Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

Archivi per il mese di “febbraio, 2013”

Almanacco, LXVIII

Sessantottesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
28 febbraio 2013

Undici anni fa, il 28 febbraio 2002, termina il corso legale della lira, e da lì innanzi vale solo l’euro.
È ufficialmente il delirio: raddoppiano di prezzo i beni di prima necessità (il gelato) e si alzano di un buon 30% i preparati salva-vita (la coca-cola). Tutto il resto praticamente resta invariato, ma decolla una super-propaganda anti euro che lo vede come prima causa di tutti i mali, financo il morbillo.

Sono passati undici anni e siamo ancora a quella. L’euro è causa di tutti i mali, soprattutto finanziari, d’Europa. Nessuno che si chieda, per esempio, perché per i primi 8 anni i debiti sovrani degli stati dell’eurozona fossero tutti tripla “A” carpiati senza privilegio con fuochi fatui alla zuava come fosse antani.

Ora, però, il quesito che vi pongo sull’euro è di tutt’altro genere. Vi piacciono gli euro? Vi piace l’idea che ogni stato abbia effigie diverse sulle monete? E quali vi piacciono di più, e quali di meno?

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Almanacco, LXVII

Sessantasettesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
25 febbraio 2013

Ieri, domenica, s’è votato. E l’ultimo angelus di Benedetto XVI. E presa diretta sulla violenza sulle donne. E c’è pure stato il derby. E per tacer della notte degli Oscar (no, non Giannino, lui non ne ha vinti… chiedeteglielo).

Il lunedì, oggi, vedrà ancora elezioni fino alle tre, e tutti i social network sono invasi da gente di sinistra che percula gli altri aumentandone il risentimento e il punteggio elettorale. Che vent’anni per capirla sta cosa non bastano, pare.
Poi vedremo gli exit poll, le proiezioni, le esultanze, le tragedie, gli psicodrammi.

Ma siccome di tutto quanto sopra detto ne troverete ovunque sulla rete, e io ho trascorso la domenica sera guardando un bel film, vi chiedo tutt’altro. Avete visto “The illusionist” (2008, di Neil Burger, con Edward Norton, Jessica Biel, Paul Giamatti, Rufus Sewell)? E invece “The prestige” (2006, di Christopher Nolan, con Hugh Jackman, Christian Bale, Michael Caine, Scarlett Johansson, Piper Perabo, David Bowie), l’avete visto?

Ora, in questo post non c’era alcuno spoiler, ma sappiano i lettori che nei commenti ci saranno. Perché ciò che vi chiedo è: quale dei due vi è piaciuto di più? Perché? C’è qualche altro film sull’illusionismo che forse trovate ancora migliore?

#60. Orrore.

Tempo fa, una buona dose di tempo fa, ho postato un lungo post a tema “Meraviglia”, qui. La Meraviglia intesa come un’opera dell’ingegno, dell’arte, della tecnica, destinata a diventare al contempo simbolo del suo tempo, della gente che l’ha realizzata, del livello tecnologico e artistico raggiunto da homo sapiens per poterla realizzare.

Adesso siamo qui per l’esatto contrario. Parleremo di orrore. Di orrori, di orrori così tremendi che si possano definire buchi neri sul suolo terrestre. Opere legate a crimini così ignobili da rappresentare i più profondi baratri scavati dall’uomo quando, espulso dal suo stato di grazia, è stato scagliato nel punto più profondo della terra. Segni e memorie di quanto l’uomo possa essere un pezzo di merda. Oppure opere orrende, orrori visuali, disgusto allo stato puro, scempio del pianeta, peto nel naso degli dei, rutto in bocca a madre terra. Stupro della natura, scempio del pianeta.
Oppure, infine, desolanti incompiute, esempi di quanto l’uomo possa fallire i suoi scopi.

Tutti questi orrori, condensando il concetto, sono ciò che fa paura. Paura che l’umanità non possa salvarsi, se c’è qualcosa da cui salvarsi. E se la bellezza salverà il mondo, la bruttezza condensa la paura di non farcela.
Occorre stare attenti alla paura. La paura non è una cazzata.

“La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio, l’odio conduce alla sofferenza. Io sento in te molta paura.”
[da “Star Wars, Episodio I”]

“La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale.”
[Frank Herbert, “Dune”]

Quindi, in buona sostanza, eccoci qua di fronte a una doverosa scelta. Il contraltare delle 7 meraviglie del mondo antico, e delle numerose meraviglie che abbiamo poi citato tutti insieme nel tema di cui sopra. Facciamo. I 7 orrori dell’umanità, che possa incorporare orrori estetici, orrori concettuali, orrori storici, qualsiasi cosa purché rappresentata da qualcosa di fisico e sufficientemente imponente. Comincio io, ovviamente e ve ne propongo 4.
Ma seguitemi, che di merda ce n’è tanta, e tutti devono spalare la loro parte.

