Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

#29. Fate.

Ho visto un film d’animazione bello e poetico. Mi riferisco ad Arrietty. Il mondo sotto il pavimento, l’ultima opera dello Studio Ghibli arrivata in Italia.

Per chi stesse osservando un curioso punto di domanda arancione comparsogli una dozzina di centimetri sopra la crapa, urge una breve introduzione. Lo Studio Ghibli è uno studio cinematografico giapponese findato nel 1985 da Hayao Miyazaki e Isao Takahata. Ecco, se non avete mai visto un anime in grado di stupirvi per la bellezza dei disegni, delle musiche, delle storie, è perché probabilmente non avete mai visto un loro lavoro.

Tra i lavori dello studio Ghibli che ho visto finora, ho avuto la sensazione di riconoscere due generi distinti. Da un lato film più complessi, affascinanti e per certi versi inquietanti, come il premio Oscar La città incantata, La principessa Mononoke, Porco Rosso e Il castello errante di Howl. Dall’altro storie semplici, fiabe raccontate con una delicatezza e una poesia non comuni, come Ponyo sulla scogliera, Il mio vicino Totoro e Kiki consegne a domicilio. E questo nuovo Arrietty.

Se davvero non ne avete visto nemmeno uno è ora di rimediare. La città incantata non va perso. Mi raccomando.

Ma torniamo ad Arrietty. La storia è ispirata ai romanzi della scrittrice londinese Mary Norton (editi in Italia per i tipi di Salani) ed è incentrata su una ragazzina appartenente alla specie dei prendimprestito, dei piccoli uomini che, nascosti nelle case degli umani, vivono delle cose che loro scartano o perdono. Centrale in questa vicenda è l’incontro con un ragazzo umano, Sho, e la storia di un’amicizia che travalica le grandi differenze tra i due e i problemi e i pericoli che dividono umani e prendimprestito.

Questo film riunisce, tra l’altro, due grandi passioni della mia compagna: il Giappone e il “piccolo popolo”, passioni che con il tempo mi hanno contagiato e che ormai condivido.

Intanto cominciamo col dire che il termine italiano “fate” è fuorviante, visto che fa riferimento sia, da un lato, alla fata delle leggende mediterranee (dalla mitologia greca al folklore italiano e francese) – ovvero la donna semi-divina dotata di poteri magici, emersa dal tardo medioevo con tanto di abiti da dame di corte e bacchetta magica – sia alle fairy, le creature celtiche o anglosassoni che costituiscono nel loro insieme il Sidhe, il piccolo popolo, la gente della dea Danu (i Tuatha de Danaan) quando i milesi invasero l’Irlanda e li spinsero a fuggire nel sottosuolo (o nell’Oltretomba, o comunque in luoghi irraggiungibili se non attraverso la smarrimento, attraversando un fiume, una foresta eccetera, comunque metafore della morte).

I nomi di tutte le creature che compongono questo eterogeneo mosaico suoneranno di certo familiari al giocatore di D&D, purtroppo non le loro storie e leggende.

Ci sono i tetri spriggan, guardiani dei tesori, ladri e mascalzoni che possono gonfiarsi fino a proporzioni mostruose. Ci sono le Gwragedd Annwn, fate delle acque cui si ispira anche la Dama del Lago madrina di Lancillotto nel ciclo arturiano. E gli elfi dei boschi, cui era attribuita la paternità delle punte di freccia in selce che venivano ritrovate. E poi c’è la leggenda dei changeling, i mostruosi bambini delle fate lasciati nella culla al posto dei bambini rapiti.
Il leprecauno è un industrioso elfo irlandese ciabattino, che conosce l’ubicazione di pentole d’oro. E dopo una giornata di lavoro se la spassa facendo casino nei greggi di pecore, ed è noto con il nome di cluricauno. I goblin sono ladri e dispettosi che raggirano gli umani, a volte con i fruttini proibiti del mondo delle fate. I molesti coboldi della tradizione germanica sono minatori, mentre i gallesi li chiamano Coblynau e in Cornovaglia picchiettanti.
I nani della mitologia norrena sono fabbri eccezionali, hanno forgiato Mjolnir, il martello di Thor, e Brisingamen, la collana di Freyja.

Se sei d’aria lascia che la nebbia grigia ti avvolga,
Se di terra lascia che la miniera scura ti accolga,
Affonda il tuo anello se sei un pixie
Cerca la tua sorgente se sei un nixie.
[Walter Scott]

Pixie, urchin, fuochi fatui e spiritelli sono i più piccoli membri del piccolo popolo. Phooka, o Puck, come lo chiama Shakespeare, cambia aspetto ed è un seguace del re degli elfi Oberon. Ci sono poi i molti spiriti che trascinano nelle acque gente incolpe per annegarla, come il kelpie. Le selkie, invece, sono donne che si mutano in foche.

