Il canneto di Eridu

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Archivio per il tag “Benedetto XVI”

Almanacco, LXVII

Sessantasettesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
25 febbraio 2013

Ieri, domenica, s’è votato. E l’ultimo angelus di Benedetto XVI. E presa diretta sulla violenza sulle donne. E c’è pure stato il derby. E per tacer della notte degli Oscar (no, non Giannino, lui non ne ha vinti… chiedeteglielo).

Il lunedì, oggi, vedrà ancora elezioni fino alle tre, e tutti i social network sono invasi da gente di sinistra che percula gli altri aumentandone il risentimento e il punteggio elettorale. Che vent’anni per capirla sta cosa non bastano, pare.
Poi vedremo gli exit poll, le proiezioni, le esultanze, le tragedie, gli psicodrammi.

Ma siccome di tutto quanto sopra detto ne troverete ovunque sulla rete, e io ho trascorso la domenica sera guardando un bel film, vi chiedo tutt’altro. Avete visto “The illusionist” (2008, di Neil Burger, con Edward Norton, Jessica Biel, Paul Giamatti, Rufus Sewell)? E invece “The prestige” (2006, di Christopher Nolan, con Hugh Jackman, Christian Bale, Michael Caine, Scarlett Johansson, Piper Perabo, David Bowie), l’avete visto?

Ora, in questo post non c’era alcuno spoiler, ma sappiano i lettori che nei commenti ci saranno. Perché ciò che vi chiedo è: quale dei due vi è piaciuto di più? Perché? C’è qualche altro film sull’illusionismo che forse trovate ancora migliore?

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«Tristo. Umanamente transustanziato»

Ho aspettato l’inizio della quaresima per pubblicare uno degli ultimi vecchi racconti che avevo in archivio. E poi, guarda il caso, il polverone sollevato dall’abdicazione di Benedetto XVI, e il dibattito sullo “scendere dalla croce” o meno, evocato dal confronto tra la scelta di questo papa e del suo predecessore, rendono ancora più adatto a questi giorni questo racconto.

E mi sputano! Che forse mi dà più fastidio quello, delle nerbate. Ho due quintali di legno sulla schiena e un decurione che mi frusta, e ci aggiungo la mia gente che sembra aver messo via sputi per me da una vita. Ho brandelli di stoffa e di sangue, brandelli di vita che perdo lungo la via, e gente che guarda, come se fosse giusto, come se fosse bello. Si dicono uomini, di notte nelle taverne, di giorno nel tempio, e qui non sono neppure animali. Bestie!

Non reagisco, non avrebbe senso. Tutto è stato scritto fin dal principio, tutto è stato detto e pensato prima di oggi. Devo essere sacrificato per salvare gli uomini, e li salverò.

Chi li vuole salvare? Perché dovrei farlo io? Ho le loro spine in testa e sangue duro negli occhi. Queste ferite non hanno tempo di guarire. Tra dieci minuti sono appeso, schiacciato da tutte le loro colpe, col ventre gonfio della loro rabbia, e questa vecchia mi vomita le sue accuse, dimenandosi come se le avessi ucciso un figlio. Non ti voglio salvare! Ti voglio vedere contorta nella fossa degli inferi, voglio vedere i diavoli ballare sulla tua schiena curva e grinzosa…
Ma non allevierà la mia sofferenza…

La sofferenza porta alla redenzione, dopo tutto.
L’avevo detto a tutti. Ci credevano, ci credeva chi aveva bisogno di sentirselo dire per tirare avanti, per riuscire ad appoggiarsi a qualcosa. Ma la sofferenza ti uccide ancora prima di essere inchiodato a una croce.
C’è salvezza in questo male che mi divora? C’è salvezza nella disperazione?

Cancheri… e mi sputano!
Fino a ieri mi ascoltavano come il Verbo. Mi tirano fango, e merda d’asino, adesso. Mangiatevela! Non può farvi marcire più di così.