Si comincia. Al primo posto metto qualcosa che esteticamente fa pure schifo, ma non è di certo l’estetica ciò che ci interessa, ma quello che rimanda alla memoria. È anche patrimonio dell’umanità, e il suo profilo causa orrore, paura, vomito. Mi riferisco alla rampa dei treni e all’ingresso del Vernichtungslagerr di Birkenau, vicino alla cittadina polacca di Oświęcim. Il suo profilo nero sulla piana innevata polacca è il simbolo della morte per eccellenza. Non credo che al momento, sul pianeta terra, ci sia un’immagine più efficace per rappresentare il male.
Quello vero, quello profondo, quello che fa venire voglia di vomitare.

Ci spostiamo, ma non poi di moltissimo, per individuare il secodo orrore del mondo. Si va in Ucraina, al confine con la Bielorussia, a vedere un orribile edificio, anzi, una parte: sto parlando del reattore 4 della Centrale Nucleare V.I. Lenin di Černobyl’. Ci ricorda della smodata ambizione dell’uomo, della sua grande capacità di realizzare immani opere, di governare potenze che solo le stelle possono esprimere. Ma anche e soprattutto ci parla dell’incuria, del pressapochismo, dell’approssimazione e dell’errore. E della tragedia.
E ci lascia un po’ di speranza, la speranza data dall’eroismo dei pompieri che morirono tutti per arginare quel mostro. E ci lascia la paura, la paura del mostro stesso, rinchiuso in quel sarcofago di cemento e piombo.

Acqua e petrolio sono per noi due delle sostanze più importanti. La prima è indispensabile per la nostra esistenza, il secondo è ancora centrale nella nostra civiltà, e ci permette di muoverci velocemente ed efficientemente, di avere materie plastiche con cui produrre tecnologie incredibili, di avere energia per tutti i nostri progressi.
Ma farle entrare in contatto non è mai una buona idea, e sul fondo del Golfo del Messico c’è il relitto di quello che probabilmente è stato il più grave incidente di questo tipo, quello causato dal disastro della piattaforma Deepwater Horizon. Una piattaforma rovesciata e distrutta a 400 m di profondità, più un fallito scafandro di cemento, più due pozzi laterali per far uscire il petrolio e allentare la pressione. Un mostruoso mausoleo del disastro.

Al quarto posto mettiamo un mostro ad “azionariato diffuso”. Parlo dei resti del Lago d’Aral, quello che un tempo era uno dei laghi più grandi del mondo, e che oggi è uno squallido gigante di fango, dove finiscono due fiumi prosciugati da una maldestra irrigazione, l’Amu Darya e il Syr Darya, ed è oggi quasi interamente una piana insalubre, costellata di relitti di navi e porti interrati, con quella che una volta era un’isola, Vozroždenie, e ospitava la grande base militare sovietica di Kantubek per la ricerca su armi chimiche e batteriologiche. Oggi è raggiungibile a piedi, e solo nel 2002 un’equipe americana ha neutralizzato tra le 100 e le 200 tonnellate di antrace… non virus dei calli podalici, eh, antrace. E peste bubbonica. E vaiolo. Per dire. E animali geneticamente modificati ancora oggi girano per la base. In quasi tutti i siti di viaggio è citato tra i 5/8/10 posti più pericolosi del mondo da visitare.

Ecco fatto. Per la mia parte basta così. Avete tre posti a disposizione, nominate, che di Orrori con la “O” maiuscola sul pianeta terra ce n’è a quintali. Io sono rimasto più sul relitto del disastro ambientale, e sul simbolo del genocidio. Ma voi siete liberi di andare anche sul disgusto estetico.

Su consiglio di Topus ho deciso di linkare i nomi degli orrori a delle foto, per rendere più immediato, appunto, l’orrore.

Almanacco, LXVI

Sessantaseisima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
17 febbraio 2013

Oggi, nel 1984, la bellezza di 29 anni fa, in Canada si assiste alla prima mondiale di “Cera una volta in America”, di Sergio Leone.
E questo mi dà lo spunto per una fantastica domandona della domenica sera. Parlando di un grande italiano del cinema come Sergio Leone, qual è secondo voi l’icona del cinema italiano del mondo? Qual è il pezzo da novanta di cui noi italiani dovremmo più essere orgogliosi di fronte agli spocchiosi commedianti francesi, ai variopinti danzerecci indiani, ai tracotanti cineasti americani?

