Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

#60. Orrore.

Tempo fa, una buona dose di tempo fa, ho postato un lungo post a tema “Meraviglia”, qui. La Meraviglia intesa come un’opera dell’ingegno, dell’arte, della tecnica, destinata a diventare al contempo simbolo del suo tempo, della gente che l’ha realizzata, del livello tecnologico e artistico raggiunto da homo sapiens per poterla realizzare.

Adesso siamo qui per l’esatto contrario. Parleremo di orrore. Di orrori, di orrori così tremendi che si possano definire buchi neri sul suolo terrestre. Opere legate a crimini così ignobili da rappresentare i più profondi baratri scavati dall’uomo quando, espulso dal suo stato di grazia, è stato scagliato nel punto più profondo della terra. Segni e memorie di quanto l’uomo possa essere un pezzo di merda. Oppure opere orrende, orrori visuali, disgusto allo stato puro, scempio del pianeta, peto nel naso degli dei, rutto in bocca a madre terra. Stupro della natura, scempio del pianeta.
Oppure, infine, desolanti incompiute, esempi di quanto l’uomo possa fallire i suoi scopi.

Tutti questi orrori, condensando il concetto, sono ciò che fa paura. Paura che l’umanità non possa salvarsi, se c’è qualcosa da cui salvarsi. E se la bellezza salverà il mondo, la bruttezza condensa la paura di non farcela.
Occorre stare attenti alla paura. La paura non è una cazzata.

“La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio, l’odio conduce alla sofferenza. Io sento in te molta paura.”
[da “Star Wars, Episodio I”]

“La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale.”
[Frank Herbert, “Dune”]

Quindi, in buona sostanza, eccoci qua di fronte a una doverosa scelta. Il contraltare delle 7 meraviglie del mondo antico, e delle numerose meraviglie che abbiamo poi citato tutti insieme nel tema di cui sopra. Facciamo. I 7 orrori dell’umanità, che possa incorporare orrori estetici, orrori concettuali, orrori storici, qualsiasi cosa purché rappresentata da qualcosa di fisico e sufficientemente imponente. Comincio io, ovviamente e ve ne propongo 4.
Ma seguitemi, che di merda ce n’è tanta, e tutti devono spalare la loro parte.

Si comincia. Al primo posto metto qualcosa che esteticamente fa pure schifo, ma non è di certo l’estetica ciò che ci interessa, ma quello che rimanda alla memoria. È anche patrimonio dell’umanità, e il suo profilo causa orrore, paura, vomito. Mi riferisco alla rampa dei treni e all’ingresso del Vernichtungslagerr di Birkenau, vicino alla cittadina polacca di Oświęcim. Il suo profilo nero sulla piana innevata polacca è il simbolo della morte per eccellenza. Non credo che al momento, sul pianeta terra, ci sia un’immagine più efficace per rappresentare il male.
Quello vero, quello profondo, quello che fa venire voglia di vomitare.

Ci spostiamo, ma non poi di moltissimo, per individuare il secodo orrore del mondo. Si va in Ucraina, al confine con la Bielorussia, a vedere un orribile edificio, anzi, una parte: sto parlando del reattore 4 della Centrale Nucleare V.I. Lenin di Černobyl’. Ci ricorda della smodata ambizione dell’uomo, della sua grande capacità di realizzare immani opere, di governare potenze che solo le stelle possono esprimere. Ma anche e soprattutto ci parla dell’incuria, del pressapochismo, dell’approssimazione e dell’errore. E della tragedia.
E ci lascia un po’ di speranza, la speranza data dall’eroismo dei pompieri che morirono tutti per arginare quel mostro. E ci lascia la paura, la paura del mostro stesso, rinchiuso in quel sarcofago di cemento e piombo.

Acqua e petrolio sono per noi due delle sostanze più importanti. La prima è indispensabile per la nostra esistenza, il secondo è ancora centrale nella nostra civiltà, e ci permette di muoverci velocemente ed efficientemente, di avere materie plastiche con cui produrre tecnologie incredibili, di avere energia per tutti i nostri progressi.
Ma farle entrare in contatto non è mai una buona idea, e sul fondo del Golfo del Messico c’è il relitto di quello che probabilmente è stato il più grave incidente di questo tipo, quello causato dal disastro della piattaforma Deepwater Horizon. Una piattaforma rovesciata e distrutta a 400 m di profondità, più un fallito scafandro di cemento, più due pozzi laterali per far uscire il petrolio e allentare la pressione. Un mostruoso mausoleo del disastro.

