Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

Bestiario, XI

Il tilacino
A seguito della “richiesta” di Luca nei commenti del Bestiario precedente, eccone subito un altro. Qui si parla di una storia triste, la storia di uno splendido animale, il più grande predatore marsupiale del suo tempo, che abitava le foreste dell’isola della Tasmania fino ai primi decenni del XX secolo, quando venne estinto: il tilacino.
Abbiamo un sacco di esemplari tassidermici, di resti, pelli, ossa del tilacino, e attraverso lo studio di questi reperti e delle immagini possiamo ipotizzare che fosse imparentato con animali come il Diavolo della Tasmania (che una forma di tumore facciale altamente contagioso sta rischiando di portare alla stessa drammatica fine) o il Quoll Tigre, un marsupiale predatore australiano, o il Numbat, un piccolo marsupiale cacciatore di termiti dal vello e dalla forma curiosamente simile al tilacino, ma in scala.
Era noto con un sacco di nomi (lupo marsupiale o della Tasmania, per la convergenza fenotipica col lupo, ma anche tigre marsupiale o della Tasmania, per le striature sulla schiena che ricordavano quelle della tigre), ma questa polinomìa non servì certo a difenderlo dalla rabbia di coloni e allevatori della grande isola australe: un predatore non abituato alla presenza dell’uomo divenne presto un pericoloso razziatore, e l’uomo tende a essere poco clemente nei confronti dei suoi nemici.
Già con il primo arrivo dell’uomo (quello che poi divenne il popolo degli aborigeni australiani) l’introduzione del dingo (probabilmente un cane rinselvatichito) portò il tilacino all’estinzione sul continente. Il secondo arrivo dell’uomo, quello occidentale, lo estirpò definitivamente dal pianeta: nel 1932 venne avvistato l’ultimo tilacino in natura, nel 1936 morì Benjamin, l’ultimo della sua specie, nello zoo di Hobart, Tasmania.

Questo è un video commovente. Potete vedere l’ultimo esemplare di una specie mentre gironzola perplesso nel suo recinto, mangia, si gratta, proprio come il vostro cagnolino, ignaro del fatto che con lui il 6 settembre del 1936 sparirà tutta la sua specie, e mentre i suoi geni urlano contro l’estinzione lui altro non può fare che la vita che è costretto a fare, in quello zoo.
Qui potete vedere tutti i video che abbiamo in cui compaiono tilacini.

Non mi lancerò, qui, in una disperata accusa contro l’uomo, né in uno straziante grido contro il più grande misfatto di ogni epoca, e neppure contro la furia cieca degli allevatori e dei colonizzatori bianchi. Specie estinte ce ne sono state a milioni anche senza l’uomo, prima, e dopo, la triste storia del tilacino. Eppure non possiamo fare a meno di notare come alcune di queste specie siano state rapidamente condotte all’estinzione con un’insensatezza speciale, che pare sfuggire alla nostra sensibilità moderna. Una creatura come il tilacino, che viveva solo su un’isola del pacifico, è stata scientemente e volutamente sterminata (c’era addirittura una taglia per ogni tilacino ucciso!), e questo comunque graverà sul nostro cuore, come specie, quando verrà pesato dagli dei alla fine di ogni tempo.

Forse per paura di questo giudizio, forse perché assomiglia così tanto al cane (il nostro migliore amico… chissà, forse avremmo potuto fare amicizia anche col tilacino se non lo avessimo sterminato così velocemente), fatto sta che ci sono diversi programmi attivi per cercare di correre (tardivamente) ai ripari, puntando all’obiettivo di riportarlo in vita. Non è fantascienza: a differenza di quanto ipotizzato in Jurassic Park per i dinosauri, del tilacino abbiamo un sacco, veramente un sacco di materiale biologico: come dicevo all’inizio abbiamo pelli, manti completi, scheletri, animali impagliati. L’idea di recuperare materiale genetico da questi resti è stata fatta propria da diversi progetti in giro per il pianeta. L’anno 2008 in particolare pare essere stato quello d’oro per la rinascita del tilacino: un centro di ricerca annunciò infatti di essere riuscito a estrarre da alcuni esemplari conservati in alcool alcuni geni completi, e un altro è riuscito a ultimare la mappatura genetica completa del DNA mitocondriale di due diversi esemplari. Ci porteranno questi risultati a rivedere questa creatura in vita? Al momento verrebbe da dire di no, ma mai arrendersi, soprattutto quando c’è in ballo il peso del cuore della specie umana nell’aldilà…

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

6 pensieri su “Bestiario, XI

  1. Luca in ha detto:

    L’impatto dell’arrivo dell’uomo (bianco) in Australia credo abbia pochi eguali quanto ad alterazione di un ecosistema (ok, il lago d’Aral è un “capolavoro” ineguagliabile), sono bastati 24 (!) conigli e un po’ di cavalli per fare danni, visto che di fatto non avevano nemici naturali.

    Tra l’altro, non so se con taglia o meno, ma i coloni britannici sparavano quasi per hobby anche agli aborigeni ^^’

    • Di sicuro l’uomo non è un animale a impatto zero (per quello nemmeno la nutria) e l’uomo eurasiatico ha iniziato a cambiare radicalmente il suo territorio fin dal neolitico.

      Ma l’uomo “occidentale”, come lo chiamiamo oggi, ha avuto a disposizione mezzi impressionanti per alterare per sempre a proprio vantaggio (?) qualunque ecosistema.
      Ne sanno qualcosa l’alca impenne e il tilacino, ma soprattutto la colomba migratrice che vantava una popolazione di diversi miliardi di individui…

  2. sarah in ha detto:

    che tristezza pensare ai danni che abbiamo fatto noi esseri umani alla natura!!e che continuiamo imperterriti a perpetrare!! come la deforestazione del rio delle amazzoni che contribuisce a eliminare ecosistema ambientale animale e sociale visto che vi abitano ancore gruppi tribali sopravvisuti alla nostra colonizzazione!!

    • Sono d’accordo, ma per contro mi metto nei panni dei brasiliani che con quelle deforestazioni ci fanno moneta e chiedono che diritto abbiamo noi, che in Europa abbiamo in tutto ventotto alberi perché li tagliamo anche dalle rive dei fossi, di rompere i maroni a loro…

      • Mauro in ha detto:

        Tutta via il terreno europeo è differente da quello brasiliano, un vasto programma di ri-piantumazione in Europa avrebbe comunque successo mentre da loro no, perchè le piante vivono su un sottile strato di humus frutto della secolare decomposizione delle foglie, se tagli le piante le piogge (e piove almeno una volta al giorno quasi tutti i giorni) “lavano” letteralmente il terreno che diventa poco fertile. Per questo fare il taglia e brucia per fare pascoli è inutile e deleterio (dopo pochi anni i pascoli sono improduttivi).
        Certo il discorso che il polmone verde della terra *debba* stare in Brasile è un altro paio di maniche.

      • Interessante, non lo sapevo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: