Il canneto di Eridu

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Archivio per la categoria “Mausoleo”

M5 – la stretta di Reykjavík

La stretta di Reykjavík
E mentre leggo oggi che – a seguito della crisi in Ucraina e Crimea – missili (forse atomici) russi sono puntati su Berlino, mentre la crisi in Ucraina arriva a livelli allarmanti, come posso non dedicare un piccolo spazio nel mausoleo dell’umanità, sotto forma di una fragilissima scultura di cristallo con due mani che si stringono, a un evento occorso quando ero davvero giovincello (dieci anni compiuti da poco), l’11 ottobre del 1986.

Sto parlando del vertice di Reykjavík tra il presidente americano Reagan e il segretario del PCUS Gorbačëv (o Gorbaciov, come si traslitterava all’epoca), che aprì la strada alla ratifica del trattato INF che abolì gli euromissili, e inizio a chiudere quella porta aperta dal dopoguerra, dal blocco di Berlino, dalla crisi dei missili di Cuba, dalla guerra fredda che spaccò a metà l’Europa. Sì, quella stessa Europa che oggi ci pare carta straccia e che vogliamo buttare via, quasi non fosse una conquista, quasi non fosse un elemento chiave nel mantenerci in uno stato di non guerra così lunga che mai ve ne fu uno simile in Europa occidentale dai tempi di Ottaviano Augusto.

Ben ricordo quanto mi sembrò bella, allora, la possibilità che una situazione tetra come una guerra atomica potesse essere allontanata dalla volontà di leader politici, sospinti dalla loro gente. Tanto quanto mi sembre agghiacciante oggi che quell’eventualità possa invece oggi riavvicinarsi ad opera di leader evidentemente meno saggi, sospinti da popoli evidentemente più folli.

E quindi sì, una stretta di mano di cristallo, bellissima, ma, ricordiamolo, fragilissima.
Perché giocare alla guerra fredda sperando di rilanciare l’economia alzando il tasso di paura, è un gioco pericoloso. E il cristallo è facile da rompere.

M4 – la luce di Enkheduanna

La luce di Enkheduanna
Non voglio perdermi in ciance su “da quanto tempo manco dal blog” e sul perché e il per quanto mancherò ancora dopo questo post. Né tantomeno su eventuali propositi di rimanenza.

Voglio solo ricordare che oggi è la Giornata mondiale della Poesia e, per quanto sia allergico alle giornate mondiali di stocazzo e staltraminchia, essendo stato folgorato in questi giorni da nozione che giaceva assopita da qualche parte nella mia memoria, ed essendo tale nozione particolarmente adatta ad oggi, eccomi qua che scrivo.

Dedicherò infatti, nel Mausoleo dell’Umanità che su queste virtuali pagine andavo edificando, uno spazio a un grande personaggio. Sì. Perché forse non tutti sanno che intorno al 2300 a.C. visse una donna che a tutt’oggi risulta la più antica (e quindi la prima) autrice di testi poetici, innici, epici, firmati. Non la più antica autrice donna, ma la più antica autrice umana. La prima scrittrice.

Si tratta di Enkheduanna, figlia del grande Re Sargon di Akkad, il primo a costruire un grande impero unificato in Mesopotamia, il primo a unire i paesi del sud (Sumer) e del nord (da qui in avanti Akkad). E la figlia era personaggio importantissimo, sacerdotessa della dea Inanna (nome sumerico di Ishtar), alla quale dedicò un famoso inno, e scrisse – tra l’altro – in una lingua che non era la sua lingua madre: infatti era di stirpe semitica, e il sumerico – nel quale scrisse – era la lingua della politica, della religione, del potere. Quindi, donne, se e quando qualcuno dice che la scrittura è diventata appannaggio delle donne in epoca relativamente recente, avete tutto il diritto di asportargli il fegato con agile mossa.

Qui, nel mausoleo dell’umanità, visto che considero la scrittura la luce della civiltà, vorrei per la prima scrittrice un’eterna luce a ricordarla.

M3 – la biblioteca di Federico II

La biblioteca di Federico II
Continua il possente lavoro di edificazione di un mausoleo per celebrare le grandi figure dell’umanità. I primi due monumenti sono stati dedicati a persone “collettive”: nel caso di Omero abbiamo un nome, ma non siamo sicuri che sia una persona singola e non, invece, una serie (o un… parallelo) di cantori che ha creato un corpus letterario. Nel caso degli artisti paleolitici delle grotte di Altamira o Lascaux, invece, non abbiamo – ovviamente – neppure un nome.
Alla terza struttura commemorativa occorre evocare la storia di un personaggio storico, univoco, reale. E la scelta ricade su un grandissimo personaggio del Medioevo europeo: lo “Stupor mundi”, l’Imperatore Federico II Hohenstaufen del Sacro Romano Impero. E lo celebriamo con una stanza ottagonale, come il suo famoso Castel del Monte (Patrimonio dell’Umanità UNESCO), adibita a Biblioteca.

