Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

«Tristo. Umanamente transustanziato»

Ho aspettato l’inizio della quaresima per pubblicare uno degli ultimi vecchi racconti che avevo in archivio. E poi, guarda il caso, il polverone sollevato dall’abdicazione di Benedetto XVI, e il dibattito sullo “scendere dalla croce” o meno, evocato dal confronto tra la scelta di questo papa e del suo predecessore, rendono ancora più adatto a questi giorni questo racconto.

E mi sputano! Che forse mi dà più fastidio quello, delle nerbate. Ho due quintali di legno sulla schiena e un decurione che mi frusta, e ci aggiungo la mia gente che sembra aver messo via sputi per me da una vita. Ho brandelli di stoffa e di sangue, brandelli di vita che perdo lungo la via, e gente che guarda, come se fosse giusto, come se fosse bello. Si dicono uomini, di notte nelle taverne, di giorno nel tempio, e qui non sono neppure animali. Bestie!

Non reagisco, non avrebbe senso. Tutto è stato scritto fin dal principio, tutto è stato detto e pensato prima di oggi. Devo essere sacrificato per salvare gli uomini, e li salverò.

Chi li vuole salvare? Perché dovrei farlo io? Ho le loro spine in testa e sangue duro negli occhi. Queste ferite non hanno tempo di guarire. Tra dieci minuti sono appeso, schiacciato da tutte le loro colpe, col ventre gonfio della loro rabbia, e questa vecchia mi vomita le sue accuse, dimenandosi come se le avessi ucciso un figlio. Non ti voglio salvare! Ti voglio vedere contorta nella fossa degli inferi, voglio vedere i diavoli ballare sulla tua schiena curva e grinzosa…
Ma non allevierà la mia sofferenza…

La sofferenza porta alla redenzione, dopo tutto.
L’avevo detto a tutti. Ci credevano, ci credeva chi aveva bisogno di sentirselo dire per tirare avanti, per riuscire ad appoggiarsi a qualcosa. Ma la sofferenza ti uccide ancora prima di essere inchiodato a una croce.
C’è salvezza in questo male che mi divora? C’è salvezza nella disperazione?

Cancheri… e mi sputano!
Fino a ieri mi ascoltavano come il Verbo. Mi tirano fango, e merda d’asino, adesso. Mangiatevela! Non può farvi marcire più di così.

Devo sopportare, tirare avanti su questo percorso di dolore. Non sanno quello che fanno, per loro devo aprire le porte del regno del Padre! Devo rasserenare la mia mente piagata, pensare al grande bene che ci attende tutti quanti, me e questi miei fratelli bestemmianti!

Fratelli? Fratelli miei?! Di sicuro quello lì che mi tira un sasso, sì proprio quel sasso che mi sta tranciando una vena sul sopracciglio, quello lì deve essere un fratello bastardo! Vieni qua, che ti spacco la croce sulla schiena…

E il decurione mi ferisce e umilia, eppure sono sereno: la mia sostanza, la mia natura divina mi rassicurano. Non ho dubbi nella visione di ciò che è stata la mia vita su questa terra. Non ho dubbi sulla veridicità del mio dolore, ma neppure sulla sua importanza per la salvezza. Non ho dubbi.

Mi tirano su! Mi alzano! Il dolore! Il dolore dentro le mani spaccate dai chiodi, il dolore dentro le spalle, nelle gambe, il dolore qua, che mi apre le costole… Ah, perché un uomo può soffrire così tanto, perché è stato creato questo dolore?

Il dolore mi acceca… vacillano le mie certezze. La mia sostanza, la mia natura umana mi invadono… Non riesco più a distinguermi, a capire. Un secondo fa tutto era limpido: il dolore intorbidisce la ragione, la paura ammanta e nasconde la memoria. Chi è questa gente che urla straziandomi le orecchie, cos’è questa luce che mi brucia gli occhi… è finita, tutto è perduto. Perché… perché mi hai abbandonato?

Tutto si fa distante. Ovattato. Urlano, ma non hanno voce; gridano, si sbracciano. Nessuno mi ha abbandonato, o nessuno mi aspetta. Alle ferite non importa più di guarire. Adesso, mi sono fatto uomo.

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