Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

#58. Evoluzione.

“È molto probabile che una tappa decisiva nel misterioso processo dell’evoluzione dell’uomo sia rappresentata dal giorno in cui un essere, che stava esplorando con curiosità il suo ambiente, fermò la sua attenzione su se stesso”
[Konrad Lorenz]

Facciamo anche oggi un salto indietro, ma esuliamo dall’almanacco. Si torna con un saltello all’indietro al 2007, quando, dopo una carrallata dei prodotti innovativi presentati da Apple nel corso degli anni, Steve Jobs presentò il primo iPhone. All’atto della sua presentazione, accolsi la notizia con una sorprendente e incontrollata enfasi: un lieve sollevamento della spalla destra, vagamente percettibile, distinguibile dal meccanico gesto di allontanamento di una mosca solo per la totale assenza di mosche (era gennaio…).

Come, però, in presenza di molte altre nuove tecnologie, la mia lungimiranza fu all’epoca quantomeno scadente. Bissai l’atteggiamento avuto di fronte all’iPod (“è solo un walkman”), che avrei poi trissato con l’iPad (“è un iphone scomodo, stavolta hanno proprio toppato”). E finii così per sottovalutare assai l’impatto di un oggetto come lo smartphone nella vita, di più, nell’evoluzione stessa del genere umano.

No, non esagero.

Lo smartphone cambia l’essere umano. Con lo smartphone ci troviamo di fronte all’umanità 2.0. Homo sapiens sapiens 2.0 (d’or’innanzi “homo2”) è una creatura del tutto identica a homo sapiens sapiens fenotipicamente e anche genotipicamente parlando. Ma dal punto di vista etologico è tutt’altra cosa.
Intanto sviluppa una coscienza collettiva, estremamente mutevole e rapida (ed efficiente) nella sua mutevolezza. E in più ha una memoria collettiva (tutti sanno tutto immediatamente, accedendo al sapere condiviso in tempi spesso più veloci di quelli necessari a farsi venire in mente qualcosa) come gli insetti. Ogni individuo contribuisce continuamente a creare questa memoria ed esperienza collettiva (per esempio attraverso Twitter, “non andate qui, che c’è un terremoto”, “fico questo albergo”, “che merda di gioco in scatola”, oppure attraverso le enciclopedie libere della rete, in primis la matriarca Wikipedia), influenzando continuamente il comportamento di tutti gli altri membri della stessa specie.
L’uomo 2.0 si gode meno, se vogliamo, la bellezza delle cose, preferendo lavorare direttamente sulla bellezza del ricordo che ha delle cose: infatti oltre ad avere la possibilità di scattare continuamente fotografie, le può “postprodurre” direttamente sul posto, e cacciare immediatamente nello spazio condiviso con gli altri umani di pari versione, creando una coscienza estetica comune in aggiornamento rapido, per esempio con Instagram, o Facebook.
Al contempo, però, avendo a disposizione strumenti di calcolo, misurazione, memorizzazione, geolocalizzazione e navigazione estremamente efficienti, col tempo si atrofizzeranno le capacità matematiche, visive, mnemoniche e di orientamento. Ciò è facilmente riscontrabile da noi tutti: se avete acquistato ed usate abitualmente un navigatore satellitare, vi sarete resi conto che quando ne siete sprovvisti le città sembrano infinite e progettate da Escher. Trovare quel dannato museo è diventato improvvisamente impossibile. E rimediare a una strada chiusa per lavori è un’impresa titanica.
Un altro problema connesso allo smartphone, e soprattutto alla connettività permanente sempre in tasca, è di tipo psicologico: l’immediata risoluzione di dubbi e perplessità, l’aiuto che ci giunge da un chissàdove costantemente fruibile e rapidamente accessibile, finirà per rendere homo2 una creatura incapace di differire la soluzione di un problema, o a convivere con l’impossibilità di trovare una soluzione. Sarà quindi più facilmente soggetto all’ansia e ad attacchi di panico, o peggio ancora a comportamenti irragionevolmente compulsivi ed autodistruttivi (ricordo il Gioco del gigante – ne “Il gioco di Ender”, romanzo fantascientifico di Orson Scott Card dal quale è stato tratto un film di prossima uscita – nel quale il protagonista giocava a un videogame sviluppato per testare questi comportamenti, costituito da un finale chiuso con mostro invincibile: più il soggetto si intestardiva ripetendo il finale più aveva tendenze di questo genere, un po’ come la cimice col vetro…).

