Il canneto di Eridu

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#52. Ciarlatano.

Ultimamente per un motivo o per l’altro mi trovo spesso a contatto con varie forme di ciarlatanismo. Tra queste una delle più diffuse, forse quella percepita maggiormente come innocua, ma in fondo accettata da gran parte della popolazione, è quella dei segni zodiacali. Si va dalla semplice minchiatella che giorno per giorno ti prevede quello che ovviamente accadrà, alla fastidiosissima (e ovviamente risibile) pretesa di tassonomizzare il genere umano in base alla data (o persino all’ora) di nascita. E non mi riferisco all’antichità, quando questa poteva essere una delle modalità di interpretazione del mondo, ed era per questo persino affascinante. Mi riferisco proprio alla dabbenaggine moderna di voler credere nella volgarizzazione e semplificazione del pensiero antico.

Al giorno d’oggi ha senso dividere le persone, o interpretarle, in base a criteri come la nascita? Possiamo discutere a lungo, davvero a lungo, sull’assurdità di tale pretesa. Ma ne vale davvero la pena? No, un cazzo. Davvero.

Ma posso davvero rifugiarmi nell’oscurità in silenzio, senza avere almeno la possibilità di dire che ho goduto come un muflone quando tutto il sistema planetario degli astrologi è corso urlando a puttane? Quando Plutone è stato ridimensionato da pianeta a pianeta nano, e soprattutto si è scoperto che di corpi celesti come il piccolo oggetto scoperto da Clyde Tombaugh ce ne sono a strafottere appena superato il sistema solare interno?
Prego, cari astrologi, prendete in mano le vostre belle incisioni rinascimentali (ovviamente in realtà fatte dal cugino del fratello di Gerolamo, il fornaio sotto casa) e puliteci le cacche degli opilionidi. Oppure aggiungetevi Haumea, Eris, Makemake, Issione, Orco, Varuna, Quaoar, Sedna, e un paio di dozzine di altri cuginetti che al momento nemmeno hanno il nome.
Peraltro, non so se lo sapete, ma per Plutone e i suoi amanti (astronomi, però, mica astrologi) il 2015 è l’anno della rivincita, infatti verrà raggiunto per la prima volta da un manufatto umano, la sonda New Horizon, che porta con sé le ceneri di Tombaugh!

Una volta detto questo, e goduto il giusto, possiamo poi apprezzar il fatto che i segni zodiacali, a causa della precessione degli equinozi, non sono proprio corrispondenti alle costellazioni zodiacali (quelle che stanno nel nostro cielo sul piano dell’orizzonte), e che ormai ci sarebbe persino un 13° segno, l’Ofiuco. Ma, naturalmente, questo ai patiti dell’oroscopo non interessa. Cioè, è chiaro, interessa che le stelle influenzano il carattere dei nascenti, il loro destino, ma non che le stelle siano quelle giuste. Vanno bene stelle a cazzo qualsiasi. In fondo, è per fare un po’ i paraculi, no?

E così sia. Facciamo i paraculi fino in fondo.

E siccome vedo grande fermento e divertimento e appassionamento intorno a segni, ascendenti, segni cinesi, elementi e quant’altrocazzo, fino ad arrivare ad angeli, fiori, pietre, colori e suoni, mi sono detto: ma se ogni stronzo sul pianeta terra si può inventare la sua astrologia, io, che non sono meno stronzo di tutti gli altri, perché non lo posso fare? Ed eccomi qua, a presentarvi i segni dello zodiaco del Canneto di Eridu. Da perfetto ciarlatano mi invento immediatamente anche il loro ritrovamento su tavolette d’argilla cotte al sole, nella terra di Sumer, sulla base di un originale alieno copiato e tramandato da saggezze così antiche da essere già morte da millenni quando venne costruita la sfinge, da essere già avvolte dall’oblio dei tempi quando Çatal Hoyuk andò a fuoco e Atlantide affondò. E da perfetto ciarlatano mi invento anche che già la regina di Saba, Socrate, Tolomeo, Platone, il prete Gianni, la papessa Giovanna, Leonardo da Vinci, Mozart, Freud, Nietzsche e Valentino Rossi hanno custodito in passato il segreto, e che io me ne sono impossessato ad un’asta su QVC.

