Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

Archivi per il mese di “gennaio, 2013”

Bestiario, I

Benvenuti nella nuova rubrica del Canneto di Eridu! Il Bestiario inaugura oggi, buona gente, e faravvi conoscere il magico mondo delle bestie. Bestie vere, animali, che siano intese come specie o come razze (di cani, di gatti, di dromedari…) o come singoli animali. Singoli animali esistenti, che ho incontrato nella mia vita. Singoli animali storici, reali. O inventati, o mitologici. Bestie del mito, figlie della metafora, bestie viventi, bestie estinte. Insomma, tutto quello che mi pare. Partiamo, intanto, poi vedremo di aggiustare il tiro.

Prima pagina del Bestiario del Canneto di Eridu.
L’Orca Marina

Cosa c’è al mondo di più bello di un cetaceo? A parte la bottiglietta di vetro della Coca-Cola, intendo.
Davvero adoro i cetacei. Sono animali splendidi e misteriosi. Intanto perché sono obiettivamente frutto di un design straordinario, e al contempo di un’efficienza fuori dal comune: tra tutti i mammiferi sono quelli il cui adattamento all’ambiente li ha spinti ad una forma veramente lontana da quella di tutti gli altri membri della classe. Poi perché hanno compiuto il viaggio a ritroso: la vita nasce dagli oceani e in seguito si spinge sulla terra, nel loro caso ha poi finito per risentire del richiamo inverso ed è tornata a casa. Infine perché sono dotati di alcune caratteristiche che li rendono particolarmente – ed inquietantemente – simili a noi, e mi riferisco alle facoltà intellettive, al gioco, al canto, al linguaggio (decisamente più evoluto di quello di quasi tutte le altre specie animali, diciamo che megattere e umani se la giocano, e inoltre suddiviso in dialetti a seconda delle tribù).

Tra i cetacei, uno dei miei preferiti è sempre stata l’orca marina. No, non per Free Willy, per favore. Ma per il fatto di essere un carnivoro stretto, di dominare i mari. E per l’estetica: sembra un panda-balena…
Ho visto una volta un documentario che da un lato mi ha impressionato, e dall’altro mi ha ancora di più avvicinato all’orca. C’era una foca su una lastra di ghiaccio alla deriva. Una famiglia di orche si è avvicinata e ha adottato una notevolissima tecnica di caccia: le orche adulte si sono avvicinate velocemente alla lastra e hanno dato un colpo al pelo d’acqua, creando un’onda che ha fatto cadere in mare la foca. Già arrivato a quel punto ero impressionato, quando poi ho visto un’orca spingere la foca sulla lastra di ghiaccio, e poi ritornare in formazione, sono rimasto agghiacciato: la prima manovra serviva solo per far vedere ai cuccioli la tecnica di caccia. Al secondo tentativo, infatti, hanno partecipato anche i cuccioli.

Mi piacerebbe sapere se le orche in cattività sono intellettualmente stimolate dall’interazione con l’uomo, similmente a quanto accade per esempio ai cani, oppure se per loro sono fastidiosi giochetti scemi e restano menomate intellettualmente dall’esperienza. Come un uomo tenuto in gabbia, tipo nel pianeta delle scimmie. Voi che ne dite?

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Almanacco, LV

Cinquantacinquesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
10 gennaio 2013

Certi eventi storici hanno un peso particolare e superano il confine del libro di storia. E non mi riferisco a eventi particolarmente importanti, o i cui effetti perdurano nel presente, ma semplicemente a eventi che entrano nel quotidiano, anche non percepiti.

Un esempio? Benissimo, oggi è il 10 di gennaio, ed è l’anniversario del passaggio del Rubicone da parte di Cesare. Questo evento, di per sé importante per l’epoca, e per i secoli successivi, porta con se una dote importante: il passaggio del fiume in armi, con tutte le conseguenze derivanti da un atto del genere, diviene l’incarnazione dell’atto volontario irrimediabile, le cui conseguenze non sono ancora prevedibili. Il dado è tratto, disse Cesare. E il suo gesto diventa paradigma, e la sua frase diviene modo di dire, riferimento.

Non è facile, lo so. Ma quello che vi chiedo è di trovare altri esempi simili. Di più: vi chiedo quale evento storico è per voi così importante dall’essere riferimento per una vostra decisione nella vita, ispirata, o perlomeno legata da rapporto di analogia.

