Il canneto di Eridu

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Bestiario, VI

Sesta pagina del Bestiario del Canneto di Eridu.
Il fringuello

Come promesso, eccomi qua di nuovo per celebrare il Darwin day. Sì, ok, avrei dovuto pubblicare due giorni fa questo articoletto. Sì, ho capito, sono pigro, sono lento, blah blah blah. Adesso però basta fare i precisini.

Fringuelli. È un attimo collegarli al barbuto autore dell’evoluzionismo, alle sue osservazioni di dimensioni e forme dei becchi delle molte specie di fringuello delle Galapagos che, pare, gli ispirarono l’idea che tali specie traevano origine dalla selezione naturale di caratteri genetici. Eppure io, non vogliatemene, quando penso al fringuello penso a Dario Fo e al suo Zanni (da Mistero Buffo, dove tra l’altro si parlava anche di Celestino V e Bonifacio VIII, tornati anche l’oro d’attualità con l’abdicazione di Benedetto XVI), prototipo della maschera dell’affamato, quando sogna di prepararsi un pranzo pantagruelico, di cucinare una gallina e farcirla con un tordo, «un fringulàs, un pàsser»…
E lo trovo straordinariamente attuale, anzi, forse un filo in anticipo sui tempi. Non sono in grado di fare superbe analisi sociologiche, ma se è vero che le mense dei poveri sono sempre più frequentate da gente comune, che fino a poco prima aveva un lavoro e una casa, allora è facile pensare che lo Zanni tornerà ad essere una maschera attuale, troppo attuale, per qualcuno di noi.

E così, passando da Darwin a Dario Fo, ora torniamo a Darwin: adesso sono le classi politiche dirigenti che devono evolversi. In politica le mutazioni vantaggiose ci sono, e sono quelle che fanno prendere voti, e portano all’estinzione dei politici che non si sanno adattare. E a me sembra proprio che i tempi stiano cambiando, e che la nostra classe politica tradizionale l’abbia capito, ma non riesca a dare risposte convincenti, tante e tanto forti sono le resistenze in cui vive e si crogiola.

E se il fringuello è così adattabile, e il politico italiano così poco, c’è speranza che nel medio periodo potremo sentire il cinguettìo dei fringuello e non le stronzate di una campagna elettorale assolutamente ridicola, assurdamente tragica.

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4 pensieri su “Bestiario, VI

  1. Mauro in ha detto:

    L’evoluzione è fatta anche di molti vicoli ciechi, per adattamenti “falliti” ai vari contesti. L’Italia se teniamo il paragone “evoluzionista” (per quanto può essere improprio un parallelismo spinto tra teoria evolutiva e sociologia) il nostro paese ha fallito l’evoluzione dalla democrazia liberale a quella di massa, ha fallito il passaggio alla democrazia dell’alternanza. E ora che l’agenda pone la questione della gestione della globalizzazione c’è il rischio che fallisca nella gestione condivisa dei problemi di fondo di questo paese, semplicemente perchè una parte della società, come i bambini di 5 anni, fa i capricci davanti alle cose che non gli piacciono ed è pronta ad offrire il proprio appoggio a chiunque gli permetta di eludere dalle proprie responsabilita.

    • … e c’è anche da dire che, allo stesso modo, la classe politica italiana fugge dalle proprie responsabilità e si comporta come un giovane irresponsabile: la famiglia non ha più soldi, lui non guadagna ma vuole la macchina nuova, la camicia firmata, i soldi per uscire con la morosa e per il gioco nuovo della pleistescio.
      Se la famiglia non interviene, è la prima colpevole del suo stesso destino.

  2. Mauro in ha detto:

    Sicuramente perchè l’elettore irresponsabile è sempre pronto a votare, mentre negli altri paesi è confinato nel non voto dove può lamentarsi finchè vuole ma sostanzialmente non arrecare danno al resto della società, da noi basta promettere condoni, la chiusura di equitalia o 20 ore settimanali di lavoro per tutti (a parità di salario) per correre nei sondaggi, poi chiaramente quando si è eletti si possono fare solo due cose
    1) Se in minoranza cercare di non far lavorare la maggioranza
    2) Se si è in maggioranza fare melina cercando solo di non perdere consenso.

    Io spero che il prossimo parlamento possa fare molto per il paese, anche stando fuori dalla maggioranza, certo se si parla già adesso di cercare di scioglierlo per poi poter fare chissa quali cambiamenti (come se non si dovessero fare leggi finanziare, avere una politica estera, avere una politica europea, dover magari esprimere almeno un parere riguardo a crisi internazionali) significa dimostrare in sostanza di non voler far nulla perseguendo la logica del tanto peggio tanto meglio.

    • Io mi auguro ancora di più: mi auguro che la prossima legislatura sia una costituente, come dopo la guerra e il fascismo, perché la seconda repubblica, la crisi finanziaria internazionale, la guerra al terrore e la globalizzazione, per il nostro tessuto sociale hanno fatto gli stessi danni di una guerra, e ci sarebbe bisogno davvero di riscrivere le regole della democrazia.
      Sfortunatamente abbiamo una classe dirigente, quella che ha governato per tutti questi anni, che ha prosperato in queste condizioni, che non mi pare per niente intenzionata a concedere un cambio delle regole per essa svantaggioso, un cambio delle regole, per esempio, in grado di risolvere i conflitti di interesse che, l’attualità ce l’ha dimostrato, sono molto di più che il semplice caso del proprietario di televisioni, ma sono uomini di partito nelle banche, nelle grosse industrie, eccetera.

      Lo spero, dicevo, in ogni caso. Ma perché sia costituente è necessario che tutte le forze si mettano in gioco, e per obbligarle è necessario che nessuno abbia una maggioranza schiacciante e che le forze meno implicate con gli ultimi governi siano consistenti. Regole nuove, regole volte alla trasparenza, alla glasnost, per dirla con Gorbachev. Regole orientate alla spending review, che ha un margine di successo mostruoso rispetto alla tassazione su una base che non c’è più. Una rete di tagli che mi chiedo se possono attuare forze che sono interessate a non tagliare (forze per esempio che controllano tutti i consigli provinciali e non hanno interesse a perdere posti di potere locale, come ci ha fatto capire la vicenda del mancato taglio delle province).

      Altrimenti, davvero, non vedo altro destino che un governicchio semi-tecnico da un paio d’anni. Dannoso, disastroso.

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