E visto che se voglio fare una cosa stronza, posso farla molto meglio della maggior parte degli altri ciarlatani in giro, vi passo a spiegare la complessissima complessità del mio complesso zodiaco.
Esso si basa sull’idea che esista uno spirito guida simbolico che ha un’azione peculiare che ne caratterizza il modo di plasmare il suo mondo, porta una pianta, che lo rappresenta nel modo di porsi, e un impatto visivo altrimenti detto “colore”. Questo spirito guida, infine, incede nell’universo a dorso di una creatura, che può di volta in volta declinarsi in vario modo a seconda di quale sia l’elemento di cui è costituita.
Quindi, ricapitolando:
1) guida
2) azione sul mondo
3) pianta
4) colore
5) creatura
6) elemento
.
Vi dico subito di evitare di incazzarvi se vi salta fuori un segno poco bello. In fondo è una merdata, c’è scritto anche negli ingredienti che prima o poi arriva.

1) La guida.
La guida è una “funzione” sociale, rappresenta una guida che con le sue conoscienze ti aiuterà a scoprire il tuo posto nel mondo. Non significa che il suo lavoro sarà il tuo, ma le caratteristiche della sua funzione ti saranno proprie, evidenziando le tue inclinazioni (un domatore potrebbe per esempio portarti nel mondo dello spettacolo, o della medicina veterinaria, o della politica…). La guida varia in funzione del periodo di nascita. Come potrete vedere, gli spiriti guida sono 15, perché dodici come al solito mi sembrava troppo banale. Ecco a voi:
a) 1 gennaio – 24 gennaio: il ciabattino
b) 25 gennaio – 20 febbraio: la regina
c) 21 febbraio – 15 marzo: il sacerdote
d) 16 marzo – 10 aprile: il domatore
e) 11 aprile – 5 maggio: la canestraia
f) 6 maggio – 30 maggio: il corridore
g) 31 maggio – 23 giugno: il guerriero
h) 24 giugno – 19 luglio: la contadina
i) 20 luglio – 13 agosto: la locandiera
j) 14 agosto – 8 settembre: lo scriba
k) 9 settembre – 3 ottobre: il giardiniere
l) 4 ottobre – 28 ottobre: lo schiavo
m) 29 ottobre – 20 novembre: l’architetto
n) 21 novembre – 15 dicembre: la prostituta
o) 16 dicembre – 31 dicembre: il suonatore

2) L’azione sul mondo.
L’azione sul mondo indica le modalità in cui la vostra guida e voi potrete influenzare, o meglio plasmare, il mondo intorno a voi. In pratica simboleggia come voi sfruttate le vostre inclinazioni. L’azione varia in base all’anno di nascita, e le possibili azioni sono 10. Il numero indicato è l’ultimo numero dell’anno (2013 = 3). Ecco qua:
a) da febbraio 0 a gennaio 1: colpire
b) da febbraio 1 a gennaio 2: fuggire
c) da febbraio 2 a gennaio 3: amare
d) da febbraio 3 a gennaio 4: urlare
e) da febbraio 4 a gennaio 5: coltivare
f) da febbraio 5 a gennaio 6: confondere
g) da febbraio 6 a gennaio 7: svelare
h) da febbraio 7 a gennaio 8: legare
i) da febbraio 8 a gennaio 9: aprire
j) da febbraio 9 a gennaio 0: sognare

3) La pianta.
Otto, solo otto sono le piante possibili nello zodiaco del Canneto. Indicano il modo in cui l’azione viene svolta. Vivere con la tenacia del cactus, che resiste nel deserto, o con la forza infestante, ma vitale, della gramigna, o con la splendida maestosità della quercia, o la forza generatrice e felice dell’albicocco, indicano atteggiamenti diversi. La pianta dipende dal vostro nome, infatti a seconda della lettera con cui inizia può indicare un diverso approccio. Nel caso di un doppio nome, conta il primo, anche se il secondo può avere un’influenza. Divertitevi:
a) A B: gramigna
b) C D E F: cactus
c) G H I: quercia
d) J K L M: albicocco
e) N O P: cedro
f) Q R S: salice
g) T U V: trifoglio
h) W X Y Z: fico

