Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

#37. Acidità.

Ultimamente sono molto pigro, lo so. In una settimana ho postato solo un racconto, e per di più vecchio.

E naturalmente in questo tema sto per accampare scuse. Come il caldo. Le molte cose da fare, il mal di testa. Il sudoriccio, la proliferazione batterica nei miei insaccati, la malainformazione che mi subissa di minchiate come il principe Harry nudo dopo uno strip-qualcosa, o di Hello Spread, il cartone animato di gran moda. Infine, la vessazione di cui sono vittima da parte di cherubini verdognoli con ali da pappatacio che mi compaiono all’alba prima del suono della sveglia dicendomi «e-he-heee-he adesso vai a lavorare, babbeo!», del tutto ignari dell’etica del lavoro, che nobilita. Nobilita una bella merda, peraltro.

E altrettanto naturalmente suonerò – ai vostri allenati orecchi – puerile, ridicolo. E babbeo, appunto, dacché i cherubini verdognoli con le ali da pappatacio mica sono degli stolti insultatori a vanvera. Ecché. Al contempo, vi dirò, al mio orecchio, a mia volta, stanno diventando qualcosa di più che puerili le scuse di politici, ciclisti e allenatori scoperti con le dita nella nutella fino all’omero, che ci inondano con gran pantomima. Sì, i riferimenti all’immediata attualità sono voluti.
Ma ciò che mi getta davvero nello sconforto è la pletora di cazzoni che finge di creder loro. Giornalisti. Militanti politici. Tifosi. Tutta gente che sa benissimo che sono palle, eppure continua a recitare la sua parte. Basta. Basta, davvero. Per favore.

Dignità. Dignità, ecco che ci vuole, per curare la mia acidità. La dignità di Maria Antonietta, che pur essendo una scemotta andò al patipolo con molta più nobiltà di quanti oggi si aggrappano a toghe e tifosi. Persino la dignità un po’ frignona del marciatore dopato, sarebbe già qualcosa. E invece niente: partono in contropiede aggredendo.

E ci vorrebbe coerenza. La coerenza di Socrate, che di fronte alla possibilità di salvarsi sbotta: «Eccheccaxxo, stiamo qua a farci le sgehe dicendo che le regole anche se sbagliate sono regole, e vanno rispettate, e io adesso per salvarmi il cluo scappo via rinnegando tutto quello che vi ho insegnato? Una bella mreda! Passami la fttuota cicuta, con ghiaccio.» (circa, ecco, qualcosa del genere). La coerenza di capire che non puoi parlare di onestà con le tasche insanguinate, e non puoi pretendere salvezza (impunità?) per il tuo idolo sportivo (ma abbiamo davvero ancora bisogno di idoli?) quando insulti il pizzicato altrui.

È un tempo difficile. È un tempo in cui non c’è bisogno di cialtroni, in nessun campo. C’è bisogno di calma. E di silenzio, e di riflessione, e poi di azione. Ma soprattutto di togliersi dalle palle una pletora di cialtroni che ha invaso tutti i campi dell’umana attività, perché questi cialtroni sono come l’erba che tagliata si avvinghia alle lame e agli ingranaggi del tosaerba, e finché non la togli niente sembra funzionare.

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