Ci sono poi tutta una serie di elfi domestici – brownies – che aiutano gli uomini nel lavoro. Tra questi il più singolare è probabilmente il kilmoulis, un brownie mugnaio privo di bocca che si nutre cacciandosi il cibo nel naso.

Un’infinità di creature e leggende. Un’infinità di miti. Di storie locali. Create per educare i bambini a star lontani dai fiumi, o dalle miniere, create per spiegare fenomeni o consolare perdite inconsolabili.
Il piccolo popolo non è dissimile da tutte le altre forme che assume la fantasia umana, in questo.

Dissimile è la multiformità che ha assunto, dissimile la diffusione trasversale a qualsiasi barriera linguistica o religiosa, come se il mondo delle fate fosse un insieme i archetipi comuni all’inconscio dell’uomo, al di là delle sue divisioni linguistiche e culturali (basti ricordare che i temi delle fiabe sono ricorrente in tutto l’areale che va dall’Europa, all’Asia, all’Africa e alle Americhe, escludendo la sola Oceania – ce lo dice Kerenyi, in Miti e misteri).

Dài, dài.
Ora inventate una creatura fatata.
Vediamo se riuscite ad essere originali, o se è impossibile sfuggire ai cliché pre-programmati nel nostro encefalo.

Consiglio un libro davvero splendido, sul mondo delle fairy e sulle leggende che lo circondano: si tratta di “Fate”, di Brian Froud e Alan Lee, a cura di David Larkin, corredato da splendide illustrazioni.

C’è un buon film sulla leggenda delle selkie, ed è “Il segreto dell’isola di Roan”, del 1994. E attenzione: se vi venisse voglia di vedere “Changeling” con Angelina Jolie, vedreste un bel film ma che con i figli scambiati dalle fate c’entra solo a livello di metafora.

Di recente ho letto un romanzo davvero strano, dal sapore assai fiabesco, amaro, triste, poetico. Si tratta di “La ragazza dai piedi di vetro” di Ali Shaw.

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18 pensieri su “#29. Fate.

  1. Il koffie, l’elfo del caffé, che si sveglia prima di me e mi beve il caffé, e io che pensavo di essere a posto devo farlo nuovamente.

    • Cestinante in ha detto:

      E non ti sembra il caso di disegnarlo?
      (comunque, simpatica versione di elfo che fa tiri birboni in casa, che poi, simpatico dipende da qual è il tuo bisogno mattutino di caffè).

      • ecco, se hai visto le ultime vigne sai che non è basso. 😉 ironizzavo più che altro che gi sprite una volta servissero a non ammettere le dimenticanze colpe e a spiegare alcuni fenomeni naturali magari comunissimi ma strani

      • Cestinante in ha detto:

        Gli americani addirittura hanno inventato i gremlins per giustificare i guasti alle loro apparecchiature meccaniche…

        Comunque, come Giacobbo e i suoi emuli ancor più cialtroni (e per questo li amo immensamente) di mistero ci dimostrano, in questo periodo c’è una enorme, enormissima voglia di credere. Di credere in alieni, spettri, vampiri, yeti, fate, folletti. Non so dare una spiegazione sociologica con basi scientifiche del fenomeno, ma al di là di una semplice voglia di evasione c’è secondo me un radicale bisogno di fuga da una realtà insoddisfacente e frustrante. Che poi è la versione più potente della semplice voglia di evasione.

      • Cestinante in ha detto:

        Ci sarebbe poi anche da indagare il motivo per il quale le religioni non sono più in grado di intercettare questa esigenza di altro dal mondo fenomenico evidente, ma forse servirebbe un’indagine approfondita.

      • Luca in ha detto:

        trovagli tu un nome, ma quel fottuto elfo/folletto che ti sveglia in piena notte con un singolo rumore mi sta sulle scatole 😛

  2. Luca in ha detto:

    Mi soffermo solo suppa prima parte del post, perché anch’io sono un grande estimatore di Miyazaki, sin dai tempi delle sue prime opere (Conan: il ragazzo del futuro – che per me ancora oggi è e resta una delle più belle serie d’animazioni provenienti dal paese del sol levante – e Lupin: il Castello di Cagliostro), mi rendo conto che mi mancano diverse opere da vedere (Il mio vicino Totoro, Laputa, Ponyo…), ma tutte quelle di cui ho potuto godere hanno sempre quel tocco di “magia” che me le fanno adorare e che non mi stanco mai di rivedere (soprattutto ora come ora Porco Rosso lo rivedrei più che volentieri).