4) Il colore.
Il colore meglio specifica l’indole umorale della persona. I colori citati, ovviamente, sono colori da uomo. Uomo diversamente grafico. E sono determinati dall’inziale del vostro cognome. Otto, come per i nomi. A voi:
a) A B: rosso
b) C D E F: giallo
c) G H I: blu
d) J K L M: nero
e) N O P: bianco
f) Q R S: verde
g) T U V: arancione
h) W X Y Z: viola

5) La creatura / cavalcatura.
La vostra guida avanza su di una cavalcatura, una splendida creatura composta interamente di un elemento. Questa creatura è dotata di caratteristiche particolari e mistiche, non degne di essere rivelate al non iniziato. Per voi sia solo un elemento decorativo, e cercate di dedurne il significato dalla leggenda e dalla storia dell’arte. Ciarlatano, fino in fondo. La creatura è determinata dal giorno in cui siete nati. A voi:
a) 1-2-3: gallo
b) 4-5-6: leone
c) 7-8: scorpione
d) 9-10-11: cavallo
e) 12-13: onagro
f) 14-15-16: toro
g) 17-18: surrush
h) 19-20: antilope
i) 21-22-23: leopardo
j) 24-25-26: scrofa
k) 27-28: ippopotamo
l) 29-30-31: cammello

6) L’elemento.
La creatura cavalcata dalla vostra guida è composta di un elemento. Questo elemento rappresenta la vostra capacità di porvi in rapporto agli altri, la vostra interazione sociale. Gli elementi sono freddi o caldi, e più sono caldi più vi relazionate amichevolmente. Ma sono anche leggeri o concreti, e più sono concreti e più la vostra amicizia è duratura. Come si determinano? E qui sta la genialità… tirando un dado a 20 facce… senza barare. Prego:
a) 1: fuoco
b) 2: acqua
c) 3: terra
d) 4: ferro
e) 5: legno
f) 6: foglia
g) 7: nuvola
h) 8: nebbia
i) 9: lava
j) 10: ossidiana
k) 11: oro
l) 12: alabastro
m) 13: aria
n) 14: elettricità
o) 15: cristallo
p) 16: vetro
q) 17: ghiaccio
r) 18: sangue
s) 19: vapore
t) 20: pioggia

In pratica, io sono del segno dello Scriba che svela, porta l’albicocco giallo, e avanza a cavallo di un surrush di lava. Ecco, ho scritto la mia cazzata.

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Almanacco, XVII

Diciassettesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
31 ottobre 2012

Ecco, sono qua che espleto le prime funzioni vitali della giornata, e la serata ludica di ieri sera e una notte scarsamente proficua dal punto di vista ristorativo mi rendono scarsamente consapevole persino dell’esistenza del pianeta.
In questo stato di semi-coscienza, tipo protozoo, scivolo verso un nuovo sonno.

Ma dal mondo degli umani una voce viene a pescarmi, e ritorno in condizione di veglia. E poi delle note. E che note: una dolce sinfonia!
Bohemian Rhapsody. 1975, 31 ottobre. Buongiorno anche a te, Freddie.

Bo-rhap, come la chiamano i queenomani, oltre a compiere gli anni oggi ha un’altra caratteristica: è una delle mie “canzoni prime”, era infatti sulla prima cassetta che mi copiarono. Le fanno compagnia, per esempio, Hey you e Time dei Pink Floyd (rispettivamente sulla prima cassetta regalatami insieme al walkman e sul primo cd arrivato insieme allo stereo). O Supersonic degli Oasis, presente sul primo album comprato alla cieca senza consigli di nessuno ma per aver sentito una canzone su MTV, oppure Self esteem degli Offspring, canzone simbolo del primo concerto visto, o Livin’ ain’t no crime degli Helloween, prima canzone metal amata. Ma anche A passion play #8 dei Jethro Tull, prima canzone che nessuno dei miei amici conosceva e alla quale ho procurato di mia iniziativa grandi estimatori. E Walk of life dei Dire Straits e Knockin’ on heaven’s door dei Guns, presenti sulle prime cassette regalatemi da amici.

Bene. Arriviamo al dunque, cioè a voi. Quali sono le vostre canzoni prime?

Almanacco, XVI

Sedicesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
30 ottobre 2012

Salto temporale al 1938. Un giovane dotatissimo e geniale speaker radiofonico mette in scena un convincente adattamento de La guerra dei mondi di Herbert George Wells. La genialità dello speaker sta nel presentare la cosa come realtà, non finzione, provocando panico negli Stati Uniti.