In questa stanza ci saranno principalmente manoscritti, libri, pergamene, rari e preziosi, di ogni genere di scienza, e una splendida riproduzione di Gerusalemme come la conquistò lui, ovvero senza lo spargimento del sangue di un solo soldato, ma ottenuta attraverso la trattativa, e priva di mura, come a seguito dell’accordo con il sultano al-Malik al-Kamil (curdo), nipote del Saladino, che cedetta la città ai cristiani solo in cambio di questa clausola: che non fosse una roccaforte nemica nel suo territorio, ma una città aperta al culto religioso di tutti (in mano ai cristiani, ma visitabile dai pellegrini arabi, e senza mura e difese militari), e che restasse in mano agli arabi la spianata delle moschee (con le note Moschea al-Aqsā e Moschea di Omar, che i cristiani ritenevano edificate sul Tempio di Salomone, e dove avevano sede i Templari, nelle scuderie), che si trova in quella che ancora oggi è la zona abitata principalmente dagli arabi/palestinesi, Gerusalemme Est.

Curioso tra l’altro che oggi, 28 maggio, sia anche il 49° anniversario della nascita dell’OLP…

Federico II ottenne più conquiste territoriali di qualsiasi altri regnante cristiano in Terrasanta, e senza che venne combattuta una sola battaglia. Portò la scienza e lo studio, da qualsiasi parte del mondo arrivasse, all’interno della sua corte. Rese una città importante per tre religioni aperta e visitabile da tutti i pellegrini.
Vi pare poco? Ci fossero un Federico II e un al-Malik al-Kamil, oggi…

M2 – La parete rupestre

La parete rupestre
Dopo l’imprevista (e per me fortunata!) parentesi con il tema “sfumatura”, grazie a Göbekli Tepe, torniamo all’ultima nata tra le rubriche del canneto di Eridu, il Mausoleo.
Vi ricordo brevemente l’idea: si tratta di costruire un grande mausoleo dedicato all’umanità, in particolare alle persone che in qualche modo, secondo me, hanno contribuito a rendere grande l’umanità (persone reali o inventate, dacché anche le persone reali sono in parte inventate, visto che la loro storia passa attraverso la narrazione della stessa, e le inventate sono in parte reali, perché dalla realtà umana prendono spunto e la narrazione delle loro gesta non è dissimile da quella delle persone reali). È giunta l’ora, quindi, di continuare con la nostra opera architettonica e dunque aggiungiamo un nuovo elemento, dopo l’altare di Omero.

Con Omero abbiamo celebrato la narrazione. La capacità di narrare è uno degli elementi che caratterizza l’animale uomo, forme narrative (non semplicemente comunicative) in altri animali sono ignote. Un’altra delle attività umane più importanti che (al momento…) pare piuttosto caratterizzante è il fare arte, ovvero realizzare qualcosa per la ricerca del bello, senza un fine utilitaristico o di altro piacere immediato che non sia puramente estetico. L’arte come voglia di abbellire il mondo.
È anche vero che questo è sintomo di un’ambizione sconfinata, dacché per pensare di far qualcosa di più bello del Sahara, dei fiordi norvegesi, degli specchi lacustri delle Alpi, delle imponenti pareti innevate dell’Himalaya, o semplicemente dell’immensità del mare (e per tacer del sole!) occorre essere follemente ambiziosi, e follemente superbi.

Ma follemente ambizioso l’uomo lo è. E anche follemente superbo. Non c’è niente di stupefacente, quindi nel fatto che ci provi sempre, spesso con risultati disastrosi (sarebbe più bello il mondo senza l’uomo? ecco una domanda inquietante). Ma a volte invece ci riesce. E ci riesce bene. Non è questo il momento di fare un elenco di opere che a mio modo di vedere hanno abbellito il mondo, ma voglio comunque citare alcune tra le più antiche rinvenute: mi riferisco alle pitture rupestri di Altamira, in Spagna, e di Lascaux, in Francia (purtroppo queste ultime sono al momento in cui scrivo non visitabili, a causa di infestazioni fungine che vengono trattate per restaurare il sito), risalenti ad un periodo compreso tra i 18500 e i 16000 anni fa (circa 5000 anni prima di Göbekli Tepe, una distanza temporale superiore a quella che separa noi dalla costruzione della piramide di Cheope). Al momento la funzione di queste opere resta ignota, non sappiamo se aveva uno scopo cultuale, propiziatorio o semplicemente estetico. Ma che sia arte, in un qualche modo, è indubbio, e che l’uomo sapesse già raffigurare la realtà e riconoscere le pure forme, separandole dall’oggetto reale, è altrettanto evidente.