Di fronte a un’umanità mammifero nell’aspetto, ma insetto in certi comportamenti, è lecito parlare quindi di una nuova tappa evolutiva dell’umanità? Possiamo affermare che la mela, per la seconda volta dai tempi di Adamo ed Eva, ha contribuito a mutare il nostro destino?
E infine, secondo voi, quali altre scoperte, innovazioni, stronzate hanno cambiato così radicalmente l’umanità?

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20 pensieri su “#58. Evoluzione.

  1. agosto 2012 caro. 🙂 http://rondinihf.wordpress.com/2012/08/16/una-simpatica-riflessione/

    devo dire che ieri mi è partita una riflessione analoga, quando ho comprato 2 stilosissimi quadernoni fabriano all’iper. ho realizzato cosa mi urta dell’approccio jobs alla tecnologia. Noi non consideriamo gli smartphone come oggetti. li consideriamo parti di noi stessi. Onestamente la tendenza ad evolvere artificialmente inizia con gli utensili: il cucchiaio, la lancia, il bastone. Questa degli smartphone è solo la versione di inizio secolo di questo processo. certo è strabiliante perchè è la parte che noi stiamo attivamente vivendo. per i 14 enni è estremamente normale, per i nostri nonni è incomprensibile. la cosa pericolosa, che mi ha fatto odiare il misantropo di Jobs fino all’ultimo è che questa “evoluzione” non è un bisogno dell’uomo, ma una finzione creata ad arte. non intendo sminuire l’enciclopedia a portata di mano, o la geolocalizzazione come senso aggiunto ormai acquisito, intendiamoci: sono molto comodi e divertenti. intendo puntare il mio ditone alla colpevole mancanza di una direzione che questa rivoluzione paradigmatica nell’approccio alla conoscienza ha avuto. l’unica direzione è stata ed è ancora il denaro, e l’idea di creare il bisogno di possedere macchine sempre aggiornate nelle persone. e se qualcuno può resistere a questa falsa urgenza, molti purtroppo ne sono sommersi. quello che intendo è che i giovani che crescono con gli smartphones faranno sicuramente più fatica (se ci riusciranno) a non esserne dipendenti. certo molto passa al solito per l’educazione, ma sono perplesso.

    • Ricordo il dibattito su rondini-hf, ricordo. Infatti mi è subito tornato in mente quando ho visto che oggi è l’anniversario del primo iPhone.

      Riguardo le tue domande: può l’uomo moderno, cioè noi, nato con automobile, televisore, forchetta e coltello, e pizza, farne a meno? Intendo, non per mezza giornata, non per gran parte del tempo, ma proprio farne a meno.

      • Anzi, mi concedo un passo in più: perché ne dovrebbe fare a meno?

      • attenzione. io non chiedo ne auspico che ne faccia a meno. solo che forchetta e coltello i tuoi ti insegnano ad usarli perchè tu non ti ci cavi un occhio, per l’automobile ci vuole una patente. quello che cerco di dire è che mi sembra che l’umanità non abbia pensato a come “insegnare” uno strumento del genere.

      • Dài tempo all’umanità! Non credo che la patente sia stata inventata con l’automobile, chissà quanto tempo è passato…

      • Io credo di sì, ne può fare a meno, “tecnicamente”. Ma li ricostruirebbe.

      • Allora…. a scrivere tutto quello che ho in testa, farei un nuovo post, visto che l’argomento tecnologia/educazione mi interessa un tantinello.

        Qualche idea sparsa:
        – perché dovremmo fare a meno della tecnologia: che senso avrebbe avuto la rivoluzione industriale? Torniamo a produrre a mano, bruciamo i telai meccanici una ‘decrescita felice’ leggermente forzata….
        – impegnamoci ad insegnare alle nuove generazioni l’uso sensato della tecnologia: non possono farlo i nostri genitori, dobbiamo farlo noi che siamo i primi nativi digitali. Abbiamo visto come funziona, abbiamo un’età che ci permette di fare da maestri alle nuove generazioni. Compito di un educatore è anche questo.

        Nel nostro mondo il digital divide non è legato alla mera mancanza di accesso alle tecnologie (beh questa frase in Italia è discutibile) ma anche al loro utilizzo errato…

      • Servirebbe anche una maggior consapevolezza da parte di quelli della nostra età. Consapevolezza delle potenzialità e dei pericoli di internet. Io sono convinto che un buon 80% non si renda conto dei rischi connessi ad un uso non consapevole di queste tecnologie.