Quell’uomo era Orson Welles.

La domanda è questa: vi è mai capitata con un libro, una trasmissione radiofonica, televisiva, un film o un concerto, un’esperienza per qualsiasi motivo altrettanto sconvolgente di quella capitata ai poretti che credettero allo schersone di Welles?

#51. Due.

Da piccolo disegnare carte geografiche era uno dei miei passatempi preferiti. Ricalcavo il profilo delle terre emerse, e poi “decidevo” il futuro degli stati, separandoli, unendoli in confederazioni, oppure frammentandoli. E così ai miei tempi ho diviso l’URSS e la Jugoslavia molto prima della storia, per esempio. La stessa fine, ricordo, avevo destinato alla Spagna (irresistibile la voglia di staccare Catalogna e Aragona dalla Castiglia) e Regno Unito. Ma tutti poi riuniti nell’Unione Europea. Oggi mi rendo conto che ero un perfetto e normalissimo cittadino europeo. Ma procediamo con ordine.

Fin dall’antichità uno dei passatempi preferiti dall’uomo sembra quello di unire e dividere entità statali. Secessioni e unificazioni sono all’ordine del giorno nei libri di storia con una frequenza impressionante. Verrebbe da chiedersi se è davvero impossibile convocare una grande assemble all’ONU e, una volta per tutte, prendere in esame tutte queste situazioni e risolverle una per una. E stabilire una volta per tutte se nazione e popolo e stato sono entità che devono insistere su un’unico spazio comune, oppure se vige la regola che si fa un po’ a cazzo come capita.

Ora, voi tutti che avete girolato per un po’ nel Canneto sapete benissimo che la mia sponsorizzazione in favore della madre di tutte le unioni, ovvero la fondazione di un’Europa Unita, è solida e convinta. Ebbene, con questo post cercherò di capire se nel mondo ci sono situazioni di unioni e/o divisioni in corso da risolvere e in che modo mi auguro che vada a finire.

Non parlerò quindi, per una volta, di tempi antichi, ma di presente, quasi di attualità. Niente lamentazioni sulla divisione dell’Impero romano d’oriente e d’occidente, o sulla nascita di Francia, Germania e Lotaringia.

Poco tempo fa, in un almanacco, ho ricordato le dimissioni di Honecker, che furono il primo eclatante passo verso la riunificazione della Germania. Un paese che a causa della più grande guerra di tutti i tempi era stato spartito in 4 parti (poi ridotte a due), una capitale che ne ha seguito le stesse sorti, veniva finalmente ricondotto ad essere un unico paese. Un momento unico, importantissimo, che restituisce all’Europa uno dei suoi paesi storicamente più forti, importanti, trainanti sia dal punto di vista economico-industriale che culturale (il tedesco è la lingua della filosofia, e in tedesco si esprimevano forse i più grandi scrittori di musica del continente). Di due, quindi, se n’è fatta di nuovo una, e qui siamo apposto. Dovrebbero essersi messi il cuore in pace sulla “terza Germania”, quella oltre la linea dell’Oder-Niesse, che ormai è Polonia e Russia. La Prussia, in pratica, possiamo lasciarla definitivamente ai libri di storia.

“Lo Yemen, architettonicamente, è il paese più bello del mondo.”
[Pier Paolo Pasolini]

Nel 1990 aveva finalmente ritrovato unità anche il popolo yemenita, e quella che i romani chiamavano Arabia Felix, e che prima ancora era stato il Regno di Saba, tornò ad essere un’entità statale unita. Precedentemente divisa in uno stato assolutista a nord e da uno marxista a sud, anche qui da due se n’è fatta una. Ufficialmente democratica, ma sai com’è, Saleh non pareva proprio essere il principe della democrazia, col suo 96% alle elezioni. Vedremo se il suo sostituto sarà un paladino della modernizzazione delle istituzioni, o se come in tutti gli altri più famosi casi la primavera araba tenderà a scivolare in un gelido autunno della libertà.

E prima ancora, attraverso la fin troppo famosa guerra del Viet Nam (vabbhè che gli americani ci sono rimasti male a perdere una guerra, però dai, coraggio, può succedere, adesso però basta schiacchiarci i testicoli con rambi e apocalipsi e giacchetti). Di due, un po’ a calci (molto a calci), però se n’è fatto uno. E lì di sicuro è finita così.