#58. Evoluzione.

“È molto probabile che una tappa decisiva nel misterioso processo dell’evoluzione dell’uomo sia rappresentata dal giorno in cui un essere, che stava esplorando con curiosità il suo ambiente, fermò la sua attenzione su se stesso”
[Konrad Lorenz]

Facciamo anche oggi un salto indietro, ma esuliamo dall’almanacco. Si torna con un saltello all’indietro al 2007, quando, dopo una carrallata dei prodotti innovativi presentati da Apple nel corso degli anni, Steve Jobs presentò il primo iPhone. All’atto della sua presentazione, accolsi la notizia con una sorprendente e incontrollata enfasi: un lieve sollevamento della spalla destra, vagamente percettibile, distinguibile dal meccanico gesto di allontanamento di una mosca solo per la totale assenza di mosche (era gennaio…).

Come, però, in presenza di molte altre nuove tecnologie, la mia lungimiranza fu all’epoca quantomeno scadente. Bissai l’atteggiamento avuto di fronte all’iPod (“è solo un walkman”), che avrei poi trissato con l’iPad (“è un iphone scomodo, stavolta hanno proprio toppato”). E finii così per sottovalutare assai l’impatto di un oggetto come lo smartphone nella vita, di più, nell’evoluzione stessa del genere umano.

No, non esagero.

Lo smartphone cambia l’essere umano. Con lo smartphone ci troviamo di fronte all’umanità 2.0. Homo sapiens sapiens 2.0 (d’or’innanzi “homo2”) è una creatura del tutto identica a homo sapiens sapiens fenotipicamente e anche genotipicamente parlando. Ma dal punto di vista etologico è tutt’altra cosa.
Intanto sviluppa una coscienza collettiva, estremamente mutevole e rapida (ed efficiente) nella sua mutevolezza. E in più ha una memoria collettiva (tutti sanno tutto immediatamente, accedendo al sapere condiviso in tempi spesso più veloci di quelli necessari a farsi venire in mente qualcosa) come gli insetti. Ogni individuo contribuisce continuamente a creare questa memoria ed esperienza collettiva (per esempio attraverso Twitter, “non andate qui, che c’è un terremoto”, “fico questo albergo”, “che merda di gioco in scatola”, oppure attraverso le enciclopedie libere della rete, in primis la matriarca Wikipedia), influenzando continuamente il comportamento di tutti gli altri membri della stessa specie.
L’uomo 2.0 si gode meno, se vogliamo, la bellezza delle cose, preferendo lavorare direttamente sulla bellezza del ricordo che ha delle cose: infatti oltre ad avere la possibilità di scattare continuamente fotografie, le può “postprodurre” direttamente sul posto, e cacciare immediatamente nello spazio condiviso con gli altri umani di pari versione, creando una coscienza estetica comune in aggiornamento rapido, per esempio con Instagram, o Facebook.
Al contempo, però, avendo a disposizione strumenti di calcolo, misurazione, memorizzazione, geolocalizzazione e navigazione estremamente efficienti, col tempo si atrofizzeranno le capacità matematiche, visive, mnemoniche e di orientamento. Ciò è facilmente riscontrabile da noi tutti: se avete acquistato ed usate abitualmente un navigatore satellitare, vi sarete resi conto che quando ne siete sprovvisti le città sembrano infinite e progettate da Escher. Trovare quel dannato museo è diventato improvvisamente impossibile. E rimediare a una strada chiusa per lavori è un’impresa titanica.
Un altro problema connesso allo smartphone, e soprattutto alla connettività permanente sempre in tasca, è di tipo psicologico: l’immediata risoluzione di dubbi e perplessità, l’aiuto che ci giunge da un chissàdove costantemente fruibile e rapidamente accessibile, finirà per rendere homo2 una creatura incapace di differire la soluzione di un problema, o a convivere con l’impossibilità di trovare una soluzione. Sarà quindi più facilmente soggetto all’ansia e ad attacchi di panico, o peggio ancora a comportamenti irragionevolmente compulsivi ed autodistruttivi (ricordo il Gioco del gigante – ne “Il gioco di Ender”, romanzo fantascientifico di Orson Scott Card dal quale è stato tratto un film di prossima uscita – nel quale il protagonista giocava a un videogame sviluppato per testare questi comportamenti, costituito da un finale chiuso con mostro invincibile: più il soggetto si intestardiva ripetendo il finale più aveva tendenze di questo genere, un po’ come la cimice col vetro…).