Al quarto posto mettiamo un mostro ad “azionariato diffuso”. Parlo dei resti del Lago d’Aral, quello che un tempo era uno dei laghi più grandi del mondo, e che oggi è uno squallido gigante di fango, dove finiscono due fiumi prosciugati da una maldestra irrigazione, l’Amu Darya e il Syr Darya, ed è oggi quasi interamente una piana insalubre, costellata di relitti di navi e porti interrati, con quella che una volta era un’isola, Vozroždenie, e ospitava la grande base militare sovietica di Kantubek per la ricerca su armi chimiche e batteriologiche. Oggi è raggiungibile a piedi, e solo nel 2002 un’equipe americana ha neutralizzato tra le 100 e le 200 tonnellate di antrace… non virus dei calli podalici, eh, antrace. E peste bubbonica. E vaiolo. Per dire. E animali geneticamente modificati ancora oggi girano per la base. In quasi tutti i siti di viaggio è citato tra i 5/8/10 posti più pericolosi del mondo da visitare.

Ecco fatto. Per la mia parte basta così. Avete tre posti a disposizione, nominate, che di Orrori con la “O” maiuscola sul pianeta terra ce n’è a quintali. Io sono rimasto più sul relitto del disastro ambientale, e sul simbolo del genocidio. Ma voi siete liberi di andare anche sul disgusto estetico.

Su consiglio di Topus ho deciso di linkare i nomi degli orrori a delle foto, per rendere più immediato, appunto, l’orrore.

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13 pensieri su “#60. Orrore.

  1. Topus in ha detto:

    Un suggerimento, credo che in post come questi sarebbe carino avere delle fotografie nel testo, o almeno dei link di riferimento per avere un riscontro immediato delle immagini che stai evocando. E’ vero che basta aprire una tab con google immagini e andarsele a cercare, però sarebbe più immediato se ci fosse già il riferimento nel testo.
    Ammetto che negli orrori da te citati, proprio perchè tali, si annida un germe di meraviglia. Sarà che il nostro senso estetico si è formato anche sul gusto per le macerie e l’abbandono (e saranno anche le ore passate a giocare a Fallout 3 :P), ma le immagini della base militare abbandonata in qualche modo mi toccano, e mi affascinano, come pure quelle del centro abbandonato vicino al reattore nucleare di Cernobyl. Le immagini di Auschwitz sono raggelanti, ma in qualche modo divenute iconografiche e colpiscono duro. In effetti il paragone con le meraviglie è calzante, uguale l’intensità, diametralmente opposta la reazione emotiva.
    Lo schifo della piattaforma petrolifera è quello che mi emoziona meno, proprio per la mancanza di un disegno umano andato a rotoli. Lo so è equiparabile all’incidente di Cernobyl, ma è come se mi toccasse di meno, forse perchè il disastro si è consumato in un ambiente non propriamente umano, gli oceani, tutto sommato, continuano a sembrarmi un ambiente abbastanza alieno, possiamo amarlo, ma non possiamo viverci per sempre. Indubbiamente le immagini della enorme chiazza e degli animali morenti è molto forte, ma gli manca l’elemento dell’impatto sugli umani (solo in apparenza, lo so). E’ che trovo più brutali, dal punto di vista emotivo, quintali di spazzatura riconducibili all’uomo, rispetto all’enorme chiazza che sembra il nulla che avanza e distrugge il regno di Fantasia. Ci sarebbe un’isola nel Pacifico del Nord, completamente invasa da spazzatura, sulla quale stanno morendo un sacco di volatili che inghiottono pezzi di plastica

    Dunque, non è facile trovarne altre. A me fanno assai schifo i panorami delle baraccopoli (siano esse favelas, slum, o via dicendo) e le vite disgraziate che vengono condotte al loro interno. Quindi potrei prendere ad esempio le favelas di San Paolo o di Rio che dovrebbero essere tra le più grandi al mondo.