Lontana dalla fine è la situazione della Corea, divisa tra il nord comunista dittatoriale e il sud capitalista. La fine della guerra fredda, alla fin fine, credo che pian piano porterà anche alla fine della Corea del nord. Anche la Cina in fondo sta diventando un paese capitalista, e la Corea del Nord reggeva soprattutto sul suo capo carismatico (?) infine spirato. Chissà che presto dalle ceneri di uno degli stati canaglia (un presidente degli Stati Uniti che non nominerò ha definito così un’altra nazione… della serie non demonizzare il nemico) nasca una nuova potenza nell’estremo oriente. E chissà se il Giappone sarà d’accordo.

Sono ancora due di fatto anche gli stati su Cipro. Turco-ciprioti non riconosciuti dall’ONU a nord e greco-ciprioti a sud. Difficile prevedere come possa andare a finire. I greci hanno votato contro la riunificazione del paese in un referendum alla vigilia dell’ingresso nell’UE, a causa del fatto che il piano Annan non prevedeva una soluzione al problema dei coloni inviati dalla Turchia e dei grecociprioti scappati a sud che hanno perso le loro proprietà a nord. Tipo che vi dice qualcosa, vero?
La speranza mia comunque è che un giorno la Turchia possa essere pronta all’ingresso nell’Unione, e che questo spiani la strada anche alla riconciliazione cipriota. Per ora di due sono rimaste due, e lo stop al trattato non lascia presagire una soluzione troppo veloce. E la capitale Nicosia è divisa in due con tanto di muro. La nuova Berlino, ma senza film.

Divisa è anche l’Irlanda. Il problema irlandese è stato uno dei più grossi nell’Europa fino allo scorso decennio, con l’IRA impegnata in una vera e propria guerra per l’unione del Nord protestante, sotto il controllo del Regno Unito, con il resto dell’Eire. Come finirà? Mah. La sensazione è che si andrà avanti così, a meno che non si arrivi a uno strappo definitivo tra UE e Regno Unito, con gli inglesi a prendere una strada diversa dal continente (o viceversa…). Allora forse la sensazione di una maggiore divisione tra irlandesi potrebbe riaprire ferite ormai quasi rimarginate.

Ma, come detto, il passaggio da 2 a 1 non è l’unica strada percorribile. C’è l’inverso, passaggio che in questo momento viene perseguito, o è stato perseguito di recente, in numerose aree del pianeta. Nel ’93 cechi e slovacchi si sono separati, pacificamente. Sempre nel ’93 si sono ufficialmente divisi eritrei ed etiopi, e ben meno pacificamente. In Indonesia l’isola di Timor si è divisa (passando da una quasi guerra, un quasi intervento, e un referendum) tra la parte occidentale, rimasta con l’Indonesia, e gli indipendentisti della parte orientale. Si è diviso il Sudan, e ora c’è il Sud Sudan.

Ma la crisi sta spingendo l’indipendentismo e la divisione anche nelle zone occidentali dove meno te l’aspetti.

La Scozia cerca l’indipendenza dagli inglesi, e c’è già in programma un duro referendum concesso dal Regno Unito a denti stretti. Inizialmente il partito scozzese che fa capo agli autonomisti aveva richiesto un doppio referendum, del tipo a) indipendenti b) autonomi ma non indipendenti c) un cazzo di niente. Ma gli inglesi non hanno voluto b: tutto o niente. E vaffanculo.
La Catalogna dai castigliani, e qui il referendum chissà se mai ci sarà e se dagli spagnoli verrà accettato e riconosciuto… di certo qui i catalani repubblicani hanno da qualche decennio il dente avvelenato contro i castigliani franchisti… e barcellonesi e madridisti sono pronti a prendersi a cazzo in faccia non solo in campo.
In Belgio i gli indipendentisti fiamminghi vogliono le Fiandre indipendenti dalla Vallonia, e lo stato unitario scivola sempre più verso la confederazione.
L’Europa dei 25, così, potrebbe trovarsi in breve in un’Europa dei 28, senza nuovi ingressi (in realtà 29, visto che la Croazia, un tempo la capofila della dissoluzione jugoslava, sta per entrare), con una di quelle magie che solo agli europei riescono.

