Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

Almanacco, LIX

Cinquantanovesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
22 gennaio 2013

È il 22 gennaio del 1983 quando il tennista Björn Borg, appena ventisettenne, dopo due anni passati praticamente a far da spettatore, decide di abbandonare il tennis.
Può sembrare una data della quale battersi con vigore la fava contro lo stipite della porta della cantina, una di quelle date che si possono dimenticare pochi istanti dopo averle apprese. Ma per me non è così.
Infatti per me fa il paio con l’8 maggio 1982, data della morte di Gilles Villeneuve. Con queste due date, infatti, all’età di 5-6 anni ho imparato a confrontarmi col tempo, ad avere a che fare con il prima e il dopo, e con il passato. Infatti erano due personaggi famosi, di cui conoscevo il nome, che di fatto sparivano. Nel giocare con le macchinine per me Villeneuve continuava a correre, in un mondo ideale. E allo stesso modo Borg continuava a giocare. Ma nel mondo reale, non ideale, non era così.
Realtà e fantasia, gioco e quotidianità, passato e presente si scindevano, iniziando a sgranare la realtà, che è fluida e continua, in qualcosa di fesso e discreto, in quanti.

Avete memoria di eventi simili nella vostra infanzia?

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5 pensieri su “Almanacco, LIX

  1. Che post stimolante. Mi si sovrappongono molti pensieri. Il lempo. No, a 5-6 anni non credo che lo avessi già maturato, ma la morte sì, e so il momento esatto in cui accadde. Il 13 giugno dell’81, con la morte di Alfredino.
    Se fosse vivo, avrebbe la tua età, circa.
    Ho maturato ineluttabilità dello scorrere via del tempo verso i 35 anni, quando, un giorno, casualmente, ripensavo alla mia gioventù, e a un errore commesso che mi “bruciò” il futuro. Rivolevo i miei vent’anni. ma le lacrime non me li riportarono.

  2. E comunque io amavo Ivan Lendl.

  3. Per togliere un po’ di tetraggine alle mie risposte, confesserò anche di quando ho capito di essere ineluttabilmente grassa.
    Ho un amico che per hobby d’estate quando ci riuniamo ci regala delle magliette disegnate e stampate da lui. Gli dissi (anni or sono), “la mia falla una taglia piccola, ché ho le spalle strette!”. Be’ la maglietta mi andava, ma metteva un po’ in mostra i miei incipienti rotolini. Ora la conservo come un cimelio.
    Io in realtà mi vedo magra, nella mia testa peso ancora 45 chili, non so perchè gli altri mi vedano grassa.

  4. fabio foggetti in ha detto:

    Non so rispondere. Da che ricordo ho sempre vissuto la realtà come se fosse un sogno, cercando poi concretezza e consolazione nelle opere di fantasia. Ad un certo punto, non so quando, le cose si sono scambiate. Vivo la realtà per ciò che è, una strana finestra temporale che ci affaccia su emozioni, pensieri e incontri. La fantasia rimane la fantasia. Un bellissimo modo per evadere e, sempre più spesso, riflettere sulla realtà trasfigurandola.

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