Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

#61. Urano.

“Il Cielo non ha parenti; tratta egualmente tutti gli uomini.”
[Confucio]

Un oggi di qualcosa di più di qualche anno fa, nel lontano 1781, fu scoperto – fortuitamente, dall’astronomo britannico Herschel – il penultimo pianeta solare destinato a rimanere considerato tale fino ai giorni nostri: il verdazzurro gigante ghiacciato Urano.

Si completava così, con il suo battesimo, il trittico delle divinità supreme greche. Ouranos, Kronos, Zeus. Urano, Saturno, Giove.

Urano, il cielo, nato da Gea, la terra, e poi suo sposo o amante (tutte le mitologie sono costrette a salti mortali per giustificare le prime riproduzioni: qui Urano giace con la madre). La terra gli dà un sacco di figli, primi tra tutti i titani, e d’improvviso Urano è colto dall’atroce sospetto che questi figli-fratellastri vogliano prima o poi fargli la pelle. Decide così di gettarli nel Tartato (nelle viscere della terra, ovvero della madre… ma questo può essere anche una metafora del fatto che giacendo sempre su Gea non permetteva ai suoi figli di venire alla luce). La madre, però, dona un falcetto a Crono (che sarebbe poi il Saturno dei romani), il più giovane dei titani, che mentre Urano fecondava nuovamente Gea lo evirò con il falcetto, e gettò il suo membro in mare. Crono e gli altri titani furono così liberi di uscire dal ventre di madre terra e di vedere la luce, e Crono divenne il nuovo sovrano.

La divinità maschile più antica, il cielo Urano che feconda la terra, viene sostituita dal tempo, Crono. Dalla società che si affida alla natura, a quello che il cielo dona, si passa a una società per la quale conta il tempo. Dal paleolitico, con la sua caccia e raccolta, al neolitico, all’agricoltura, con l’importanza del ri-conoscere il ciclo delle stagioni, i suoi tempi.

Il bravo Crono, degno figlio di Urano, si prese per moglie la sorella Rea (nome opportunamente scelto poi per un satellite di Saturno), e dato che gli venne profetizzata una fine analoga a quella del padre (detronizzato dal figlio) si risolse per un sistema di eliminare i figli ancora più cruenta: decise di mangiarli. Ancora una volta, però, la mitologia greca dà il compito alla donna di salvare la propria prole punendo l’uomo per i suoi delitti, e Rea salva l’ultimo dei suoi figli maschi, Zeus (che poi è Giove), affidandolo alla cura della terra (o, a seconda delle tradizioni, alle ninfe). Zeus, cresciuto, porterà a compimento la profezia. Avvelenerà il padre facendogli vomitare i fratelli, e darà vita a una grande guerra, la Titanomachia, attraverso la quale relegherà i titani nel tartaro e arriverà al potere.

E così dal tempo, si passa a un dio-re, Zeus, signore del giorno, e del tuono, del fulmine, della capacità di comandare e punire. Arriviamo alle società dell’età del bronzo, alla regalità.

Tre sovrani del cielo, Urano (il cielo stesso), Crono (il tempo), Zeus (il giorno, confronta il latino “dies”). Tre pianeti, quelli che fino a quel momento erano i tre pianeti più grandi conosciuti, Urano, Saturno e Giove, dal più piccolo al più grande (ognuno in fondo detronizzato dal successivo), e dal più lontano al più vicino.

Curioso, peraltro, che anche a Zeus fosse stata profetizzata una fine per mano della prole. Decise così di mangiare la figlia Athena, appena avuta da Metis (la saggezza) dopo un concepimento tramite il classico tema mitico della fuga magica (in cui ad ogni trasformazione della fuggitiva l’inseguitore si trasforma a sua volta in qualcosa di più agile, veloce o potente), tema ricorrente in molte mitologie e in quella greca non da meno, come nel caso di Demetra e Poseidone con il concepimento di Persefone/Kore (fanciulla).
Dopo aver divorato la figlia (ricordiamolo, concepita con la saggezza), Zeus è colto da una fortissima emicrania (eh, le figlie danno un sacco di grattacapi), e chiede a Efesto, il fabbro degli dei, un aiuto. Qui il mito è in effetti oscuro, il fatto che non abbia chiesto aiuto a una divinità più morigerata, sapiente, ma a un buzzurro che viveva nell’Etna, la dice lunga anche sui metodi maschili per risolvere i problemi: «Mi fa male la capa». «Ci penso io», risponde Efesto, che con una martellata gli spacca il cranio. Spiccio, Efesto. Dalla testa della divinità emerge quindi, già adulta e armata e perfettamente pronta a rompere i coglioni, Athena. Che vanta un doppio nome, Pallade Athena, per il non trascurabile evento di aver, da giovanissima, accidentalmente ucciso la migliore amica Pallade, decidendo per onorarla di portare con sé per sempre il suo nome.

Ora, proseguendo nella tappa di avvicinamento al sole, la sorte vuole che, prima di incontrare un altro pianeta vero e proprio, ci si imbatta nella fascia degli asteroidi: detronizzazione andata male, Giove resiste, resta lui il pianeta più grande del sistema solare. Pallade è solo un asteroide della fascia, il secondo in ordine di scoperta, mentre Minerva (l’equivalente romano di Athena) è un sasso carbonaceo di 190 km di diametro. Come a dirci che l’uomo ha rinunciato a soppiantare gli dei con la saggezza, con la filosofia. Curioso, come dicevo. Curioso che manchi il passaggio dalla società del bronzo a una civiltà della saggezza, che sia solo abbozzato, nella nostra storia come nel percorso dal lontano profondo del sistema solare (dalla notte dei tempi) verso la Terra.