  2. Fabio in ha detto:

    Solo con una apocalisse potremmo capire non se ma come ne faremmo meno…

  3. Mauro in ha detto:

    E si vada dunque alle origini, 1750 viene prodotto l’uomo 0.1 un mix di piccoli (in versione antropologica) cambiamenti che danno il via a quella stupenda e terribile avventura che è (ed è tuttora) la rivoluzione industriale. Forse si può mettere l’uomo 1.0 con la diffusione dell’illuminazione (prima gas e poi energia elettrica) la stessa energia che muovendo le macchine permise di”risparmiare” tempo che venne “raddoppiato” perchè si poteva illuminare la notte e quindi leggere, scrivere, discutere, complottare, pianificare altre rivoluzioni…

    • La mia sensazione è che comunque questa rivoluzione sia seconda solo alla scrittura, per la sua proprietà di dislocare al di fuori del cervello capacità in esso normalmente contenute.

  4. fabio foggetti in ha detto:

    Concordo con talamax, le regole sull’utilizzo degli smartphone vanno insegnate alle nuove generazioni (che poi ne creeranno di loro, ben fatte si spera). Solo che spesso sembra che vengano disattese anche qualle più basilari, prima tra tutte il non far nemmeno portare gli smartphone a scuola a se i propri figli non sono in grado di utilizzarli.

    Per quanto riguarda le riflessioni sul loro impatto non posso che sottoscrivere quanto detto nel post.

    Ho riflettuto più volte sull’influenza che l’iPhone ha avuto sulla mia vita nell’ultimo anno e ne sono rimasto un po’ basito. Alcune volte (rare per ora) lo spengo e questo non mi genera ansia. Se rimane acceso capita che mi sembri di sentirlo vibrare (quando così non è).

    Come macchina fotografica è invece comodisso ed efficentissimo.

  5. Una rivoluzione è tale quando diventa un procedimento mentale per tutti. L’iPhone io non ce l’ho, non ho neanche uno smartphone o un touchphone. La cosa più tecnologicamente avanzata che sta a casa mia è un lettore Kobo. L’iPhone non è nemmeno paragonabile a zagaglie, selci, fuoco, posate, penne.
    L’iphone è sepolto dopo la sua stessa nascita: risonanza immediata, immediata obsolescenza. Tra cinque anni sarà uscito il CipeCiopPhone e l’iPhone sarà nella tomba con Jobs.
    E comunque nulla potrà davvero cambiare il nostro rapporto conquesto tipo di picocla tecnologia se non si arriverà ad una interfaccia vocale veloce, funzionale, precisa e gradevole.

    • L’iphone, come l’ipod prima di lui, e anche l’ipad, non conta nulla. Non è una novità, e non è un assoluto. È solo un simbolo di una tecnologia. L’iPhone conta come tutti gli altri smartphone, il concetto è semplicemente di avere un oggetto che porti con te e ti permette di accedere a tutte le conoscenze possibili, a tutte le persone che conosci eccetera.

      L’interfaccia vocale è solo uno step intermedio verso la via dell’interfaccia spinale. Allora sì che la coscienza singola e la coscienza collettiva verranno a fondersi…

      • Direi che ti sei risposto da solo, non posso che assentire. Solo che l’interfaccia spinale, magari fissa, implicherebbe un grado evolutivo più alto. Mi spiego: non sarà la tecnologia a farci evolvere, ma noi evolveremo geneticamente e con noi evolverà la tecnologia.

  6. Topus in ha detto:

    Cavolo ultimamente arrivo sempre in ritardo qui sul Canneto.
    Comunque, argomento molto ricco, ne parlavo tempo fa col suocero, e abbiamo convenuto che ci sono dei punti fondamentali di rivoluzione nella storia umana e riguardano tutti la comunicazione. Le rivoluzioni produttive, come quella agricola, quella industriale e la sua ultima evoluzione, quella informatica, necessitano comunque di un impianto comunicativo in grado di supportarle (trasmissione di conoscenza, quindi).
    La rivoluzione principale è una sola ed è quella del:

    1) IL LINGUAGGIO: prima e fondamentale rivoluzione, con la nascita del linguaggio, e il suo sviluppo in forme sempre più complesse è cresciuta anche la capacità di elaborare idee e sviluppare concetti. Bisogna chiaramente condividere l’idea che il linguaggio venga prima delle idee e non viceversa, argomento dibattuto, sul quale, dopo svariati cambi di opinione, credo di aver raggiunto la convinzione che sì, il linguaggio viene prima delle idee.

    Le altre rivoluzioni riguardano più che altro la possibilità di usufruire delle idee portate dal linguaggio, e riguardano quindi l’accesso all’informazione.
    Quindi:

    2) LA SCRITTURA: dopo millenni di cultura orale, l’avvento della scrittura ha rappresentato un clamoroso passo avanti nella trasmissione di conoscenza, informazioni incise in eterno sulla pietra, sull’argilla, sul papiro, in grado di riproporre in maniera immutata l’informazione, a chiunque sia in grado di decifrarla e codificarla beninteso. Questo comporta anche una grande rivoluzione sociale, permette lo sviluppo di aree urbane grazie alla possibilità di mantenere traccia degli scambi economici, delle scorte di magazzino, delle regole da seguire.
    E segna l’emergere di una nuova classe sociale, i burocrati.