    Aggiungo solo una cosa: e ristampate Laputa che mi manca! Eccheccacchio!

    • Cestinante in ha detto:

      Laputa è bello. E anche “I sospiri del cuore”, nel quale tra l’altro è citata e ha un ruolo anche Cremona.

      • Luca in ha detto:

        Un film che nel titolo riporta “castello nel cielo” è bello a prescindere (devo dire che per vederlo mi toccherà scaricarlo quando sono anni che lo voglio comprare e non viene ristampato, che cacchio fanno alla Disney/Buena Vista?) 🙂

        In effetti la passione per il volo (e gli aerei – Kiki a parte) di Miyazaki è legata ad alcuni dei momenti più belli che ricordo dei suoi film/serie (tipo un paio di episodi di Lupin, il gigante di Conan, Porco Rosso, Kiki…)

  3. Pingback: KOFFEE!! | rondini-HF

  4. Ti prego! Ti prego, no! Prendinprestito non si può sentire! Usa piuttosto il termine “Rubacchiotti”, col quale sono forse più noti i folletti descritti in Arrietty! 🙂

    Laputa ha subìto un ridoppiaggio. Ad opera dello stesso deviato mentale che purtroppo ha preso in carico tutti gli ultimi doppiaggi dello Studio Ghibli. Se potete, procuratevi la versione precedente (Edizione Buena Vista). I nuovi doppiaggi sono osceni per scelte di adattamento, dove viene usato un italiano tronfio, pedante e con una traduzione fin troppo letteralmente vicina al giapponese. Fine sfogo: Studio Ghibli rulla di brutto!

  5. Topus in ha detto:

    Il mondo fatato, affascinante, ma al contempo inquietante perchè l’uomo teme di violare le regole che lo governano e di subirne le conseguenze. Ricordo le fatine dei denti di Hellboy (immagine:http://images.wikia.com/hellboy/images/8/84/ToothFairy.jpg) praticamente un piccolo mostro mangia ossa ;P
    o le fate del Labirinto del Fauno simili a lepidotteri (in effetti mi piace molto l’estetica di Del Toro). Altre fate che ricordo con piacere sono quelle di Stardust, molto più rassicuranti nell’aspetto, ma con tutto il loro mondo di regole da rispettare. Tema caro a Neil Gaiman, di cui consiglio di leggere vivamente le Istruzioni, una breve poesia che consiglia quale comportamento adottare nel caso di esplorazione del mondo fantastico:)
    E anche il mondo fatato del ciclo di Lyonesse, di Jack Vance, è permeato di questo senso di meraviglia e preoccupazione al tempo stesso. E’ come se l’uomo non riuscisse a cogliere appieno l’etica del mondo fatato e temesse sempre di fare infuriare queste potenti creature magiche.
    Passando all’invenzione di nuove creature fatate, vediamo un po’ di crearne alcune un po’ strambe…

    IL DIAVOLETTO DI MAXWELL: il secondo principio della termodinamica è una grandissima bufala; in realtà il mondo è pieno di questi minuscoli esserini provenienti dal mondo fatato di Maxwell. Questi diavoletti possono vivere a qualunque temperatura, ma non sopportano gli sbalzi termici, essendo il loro mondo d’origine a temperatura costante. Putroppo sono stati scacciati da Maxwell da una invasione di Demoni di Laplace e Diavoletti di Cartesio e hanno trovato rifugio nel nostro mondo, dove sono costretti a spostare continuamente atomi di qua e di là per ottenere la loro tanto agognata stabilità termica. I più fortunati sono finiti nelle profondità dello spazio cosmico dove ogni tanto spostano pigramente un atomo di idrogeno o addirittura di elio. Quelli sulla terra, invece, bestemmiano di brutto.

    I PUZZI: questi esseri fatati, per lo più invisibili all’occhio umano, si cibano di alcuni odori che l’uomo percepisce come sgradevoli (sudore, cacca, piedi, carne morta, anguria marcia, pepsi cola, ecc.). In realtà questi afrori di loro sarebbero abbastanza neutri, più o meno come annusare una lastra di polistirolo. Il problema è che i Puzzi una volta ingurgitati questi odori mollano subito delle tremende loffie silenziose (quelle più pericolose) che producono l’effetto miasmatico di cui facciamo esperienza quotidianamente.

