Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

«Epperò non ti porto indietro»

Nell’attesa che trovi il tempo di scrivere il prossimo “tema”, che ho già in mente, vi rifilo questo mio racconto, sempre a tematica mitologica, che ha goduto di un discreto riscontro. Spero lo gradiate.

Quattro del mattino. Merda, mi sono dimenticato di dormire.
È che ho troppe menate. Mi appisolo e si dividono i compiti: una attacca il cervello e mi sveglia. Un’altra salta nel cuore e mi metto a piangere. Prova te a dormire, poi.
Non è cattiva digestione. Mai avuto problemi: allo stomaco non ci arrivano. Ho sempre mangiato cinghiali vivi alle due di notte; poi, appena nel letto, occhi chiusi e via, a far solletico ai piedi di Ipno e compagnia.
Non è neanche stress. Tutta la mia giornata è andar per pioppeti suonando. Lo faccio bene. Fin troppo bene. E mi rilassa, arrivo a sera che sono più tranquillo di quando ho lasciato le lenzuola. Ma non c’è verso di chiudere occhio.
È che lei mi torna sempre in mente.
Chiudo gli occhi. Il suo viso. Li riapro, buio, cicale in lontananza. Chiudo. Il suo sorriso. Riapro. Buio, cicale più vicine. Chiudo. I suoi occhi. Penso che dopo una notte così sarò pronto a tirare portacenere di marmo in faccia alla gente. Ma non è vero, anche ieri è stata una notte così, anche se questa mi sembra peggio.
“Questa” mi sembra sempre la peggiore, non mi abituo mai.
Richiudo gli occhi, stavolta la vedo tutta, sembra che mi chiami, devi venire a prendermi, mi dice.
Facile. Basta trovare le porte dell’inferno, imbambolare Cerbero con la musica, entrare, rapirti e riportarti su, che ci vuole? Vabbhè ciao, adesso lasciami stare, devo dormire, davvero.
Invece mi richiama. Devi venire a prendermi, voglio tornare da te, vieni a prendermi.
Devi venire a prendermi, voglio tornare da te, vieni a prendermi. Devi venire a prendermi, voglio tornare da te, vieni a prendermi. Devi venire a prendermi, voglio tornare… Va bene basta.
Mi alzo, e adesso sono le cinque. Di che colore è il cielo alle cinque del mattino?
Ma appena alzato hai davvero voglia di guardare il cielo?
Non mi levo neanche il pigiama, che se me la cavo alla svelta rinforco il letto e dormo una settimana.
Via. Intanto a cercare un cane con tre teste. Non è difficile, che quando vuoi trovare un posto, quando l’inferno lo vuoi trovare davvero, l’inferno ce l’hai lì dietro l’angolo.
Svolto l’angolo. Bau bau Cerbero, come va? Gli tiro della carne avvelenata.
Musica? Suoni tu alle cinque del mattino abbastanza bene da far addormentare tre teste? Lascia perdere, meglio i metodi nuovi, da furto in villa. Funzionano meglio, soprattutto se hai fretta.
Le anime dei morti mi lasciano stare, vedono che sono più incazzato di loro.
Ade, me la devi ridare. Qui non si tratta, me la ridai e basta.
Alla fine mi convince (più con le cattive che con le buone) ad accettare almeno un patto: io me la riporto su, ma non devo guardarla. Non devo trasgredire gli ordini degli dei. Devo avere fiducia in lei. Devo tornare facendomi i cazzi miei.
Mi seguirà.
Sì, come no. Sembra facile, ma provaci. Cammini e dietro non senti niente: lei ci sarà? Ade mi avrà fregato? Vatti a fidare del dio dei morti. Ma no, che non sono nato ieri, non mi faccio mica fregare, io. C’è di sicuro, è che l’hanno insonorizzata per farmi voltare. Uno a zero per me.
Ci sono, mi dice lei, ci sono, non preoccuparti. Oh no, mi dice poi, mi rapiscono!
Mi riportano indietro! Aiuto! Ti prego aiutami! No bella, non ci casco.
Questa non è la sua voce, anche se ci assomiglia. Non è neanche corrotta dalla morte, perché in sogno era perfetta. Volevate fregarmi ancora, eh? Non mi volto, due a zero.
Avanti. Fanno anche scherzetti da assessore al traffico, con sensi unici a catena, per farmi voltare in un modo o nell’altro. Ma sono più scaltro di un impiegato in ritardo, brucio i sensi vietati che sembro la nemesi dei vigili urbani, per cogliere al volo il tre a zero. È quasi fatta. Vedo già l’uscita.
La riporterò su, c’è bisogno di lei. Senza giustizia il mondo non può stare, e io non posso dormire. Ecco la porta dell’inferno, l’uscita.
Belli. Gli scherzi di Ade sono davvero belli. Sei un simpaticone, Ade, chi l’avrebbe mai detto. Una porta a specchio: una grande idea. L’ho guardata, senza neanche bisogno di voltarmi. Boccia punto, briscola, settebello e partita tua. Ade, vaffanculo, va.

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Un pensiero su “«Epperò non ti porto indietro»

  1. Ade, che gran simpaticone 🙂
    Come si diceva una volta “Piac”

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