Prima che diciate qualsiasi cosa, sappiate solo che tra gli attori italiani più famosi in America spiccano, al primo e al secondo posto, Carlo Pedersoli e Mario Girotti, meglio noti con gli pseudonimi di Bud Spencer e Terence Hill.

Almanacco, LXV

Sessantacinquesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
14 febbraio 2013

Salto indietro nel tempo, per questo terzo post odierno. Dopo il bestiario e il racconto, eccoci qui di nuovo per un bell’almanacco. E chissà che gli idoli d’argilla di Eridu non finiscano per portarmi lume anche per un tema, e fare un clamoroso en plein giornaliero di tutte e quattro le rubriche (e a proposito di rubriche: ci saranno novità).

Il salto indietro di oggi ci riporta all’anno del Signore 842, quando abbiamo un evento di un certo peso per la storia europea.
Si è soliti considerare Carlo Magno uno dei padri dell’Europa, memori del suo lungo governo su francesi, tedeschi e italiani contemporaneamente. Eppure già possiamo imputargli una mancanza che fino a oggi perdura: la mancata estensione dell’Europa fino a Costantinopoli, a causa di un mancato accordo per le nozze con l’Imperatrice bizantina Irene la Grande.

Il figlio Ludovico il Pio, poi, diede un deciso colpo di grazia ulteriore all’unità dell’Impero, dividendolo tra i figli Carlo il Calvo (cui lasciò la Francia occidentale, l’odierna Francia), Ludovico il Germanico (erede della Francia orientale, odierna Germania) e Lotario (Imperatore).

I fratelli Carlo e Ludovico, poi, il 14 febbraio dell’842, si incontrarono a Strasburgo e giurarono, ciascuno nella lingua dell’esercito dell’altro, di essere alleati e nemici di Lotario. Questi giuramenti sono la prima testimonianza scritta di una lingua romanza (l’antico francese, per la parte giurata da Ludovico il Germanico). L’effetto fu il ridimensionamento dell’area governata da Lotario, che si restrinse alla fascia comprendente Olanda, Fiandre, Alsazia e Lorena, Svizzera, Lombardia (la terra dei longobardi) e tutto il regno d’Italia.

Curiosamente, la divisione più o meno persiste tutt’ora. A parte il fatto che l’eterogeneo regno di Lotario si è ulteriormente frammentato. Con ulteriore curiosità possiamo notare che la terra occidentale fu quella degli scrittori (trovatori, chanson de geste, romanzi cortesi, e poi via via fino ai romanzi francesi dell’Ottocento), la terra orientale quella dei musicisti e dei filosofi, la lotaringia quella del commercio e delle arti figurative (unendo in questo tanto i mercanti delle Fiandre ai banchieri della Toscana, ai mercanti veneziani, ai lanaioli fiorentini, ai genovesi, e poi agli olandesi con la loro Compagnia delle Indie, ma anche la magnificenza della Roma dei papi, del Rinascimento toscano, della pittura fiamminga). Il tutto con lodevoli eccezioni per le quali non vale qui la pena di grattugiarmi la minchia.

Ora, qual è il vostro dipinto rinascimentale preferito?

«Tristo. Umanamente transustanziato»

Ho aspettato l’inizio della quaresima per pubblicare uno degli ultimi vecchi racconti che avevo in archivio. E poi, guarda il caso, il polverone sollevato dall’abdicazione di Benedetto XVI, e il dibattito sullo “scendere dalla croce” o meno, evocato dal confronto tra la scelta di questo papa e del suo predecessore, rendono ancora più adatto a questi giorni questo racconto.

E mi sputano! Che forse mi dà più fastidio quello, delle nerbate. Ho due quintali di legno sulla schiena e un decurione che mi frusta, e ci aggiungo la mia gente che sembra aver messo via sputi per me da una vita. Ho brandelli di stoffa e di sangue, brandelli di vita che perdo lungo la via, e gente che guarda, come se fosse giusto, come se fosse bello. Si dicono uomini, di notte nelle taverne, di giorno nel tempio, e qui non sono neppure animali. Bestie!

Non reagisco, non avrebbe senso. Tutto è stato scritto fin dal principio, tutto è stato detto e pensato prima di oggi. Devo essere sacrificato per salvare gli uomini, e li salverò.

