Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

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M1 – L’altare di Omero

Ben venuti all’inaugurazione di questa nuova rubrica, il Mausoleo del Canneto di Eridu. Come spiego nella pagina relativa, sono stato colto da megalomania. Ciclopica. Ho deciso di imitare i grandi re di Eridu, quelli che vivevano 20.000 anni. Quelli che edificarono nel Nunki (il luogo potente, come veniva definita) circondato dall’Abzu (le acque lontante, quelle che circondavano la terra) la Ziqqurat di Eridu. Li imiterò in maniera metaforica edificando una specie di memoriale per personaggi che rispetto, o ammiro, o amo, o per i quali provo una qualsiasi forma di attrazione. Persone che possano rappresentare l’umanità di fronte agli dei e perorare la sua causa, dimostrando la sua grandezza, la sua bellezza, la sua sete di conoscenza, la sua pietà. Ognuno di questi indivdui (che potrà essere una persona storica, ma anche mitologica, e persino letteraria, perché sono comunque emanazione dell’umanità) sarà ricordato per qualcosa di specifico (difficile, o forse inumano, sperare di trovare persone con soli lati positivi), e sarà ricordato in questo Mausoleo da qualcosa a lui dedicato: una statua, una lapide, una colonna, un albero, una cascata, una roccia, un altare. Venite, dunque, ordinatamente, a visitare il Mausoleo, di qui cominciando.

L’altare di Omero
Prima di iniziare questa rubrica avevo (e in fondo ho tuttora) decine di centinaia di idee di personaggi cui dedicare un monumento. Ma di fronte alla pagina bianca della prima iscrizione mi sono trovato smarrito. Perché qui non si tratta di dedicare UN monumento, ma IL PRIMO monumento. Potranno seguirne a centinaia, di più importanti, più belli, meglio descritti e meglio motivati, soprattutto quando la rubrica si sarà stabilizzata, ma questo resterà sempre il primo, e va scelto con criterio. Diventa una sorta di patrono di questo blog, e non può essere piazzato a cazzo.
Ci ho pensato parecchio, e alla fine ho deciso che il primo monumento non può che essere per uno scrittore. Forse il primo grande scrittore dell’antichità per il quale abbiamo un nome, anche se la sua figura è controversa, giacché di lui non sappiamo quasi nulla se non per leggenda.
E gli dedichiamo un altare, un altare pagano, perché le sue furono storie di uomini ma anche di divinità. Un altare che ricordi quello di Pergamo, con le vicende delle sue storie scolpite in bassorilievi marmorei, ma dipinti, come lo erano un tempo, e non bianchi, plastici simulacri ai nostri occhi della vividezza dei personaggi di un tempo. E così, riviventi nel marmo, Achille ed Ettore, Odisseo e Agamennone, Athena e Ares, Priamo, Paride, Afrodite, Calipso e Penelope… celebreranno la grandezza dell’opera di Omero. Ricordando con esso il cronista che narrò la guerra, gli uomini che ne diffusero la storia, gli aedi che la trasformarono in leggenda, le voci che la ripresero in tutto il mondo greco, gli uomini che inventarono l’alfabeto e i poeti che lo usarono per trascrivere i loro poemi tramandati oralmente. Tutti questi uomini sono Omero, l’Omero che celebriamo qui, e che dimostra che il lavoro di così tanta umanità può ben diventare un uomo solo al cospetto degli dei.

Almanacco, LXXXIV

Ottantaquattresima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
29 aprile 2013

Oggi è il compleanno di uno dei sistemi operativi che più ho amato: Tiger. Non è un compleanno roboante, e non seguiranno domande particolarmente intelligenti o che fanno riflettere.
Semplicemente, qual è il sistema operativo con cui vi siete trovati più a vostro agio, e verso quale provate una sorta di archeologica nostalgia. Valgono anche come come l’AmigaOS, che per inciso è ancora sviluppato, o l’AtariTOS, che invece è morto nel 1993. Valgono sistemi operativi per computer o per dispositivi mobili (financo il vecchio Symbian). Valgono gli Unix, Irix, AIX, Solaris, Next-Step, valgono le release di Linux, valgono MS-DOS, OS2. Non vale Windows 95, perché comunque, insomma, dai, un po’ di contegno.

