene ricordato come il miracolo di Berna. Gli ungheresi accusarono i tedeschi di doping, visto che l’intera squadra germanica venne ricoverata per problemi al fegato all’indomani della partita. Ma com’è, come non è, la coppa andò a una squadra tedesca fatta di giocatori dimenticati dalla storia.

Vinse sul campo, ma venne squalificato e quindi sconfitto, nella maratona delle Olimpiadi di Londra del 1908 il correggese Dorando Pietri. Squalificato perché sorretto dai giudici nel tratto finale della corsa dopo aver barcollato ed essere caduto. Non molti ricordano il vincitore, Hayes, mentre la storia di Pietri fece il giro del mondo e divenne leggenda. Citata anche in una celeberrima scena fantozziana, con il ragioniere che deve arrivare in tempo a timbrare il cartellino, senza aiuto dai colleghi.

Un pilota come Gilles Villeneuve in un mondo come quello dello sport è un autentico enigma. Lo sport è quel mondo in cui, alla faccia di De Coubertin, conta il risultato. Quel mondo in cui ci si affronta per contendersi la vittoria, l’elemento che divide il campione dal perdente.
Il pilota canadese non ha mai vinto un mondiale, ed anche le singole gare vinte non sono poi molte, eppure è difficile trovare un pilota – e un personaggio sportivo in generale – più amato dai tifosi.
E vale anche la pena di ricordare un gran premio in particolare: Digione 1979. Cercate, cercate su youtube il duello con Arnoux. Nessuno dei due vinse quella gara, ma se devo pensare all’essenza dell’automobilismo non posso che rivedermi quei 6 giri.

Quindi non è vero che nello sport conta solo vincere. Puoi passare alla storia anche senza vittoria. Puoi essere ricordato per sempre anche per un secondo posto, addirittura diventare il simbolo di uno sport, con quel secondo posto. Una sconfitta, ma nella quale hai messo qualcosa di particolare, di storico, può renderti persino più memorabile di un vincitore.

Ecco, bisogna saper perdere. Non come nella finale appena vista.

E bisogna saper vincere, perché a volte è anche il riconoscimento del vincitore che concede il giusto allo sconfitto.

Volete leggere un resoconto della finale? Come no… Ah, capisco, non volete perché è stata una partita deprimente… Bhè, leggete questo, alla fine anche il resoconto di una sconfitta può essere piacevole!

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15 pensieri su “#24. Sconfitta.

  1. Mauro in ha detto:

    Stamattina mi sono svegliato polemico….
    Ci sono due tipi di mitologie di “perdenti” che fanno si che la passi da vincente.
    La sconfitta nel “ciclo vincente”, cioè la forza dei risultati pregressi è tale da che anche la sconfitta viene “inglobata” nel mito vincente
    La regola del “muori giovane, bello/a e ribelle” (meglio sul posto di lavoro).
    C’è poi una terza categoria di “perdenti-vincenti” quelli che vengono esaltati per dare maggior lustro ai vincenti, cosa in cui gli antichi, specie i romani, erano maestri 🙂
    Premessa indispensabile devi avere dalla tua i media siano essi tv, giornali o
    poeti 🙂

  2. Cestinante in ha detto:

    In effetti i romani hanno un sacco di sconfitti eccellenti. Annibale è dotato di una quantomeno corposa letteratura biografica tra i romani, probabilmente molta di più di quanto meritava il personaggio. E se ci pensiamo gli antagonisti dei romani sono spesso più famosi dei vincitori, perché il vincitore è comunque Roma.

    Villeneuve potrebbe entrare nel “muori giovane etc”, ma in realtà non è solo quello: un corridore simile, Jean Alesi, non è morto, eppure la sua guida particolarmente aggressiva e generosa lo ha reso un perdente di successo, un pilota amatissimo che non ha mai vinto una fava.

    Chiaro: chi ha fama, deve averla presso quelli che la fama la creano. Tv, giornali, poeti, e oggi il web.

  3. Topus in ha detto:

    Io ho ancora marchiato a fuoco il ricordo della finale di champions league del 97. Una juve fortissima che rifila 4 pere in semifinale all’Ajax che va a perdere 3-1 con un Borussia meno che mediocre. E’ come se il Milan di Van Basten e Gullit, dopo aver dato 5 schiaffi al Real fosse andato a perdere in finale con la Steaua. Insopportabile.

