Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

Almanacco, LXXXI

Ottantunesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
22 aprile 2013

Il balzo indietro di oggi è abbastanza ampio. Con un fortissimo calcio in culo temporale vi rispedisco tutti al 1529, quando, con il Trattato di Saragozza, la Spagna e il Portogallo perfezionarono la suddivisione del pianeta nelle loro due zone di influenza, create nel 1494 con il Trattato di Tordesillas e ridefinite per determinare a chi spettasse commerciare nelle Molucche. Non era la prima volta che due potenze si dividevano artificiosamente il mondo conosciuto: lo fecero Egizi e Hittiti con il trattato di Qadeš, nel 1274 a.C., a seguito della nota battaglia. E non sarà l’ultima: pur senza una regolamentazione ben precisa USA e URSS si divisero il globo in aree di influenza (esiste un gioco in scatola che simula il periodo della guerra fredda, Twilight Struggle, tra l’altro tradotto e prodotto in italiano da Asterion, casa editrice eccellente di Correggio).

Detto questo, devo dire che la suddivisione del mondo tra Spagna e Portogallo la trovo particolarmente evocativa. Intanto perché si situa in uno dei periodi storici che meno mi piace e che per questo meno conosco, e per di più con degli stupidi collari. E poi perché mi porta profumo di spezie, e polvere da sparo, e mare, e la morbidezza della seta, e il tintinnìo delle monete d’argento.
E la domanda di oggi verte su questo: vi piace il Cinquecento? È un periodo storico che vi affascina? Perché?

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12 pensieri su “Almanacco, LXXXI

  1. Luca in ha detto:

    Non che l’apprezzi particolarmente, ma di cose ne sono successe: ci sono grandi navigatori, l’unificazione del Giappone, insensati massacri (mi riferisco a Cortes e ai Conquistadores)… beh sì, diciamo che perlomeno il ‘500 giapponese mi affascina

    • Sì, vero. “Shogun” salva il Cinquecento per il rotto della cuffia. Ma il Seicento non lo salvo, eh…

      • Luca in ha detto:

        Beh, dai, ci sono un sacco di personaggi cinquecenteschi mica male: Copernico, Lutero, Michelangelo…

        Del ‘600 non puoi certo trascurare la prima bolla speculativa che la storia ricordi… sì, forse non è da salvare ^^’

  2. Bolla speculativa, wow, brr… un brivido di eccitazione storiografica mi sale per la colonna vertebrale. No, aspetta, era una puzzetta.

  3. Il Cinquecento Cinquecento? Senza addentellati al Seicento?
    Per prima cosa confesso una viva avversione all’arte cinquecentesca, Palladio escluso. Inoltre mi tocca annoiarvi con questioni di famiglia. Ho un cuginastro (all’anagrafe dicono che siamo cugini), il quale è mostruosamente colto su tutte le madonne lignee che vanno dal Cinquecento al Settecento, ma se gli metti davanti qualcosa che sia successivo a -bof- diciamo Caravaggio, si impappina. Penso che non riconosca neanche Rubens. Non riconosceva (detto da lui ) Durer. Ha dovuto imparare gli impressionisti italiani da un libro mio perchè prima che gli chiedessero una conferenza non sapeva neanche che esistessero. Il maestro di color che sanno…
    La sua ostinazione o non voler considere neanche degna di riconoscimento l’arte posteriore alla metà del Seicento, mi ha reso tutto il periodo rinascimentale e Barocco, semplicemente odioso.

    Ma, ma , ma tralasciando le faccende familiari e le statue lignee che -a parte rari esemplari- hanno poco da dire nella storia dell’arte, il Cinquecento è per l’Italia un secolo estremamente fertile per i giardini. Si rinnova completamente, grazie all’estica derivata dal neoplatonismo, il giardino fiorentino (quello che noi chiamiamo giardino all’italiana). A Salerno nasce il primo orto botanico (poi distrutto), il commercio con le Americhe arricchisce timidamente prima e più abbondantemente poi, la flora degli orti botanici e dei giardini, e ultimo ma non ultimo, il grande, sublime, inarrivabile, Palladio, non solo crea delle architetture che saranno ricordate per la loro bellezza e perfezione, ma che influenzeranno non solo le bellissime ville venete, feconda unione di bellezza e utilità, ma ancora a due secoli di distanza, il giardino inglese (landscape garden) e le abitazioni e i giardini nordamericani.
    A quale architetto credete che si ispirasse la tenuta delle Dodici Querce? Com’erano le case in cui ha vissuto Rossella?

  4. sarah in ha detto:

    A me interesa la questione della riforma e controriforma…è un momento importante che muta la storia della chiesa su tuttii i piani dal sociale al burocratico e anche il mondo dell’arte.

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