Almanacco, LXXXIII

Ottantatreesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
24 aprile 2013

Hubble. Ventitre anni fa, nel 1990, lo Space Shuttle Discovery (all’epoca gli Shuttle erano ancora le navette di punta dell’umanità) mette in orbita uno dei più straordinari satelliti artificiali di tutti i tempi, il telescopio orbitale Hubble, che da lì ci regalerà immagini sorprendenti di un universo antichissimo, a due passi temporali dal big bang.

All’epoca avevo quasi quattordici anni e vivevo l’astronomia con una fascinazione totale, e sentivo che se l’umanità poteva “guardare così indietro nel tempo” era in grado – potenzialmente – di fare qualsiasi cosa, e i limiti erano lì solo per trovare un modo per superarli.

Oggi sono meno entusiasta, ho iniziato, vissuto con passione, e poi terminato un lungo viaggio nella fantascienza. Epperò mi guardo ancora intorno con le stesse speranze.

E voi, di quale grande passo scientifico o tecnologico vi augurate di essere informati domattina? E in quale campo riponete le maggiori speranze?

#62. Saggi.

Storpio non è un insulto. È una parola bellissima.
Deriva dal greco, «storpieus», che vuol dire «saggezza».
[Corrado Guzzanti, alias Gabriele La Porta, alias Corrado Guzzanti]

Lo so, lo so. Con la politica sto cercando di smettere. Che poi finisce che uno si illude di poter cambiare il mondo e gli viene il magone doppio quando si accorge che era un’illusione. Però che volete farci, sono un uomo senza qualità: mi appassiono di tutto ma di niente abbastanza per restarci ancorato, e quindi sono costretto di tanto in tanto, nel mio peregrinare, a tornare a ognuna delle mie passioni, per vedere se qualcosa è cambiato e come, e per riappassionarmi.
Purtroppo mi succede anche con la politica, anche se a dire il vero era molto che riuscivo a starne (abbastanza lontano). Detto questo, tra tutte le mosse politiche belle, meno belle, illusorie, realistiche e infami, ma soprattutto tra quelle infami, ho notato che la politica mi fa ancora incazzare come una volta. E questo, per esempio, non succede coi sumeri. O con la letteratura arturiana.

Detto questo, procediamo spediti fuor di metafora verso l’obiettivo del tema di oggi (ed era ora, che di temi su questo blog se ne vedono ultimamente sempre meno, e pare che l’Almanacco e il Canneto tendano a diventare la stessa cosa, che è male). Ovvero, dato che il Nostro Magnifico Presidente (quello che disapprovare è peccato) ha ideato la figura dei dieci saggi, e che questa cosa fa molto sporca dozzina, e mi piace, ma visto che i personaggi che ha scelto sinceramente non mi danno alcun brivido (e alcuna rassicurazione politica), e visto che i suddetti saggi, che parevano già dimenticati, stanno tornando d’attualità come possibili ministri, ecco giunto il momento di scendere in campo… ehm, di salire in cattedra… vabbhèccheccazzo, ci siamo capiti, tocca a noi.

Ma, naturalmente, tocca a noi come si intende sul Canneto, con pieni poteri, in lungo e in largo, pescando in ogni epoca e in ogni storia vera o immaginaria. Troviamo dieci saggi che salvino il paese, attingendo a piene mani da dovunque, quandunque, comunque e merdunque. Dieci saggi, dieci consiglieri, dieci guide per un paese allo sbando.

Per parte mia comincio col dire chi non ci metterò: contro ogni previsione (vostra) non ci metterò Merlino, perché il regno che lo vedeva consigliere è finito decisamente male, e quindi non mi pare il caso. Vero, l’ha tenuto in piedi per un po’, ma di fatto è stata la durata di una generazione. No, Merlino, torna a casa, stavolta non tocca a te.