Siamo proprio gente strana, noi europei. Un continente minuscolo e una quantità di stati in continuo e costante aumento. Avrà un senso? Sarà la giusta strada da seguire per l’umanità? O il futuro è dei mega-stati previsti nei libri di fantascienza degli anni ’70-’80? Che cartina potrei disegnare per l’Europa, ora?

Almanacco, XV

Quindicesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
29 ottobre 2012

Nella città americana di Cincinnati, Ohio, il 29 ottobre del 1906 nasce un grande. Si tratta dello scrittore Fredric Brown, famoso soprattutto per i suoi racconti di fantascienza e il romanzo “Assurdo Universo”.
Devo dire che è uno scrittore che sento particolarmente vicino, per la predilezione per il testo breve o brevissimo, arguto, spesso con finale a sorpresa (e il famosissimo “La sentinella” ne è il τυπος). In pratica dovrebbe essere il mio scrittore ideale, quello da cui prendo ispirazione. Paradossalmente non è così, ho letto pochissimo di Brown. Tra gli scrittori dell’età d’oro della fantascienza – che va a costituire quasi un genere, anche se al suo interno ha migliaia di genere – ho letto tantissimo Asimov (Fondazione soprattutto) da ragazzino, ho amato i romanzi della legione dello spazio di Jack Williamson (space opera all’ennesima potenza), ho gradito molti lavori di Clarke. Ma soprattutto Heinlein, amato però non da giovane, ma riscoperto quando ero pronto.

E voi? Tra di voi sicuramente ci sono un sacco di lettori di fantascienza, e fantascienza pulp in particolare. Chi è il vostro preferito?

Almanacco, XIV

Quattordicesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
27 ottobre 2012

Restiamo in tema cinematografico. È il 27 ottobre del 1927, 85 anni fa. Passa per la prima volta in sala un film poco famoso, “il cantante di jazz”. Cos’ha di particolare? È il primo film sonoro della storia (per la verità, trattandosi sostanzialmete di un musical, aggira un po’ il problema della perfetta sincronizzazione tra voce e movimento della bocca), e il cinema cambia per sempre. Ancora più del colore.

Infatti se ancora oggi potete gustarvi tranquillamente un film in bianco e nero, un film muto resta (tranne per i cultori del genere) ormai irrimediabilmente lontano dai nosti gusti.

Ora, da lì in poi si sprecano battute memorabili nelle pellicole, per cui possiamo arrivare alla domanda di oggi: qual è la battuta più bella?
E ok, visto che sono veramente tantitra cui scegliere, voglio essere buono. Cinque battute, cinque. Con calma, scegliete. Cinque. Se poi le motivate, siete dei ganzi.

Almanacco, XIII

Tredicesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
26 ottobre 2012

Se vi dico 26 ottobre 1985 cosa vi viene in mente? Fermi là! Lasciate stare wikipedia o google o sticazzibus, ce la potete fare. Tanto lo so che tra di voi ci sono diecine di figli degli anni Ottanta. Ok, vi do un suggerimento: “Ehituporco levale le mani di dosso”. Sì, è il giorno in cui è ambientato il “presente” della trilogia di “Ritorno al futuro”. Non ne sono mai stato un fan (anche se la gradii, ecché, ci mancherebbe), ma è di certo uno dei simboli cinematografici degli anni ’80.

Ora, la domanda che vi rivolgo oggi (nell’attesa di nuovi temi seriosi consoni allo standard del blog che, non temete, arriveranno nei prossimi giorni, dacché sono in “cottura”) non può che essere la seguente, anche alla luce del mini-dibattito lanciato nei commenti di un altra pagina dell’almanacco a proposito del film “La storia fantastica”.

Qual è il vostro film preferito degli anni ’80? Vi fermate ai già citati? Siete dei “Goonies” alla ricerca di tesori nascosti? Siete pronti a far tremare le colonne del cielo come in “Grosso guaio a Chinatown”? Avete colonie di Gizmo in cantina? Cacciate fantasmi nei weekend? Oppure siete donzelle inguaribilmente pronte alla lacrima se qualcuno cerca di mettere Baby nell’angolo?

Almanacco, XII

Dodicesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
25 ottobre 2012

Segnatevi questa data, perché per quest’anno il 25 ottobre è il giorno del primo stronzo stradale d’autunno.

