Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

Almanacco, XXXV

Trentacinquesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
26 novembre 2012

Salto carpiato indietro nel tempo, all’epoca delle guerre civili che nell’arco di un secolo portarono Roma dalla Repubblica all’Impero. Dopo l’esperienza delle guerre tra Mario e Silla si decise che due uomini al comando inevitabilmente erano troppi, e finivano per gonfiarsi di botte, a discapito dello stato. Così, con astuta mossa, si decise di passare a tre, con i famosi triumvirati, nei quali il terzo non contava una fava. Nel primo triumvirato, accanto a Cesare (il divo Giulio, il primo, intendo) e Pompeo (magno), c’è Crasso.

Nel 43 a.C., il 26 di novembre, si forma il secondo triumvirato, che unisce Marco Antonio, Ottaviano e Lepido. Qualcuno dai tempi di scuola o dalle fiction ambientate a Roma ricorda bene chi fosse Lepido? (senza Wikipedia o Google, per favore).
E c’è qualche altro “secondario” che emerge dalle tenebre della storia e che secondo voi avrebbe meritato maggior considerazione? Che ne so, Asdrubale Barca, fratello di Annibale. O Anne Brontë, la terza sorella scrittrice, quella che non ricorda mai nessuno. Oppure Angelo Colombo, l’unico titolare del Milan di Sacchi caduto nell’oblio.

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10 pensieri su “Almanacco, XXXV

  1. Topus in ha detto:

    Mmm questo post mi ha fatto riflettere in modo inaspettato. Cercando gregari mesopotamici negli anfratti della memoria, mi sono reso conto che non ce ne sono. E mi sono reso conto che la storia greco-romana è la prima a regalarci testimonianza e memoria di personaggi secondari, di sconfitti e di persone umili. E’ stata davvero una grande rivoluzione quella del pensiero greco e della democrazia e incredibilmente solo in questo momento mi rendo veramente conto della sua portata rivoluzionaria.
    Gilgamesh cercava l’immortalità e come risposta ha avuto una pernacchia e il suggerimento di cercare l’immortalità del nome, della memoria, che è l’unica forma di immortalità accessibile agli uomini. Nel suo mondo questa immortalità era veramente per pochi e noi di quel mondo conosciamo solo re, sacerdoti e signori. Era un bene talmente prezioso da sfiorare davvero l’illusione della vita eterna. L’epoca greca degli eroi ha fatto da tramite tra il vecchio mondo antico e il nuovo mondo antico, un nuovo mondo plasmato anche dai gregari.

  2. Credo che la figura di Labriola (Antonio, non Arturo) sia poco conosciuta e poco valorizzata.
    Un altro personaggio che, pensando a Labriola, mi viene in mente è Galvano Della Volpe.
    Uhmm. Be’ Jan Mukarovsky, nel campo della filosofia contemporanea.
    Filippo Savorgnan di Brazzà Sorreschian, di Udine, ibridatore di violette, padre dell’unica violetta a fiore doppio realmente bianco esistente, la ‘Comte di Brazzà’.
    John Bartram, Philip Collinson, Pigafetta, Hooker, Solander, gli zii di Marco Polo, la guida di Hillary sull’Everest, Eratostene di Cirene, Al-Battani o Albategno, Luigi Giglio, la sorella di Mozart…e bof, per ora non me ne viene in mente nessun altro.

  3. fabio foggetti in ha detto:

    Il veder citato Pigafetta mi fa venire in mente che sulle navi di Magellano era imbarcato uno schiavi catturato in Asia anni prima e portato in Europa. Il che ne avrebbe fatto il primo uomo che ha circumnavigato la terra nel momento in cui l flotta è tornata presso le sue terre.

    Poi mi viene in mente il terzo astronauta della
    Missione Apollo verso la luna. Quello che è rimasto tutto il tempo sulla navetta di recupero!

    Poi, gregario di lusso, Jack Burton di Grosso Guaio a Chinatown! Lui è il protagonista pur essendo la “spalla” dell’eroe 🙂

  4. Il terzo astronauta! Ma è Michael Collins, il pilota del modulo lunare, quello che ha maggiori responsabilità dopo il comandante della missione, che in questo caso era Armstrong.
    Il pilota del modulo lunare nelle missioni Apollo è sempre stato il vero “specialista”.
    Il pilota del modulo di controllo è colui che ha (aveva) le maggiori responsabilità tecniche nelle missioni apollo. Suo il compito di aggangiare il LEM e di sganciarlo. Un’operazione molto delicata. Suo il controllo della missione quando i due astronauti sono (erano) sulla superficie. Se ricordate “Apollo 13” avrete visto quanto è stato bravo Mattingly (che poi andò in orbita non ricordo con quale altra missione, forse pure due volte), nel riportare a casa i suoi colleghi.
    Sì, decisamente Collins avrebbe meritato di più, ma almeno qualcuno ricorda che c’era e qualcuno anche il nome. Sfido chiunque a dirmi anche uno solo dei membri dell’equipaggio dell’Apollo 12.

    OT: lo sapete che quelli della Gemini 8 videro gli ufi?

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