1) Primo problema che prendo in analisi: l’Europa. Quello che ci mettiamo, per risolvere anche (ma non solo) questo problema, è Pericle, politico a tutto tondo dell’epoca d’oro di Atene, l’Atene del V secolo. Un uomo al comando in grado di dare un’impronta culturale di altissimo livello, con una visione strategica ampia sul ruolo del suo paese sullo scacchiere internazionale, e in grado di discutere alleanze internazionali vantaggiose (la Lega Delio-Attica può essere vista come l’UE di allora?). Direi che è l’uomo giusto alla guida dei dieci saggi. E poi ci vedo bene anche un’acropoli, qui a Eridu.
2) Passiamo al secondo. Al giorno d’oggi credo che il giornalismo in Italia sia molto, molto, molto scadente e decadente, e abbia l’assoluta necessità di tornare alla sua funzione primigenia. Non deve sorprendere quindi la mia seconda scelta, con un altro personaggio essenziale: Enmerkar, il re della città stato sumerica di Uruk, protagonista di una delle saghe più antiche dell’umanità (Enmerkar e il signore di Aratta). Enmerkar, nell’epica sumerica, tra i vari meriti semidivini, ha quello di aver inventato la scrittura. Questo sì che vuol dire riportare il giornalismo alle origini.
3) Terzo problema, terzo saggio. Io non ho idea di quale possa essere la causa e quale la soluzione, ma è evidente che l’Italia di oggi ha delle difficoltà ad affrontare il tema della giustizia. In passato già più d’uno si è cimentato con il problema di dover far funzionare meglio questa fondamentale macchina dello stato, ma quello che ha risolto meglio il problema mi pare sia stato un re cassita, dinastia ed etnia a quell’epoca al governo di una città destinata a diventare, nel giro di una generazione, egemone della sua zona. Mi riferisco ad Hammurapi di Babilonia. Hammu, sei dentro. Bella storia il codice.
4) E subito a seguire occorre riordinare e semplificare il complesso e intricatissimo insieme che costituisce il nostro regolamente comune, quel corpus che va sotto la definizione di 4 codici (civile, penale, di procedura civile, di procedura penale). Anche qui ci vuole un regnante, e vado a pescare un imperatore bizantino, in grado di riunire la cultura greca, il diritto romano, le grandi tradizioni dell’oriente: mi riferisco a Giustiniano, padre – anzi, per la precisione, mandante – del Corpus Iuris Civilis.
5) Quinto problema quello che più i giornali paiono sentire, quello legato allo spread, al debito pubblico, ai titoli di stato. Chi frequenta questo blog ha, di sicuro, già intuito quale sarà il quinto saggio. Non può che essere una figura autorevole che ha risolto in maniera originale un problema affine a quello che si trova ad affrontare l’Italia in questo periodo. Perché occorre colpo d’occhio, intuizione, e pensiero laterale, per trovare soluzioni nuove e scorciatoie interessanti. L’uomo giusto è il Re di Francia Filippo il Bello, con la sua soluzione (finale) al problema del debito pubblico. Con buona pace dei templari.

Con Filippo il Bello si completa il primo dei due sottogruppi, i 5 saggi nobili. Si tratta infatti di 5 regnanti, che devono insegnare ai nostri politici come risolvere i grandi problemi dello stato. I prossimi saranno i 5 saggi civili, 5 persone incaricate di ristabilire unità di intenti tra dipendenti (i politici) e sovrani (il popolo).