Stamattina, infatti, uscendo dalla mia casetta e portando pattume & cacca del furetto al bidone, non ho potuto fare a meno di notare che, allo spaziare del mio sguardo verso l’orizzonte, la visibilità, per la prima volta quest’anno, era lievemente compromessa da una nebbiolina biancastra. Eh sì, anche quest’anno in pianura padana è arrivata la nebbia.

Immessomi poi in strada sulla buona vecchia macchinuzza, ho reincontrato, dopo lungo tempo e per la prima volta quest’anno, il mio caro amico generico, lo stronzo d’autunno, quello che anche se la nebbia è tale che non vedi giusto appena prima della curvatura terrestre, anche è sei in città di giorno, anche se è in coda ed è piuttosto improbabile che i 12 dietro di lui non l’abboano visto, tiene acceso il retronebbia.

Ora, siccome spegnerlo è una cortesia gratuita nei confronto di chi hai dietro (e tenerlo acceso non dà alcun giovamento), e poche cose mi urtano come chi se ne sbatte carpiatamente la fava degli altri anche quando il gesto è fornito della più totale gratuità, capirete l’odio viscerale che provo nei confronti dello stronzo d’autunno. Se avessi la possibilità di parlargli, civilmente, of course, gli sparerei addosso talmente tanta merda che ne rimarrebbe croccoglassato.

E voi? Quale gesto (rimanendo tra quelli penalmente irrilevanti, sennò grazie al cazzo) degli altri automobilisti considerate del tutto intollerabile?

Almanacco, XI

Undicesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
24 ottobre 2012

Oggi è un giorno denso. Il 24 di ottobre sono accaduti eventi importanti sia per la storia nazionale che mondiale.
In questo giorno finisce la guerra dei trent’anni, c’è Caporetto e l’anno dopo stesso giorno c’è Vittorio Veneto, nasce l’ONU, c’è il crollo di Wall Street del ’29, l’invasione sovietica dell’Ungheria che mette fine alla svolta di Budapest, c’è il discorso di Eisenhower che richiama gli USA all’intervento in Viet Nam. Viene eletto Allende, e finisce la guerra del Kippur, il governo polacco legalizza Solidarnosc. Insomma, il 24 ottobre è una data pesante, quando arriva occhio ai giornali, si sa mai cosa può accadere.

Ma l’evento su cui vorrei porre l’accento oggi è meno roboante. Anzi, molto più mesto. Nel 2003 c’è l’ultimo volo del Concorde.

Ah, il Concorde. Ricordo che da piccolo lo percepivo come qualcosa di assolutamente nuovo e tecnologicamente avanzato, come l’esempio di cosa potesse fare l’uomo. E immaginavo che un giorno il cielo sarebbe stato pieno di Concorde. Come lo Space Shuttle. Due Scitillanti esempi di tecnologia… finiti in soffitta. Invece di aprire strade, si sono rivelati il fondo di cul de sac tecnologici, ed è con una certa mestizia che li ho visti andare in pensione. E non è come, per esempio, il Commodore 64, perché è finito in soffitta lui, ma non la sua progenie. Gli aerei di linea supersonici e le navette riutilizzabili, invece, non hanno avuto progenie fertile, sono muli tecnologici.

Avete altri esempi di muli tecnologici?

«Lanterna a novembre»

Ho riscritto un vecchio racconto, vecchissimo, a dire il vero, che risentiva molto del peso degli anni. È un omaggio alle atmosfere di Halloween, la festa che finita nel torrente delle americanate sta inzuppando il nostro paese, in un fiume di Coca-Cola e marshmallows. Festa odiata da tradizionalisti e religiosi, ma anche evento che qui ci consente una riflessione: se continuiamo a chiamare “valori” gli ideali, finiremo con lo svilirli, e valutarli meno di quel che meritano.

Il vecchio con la lanterna era giunto nel nostro paese a piedi, la sera della vigilia di Ognissanti. Indossava vestiti che non si potevano dire laceri o da buttare, erano solo fuori tempo, come lui. E fuori luogo.
Camminava piano, il vecchio, e un po’ ricurvo. E tuttavia sicuro. Un passo, un passo, un passo, un sospiro e un passo. Costante.