Curioso, anche perché questo ha degli effetti: il pianeta successivo, quello più prossimo alla Terra in questo viaggio, è Marte, la guerra. Niente saggezza? Allora guerra.

Sulla saggezza e sul senso del sacro, raccomando la visione di questo filmato.

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10 pensieri su “#61. Urano.

  1. giova ricordare che è una narrazione maschile che tenta di togliere alle figure femminili qualsiasi ruolo che non sia quello di fattrice. La cosa molto divertente è che non ci riesce, visto che le figure femminili si emancipano dal loro destino conclamato praticamente ad ogni passaggio, al contrario di quelle maschili. maolto bello il pensiero finale. 🙂

    • Le posizioni privilegiate delle divinità maschili sono tipiche delle società di origine indoeuropea che dilagano nel mediterraneo nell’età del ferro: attuano un rovesciamento rispetto alle società autoctone neolitiche della civiltà mediterranea (che va dalla penisola iberica al subcontinente indiano) e poi delle civiltà dell’età del bronzo in mesopotamia.

  2. Topus in ha detto:

    Lettura interessante. Mi azzardo a continuare lo schema planetario/mitologico.
    Dopo Marte, in direzione Sole, abbiamo la Terra (Gea), la nostra madrepatria (quindi madre e padre), il nostro luogo d’origine, il teatro in cui si svolge la nostra esistenza. Continuando abbiamo Venere, che rappresenta il femminile e l’amore, nella sua accezione e carnale e spirituale. Ritorna la centralità della figura femminile come generatrice e depositaria del segreto della vita. Poi c’è Mercurio, che rappresenta il daimon tra gli uomini e gli dei, un angelo, dunque, che funge da tramite nella tensione dell’uomo verso il divino. Ma anche un dio psicopompo, traghettatore delle anime verso l’aldilà, verso la vita oltre la vita. Verso il Sole.
    Il Sole, punto d’arrivo monoteistico del bisogno spirituale dell’uomo. Dall’eresia di Amarna, al culto Mitraico, alla figura di Gesù in chiave solare, ecco il Sole che rappresenta il punto d’inizio, e simmetricamente quello d’arrivo, dell’esperienza umana, Alfa e Omega della nostra esistenza. Le direzioni parlano chiaro. Ci basta vivere la nostra vita, in armonia col principio della generazione perpetua attraverso la donna, ed ecco che in un attimo siamo lì, al cospetto del Sole in sua Maestà. Nell’altra direzione ci avviamo verso la guerra e allontanandosi sempre più dal Sole verso il gelo e l’inferno (definito come l’assenza di Dio).
    Al limite, Urano rappresenta il baluardo dell’umanità, la prima consapevolezza del far parte di un Sistema Solare, la prima intuizione di divinità, di una direzione da percorrere. Ouranos, nel proprio nome, potrebbe portare la radice di montagna (ouros, in greco, montagna) ma rappresenterebbe il cielo; una montagna nel cielo, dunque. Cielo e Terra. Come i Sumeri (e sempre lì torniamo) definirono il primo principio divino, Anki, composto da An(cielo) e Ki(terra). I primi a fissare sull’argilla il senso di meraviglia e inquietudine che si percepisce volgendo lo sguardo ad un cielo stellato.

    • Il principio divino sumerico ANKI, oltre a unire cielo e terra, unisce anche i principi generatori maschile (il cielo che con la pioggia feconda la terra) e femminile (la terra, che riceve la pioggia dal cielo, ne è fecondata e da lei germogliano figli). In pratica è una riunione dei principi opposti, come la saggezza cinese ha espresso più tardi con la filosofia/religione del TAO, o il REBIS (cosa doppia) del pensiero alchemico rinascimentale, simboleggiato da un androgino o alternativamente da un glifo unificante i simboli della luna e del sole.

      Di certo è sempre bello vedere come la versione sumerica di un concetto sia più bella, pulita e rarefatta, pur essendo la più antica, rispetto a tutti i rimestamenti successivi. Quando si legge di sumeri sembra di arrivare alla pura sapienza, privata di orpelli decorativi e sofistici successivi, esposta nuda al suo indagatore.

      • Topus in ha detto:

        I sumeri sono sempre, inevitabilmente, i più fighi ;P
        Certo che ci siamo completamente dimenticati di Nettuno, posizionato oltre Urano. Ma visto che è un pianeta legato all’elemento acquatico, allora facciamolo passare come l’Absu primordiale, progenitore del mondo. Tiè.

      • Nettuno è oltre, ma più oltre si estende l’oltretomba, con Plutone, che ci sta benissimo in quella posizione, col suo satellite Caronte, e gli altri pianeti nani dai nomi spesso inquietanti (il più grande è Eris, la discordia…).

  3. Topus in ha detto:

    Giusto l’oltretomba cosmico, quello gelido e ostile alla vita. Attendo che assegnino nomi tipo Chtulu e Yog Sothoth 😛

    • Secondo me ci arriveranno, magari un pianeta nano di nome Chtulhu con qualche luna cui dare inquietanti nome di contorno.
      O anche un bel cubewano di nome Conan…

      • Topus in ha detto:

        Vengo a conoscenza oggi dell’esistenza del termine cubewano. Interessante.

      • Termine bellissimo, deriva dal greco e vuol dire «saggez… ehm, ok.
        Sì cazzate a parte è uno dei termini moderni dal suono più interessante. Un tempo nei avrei fatto una popolazione inquietante del grande deserto dei dintorni di Omisod…

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