Il canneto di Eridu

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Almanacco, LXXVI

Settantaseiesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
2 aprile 2013

Ho volutamente saltato Pasqua e Pasquetta, e il relativo primo di aprile. Vi ho riparmiato il pesce del canneto: del resto, vivendo in acqua ferma, in genere è pesce grasso e poco saporito, meglio quello di mare aperto. Di mare al largo delle acque internazionali. O appena dentro. O nella fascia di rispetto. Beh, insomma, ci siamo capiti. Tra l’altro con questo balzo vi ho risparmiato le mie considerazioni sulla manovra dei “dieci saggi” del nostro Presidente, manovra che ha l’indiscusso merito di vulnerare mortalmente il termine “saggi”, che non verrà mai più usato nel suo proprio senso ma in altri variamente dispregiativi.

Salto così al 2 di aprile, oggi, ma nel 568 d.C., quando si avvia un’impresa che cambierà molto il Belpaese, dal punto di vista del diritto, dell’architettura, della toponomastica. I longobardi (una stirpe germanica originaria della Scania e di ceppo religioso probabilmente seguace della primitiva stirpe divina dei Vani, ma parzialmente cristianizzati durante una fase stanziale in Pannonia), guidati dal re Alboino (sì, proprio quello di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno), scendono dalle Alpi friulane, lanciati in un’impresa che da ben prima di allora, e fino ad oggi, tutte le stirpi germaniche hanno sempre, in fondo, voluto realizzare: la conquista dell’Italia.

Si creò così uno strato dominante germanico su una base sociale latina, a formare un nuovo tipo di civiltà, secondo uno schema non del tutto dissimile da quello di 2500 anni prima attuato, per esempio, dagli Hittiti sul popolo stanziale dell’Asia minore dei proto-Hatti, in cui il nome del regno e le sue strutture derivarono dall’etnia dominante hittita, mentre la gran parte della popolazione era di matrice autoctona (forse risalente ancora al sostrato neolitico di Çatal Höyük, per dire), così come accadde ad esempio nel regno hurrita di Mitanni. Il fatto che spesso questa etnia dominante sia nomadica e di matrice indoeuropea non dovrebbe trarre in inganno verso teorie germanocentriche, visto che, come spesso accade, la storia è composta da cicli, e i germani si infiltrarono nell’impero romano presi a rumorosi calci in culo dagli unni e da altre stirpi mongoliche…

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Almanacco, XXVII

Ventisettesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
15 novembre 2012

Oggi potete smettere di chiamarmi Ismaele. Oggi infatti celebriamo tutt’altro genere di evento. Anche se pur sempre figlio dell’ingegno umano, l’evento di oggi è fallimentare, è un evento da un certo punto di vista crepuscolare. Sto parlando del 15 di novembre del 1988, e mi riferisco all’unico volo del Buran.

Il Buran era la navetta spaziale riutilizzabile sovietica, per il cui progetto l’URSS impiegò una quantità di risorse tali – nello sforzo di raggiungere e superare gli Stati Uniti – che non è esagerato pensare che contribuì al crollo del sistema sovietico. Si trattava di un programma ambizioso: il Buran era un “super-shuttle”, rispetto a quelli statunitensi era più grande, in grado di trasportare più merci, molto più pratico in fase di lancio, era sostanzialmente immune al tipo di incidenti che distrusse il Challenger e il Columbia, e il vettore per portare l’orbiter fuori dall’atmosfera era completamente riutilizzabile. Inoltre era progettato per compiere voli ed operazioni anche senza equipaggio (ed infatti proprio senza equipaggio fu il suo unico volo).
E così, quel 15 di novembre, partito dal cosmodromo di Baikonur il Buran fece il suo unico giretto nello spazio, prima di finire in un hangar che sarebbe diventato nel 2002, crollando, la sua tomba. Un modello completamente assemblato è visibile al Museo dello Spazio di Francoforte.

Buran, per inciso, è un termine che indica un vento freddo e carico di neve che soffia nella steppa sarmatica, portando neve e maltempo. Forse non un nome proprio benaugurale. Le navette statunitensi (e non solo gli shuttle) hanno invece nomi molto da ultima frontiera, da epoca pionieristica dello spazio: Challenger (sfidante), Voyager (viaggiatore), Pioneer (pioniere), Endeavour (sforzo), Mariner (marinaio), Enterprise (impresa), Discovery (scoperta).

Ma voi come chiamereste una navetta spaziale italiana? E una europea? Senza dire merdate, possibilmente…

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