6) Sesto saggio assoluto, e primo tra i saggi civili, è di nuovo un greco (la Grecia ha in casa la soluzione a qualsiasi crisi): Socrate. Sì, Socrate. Perché occorre ripartire dalle scuole, occorre ricominciare a insegnare ai giovani qualcosa, ricostruire il paese partendo dal futuro. Questo pagherà senz’altro. Ma per farlo, occorre “corrompere l’animo dei giovani ateniesi”, insegnare in un modo nuovo, insegnare il rispetto delle regole condivise anche quando sono ingiuste, e lottare per cambiarle.
7) E mentre scrivo di corsa, per anticipare l’incarico di un presidente del consiglio reale, e per questo così banale, eccomi balzare all’occhio il fatto che tutti i saggi fin qui nominati risalgono a epoche molto lontane. Forse i loro meriti mi appaiono più grandi perché lontani, o forse i loro aspetti negativi sono più facilmente oscurabili, al netto di epoche storiche considerate “infanzia dell’umanità” e per questo analizzate con una certa (e ingiusta) indulgenza. Ma occorre sporcarsi un po’ di più le mani e arrivare più vicini ai giorni nostri, per poter essere portatori di palle. E così introduciamo il settimo saggio. Serve qualcuno da dedicare alla pacificazione sociale, qualcuno per tenere a freno la popolazione mentre si cercano soluzioni, e quel qualcuno non può che avere una grande anima. Benvenuto a bordo, signor Gandhi.
8) Tra i temi scottanti del paese ci sono le infiltrazioni. Infiltrazioni della delinquenza nelle istituzioni, delle istituzioni nelle imprese private, delle imprese private nella cosa pubblica, insomma, nessuno sta al suo posto. Serve un’azione moralizzatrice della cosa pubblica. Serve un’etica civile. Confucio è il nome che scelgo, senza alcun indugio, per questo ruolo. Del resto la sua vita e i suoi insegnamenti hanno portato un po’ di luce nell’epoca “delle primavere e degli autunni”, un’epoca difficile di instabilità politica e corruzione, di guerre tra poteri feudali, insomma, è ottimo per i giorni nostri.
9) Tutti uomini, finora. Invertiamo subito la tendenza: gli ultimi due saggi saranno donne. Inseriamo Florence Nightingale, come super-consulente per la sanità (e così torniamo anche in un’epoca più recente). È ora che gli ospedali facciano gli ospedali, e non le aziende. E siano organizzati in maniera scientifica, efficiente, e caritatevole. Non su principi basati su e solo su rigide regole economiche. La Nightingale è stata la prima a farlo, può rifarlo anche oggi che la sanità ha preso una brutta strada.
10) Chiudiamo con un personaggio fondamentale. Da che mi sono attenuto a personaggi storici, a personaggi storici (o pseudo-storici) rimango ancorato. Ma ciò che manca in questo elenco sono gioventù, ardimento, coraggio, pazzia, capacità di stravolgere gli schemi con azioni sconsiderate e incapacità di accettare passivamente un destino ingiusto e nefasto. È vero, non è ciò che normalmente si chiama “saggezza”, ma serve, al pari della saggezza, per togliere dalla merda lo stato. E se queste qualità si uniscono a un radicato senso di appartenenza, ecco che abbiamo Clelia, la giovane romana fuggita dalla prigionia etrusca del re Porsenna.

Ecco fatto. Ho nominato i miei dieci saggi. Ora potete nominare i vostri, ma per ognuno che inserite, dovete anche dirmi uno dei miei che volete togliere…

Almanacco, LXXXII

Ottantaduesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
23 aprile 2013

497 anni di salto indietro lungo le ingiallite pagine dell’Almanacco del Canneto, incontriamo le seguenti parole:

«Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l’ire e i giovenil furori
d’Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.»

E vaffanculo, aggiungo io. Perché sì, stiamo parlando dell’Orlando Furioso, che nel 1516, nel giorno del 23 di aprile, conosceva la sua prima edizione e pèemm, schizzava al vertice dei più begli incipit di sempre. Grazie Ludovico, anzi, grazie messer Ariosto. Ché un po’ di rispetto per i grandi ci vuole, cazzo. Per i grandi, eh. Per inciso, siamo ancora nel Cinquecento, va a finire che è un secolo che mi tocca salvare…

Stavo quasi per dimenticarmi, tra pochi giorni il Canneto di Eridu compie un anno. Festeggeremo questa occasione lanciando una nuova rubrica. Una sorpresona. In cambio, vi chiedo di frequentare e far frequentare un po’ il Canneto, che lancio una scalata quasi impossibile ai 10.000 contatti in un anno. Ma avete davvero pochi giorni.

Ooops, ho ricontrollato… il Canneto di Eridu compie gli anni oggi! Non avete più giorni, mi dispiace. E io non faccio nemmeno in tempo a offrirvi una fetta di torta. Beh, comunque fa oggi un anno e più di 9.500 contatti!