Le vie del paese si aprivano dinnanzi ai suoi passi una dopo l’altra, le uniche luci filtravano da tende pesanti e arrossavano pietre grigie e ciottolati, altrimenti ammantati nel blu violaceo della prima sera. Il vecchio si soffermò a guardare una fontana, regolò la sua lanterna, sospirò, riprese il passo.

Un ragazzino tornava veloce a casa, forse si era attardato nei giochi con qualche compagno di burle. Il vecchio lo avvicinò, e chiese:
– Sai dirmi quanto vale l’amicizia?
Ma il fanciullo, sorpreso, o forse intimorito, non rispose. O forse proprio non seppe rispondere.
Il vecchio gli mozzò la testa.

Continuò il suo cammino, il vecchio, camminando per le nostre contrade, rischiarando la via con la sua vecchia lanterna tra giardini immersi nell’ombra e cortili rosseggianti per fiochi bagliori. Profumo di fagiolini stufati, e forse chiodi di garofano, una famiglia ricca.

Poco lontano dalla porta a sud incontrò un soldato. Un soldato, un fiero armigero, con spada tagliente e armatura lucida. E uno strafottente pennacchio rosso e bianco che spuntava dall’elmo. Un soldato, con spada. E con lancia.
Il vecchio gli si fermò dinnanzi, mentre dentro di sé già il soldato si beava di come la gente di lui avesse bisogno, e in fondo a lui dovesse rivolgersi.
E il vecchio gli si rivolse, e chiese:
– Sai dirmi quanto vale la pace?
Ma il soldato non viva la pace, la sua natura glielo impediva. E non seppe rispondere. E il vecchio gli mozzò la testa.

La fioca luce della lanterna rischiarava poco oltre la punta di quelle scarpe, un tempo così eleganti, lungo le belle vie della nostra terra, donando un aspetto strano e distorto a tutto ciò che lambiva. Lungo il viale delle viole, così bello a primavera ed ora così spoglio, con gli ontani dalle nodose braccia defogliate protese verso la luna nuova.

Il peregrinare del vecchio lo portò di fronte ad una giovane prostituta. Appoggiata ad un albero lo squadrò, chiedendosi se poteva permettersi mezz’ora delle sue grazie.
Ma il vecchio le parlò:
– Sai tu dirmi – le chiese – quanto vale il vero amore?
Ma la prostituta non vendevaamore, e non lo sapeva valutare. No, non seppe rispondere, la giovane, e il vecchio le mozzò la testa.

Continuò a camminare. Cercava la sua quiete, il vecchio, e la sua cerca lo portò al centro del paese dove stavano discutendo il prete ed il sindaco. Si avvicinò alle due persone, sempre rischiarando la via con la sua lanterna.
Esitò per volgere gli occhi alla fontana del nostro paese, piena di monete gettare per comprare un po’ di buona sorte.
– Sapete dirmi – disse poi volgendo la sua attenzione al sindaco e al prete – quanto valgono il potere e la morale?
E i due parlarono, e parlarono, e parlarono… ma non seppero rispondere.
Il vecchio se ne andò, con ancora tutte quelle parole nelle orecchie, e lasciò al prete tutta la sua simbologia che gli dava il permesso di insegnare la morale, e al sindaco la fascia che gli concedeva di esercitare il potere. Ma portò via le loro teste.

– Chi, chi – disse allora il vecchio rivolto alla sua lanterna – potrà infine dirmi il valore delle cose mettendole giustamente una in fila all’altra, chi porrà fine al mio tormento? Chi potrà donare giusta dimensione a ciò che non è dimensionato, dando fine alla mia cerca?

Il vecchio con la lanterna era giunto nel nostro paese a piedi, la notte della vigilia di Ognissanti. Non ricordava da dove veniva, ma sapeva cosa era necessario per dargli finalmente pace.
Fu in un vicolo che conduceva ad una rosticceria che lo incontrai.
Increspò la bocca in un sorriso, che rese ancor più triste il suo volto rugoso, guardando quasi oltre me, pensando forse già al prossimo incontro, e mi disse:
– Quanto valgono l’amicizia, la pace, l’amore, il potere e la morale?
– Ben meno, direi, sì – risposi scostandolo e riguadagnando la via della rosticceria – ben meno di un panzerotto al prosciutto, per me che sto morendo di fame.

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