Di fronte a un’umanità mammifero nell’aspetto, ma insetto in certi comportamenti, è lecito parlare quindi di una nuova tappa evolutiva dell’umanità? Possiamo affermare che la mela, per la seconda volta dai tempi di Adamo ed Eva, ha contribuito a mutare il nostro destino?
E infine, secondo voi, quali altre scoperte, innovazioni, stronzate hanno cambiato così radicalmente l’umanità?

Almanacco, LIV

Cinquantaquattresima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
8 gennaio 2013

Oggi ricordiamo George Washington, che nel giorno dell’8 gennaio 1790 tenne il primo discorso sullo stato dell’unione.
A noi europei di questo evento potrebbe bellamente importarci una epocale fava di bronzo tipo colosso di Rodi, epperò mi dà l’occasione di pensare ai discorsi. Ai grandi discorsi. A quelli che hanno fatto epoca, dall’«I have a dream» di Martin Luther King all’«Ich bin ein Berliner» di Kennedy a Berlino Ovest. Oppure al discorso col quale lo stesso presidente lanciò la corsa alla Luna, o ai discorsi di Ghandy. O al mitico intevento di Steve Jobs per la conclusione dell’anno accademico di non ricordo quale facoltà, concluso col famoso (ma era una citazione) «stay hungry, stay foolish».
E poi non possiamo fare a meno di confrontarli col discorso del predellino di Berlusconi, o con «l’Italia visovgevà» di Oscar Luigi Scalfaro. E ci cadono le palle.

Ricordo anche che la Telecom basò una bella e indovinatissima campagna pubblicitaria sull’idea della replicabilità all’infinito dei grandi discorsi, su che mondo sarebbe stato se tutti avessero potuto sentire le parole del Mahatma.
E voi, quale discorso ricordate?
E a quale vi sarebbe piaciuto assistere?

Almanacco, LIII

Cinquantatreesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
7 gennaio 2013

Facciamo un salto indietro al 1979, 34 anni fa. 7 gennaio.
Nelle settimane precedenti i notiziari italiani ci parlano, in ottobre, di Andretti, vincitore del mondiale di formula 1 sulla sua Lotus, e di Karol Wojtyla eletto pontefice. Danno poi voce ad alcuni eventi i cui effetti perdurano ancora oggi, come la nascita dello SME, o la trasformazione della Spagna in democrazia. In dicembre annunciano la nascita del Servizio Sanitario Nazionale, quello che il prossimo governo secondo previsioni non mie, ma forse plausibili, si avvierà progressivamente a smantellare.
Ma la notizia più importante è del 7 gennaio, e riporta che il governo di Saloth Sar è ufficialmente finito. Saloth Sar. Detto anche il fratello numero 1. Famoso nel mondo con il nome di Pol Pot, leader dei khmer rossi. Il più sanguinario dittatore di sempre, capace di ridurre la popolazione del suo stesso stato ad un terzo di quando era salito al potere, poco più di tre anni prima (un numero di morti stimato tra gli 800.000 e i 2.000.000). Il suo governo finisce con l’invasione delle truppe vietnamite.
Consiglio la visione di un film, Urla del silenzio (“The killing fields”, ovvero “Campi di sterminio”, in lingua originale), 3 premi Oscar™ più 4 nomination, 1 Golden Globe più 5 nomination.

Oggi niente domande, è una delle pagine della storia che mi fa tacere, ogni volta.

Almanacco, LII

Cinquantaduesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
4 gennaio 2013

Anche oggi festeggiamo il compleanno di uno scrittore, e di uno scrittore che da un certo punto di vista (anche più di uno) possiamo definire “fantasy”, e per di più filologo e esperto di saghe e miti: si tratta di Jacob Ludwig Karl Grimm, il maggiore dei fratelli celeberrimi, autori di raccolte di fiabe e saghe germaniche. Tra le loro opere Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Cenerentola, Hänsel e Gretel, il principe ranocchio. Un’inesauribile fonte per il cinema gotikominkia moderno.

Due le domande per voi, oggi:
1) qual era da piccoli la vostra fiaba preferita?
2) quale adattamento cinematografico moderno (e per moderno, dai, stavolta sì, accetto anche i cartoni Disney)?
3) di quale fiaba vorreste vedere un adattamento moderno, e realizzato in che modo?

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