Devo sopportare, tirare avanti su questo percorso di dolore. Non sanno quello che fanno, per loro devo aprire le porte del regno del Padre! Devo rasserenare la mia mente piagata, pensare al grande bene che ci attende tutti quanti, me e questi miei fratelli bestemmianti!

Fratelli? Fratelli miei?! Di sicuro quello lì che mi tira un sasso, sì proprio quel sasso che mi sta tranciando una vena sul sopracciglio, quello lì deve essere un fratello bastardo! Vieni qua, che ti spacco la croce sulla schiena…

E il decurione mi ferisce e umilia, eppure sono sereno: la mia sostanza, la mia natura divina mi rassicurano. Non ho dubbi nella visione di ciò che è stata la mia vita su questa terra. Non ho dubbi sulla veridicità del mio dolore, ma neppure sulla sua importanza per la salvezza. Non ho dubbi.

Mi tirano su! Mi alzano! Il dolore! Il dolore dentro le mani spaccate dai chiodi, il dolore dentro le spalle, nelle gambe, il dolore qua, che mi apre le costole… Ah, perché un uomo può soffrire così tanto, perché è stato creato questo dolore?

Il dolore mi acceca… vacillano le mie certezze. La mia sostanza, la mia natura umana mi invadono… Non riesco più a distinguermi, a capire. Un secondo fa tutto era limpido: il dolore intorbidisce la ragione, la paura ammanta e nasconde la memoria. Chi è questa gente che urla straziandomi le orecchie, cos’è questa luce che mi brucia gli occhi… è finita, tutto è perduto. Perché… perché mi hai abbandonato?

Tutto si fa distante. Ovattato. Urlano, ma non hanno voce; gridano, si sbracciano. Nessuno mi ha abbandonato, o nessuno mi aspetta. Alle ferite non importa più di guarire. Adesso, mi sono fatto uomo.

Bestiario, VI

Sesta pagina del Bestiario del Canneto di Eridu.
Il fringuello

Come promesso, eccomi qua di nuovo per celebrare il Darwin day. Sì, ok, avrei dovuto pubblicare due giorni fa questo articoletto. Sì, ho capito, sono pigro, sono lento, blah blah blah. Adesso però basta fare i precisini.

Fringuelli. È un attimo collegarli al barbuto autore dell’evoluzionismo, alle sue osservazioni di dimensioni e forme dei becchi delle molte specie di fringuello delle Galapagos che, pare, gli ispirarono l’idea che tali specie traevano origine dalla selezione naturale di caratteri genetici. Eppure io, non vogliatemene, quando penso al fringuello penso a Dario Fo e al suo Zanni (da Mistero Buffo, dove tra l’altro si parlava anche di Celestino V e Bonifacio VIII, tornati anche l’oro d’attualità con l’abdicazione di Benedetto XVI), prototipo della maschera dell’affamato, quando sogna di prepararsi un pranzo pantagruelico, di cucinare una gallina e farcirla con un tordo, «un fringulàs, un pàsser»…
E lo trovo straordinariamente attuale, anzi, forse un filo in anticipo sui tempi. Non sono in grado di fare superbe analisi sociologiche, ma se è vero che le mense dei poveri sono sempre più frequentate da gente comune, che fino a poco prima aveva un lavoro e una casa, allora è facile pensare che lo Zanni tornerà ad essere una maschera attuale, troppo attuale, per qualcuno di noi.

E così, passando da Darwin a Dario Fo, ora torniamo a Darwin: adesso sono le classi politiche dirigenti che devono evolversi. In politica le mutazioni vantaggiose ci sono, e sono quelle che fanno prendere voti, e portano all’estinzione dei politici che non si sanno adattare. E a me sembra proprio che i tempi stiano cambiando, e che la nostra classe politica tradizionale l’abbia capito, ma non riesca a dare risposte convincenti, tante e tanto forti sono le resistenze in cui vive e si crogiola.

E se il fringuello è così adattabile, e il politico italiano così poco, c’è speranza che nel medio periodo potremo sentire il cinguettìo dei fringuello e non le stronzate di una campagna elettorale assolutamente ridicola, assurdamente tragica.

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