Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

Almanacco, XVIII

Diciottesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
1 novembre 2012

Immaginate di trovarvi nel momento in cui una nazione ed un popolo relativamente giovane, uno stato, cioè, formatosi in tempi recenti attraverso una stratificazione di immigrazioni, conquiste, sconvolgimenti sociali, inizia a crescere in sviluppo tecnico ed economico, e comincia a costituirsi una vera coscienza (orgoglio, magari) nazionale.

Sarà inevitabile che in quel paese, oltre all’economia e al potere politico, si assista ad uno sviluppo anche delle forme artistiche. Ebbene, non faccio fatica a trovare almeno due esempi in cui con l’affermarsi sulla scena mondiale di un paese abbiamo anche, in quello stesso paese, l’affermarsi di una forma artistica, relativamente nuova, che in quel paese trova terreno fertile per svilupparsi in maniera a dir poco spettacolare.

L’esempio più recente è rappresentato dagli Stati Uniti col cinema. Ma di cinema di recente abbiamo parlato molto.
L’altro esempio è l’Inghilterra elisabettiana, a cavallo tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, e l’arte della quale assistiamo a uno sviluppo impressionante è il teatro (di certo non una novità, visto l’illustre precedente del teatro greco, ma di fatto una novità nella modalità e nel successo, mancante da secoli) che trova humus fertilissimo nel palato del popolo inglese, solleticato dalle rappresentazioni popolari sacre e non, tipiche dell’epoca (le famose passion plays).

Come mai ne parlo oggi? Perché proprio due opere del più grande (William Shakespeare) videro per la prima volta la luce della scena il 1° di novembre: Otello nel 1604 e La Tempesta nel 1611.

E la domanda è: qual è la vostra opera teatrale preferita? E qual è la rappresentazione cui avete assistito che più vi ha convinto?

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7 pensieri su “Almanacco, XVIII

  1. Mauro in ha detto:

    Del sono una persona troppo arida per essere emozionato/interessato dal teatro 🙂

  2. Io una troppo povera per poterselo permettere.
    Di quelle che ho letto, Moliére, Plauto.

    Vorrei ricordare anche il grande fermento artistico della Russia post-rivoluzionaria

    • Io comunque apprezzo Shakespeare assai. E avendo visto anche diversi adattamenti moderni e talvolta disambientati e d’avanguardia, devo dire che si presta a un sacco di varianti e esperimenti.

  3. Luca in ha detto:

    Di quella manciata di rappresentazioni che ho visto a teatro, devo dire che apprezzo di più le commedie, quindi vai di:
    L’Avaro di Molière
    Le Allegre Comari di Windsor di Shakespeare che abbiamo visto lo stesso giorno, ma in posti diversi
    La Locandiera di Goldoni (questa vista addirittura alle superiori, ma apprezzata tantissimo)

    • Le allegre comari devo dire che invece è stata per me piuttosto noiosa e deludente, forse è stata la rappresentazione meno coinvolgente tra tutte quelle a cui ho assistito!

  4. Topus in ha detto:

    Purtroppo sono ignorantissimo in materia teatrale (a parte un esame sostenuto anni fa, del quale ho già dimenticato quasi tutto). Conosco qualcosina di Shakespeare, il Faust di Marlowe, e non mi dispiace affatto il teatro inglese di quel periodo. Però parlo di forma scritta, le mie frequentazioni teatrali sono praticamente nulle.
    Posso asserire che depreco con forza la danza e il balletto come forme d’arte 😛 😛

    • Riguardo balletto/danza devo dire che anch’io fatico a entrarci in sintonia. Forse è una forma d’arte lontana dalla mia sensibilità (più vicina per esempio all’insaccato). Resta il fatto che le coreografie di ballo moderno alla “America’s best dance crew” spesso mi lasciano a bocca aperta. Per il resto finisco per preferire coreografie sportive, tipo ginnastica artistica/ritmica/nuoto/pattinaggio. Anche se preferisco sempre la poiesi dell’insaccato.

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