    GLI OMINI DELLA SABBIA (LITTLE SANDMEN): sono piccoli esserini senza forma che vivono nella sabbia, soprattutto in riva al mare. Sono benevoli nei confronti degli uomini ed è grazie a loro se troviamo incredibilmente confortevole la sensazione di affondare mani e piedi nella sabbia; essi infatti amano il contatto con gli esseri umani e si avvicinano per donare carezze e sapienti massaggi. Ogni 10 anni, sotto la spinta di una struggente malinconia, sentono l’impellente necessità di prendere forma umana e, di notte, si formano piccoli omini, composti di sabbia, conchiglie, monete, preservativi, cicche di sigaretta, tappi di birra, cacche di cane, lacrime, fotografie strappate, e si siedono in riva al mare, o al fiume o ad un lago, o ad una pozzanghera per quelli rari che si formano in cantieri fermi da almeno 10 anni.
    Si siedono e restano per ore a riflettere, cercando di imitare gli esseri a cui tanto sono legati. Al sopraggiungere dell’alba si immergono nell’acqua, dissolvendosi. Alcuni trattati di alchimia cercano di dimostrare che la loro essenza rimane nell’acqua, nell’attesa di evaporare al cielo e ritornare alla terra, sparpagliata in milioni di gocce, per creare un nuovo omino della sabbia.

    • Cestinante in ha detto:

      Splendidi gli omini della sabbia, mi piacerebbe un sacco vederli. Per ora sono i miei preferiti tra le proposte che ho letto!

    • Ora che ho qualche minuto in più: condivido con urla e molesta facinorosità la tua adesione all’estetica “deltoriana”. Sublime.
      E poi la meraviglia di fronte alle fate dei moderni deriva da una forma retorica molto comune nella letteratura medievale, che è quella del mondo al contrario. Il cavaliere arriva in un posto nascosto e si trova in un mondo nel quale le regole della nostra civiltà non valgono. Spesso questa forma di racconto allegorico aveva il compito di dimostrare quanto sarebbe assurdo e pericoloso un mondo in cui sono sovvertite le regole del nostro, quindi questo genere di storia era in origine ben gradito al potere costituito e alla Chiesa. Peccato poi che, soprattutto in tempi relativamente moderni, il modo al contrario abbia finito per diventare affascinante proprio per le caratteristiche che lo rendevano spaventoso, rifuggendo così lo scopo per il quale era stato creato!

      • Topus in ha detto:

        Credo che parte del fascino moderno per l’ignoto, il fantastico, il magico, sia dovuto alla grande carenza di ignoto nella vita comune. Quando tutto è spiegato e lineare la curiosità umana si dirige altrove. E essendo geograficamente tutto scoperto ecco che ci si rivolge allo spazio profondo o al mondo fatato. E anche la carenza di misticismo religioso, spazzato via dall’illuminismo e lo scientismo, porta gli uomini (almeno in occidente) a rivolgersi allo spiritualismo new age, all’ateismo come fede (basta dare un’occhiata al sito dell’uaar per capire che si tratta di un’altra forma di devozione, semplicemente anticlericale), ma anche ai grandi complotti mondiali. Che tutto sommato danno una spiegazione abbastanza semplice e rassicurante dei mali della società umana; ci sono dei colpevoli e basta individuarli e sconfiggerli per riportare la pace e il bene nel mondo.
        Una visione molto da fantasy ;P

      • Anni e anni fa ho scritto un “racconto”, o meglio, diciamo che con una certa pretenziosità ho scritto un “racconto filosofico”, su questo tema, sul poco spazio lasciato al non-fenomenico dalla vita moderna. Questo tuo commento me l’ha atto venire in mente e quindi adesso ve lo insubisco!

        https://ilcannetodieridu.wordpress.com/2012/07/27/sogni-da-lasciar-perdere/

    • Estetica di Del toro, che per chi è interessato deriva da https://www.google.it/search?sourceid=chrome&client=ubuntu&channel=cs&ie=UTF-8&q=mignola
      e
      https://www.google.it/search?sourceid=chrome&client=ubuntu&channel=cs&ie=UTF-8&q=mignola#hl=it&client=ubuntu&hs=pfm&channel=cs&sclient=psy-ab&q=brom&oq=brom&gs_l=serp.3..0l4.23949.24539.0.27147.4.4.0.0.0.0.216.573.0j3j1.4.0…0.0…1c.8olXq78rMcs&pbx=1&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.r_qf.,cf.osb&fp=ed7a0ae500165e36&biw=1920&bih=991

      • Topus in ha detto:

        Da giocatore di Dark Sun conosco bene Brom e in effetti è quello che ho pensato quando ho visto il mostro senza occhi nel labirinto del fauno.

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