Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

«La trascrizione Olduvai»

Dai miei pochi giorni di ferie montani vi posto un altro racconto, perché mi spiace lasciarvi orfani del “canneto”. Questo pezzo è dell’autunno del 2006 ed è, se non ricordo male, l’ultimo testo fictionale che ho scritto (per ora). Vediamo se piace.

Si tratta di una vecchia registrazione vocale su nastro magnetico. Il suo inserimento nell’archivio Cheryukin risale ai primi anni Sessanta ed è probabilmente l’ultimo documento raccolto. Se prestiamo fede al registro, precede di pochi mesi la fine controversa dell’ufficiale Cheryukin a Kaliningrad.
La bobina è danneggiata; la registrazione, mutila dell’inizio, è in molti punti lacunosa, di bassa qualità e con aloni sonori causati da sorgenti magnetiche vicine al registratore.
Si distinguono due voci: la prima pone domande in un russo dall’accento orientale; appare insicura, stupita. Angosciata. L’altra, invece, calma e lenta, compiaciuta, è la voce di chi ha tempo e voglia di raccontare una storia, e gusta il piacere di svelare e nascondere.
Le analisi, basate sulla variazione della modulazione vocale, compiute da ricercatori universitari, propendono per la sincerità di chi parla: il padrone di quella voce o è un buon attore o crede davvero in quello che dice.

[manca la domanda]
– Si parla di tanto tempo fa. Di un tempo tanto lontano da non aver lasciato traccia in nessun vostro racconto. Ma non abbastanza per cancellare i miei ricordi. Naturalmente si parla di un’epoca anteriore alla decisione di limitare a una il numero di specie intelligenti per ogni pianeta.
– Per pianeta?
– Certo. È una legge fondamentale, e l’abbiamo decisa qui, sulla Terra. Non crederai che questo sia l’unico pianeta sul quale abbiamo lavorato.
[lacuna, forse manca una domanda]
– È un posto speciale. All’epoca era anche il miglior centro di prova dell’universo. Ogni nuova idea, un’osso più [lacuna], un’ala innovativa, un’escrescenza idrodinamica, prima di essere adottata su altri mondi, veniva provata sulla Terra. All’inizio era la fucina della vita, e ben presto ne divenne il campionario. Spesso procedevamo per tentativi, correggendo di volta in volta la rotta. Per esempio: alleggerire le ossa per far volare gli animali era stata una grande idea, ma all’inizio bastava il lieve colpo causato da una goccia di pioggia per provocare fratture [lacuna]. E poi sapessi quanti organi e organelli abbiamo introdotto solo per correggere errori precedenti. Quando però tutto funzionava per il meglio era una soddisfazione incredibile.
– Spiegami cosa accadde in quello che hai chiamato “episodio Olduvai”.
– È stato lì che abbiamo capito che c’era qualcosa di nuovo. Qualcosa che non funzionava. Uno degli animali più promettenti iniziò a ribellarsi agli schemi che avevamo predisposto. Non che fosse una cosa inusuale, a dire il vero. Molti esseri in fase sperimentale lo fanno, ma in genere si estinguono in poco tempo. Quell’essere invece stava migliorando i nostri schemi da punti di vista che non avevamo preso in considerazione. Apparentemente agiva senza ragione, ma il risultato fu sorprendente. Iniziò ad uscire dai nostri progetti, anche fisicamente: se ne andò dalla gola di Olduvai, e i suoi discendenti iniziarono a colonizzare habitat che non erano stati predisposti per loro. Loro si adattavano magistralmente a qualsiasi habitat.
– Molti animali lo fanno. Anche i topi.
– Faceva qualcosa di più dei topi. Aveva la capacità di cambiare l’ambiente. E lo faceva in un modo particolare, cercando soluzioni nuove, inventando, non ripetendo le operazioni in schemi prefissati (e in fondo progettati da noi). Da un certo punto di vista cominciava ad assomigliare a noi.
– A voi… cosa mi puoi dire di voi?
– Che da sempre ci piace provare, modificare, inventare. Non esistono limiti alla nostra fantasia, né alle tecniche che ogni volta perfezioniamo per realizzarla. Ci lasciamo trasportare e, talvolta, in questo impeto di entusiasmo creativo, finiamo per arrivare a risultati imprevisti.
– In tal caso?
[A questo punto il nastro è gravemente compromesso, si intuiscono sequenze di suoni sovraincisi che rendono impossibile distinguere più di qualche parola.
Poi riprende].
– Certo che era un progetto sperimentale! Contestato e modificato, per di più. Uno di quelli modificati più volte. Avete voi stessi trovato traccia di molti degli esperimenti e delle migliorie che abbiamo di volta in volta introdotto. È anche capitato di mettere diverse versioni di uomo in competizione nella stessa zona per vedere quale delle due risultasse più funzionale. L’ultima versione, la vostra, è stata quella più stupefacente: avete vinto la competizione con coloro che vi precedevano in modo schiacciante, adottando un ritmo evolutivo e di mutamento senza precedenti nei nostri esperimenti.
– Tornando al discorso delle razze intelligenti… quante ce n’erano… e che fine hanno fatto?
Moltissime. Dopo la decisione di limitare il numero di razze intelligenti per pianeta, vista l’eccessiva competitività dell’uomo, le abbiamo spostate. In posti adatti a loro.
– … gli alieni?
– Trapianti.
– Capirai che le cose che mi stai dicendo sono incredibili… ma d’altra parte, con quello che mi hai fatto vedere…
– Non è tutto. C’è qualcos’altro che devi sapere di noi. Siamo terribilmente felici quando le nostre idee funzionano, quando i nostri progetti si realizzano, ma non sopportiamo di perdere il controllo delle nostre creazioni. Soprattutto se scopriamo che cominciano ad avvicinarsi troppo alla nostra posizione nella realtà, al punto di non avere più bisogno di noi. Ecco perché, fin dai tempi della fuga da Olduvai, la vostra rapidissima evoluzione ha creato molto imbarazzo nelle nostre accademie. Non ti nascondo che qualcuno parla apertamente di voi come di un potenziale pericolo.
– Quindi?
– Non è improbabile che per voi venga decisa la soppressione del progetto.

La registrazione si interrompe. Nel dossier non sono riportati né i nomi dei dialoganti, né il luogo dove il nastro venne recuperato. Di certo la sua presenza nell’archivio Cheryukin è l’aspetto più inquietante della vicenda. I pochi documenti che ne sono usciti finora sono sempre stati delle rivelazioni illuminanti sulla storia dell’ultimo secolo.

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4 pensieri su “«La trascrizione Olduvai»

  1. Bello Bello Bello!

  2. Topus in ha detto:

    Mmm in realtà è quello che mi piace di meno tra i racconti che hai postato, manca un po’ di delicatezza e drammaticità. Preferisco la strada che hai intrapreso negli altri racconti 🙂

    • Cestinante in ha detto:

      In effetti non posso che darti ragione. Non sul discorso preferenza, ché quello è soggettivo, ma di certo qui l’argomento è volutamente trattato in maniera asettica, come appunto può essere la trascrizione di una registrazione, la sbobinatura di una lezione universitaria.
      Diciamo che l’artificio narrativo media in maniera pesante il messaggio, che è invece più violento e immediato nei racconti di immedesimazione mitica. Ma tranquillo, ne ho altri di quel genere 😉

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