Chi li vuole salvare? Perché dovrei farlo io? Ho le loro spine in testa e sangue duro negli occhi. Queste ferite non hanno tempo di guarire. Tra dieci minuti sono appeso, schiacciato da tutte le loro colpe, col ventre gonfio della loro rabbia, e questa vecchia mi vomita le sue accuse, dimenandosi come se le avessi ucciso un figlio. Non ti voglio salvare! Ti voglio vedere contorta nella fossa degli inferi, voglio vedere i diavoli ballare sulla tua schiena curva e grinzosa…
Ma non allevierà la mia sofferenza…

La sofferenza porta alla redenzione, dopo tutto.
L’avevo detto a tutti. Ci credevano, ci credeva chi aveva bisogno di sentirselo dire per tirare avanti, per riuscire ad appoggiarsi a qualcosa. Ma la sofferenza ti uccide ancora prima di essere inchiodato a una croce.
C’è salvezza in questo male che mi divora? C’è salvezza nella disperazione?

Cancheri… e mi sputano!
Fino a ieri mi ascoltavano come il Verbo. Mi tirano fango, e merda d’asino, adesso. Mangiatevela! Non può farvi marcire più di così.

Devo sopportare, tirare avanti su questo percorso di dolore. Non sanno quello che fanno, per loro devo aprire le porte del regno del Padre! Devo rasserenare la mia mente piagata, pensare al grande bene che ci attende tutti quanti, me e questi miei fratelli bestemmianti!

Fratelli? Fratelli miei?! Di sicuro quello lì che mi tira un sasso, sì proprio quel sasso che mi sta tranciando una vena sul sopracciglio, quello lì deve essere un fratello bastardo! Vieni qua, che ti spacco la croce sulla schiena…

E il decurione mi ferisce e umilia, eppure sono sereno: la mia sostanza, la mia natura divina mi rassicurano. Non ho dubbi nella visione di ciò che è stata la mia vita su questa terra. Non ho dubbi sulla veridicità del mio dolore, ma neppure sulla sua importanza per la salvezza. Non ho dubbi.

Mi tirano su! Mi alzano! Il dolore! Il dolore dentro le mani spaccate dai chiodi, il dolore dentro le spalle, nelle gambe, il dolore qua, che mi apre le costole… Ah, perché un uomo può soffrire così tanto, perché è stato creato questo dolore?

Il dolore mi acceca… vacillano le mie certezze. La mia sostanza, la mia natura umana mi invadono… Non riesco più a distinguermi, a capire. Un secondo fa tutto era limpido: il dolore intorbidisce la ragione, la paura ammanta e nasconde la memoria. Chi è questa gente che urla straziandomi le orecchie, cos’è questa luce che mi brucia gli occhi… è finita, tutto è perduto. Perché… perché mi hai abbandonato?

Tutto si fa distante. Ovattato. Urlano, ma non hanno voce; gridano, si sbracciano. Nessuno mi ha abbandonato, o nessuno mi aspetta. Alle ferite non importa più di guarire. Adesso, mi sono fatto uomo.

Bestiario, VI

Sesta pagina del Bestiario del Canneto di Eridu.
Il fringuello

Come promesso, eccomi qua di nuovo per celebrare il Darwin day. Sì, ok, avrei dovuto pubblicare due giorni fa questo articoletto. Sì, ho capito, sono pigro, sono lento, blah blah blah. Adesso però basta fare i precisini.

Fringuelli. È un attimo collegarli al barbuto autore dell’evoluzionismo, alle sue osservazioni di dimensioni e forme dei becchi delle molte specie di fringuello delle Galapagos che, pare, gli ispirarono l’idea che tali specie traevano origine dalla selezione naturale di caratteri genetici. Eppure io, non vogliatemene, quando penso al fringuello penso a Dario Fo e al suo Zanni (da Mistero Buffo, dove tra l’altro si parlava anche di Celestino V e Bonifacio VIII, tornati anche l’oro d’attualità con l’abdicazione di Benedetto XVI), prototipo della maschera dell’affamato, quando sogna di prepararsi un pranzo pantagruelico, di cucinare una gallina e farcirla con un tordo, «un fringulàs, un pàsser»…
E lo trovo straordinariamente attuale, anzi, forse un filo in anticipo sui tempi. Non sono in grado di fare superbe analisi sociologiche, ma se è vero che le mense dei poveri sono sempre più frequentate da gente comune, che fino a poco prima aveva un lavoro e una casa, allora è facile pensare che lo Zanni tornerà ad essere una maschera attuale, troppo attuale, per qualcuno di noi.

