Il canneto di Eridu

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Archivio per il tag “1979”

#24. Sconfitta.

Bisogna saper perdere
Non sempre si può vincere
Ed allora cosa vuoi?
[The Rokes]

Solo ieri la selezione nazionale italiana di calcio ha perso la finale dei campionati europei con la Spagna. E l’ha persa male, nettamente, duramente, senza essere mai in partita. E l’ha persa pesantemente, sul piano del gioco e del risultato, ma anche sul piano fisico. Sostanzialmente una disfatta.

Ora, è vero che alla fine negli annali si ricorda il vincitore, al più il risultato, e poco rimane del come la vittoria sia maturata. Ma c’è sconfitta e sconfitta. C’è sconfitto e sconfitto. Anzi, a volte il fascino dello sconfitto, del “secondo”, supera enormemente quello del vincitore, entrando nella leggenda.

Qualche esempio, partendo proprio dal mondo del calcio, tanto per dimostrarlo immediatamente. 1974, Germania Ovest. Li vince la squadra di casa, capitanata da Beckenbauer, ma la squadra del mondiale è l’Olanda del calcio totale ideato dal tecnico Rinus Michels. L’Olanda di Johan Cruyff, Neskeens, Rep.
Quattro anni dopo, nell’Argentina della dittatura, vinsero ancora i campioni di casa guidati da Mario Kempes. E ancora una volta la squadra più bella e carismatica del mondiale è la seconda classificata, la sconfitta Olanda di Cruyff.

Un’altra sconfitta storica è l’Aranycsapat, la “squadra d’oro” ungherese del 1954. La squadra di Puskas, Hidegkuti, Kocsis. Era una squadra imbattuta da 4 anni, ed era anche la squadra che per la prima volta in novantanni aveva infranto l’imbattibilità casalinga dei “maestri inglesi”. Nella fase a gironi l’Ungheria incontrò la Germania Ovest e gli rifilò la bellezza di otto pere. Avete letto bene. Otto. Non quattro, otto. Pere.
Le due squadre si ritrovarono in finale, ma in una partita incredibile a vincere fu la Germania, in quello che viene ricordato come il miracolo di Berna. Gli ungheresi accusarono i tedeschi di doping, visto che l’intera squadra germanica venne ricoverata per problemi al fegato all’indomani della partita. Ma com’è, come non è, la coppa andò a una squadra tedesca fatta di giocatori dimenticati dalla storia.

Vinse sul campo, ma venne squalificato e quindi sconfitto, nella maratona delle Olimpiadi di Londra del 1908 il correggese Dorando Pietri. Squalificato perché sorretto dai giudici nel tratto finale della corsa dopo aver barcollato ed essere caduto. Non molti ricordano il vincitore, Hayes, mentre la storia di Pietri fece il giro del mondo e divenne leggenda. Citata anche in una celeberrima scena fantozziana, con il ragioniere che deve arrivare in tempo a timbrare il cartellino, senza aiuto dai colleghi.

Un pilota come Gilles Villeneuve in un mondo come quello dello sport è un autentico enigma. Lo sport è quel mondo in cui, alla faccia di De Coubertin, conta il risultato. Quel mondo in cui ci si affronta per contendersi la vittoria, l’elemento che divide il campione dal perdente.
Il pilota canadese non ha mai vinto un mondiale, ed anche le singole gare vinte non sono poi molte, eppure è difficile trovare un pilota – e un personaggio sportivo in generale – più amato dai tifosi.
E vale anche la pena di ricordare un gran premio in particolare: Digione 1979. Cercate, cercate su youtube il duello con Arnoux. Nessuno dei due vinse quella gara, ma se devo pensare all’essenza dell’automobilismo non posso che rivedermi quei 6 giri.

Quindi non è vero che nello sport conta solo vincere. Puoi passare alla storia anche senza vittoria. Puoi essere ricordato per sempre anche per un secondo posto, addirittura diventare il simbolo di uno sport, con quel secondo posto. Una sconfitta, ma nella quale hai messo qualcosa di particolare, di storico, può renderti persino più memorabile di un vincitore.

Ecco, bisogna saper perdere. Non come nella finale appena vista.

E bisogna saper vincere, perché a volte è anche il riconoscimento del vincitore che concede il giusto allo sconfitto.

Volete leggere un resoconto della finale? Come no… Ah, capisco, non volete perché è stata una partita deprimente… Bhè, leggete questo, alla fine anche il resoconto di una sconfitta può essere piacevole!

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