Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

Archivi per il mese di “marzo, 2014”

M5 – la stretta di Reykjavík

La stretta di Reykjavík
E mentre leggo oggi che – a seguito della crisi in Ucraina e Crimea – missili (forse atomici) russi sono puntati su Berlino, mentre la crisi in Ucraina arriva a livelli allarmanti, come posso non dedicare un piccolo spazio nel mausoleo dell’umanità, sotto forma di una fragilissima scultura di cristallo con due mani che si stringono, a un evento occorso quando ero davvero giovincello (dieci anni compiuti da poco), l’11 ottobre del 1986.

Sto parlando del vertice di Reykjavík tra il presidente americano Reagan e il segretario del PCUS Gorbačëv (o Gorbaciov, come si traslitterava all’epoca), che aprì la strada alla ratifica del trattato INF che abolì gli euromissili, e inizio a chiudere quella porta aperta dal dopoguerra, dal blocco di Berlino, dalla crisi dei missili di Cuba, dalla guerra fredda che spaccò a metà l’Europa. Sì, quella stessa Europa che oggi ci pare carta straccia e che vogliamo buttare via, quasi non fosse una conquista, quasi non fosse un elemento chiave nel mantenerci in uno stato di non guerra così lunga che mai ve ne fu uno simile in Europa occidentale dai tempi di Ottaviano Augusto.

Ben ricordo quanto mi sembrò bella, allora, la possibilità che una situazione tetra come una guerra atomica potesse essere allontanata dalla volontà di leader politici, sospinti dalla loro gente. Tanto quanto mi sembre agghiacciante oggi che quell’eventualità possa invece oggi riavvicinarsi ad opera di leader evidentemente meno saggi, sospinti da popoli evidentemente più folli.

E quindi sì, una stretta di mano di cristallo, bellissima, ma, ricordiamolo, fragilissima.
Perché giocare alla guerra fredda sperando di rilanciare l’economia alzando il tasso di paura, è un gioco pericoloso. E il cristallo è facile da rompere.

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M4 – la luce di Enkheduanna

La luce di Enkheduanna
Non voglio perdermi in ciance su “da quanto tempo manco dal blog” e sul perché e il per quanto mancherò ancora dopo questo post. Né tantomeno su eventuali propositi di rimanenza.

Voglio solo ricordare che oggi è la Giornata mondiale della Poesia e, per quanto sia allergico alle giornate mondiali di stocazzo e staltraminchia, essendo stato folgorato in questi giorni da nozione che giaceva assopita da qualche parte nella mia memoria, ed essendo tale nozione particolarmente adatta ad oggi, eccomi qua che scrivo.

Dedicherò infatti, nel Mausoleo dell’Umanità che su queste virtuali pagine andavo edificando, uno spazio a un grande personaggio. Sì. Perché forse non tutti sanno che intorno al 2300 a.C. visse una donna che a tutt’oggi risulta la più antica (e quindi la prima) autrice di testi poetici, innici, epici, firmati. Non la più antica autrice donna, ma la più antica autrice umana. La prima scrittrice.

Si tratta di Enkheduanna, figlia del grande Re Sargon di Akkad, il primo a costruire un grande impero unificato in Mesopotamia, il primo a unire i paesi del sud (Sumer) e del nord (da qui in avanti Akkad). E la figlia era personaggio importantissimo, sacerdotessa della dea Inanna (nome sumerico di Ishtar), alla quale dedicò un famoso inno, e scrisse – tra l’altro – in una lingua che non era la sua lingua madre: infatti era di stirpe semitica, e il sumerico – nel quale scrisse – era la lingua della politica, della religione, del potere. Quindi, donne, se e quando qualcuno dice che la scrittura è diventata appannaggio delle donne in epoca relativamente recente, avete tutto il diritto di asportargli il fegato con agile mossa.

Qui, nel mausoleo dell’umanità, visto che considero la scrittura la luce della civiltà, vorrei per la prima scrittrice un’eterna luce a ricordarla.

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