    Parte del fascino del perdente sarà riconducibile anche all’effetto “precisino della fungia” che ammanta automaticamente il vincitore, suppongo.
    La sconfitta porta in sè anche altri aspetti, come quello della caduta del vincitore, o dell’eroe. C’è la catartica sconfitta del male, spesso percepita come definitiva e a chiusura di un ciclo, o la sconfitta del bene, vista come un passaggio verso la rinascita. La sconfitta lascia molte più strade aperte della vittoria.

    • Cestinante in ha detto:

      «Ecco Moeller… ha un buon tiro»
      e poi un missile terra-aria da 30 metri sotto la traversa.
      E da lì Pizzul, che animava i più rosei ricordi milanisti, divenne la voce degli incubi juventini…
      E in contemporanea: «posso tifare Belgio?»… … … …

  4. Topus in ha detto:

    Una serata di gioie e sfighe ripartite in egual misura, a pioggia su tutti i presenti, sia per il calcio televisivo sia per quello “sensibile” 😛

  5. Che bei ricordi!
    Ma poi chi ha vinto il ben più importante torneo di sensible? 🙂

    Nello sport quando un atleta con carisma affronta le sfide in maniera diversa dagli altri e/o ci mette tutta la passione possibile, verrà acclamato dal pubblico.
    Vero che ci deve essere chi lo rende ‘famoso’, come dicevate prima Tv, poeti ecc..
    Il caso Massa, perdente e pure odiato dal pubblico ferrarista. E’ arrivato ad un soffio dal vincere un mondiale e tutti i tifosi della Rossa comunque lo vorrebbero mandare via. Non ha vinto nulla, come Alesi, però mentre Alesi ci metteva il manico, guidava aggressive, cercava il sorpasso, Massa il manico non sa neanche cos’è. In più forse, in Alesi, Villeneuve, Simoncelli i tifosi ci vedevano il talento, perchè se anche alla tv ti osannano, penso che se il tifoso non vede il talento e la voglia, non diventerai mai un mito (in ambito sportivo).

    • Cestinante in ha detto:

      Se non ricordo male vinse Topus, anche se non ricordo alla guida di quale nazionale. Io con l’Olanda mi fermai contro il Belgio in semifinale dopo gufata senza precedenti e contro ogni pronostico.
      Ricordo Vitto alla guida della Germania uscito di scena senza troppo rumore.

      Massa corre in Formula 1 alla guida di una Ferrari? Davvero? E come mai tra i primi dicciatroppi non c’è mai?

      • Topus in ha detto:

        Sì ho vinto il torneo, unica consolazione della serata, mi sembra con l’Italia. Ricordo che, essendo abituato al joystick dell’Amiga, lo stick analogico del pc mi aveva dato da fare, ma ne ero venuto a capo grazie alla mia immensa classe 😛 😛

        Tornando alla sconfitta, penso ci sia una natura duale nei sentimenti che proviamo verso di essa: la sconfitta dei protervi, che induce soddisfazione e ciogustismo, e permette agli sconfitti di tornare ad essere più umani, e la sconfitta di chi ci mette il manico (come dice Ra) che genera empatia verso lo sconfitto. Ci sarebbe poi il sentimento degli sconfitti stessi, che in linea di massima oscilla tra vergogna e rivalsa.

  6. Cestinante in ha detto:

    Peraltro vorrei segnalarvi che esiste il buon vecchio Sensible Soccer per Xbox. Non il World of Soccer, credo che mettere i nomi dei giocatori sia un tantino più complesso che nei primi anni novanta. Ma il buon Sensible, classico.
    Si dà il caso, tangenzialmente, che io abbia una Xbox. E Sensible.

  7. Topus in ha detto:

    ooooh anch’io ho xbox, ora devo avere sensible…

  8. Topus in ha detto:

    E comunque tornando alle sconfitte, io godo per la sconfitta di Achille, che nell’Iliade è veramente un pezzo di merda, e godo che venga ucciso dall’inetto Paride e non in un epico duello. Mentre la sconfitta di Ettore, per noi moderni, è la sconfitta di un semplice essere umano contro un semidio. Si solidarizza con lui.

    • Cestinante in ha detto:

      Eheh, finalmente si recede dal videogiuoco e dal bar sport, per tornare ad argomenti di casa in questo blog…

      Allora, diciamo che l’eroe invincibile chiama inevitabilmente un po’ di odio. A meno che non abbia qualche difetto che lo umanizza. Se Lancillotto (che già comunque è un piucchediscreto precisino della fungia) non amasse Ginevra, e non ne soffrisse, e non fosse orfano e privato dell’eredità paterna, verrebbe da prenderlo a merdate tutti insieme appena sale sulla carretta. E invece alla fin fine gli si perdona un po’ quella sua aria da perfettino che a mani nude picchia i giganti, e lo si accetta bonariamente.

      Certo, preferisco di gran lunga Galvano, ma è anche perché quest’ultimo – invece di fare il cazzone amoroso in giro nascondendo il proprio nome – è il primo cavaliere della corte e quando c’è da difendere il regno è lì in prima linea, e non a struggersi d’amore dimentico della civiltà in mezzo ai boschi.

      Del resto Galvano è il prototipo dell’eroe solare, e ci mette la faccia, e quando serve anche le chiappe.

      Quindi per Galvano, quando sbaglia e uccide per errore Ivano, disperandosi, o quando alla fine muore sconfitto da Lancillotto e si rende conto che ciò è stato causato dal suo cieco furore, provo pietà e struggimento.
      Per Lancillotto che alla fine muore in odore di santità dopo aver abbandonato sostanzialmente da imbattuto, provo il lieve magone di un grande campione che si ritira, di un’era che si chiude, ma niente di più.

      Ma c’ è un finale che pone un enigma. Mordred e Artù? Per chi dei due piangiamo?
      Artù ha una “carriera” straordinaria, sbaglia tantissimo, ma alla fine tira fuori tutto il suo onore. Mordred è il male, il male ribelle, il Lucifero che si ribella al suo stesso padre, all’ordine costituito. È quindi forza di vita, anche se vita distruittiva e mortifera.
      Ma è lui che porta alla morte del mondo mitico arturiano? No, in realtà Longres è già un «morto in vita» con le vicende del graal, Mordred stacca solo la spina.
      Muoiono tutti e due, Artù e Mordred, nessuno vince ed entrambi sono sconfitti. Per quale dei due piangiamo? (perché piangiamo, alla fine).
      Per nessuno dei due. Piangiamo per il mondo mitico, che è il vero sconfitto, e che amiamo.

  9. Topus in ha detto:

    Ecco a me Lancillotto sta un po’ sulle palle perchè nel mio immaginario è come se fosse un terence hill senza averne la scanzonatezza che lo rende simpatico. E’ anche vero che non ho la conoscenza che hai tu del ciclo arturiano ed è un giudizio un po’ così, di pelle. Quanto al finale credo che tu abbia centrato la questione, è la fine del mondo, la fine di quel mondo, che ci porta quel tipo di magone che sopravviene alla chiusura dell’ultima pagina di una storia che ci ha avvinto per lungo tempo. E’ quello che dice anche Merlino nell’Excalibur di Boorman “il nostro mondo sta morendo, la magia svanisce”. La fine. Lo stesso sapore che avrebbe dovuto avere il finale della Mighty Trama se ricordi 😉 (con in più, in realtà, già presenti i germi di una nuova nascita). Ricordo anche che da piccolo ci ero rimasto malissimo ad apprendere della caduta dell’impero romano (al quale mi ero appassionato all’epoca), un crollo che sembrava un soccombere dell’ordine contro il caos (una visione un po’ manichea, ma in fondo avevo 7-8 anni) e ricordo ancora la tristezza che mi ha suscitato la figura di Stilicone, generale di origine barbara, ma al servizio dell’impero romano, che sembrava riuscire a resistere alle invasioni barbariche, ma che è stato fatto fuori da congiure e intrighi di palazzo. Ecco, quella è stata una delle mie prime esperienze con l’eroe finito male.

    • Cestinante in ha detto:

      Dì la verità, che mentre scrivevi Lancillotto in realtà stavi pensando “precisino della fungia”… ^___^

      comunque sì, anche le pagine di un libro di storia sanno essere tristi e malinconiche, e un po’ quelle della caduta dell’impero romano lo sono, eccome.

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