    Forse sarebbe doveroso citare le bombe atomiche Fat Man e Little Boy, armi di distruzione come mai se ne erano viste prima, che non portarono con se i rimorsi di alcune fra le più brillanti menti del ventesimo secolo.

    E, saltando indietro nel tempo, se ci fosse una fotografia o un video della biblioteca di Alessandra che brucia, beh, quello sarebbe un colpo al cuore. Mi accontento delle immagini dei roghi dei libri da parte dei nazisti.

    • L’idea dei link alle immagini è ottima, ho deciso di seguire il tuo consiglio. Ma nessuna foto nelle pagine del blog…

      Sulle slum posso concordare, ma per ampliarne la visione ti consiglio uno dei libri più belli che abbia mai letto: Shantaram, di Gregory David Roberts.
      Un tomo enorme, più di un migliaio di pagine. E non sembrerebbe un libro adatto a te, e nemmeno a me. Ma mi ha segnato.

      Riguardo l’isola di rifiuti, perché non, allora, quell’isola galleggiante di rifiuti che si va radunando a causa del Pacific trash vortex…
      http://viaggi.libero.it/fotogallery/il_viaggio/54031418/1/la-discarica-galleggiante

      • Topus in ha detto:

        Ti segnalo una cosa sulla questione del Pacific Vortex, in realtà le foto presenti nel link che hai messo sono foto di Manila. I rifiuti che si stanno aggregando nel Pacifico pare siano principalmente piccolissimi pezzi di plastica, sicuramente dannosissimi, ma che non creano l’effetto apocalittico che ci si aspetta. Anzi è praticamente invisibile e per scoprirne l’estensione hanno dovuto fare rilevamenti d’acqua a campione. Qui c’è una spiegazine abbastanza esaustiva del fenomeno:
        http://io9.com/5911969/lies-youve-been-told-about-the-pacific-garbage-patch

      • Immaginavo qualcosa di simile, mi sembrava strano che arrivassero in canoa a una chiazza di bottigliette grande come l’Europa.
        Deh, ma potenzialmente questa chiazza è una miniera di PET/PVC…

  2. Topus in ha detto:

    Sì in effetti si potrebbe andare a dragare per fare del gran riciclo di plastica 😛
    Comunque a me, sotto sotto, la base sovietica di Kantubek affascina un sacco. Lo so che è un luogo infame, ma il fascino della desolazione scorre potente in me…

    • Hai visto le foto? Se ne trovano in giro per il web, e di solito è sempre “i 5 luoghi più pericolosi del pianeta terra”, “gli 8 posti dove non andare in vacanza”…
      E poi il fascino di una vacanza in camper, con rotoli di luganega nel frigoriferino, per salvarti la vita…

  3. sarah in ha detto:

    posso suggerire LA risiera di SAn SAba?campo di smistamento per la deportazione in Germania e in POlonia.Una archittettura che si è trasformata da industria alimentare ad anticamera e camera per l’orrore. per non parlare dei manicomi prima della Basaglia in Italia e in genere in tutto il mondo!

  4. Ho chiesto in giro: non mi venivano altri esempi dopo i tuoi, e io sarei andata giù di animalismo ed ecologia. Effettivamente in molti tendono ad indicare le stesse “cose” o stesso genere di orrori. L’idea più insolita che ho raccolto nel mio sondaggio pro-Canneto è stata questa: la “contemporaneità”.

    • Topus in ha detto:

      Mmm, se condo me la contemporaneità come orrore è frutto di una visione un po’ mitizzata del passato. Già al tempo dei romani si parlava dei boni mores dei tempi andati. Sicuramente ci sono aspetti della contemporaneità che presi nella loro singolarità possono suscitare orrore, ma nel complesso penso che la storia umana sia una storia di evoluzione. Oggi si sta meglio di ieri, credo.

    • A me fanno anche schifo i palazzoni dei quartieri dormitorio intorno a Milano, talmente omologati che capire qual è il tuo è un’impresa, e talmente alienanti da rendere perfettamente – in brutto – l’orrore della quotidianità della città formicaio.

      • Topus in ha detto:

        Ovviamente il periodo sumero rappresenta una singolarità all’interno della funzione di evoluzione 😛
        E, sì, porca vacca, la periferia milanese fa veramente cacare…

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