    3) L’ALFABETO: importante rivoluzione sull’accesso alla possibilità di leggere e scrivere, appannaggio di pochi fino a quel punto. Con l’avvento dell’alfabeto non è più necessaria una vita dedicata all’apprendimento della scrittura, imparare a scrivere è molto più semplice e non più riservato ad una classe di persone che fa solo quello. Diventa una abilità aggiuntiva, raggiungibile da chiunque (in linea teorica). Oggi viene ritenuta una skill base, grazie alla sua semplicità di apprendimento.

    4) IL CODEX: cioè il libro, enormemente più semplice da gestire del Volumen a rotolo, soprattuto per quanto riguarda l’accesso all’informazione. E’ molto più semplice sfogliare un libro rispetto a srotolare un papiro alla ricerca di una particolare informazione. Rimane comunque un prodotto abbastanza costoso da creare ed è un oggetto riservato a pochi privilegiati, biblioteche e monasteri. A questo punto arriva una della rivoluzioni più clamorose.

    5) LA STAMPA: ha dato il via ad una esplosione di alfabetizzazione mai vista prima nella storia dell’uomo. Dopo l’avvento delle prime tipografie, nel giro di pochi anni sono stati stampati più libri di quanto non sia mai stato scritto in precedenza in tutta la storia umana. E col passare degli anni il numero non ha fatto altro che raddoppiare o decuplicare. L’informazione era veramente alla portata di chiunque.

    6) L’INFORMATIZZAZIONE: qui la rivoluzione sta soprattutto nell’accesso ai dati che si è azzerato rispetto alla consultazione su un libro. Ricerche scientifiche che richiedevano settimane di consultazione tra le varie pubblicazioni, oggi richiedono pochi secondi. Anche in questo caso la rivoluzione è clamorosa, i tempi di accesso azzerati. E i dispositivi mobili, come gli smartphone non fanno che aumentare questa possibilità di accesso immediato, permettendo di sfruttarla ovunque. Sì, è sicuramente una rivoluzione, e non so a cosa ci porterà a livello sociologico e psicologico. Si può pontificare un sacco sui pregi e sui difetti di questa nuova rivoluzione internettiana e ci sono indubbiamente aspetti che non mi piacciono, ma alla fine credo che la nostra evoluzione (culturale, ovviamente, perchè quella genetica è ferma da mo’ e ha tempi lunghissimi) ci porti sempre verso il meglio, anche lasciando per strada pezzi pregiati.

    • Mi interessa il discorso su chi è nato prima, tra linguaggi e idee. Spiega il perché della tua convinzione, se vuoi

      • Topus in ha detto:

        Rispondo col mio solito lag.
        Il dibattito è tra linguaggio e pensiero, intendendo con pensiero una forma complessa di pensiero, di tipo logico-deduttivo. Leggendo “L’istinto del linguaggio” di Pinker e affrontando gli studi di Chomsky sulla grammatica universale, pare che il linguaggio degli esseri umani sia una capacità innata, la sua struttura è contenuta nei nostri geni. Per quanto anche altri animali abbiano capacità comunicative che li hanno portati a sviluppare forme di linguaggio più o meno complesse, il livello che ha raggiunto il linguaggio dell’homo sapiens sapiens è talmente avanzato da aver rappresentato un salto di tipo qualitativo. E la complessità di questo linguaggio è innata e fa parte della nostra razza in modo inscindibile. Cada pure la civiltà e spariscano tutti i libri, l’uomo ricomincerà inevitabilmente a formare una nuova lingua, con le regole grammaticali universali che porta dentro di sè. Perderà tutte le conoscenze, le invenzioni e le idee rivoluzionarie, ma avrà modo di ricostrurle, grazie al potente strumento che ha a disposizione, che è quello del linguaggio umano. In questo senso dico che il linguaggio viene prima del pensiero (inteso come pensiero complesso).
        Del resto se insegni ai scimpanzè il linguaggio dei sordomuti loro lo utilizzano, è vero, ma solo perchè rappresenta una buona forma di intesa con i ricercatori e a loro conviene utilizzarlo per ottenere quello che vogliono, ma per loro è come usare un bastone per raggiungere una banana, non lo insegnano ai loro simili e non lo utilizzano con loro.

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