Almanacco, LXXXI

Ottantunesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
22 aprile 2013

Il balzo indietro di oggi è abbastanza ampio. Con un fortissimo calcio in culo temporale vi rispedisco tutti al 1529, quando, con il Trattato di Saragozza, la Spagna e il Portogallo perfezionarono la suddivisione del pianeta nelle loro due zone di influenza, create nel 1494 con il Trattato di Tordesillas e ridefinite per determinare a chi spettasse commerciare nelle Molucche. Non era la prima volta che due potenze si dividevano artificiosamente il mondo conosciuto: lo fecero Egizi e Hittiti con il trattato di Qadeš, nel 1274 a.C., a seguito della nota battaglia. E non sarà l’ultima: pur senza una regolamentazione ben precisa USA e URSS si divisero il globo in aree di influenza (esiste un gioco in scatola che simula il periodo della guerra fredda, Twilight Struggle, tra l’altro tradotto e prodotto in italiano da Asterion, casa editrice eccellente di Correggio).

Detto questo, devo dire che la suddivisione del mondo tra Spagna e Portogallo la trovo particolarmente evocativa. Intanto perché si situa in uno dei periodi storici che meno mi piace e che per questo meno conosco, e per di più con degli stupidi collari. E poi perché mi porta profumo di spezie, e polvere da sparo, e mare, e la morbidezza della seta, e il tintinnìo delle monete d’argento.
E la domanda di oggi verte su questo: vi piace il Cinquecento? È un periodo storico che vi affascina? Perché?

Almanacco, LXXX

Ottantesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
19 aprile 2013

In questi giorni di vane attese per l’elezione di un Presidente della Repubblica, che mai arriva e per questo sarà per forza una delusione, la mia memoria tende a staccarsi con una certa difficoltà dal presente. E così è con una certa fatica che mi metto a redigere l’Almanacco, dopo otto giorni dall’ultimo (credo sia record di silenzio sul Canneto).

Ma l’evento che voglio ricordare è notevole, visto che il 19 aprile del 1971 venne lanciata in orbita dall’Unione Sovietica la Salyut 1, la prima stazione spaziale creata dagli esseri umani. Venne abitata per solo 23 giorni, al secondo tentativo di attracco da parte di una missione Sojuz, e dei suoi abitanti nessuno riuscì a tornare vivo sulla terra: durante l’attracco la navicella Sojuz 11 rimase lesionata e l’abitacolo venne invaso da gas tossici che uccisero tutti i cosmonauti sulla via del ritorno.
Nessun uomo mise più piede sulla Saljut, che ad ottobre si distrusse all’impatto con l’atmosfera.

Non un gran successo, non un gran successo davvero. Ma un primo passo verso quella meraviglia della ISS che corre nel cielo ancora oggi. A proposito, sapete che c’è un’App per sapere dove si trova in questo momento e prevedere quando passerà nel cielo sopra di voi? Si chiama “esa wis“, e mentre scrivo mi segnala che la Stazione veleggia al largo dell’Australia.

Per concludere, vi ricordate qualche base spaziale, o stazione spaziale, nella fiction, che vi procura ricordi particolarmente piacevoli? Che ne so… la città-colonia marziana di Total Recall? la base lunare di 2001 odissea nello spazio? La Valley Forge di Silent Running / “2002 la seconda odissea”, con i suoi moduli agricoli? la Cygnus, sull’orlo del buco nero in “The black hole”? Oppure, cambiando genere, la Base Luna della SHADO nel telefilm “UFO”, o la Base Lunare Alpha di “Spazio 1999″…

Almanacco, LXXIX

Settantanovesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
11 aprile 2013

Cinquantadue anni fa, sul palco di una bettola newyorkese di proprietà di un certo Mike Porco, debutta un ragazzino ebreo appena arrivato viaggiando da clandestino su un treno merci, un ventenne di nome Robert Allen Zimmerman che sì, davvero, in fondo possiamo dire che un po’ di strada ha fatto (no, dannazione, non è quello di “Orrori da gustare”, quello è Zimmern).
Si tratta infatti di un certo Bob Dylan, e porcavacca, se ne ha fatta di strada. E no, non l’ha fatta tutta da clandestino su un treno merci. Anche se dalle sue canzoni potrebbe sembrare così. E non è forse proprio questa la cosa più bella?