Per cui celebriamo l’arte, nel canneto di Eridu, e nel grande Mausoleo ecco che a far compagnia all’altare di Omero mettiamo qualcosa che celebri l’arte di un grande assoluto. Un grande di cui non abbiamo un nome, non sappiamo che faccia avesse, nemmeno che lingua parlasse e che suono potesse avere la sua lingua. Ma una parete dipinta con scene rupestri, nel mausoleo del canneto ci sta proprio bene. Non gli do un nome fittizio: qualsiasi nome rifletterebbe pregiudizio o fallacia nel mio pensiero verso quell’antichissimo maestro. E nemmeno gli attribuisco un nome collettivo, per non trasformarlo in un suono privo di significato. Ma lo riconosco come uno dei grandi assoluti della pittura, e gli tributo l’onore che merita.

M1 – L’altare di Omero

Ben venuti all’inaugurazione di questa nuova rubrica, il Mausoleo del Canneto di Eridu. Come spiego nella pagina relativa, sono stato colto da megalomania. Ciclopica. Ho deciso di imitare i grandi re di Eridu, quelli che vivevano 20.000 anni. Quelli che edificarono nel Nunki (il luogo potente, come veniva definita) circondato dall’Abzu (le acque lontante, quelle che circondavano la terra) la Ziqqurat di Eridu. Li imiterò in maniera metaforica edificando una specie di memoriale per personaggi che rispetto, o ammiro, o amo, o per i quali provo una qualsiasi forma di attrazione. Persone che possano rappresentare l’umanità di fronte agli dei e perorare la sua causa, dimostrando la sua grandezza, la sua bellezza, la sua sete di conoscenza, la sua pietà. Ognuno di questi indivdui (che potrà essere una persona storica, ma anche mitologica, e persino letteraria, perché sono comunque emanazione dell’umanità) sarà ricordato per qualcosa di specifico (difficile, o forse inumano, sperare di trovare persone con soli lati positivi), e sarà ricordato in questo Mausoleo da qualcosa a lui dedicato: una statua, una lapide, una colonna, un albero, una cascata, una roccia, un altare. Venite, dunque, ordinatamente, a visitare il Mausoleo, di qui cominciando.

L’altare di Omero
Prima di iniziare questa rubrica avevo (e in fondo ho tuttora) decine di centinaia di idee di personaggi cui dedicare un monumento. Ma di fronte alla pagina bianca della prima iscrizione mi sono trovato smarrito. Perché qui non si tratta di dedicare UN monumento, ma IL PRIMO monumento. Potranno seguirne a centinaia, di più importanti, più belli, meglio descritti e meglio motivati, soprattutto quando la rubrica si sarà stabilizzata, ma questo resterà sempre il primo, e va scelto con criterio. Diventa una sorta di patrono di questo blog, e non può essere piazzato a cazzo.
Ci ho pensato parecchio, e alla fine ho deciso che il primo monumento non può che essere per uno scrittore. Forse il primo grande scrittore dell’antichità per il quale abbiamo un nome, anche se la sua figura è controversa, giacché di lui non sappiamo quasi nulla se non per leggenda.
E gli dedichiamo un altare, un altare pagano, perché le sue furono storie di uomini ma anche di divinità. Un altare che ricordi quello di Pergamo, con le vicende delle sue storie scolpite in bassorilievi marmorei, ma dipinti, come lo erano un tempo, e non bianchi, plastici simulacri ai nostri occhi della vividezza dei personaggi di un tempo. E così, riviventi nel marmo, Achille ed Ettore, Odisseo e Agamennone, Athena e Ares, Priamo, Paride, Afrodite, Calipso e Penelope… celebreranno la grandezza dell’opera di Omero. Ricordando con esso il cronista che narrò la guerra, gli uomini che ne diffusero la storia, gli aedi che la trasformarono in leggenda, le voci che la ripresero in tutto il mondo greco, gli uomini che inventarono l’alfabeto e i poeti che lo usarono per trascrivere i loro poemi tramandati oralmente. Tutti questi uomini sono Omero, l’Omero che celebriamo qui, e che dimostra che il lavoro di così tanta umanità può ben diventare un uomo solo al cospetto degli dei.

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