E così, passando da Darwin a Dario Fo, ora torniamo a Darwin: adesso sono le classi politiche dirigenti che devono evolversi. In politica le mutazioni vantaggiose ci sono, e sono quelle che fanno prendere voti, e portano all’estinzione dei politici che non si sanno adattare. E a me sembra proprio che i tempi stiano cambiando, e che la nostra classe politica tradizionale l’abbia capito, ma non riesca a dare risposte convincenti, tante e tanto forti sono le resistenze in cui vive e si crogiola.

E se il fringuello è così adattabile, e il politico italiano così poco, c’è speranza che nel medio periodo potremo sentire il cinguettìo dei fringuello e non le stronzate di una campagna elettorale assolutamente ridicola, assurdamente tragica.

Almanacco, LXIV

Sessantaquattresima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
12 febbraio 2013

Oggi compie 204 anni Charles Robert Darwin, e per celebrare il Darwin Day degnamente il Canneto di Eridu gli dedicherà addirittura due post.
Cominciamo con questo almanacco, dove ci ricordiamo del naturalista al quale siamo debitori della teoria dell’evoluzione delle specie per selezione naturale. E ok, dai, lo so, per oggi creazionisti scientifici e disegnatori intelligenti mi blacklisteranno il blog. Ma il fatto che persino il Vaticano non li ascolti, e giusto in America riescano a entrare nelle scuole, mi dà conforto.

Ma veniamo a noi, e al punto dell’almanacco, ovvero la domanda che smuove l’animo a fine post.
L’umanità si è evoluta dalle scimmie, per dirla brutalmente, attraverso gli ominidi. Se l’umanità abbandonasse improvvisamente il pianeta, tutta contemporaneamente, da quale specie attuale vorreste che si evolvesse la prossima specie dominante del pianeta terra?

Almanacco, LXIII

Sessantatreesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
10 febbraio 2013

È il 1996, il 10 febbraio si conclude la prima partita di una serie da 6 tra il campione del mondo di scacchi Garry Kasparov e il computer IBM Deep Blue. Per la prima volta è l’intelligenza artificiale di Deep Blue a trionfare su quella umana, anche se al meglio delle 6 sarà poi Kasparov a vincere.
Opportunamente corretto, però, è poi Deep Blue a vincere la… rivincita, e ne seguirà una “entusiasmante” polemica sulla possibilità che l’intelligenza artificiale fosse aiutinata da intelligenze umane.

Com’è, come non è, il fatto che un computer potesse struggere la fava del gran visir di tutti gli scacchisti umani, gettò nel panico l’umano ingegno, al punto che un tale, Omar Syed, un ingegnere informatico di origini nativo-americane, decise di prendere gli scacchi e creare qualcosa di nuovo, in cui l’uomo fosse più forte del computer. Creò così Arimaa, e pare dimostrato che il risultato sia soddisfacente.

Qui potete trovare maggiori informazioni sul gioco in questione. Oh, dimenticavo, se siete programmatori dai maroni a grappolo potete cercare di vincere il premio in denaro per la prima AI che vincerà contro i campioni – umani – del giuoco in questione.

Giungiamo alla questione odierna: qual è lo step evolutivo delle AI che se dovesse essere implementato vi farebbe incorrere in problemi etici di fronte alla possibilità di… cancellarla?

Almanacco, LXII

Sessantaduesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
4 febbraio 2013

Il 4 febbraio del 1857 venne annunciato uno dei ritrovamenti più importanti di tutti i tempi. Nell’agosto precedente, infatti, in Germania, in una grotta, vennero ritrovati da Johann Fulrhott i resti di un ominide speciale. L’uomo di Neandertal. Il fatto che il luogo del rinvenimento dei fossili sia una valle, quella di Neander, il cui nome è la traduzione in greco del cognome Neumann, che in italiano suonerebbe “uomo nuovo”, è una di quelle coincidenze che a volte rendono la storia così facilmente mutabile in mito.

L’homo neanderthalensis entrava nel nostro immaginario collettivo come una specie di bruto dall’aspetto primitivo, mentre probabilmente era a stento distinguibile dal nostro più fortunato antenato diretto, l’homo sapiens. Il fatto poi che nel nostro Dna ci sia tra l’1 e il 4% di geni di derivazione neandertaliana (a differenza, per esempio, degli africani) dovrebbe suggerirci di abbassare la cresta nei confronti dei neandertaliani.

L’uomo di Cro-Magnon, il nostro antenato, coabitò il pianeta coi neandertaliani per 60.000 anni, prima che questi ultimi si estinguessero, circa 30.000/22.000 anni fa, lasciandoci soli.
Possiamo vederli come gli elfi che se ne vanno… e lasciano agli uomini la responsabilità di governare il mondo.

Bella cazzata, hanno fatto.

Come sarebbe, il pianeta, con due specie intelligenti?

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