Ora, visto che si tratta di uno degli artisti nei quali maggiormente si sono fuse musica popolare, impegno dei testi e alta forma di poesia (e un altro è il nostro De André, e non è un caso se c’è quella “Via della povertà”, “Desolation Row”, ad unirli), mi viene facile chiedervi qual è la sua canzone che preferite, o quella di De André, appunto, oppure quale preferite dei due e perché, e se volete potete pure rispondere a queste domande.
E anzi, parto io, e metto Dylan un filo sopra a De André nel periodo di massimo splendore, nelle vette, diciamo, ma De André più in alto come carriera nel suo complesso, visto che Dylan adesso mi fa impressione sia dal punto di vista estetico che uditivo. Non si può più ascoltare. E scelgo “It’s all over now, baby blue” per Bob e “La città vecchia” per Faber.

E per concludere, un saluto a un altro artista che vanta un debutto importante il 10 di aprile (ma chissà, se avesse pensato a Bob Dylan magari avrebbe aspettato un giorno), si tratta del buon vecchio Talamax, il cui blog, Rondini-HF ha giusto ieri compiuto un anno. Ditemi se questa non è poesia.

Almanacco, LXXVIII

Settantottesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
5 aprile 2013

Ventuno anni fa iniziava il più lungo (e uno dei più atroci) assedio della storia moderna.
L’assedio di Sarajevo, ad opera delle truppe jugoslave (sostanzialmente serbe) a seguito della dichiarazione unilaterale di indipendenza della Bosnia Erzegovina. Un assedio durato formalmente fino al 29 febbraio 1996 e i cui effetti si protraggono nel presente, e nel futuro, fino a chissà quando.

Un assedio, soprattutto, che ha trasformato un ponte in un fossato. Una grande città di incontro (una delle poche al mondo che nello spazio di poche centinaia di metri, nel centro storico, vanta sinagoghe, cattedrale e altre chiese cattoliche, chiese ortodosse, moschee ottomane) di popoli, di culture, di religioni, il crocevia tra occidente e oriente, diventa così il luogo dello scontro, il paese della follia dove mille divisioni sorgono, e dove il vicino si arma contro il vicino, e tutto è genocidio. Dove l’umanità, intesa come concetto, muore.

Il primo almanacco, lo scorso anno, vi ho chiesto un fiore per la Siria. Ora vi chiedo un pensiero per Sarajevo. Un pensiero legato a qualcosa che ha fatto fare passi avanti a società multietniche, qualche progresso nella storia, qualche città, qualche momento in cui l’unione di più popoli ha fatto progredire la civiltà. E ognuno di questi pensieri sia un mattone, e ogni mattone serva per ricostruire il ponte, quel ponte tra europa occidentale e orientale, tra cattolici e ortodossi, tra europa e asia, tra cristiani, ebrei e musulmani, un ponte tra le genti.

Parto io, con la prima città multietnica di cui si abbia conoscenza storica: Eridu. Con l’unione delle culture dei pescatori del golfo persico, degli agricoltori della cultura di Samara, e dei nomadi del deserto, nacque la civiltà sumerica, la prima di cui abbiamo notizia su questo pianeta.

Almanacco, LXXVII

Settantasettesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
4 aprile 2013

Oggi possiamo essere un po’ più faceti (o molto più seri, dipende dai punti di vista) occupandoci di argomento assai più gradevole rispetto al precedente. Ovvero della fine della civiltà come noi la conosciamo sul pianeta Terra.

No, tranquilli, non sto parlando di un’Apocalisse prossima ventura… ma della tipica situazione che si prospettava in quel foltissimo corpus mitico costituito dagli anime (cartoni animati giapponesi) degli anni Settanta-Ottanta, con ferocissimi alieni che attaccavano il pianeta per conquistarlo/distruggerlo/razziarlo e una squadra di coraggiosi che (al grido di «e difendiam la terra!») si scagliavano contro il nemico, il più delle volte alla guida di un robot (forse la più stupida forma possibile di macchina bellica).

Come mai tutto questo proprio oggi? Perché ricorre un anniversario speciale, e se è vero che oggi ci sarebbero anniversari molto più importanti da ricordare, noi ci dedichiamo a questo: a quel 4 aprile del 1978 quando su Rai2, alle 18:45, venne trasmessa in Italia la prima puntata di Atlas Ufo Robot.

E ora, al mio segnale, scatenate l’inferno, e ditemi qual era, o è, il vostro robottone giapponese preferito!
Prot! (questo è il segnale).

Dimenticavo, per inciso il mio preferito era Daltanious, con il suono mitico leone Beralios.

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