Il canneto di Eridu

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Almanacco, LXXXII

Ottantaduesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
23 aprile 2013

497 anni di salto indietro lungo le ingiallite pagine dell’Almanacco del Canneto, incontriamo le seguenti parole:

«Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l’ire e i giovenil furori
d’Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.»

E vaffanculo, aggiungo io. Perché sì, stiamo parlando dell’Orlando Furioso, che nel 1516, nel giorno del 23 di aprile, conosceva la sua prima edizione e pèemm, schizzava al vertice dei più begli incipit di sempre. Grazie Ludovico, anzi, grazie messer Ariosto. Ché un po’ di rispetto per i grandi ci vuole, cazzo. Per i grandi, eh. Per inciso, siamo ancora nel Cinquecento, va a finire che è un secolo che mi tocca salvare…

Stavo quasi per dimenticarmi, tra pochi giorni il Canneto di Eridu compie un anno. Festeggeremo questa occasione lanciando una nuova rubrica. Una sorpresona. In cambio, vi chiedo di frequentare e far frequentare un po’ il Canneto, che lancio una scalata quasi impossibile ai 10.000 contatti in un anno. Ma avete davvero pochi giorni.

Ooops, ho ricontrollato… il Canneto di Eridu compie gli anni oggi! Non avete più giorni, mi dispiace. E io non faccio nemmeno in tempo a offrirvi una fetta di torta. Beh, comunque fa oggi un anno e più di 9.500 contatti!

Almanacco, XVIII

Diciottesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
1 novembre 2012

Immaginate di trovarvi nel momento in cui una nazione ed un popolo relativamente giovane, uno stato, cioè, formatosi in tempi recenti attraverso una stratificazione di immigrazioni, conquiste, sconvolgimenti sociali, inizia a crescere in sviluppo tecnico ed economico, e comincia a costituirsi una vera coscienza (orgoglio, magari) nazionale.

Sarà inevitabile che in quel paese, oltre all’economia e al potere politico, si assista ad uno sviluppo anche delle forme artistiche. Ebbene, non faccio fatica a trovare almeno due esempi in cui con l’affermarsi sulla scena mondiale di un paese abbiamo anche, in quello stesso paese, l’affermarsi di una forma artistica, relativamente nuova, che in quel paese trova terreno fertile per svilupparsi in maniera a dir poco spettacolare.

L’esempio più recente è rappresentato dagli Stati Uniti col cinema. Ma di cinema di recente abbiamo parlato molto.
L’altro esempio è l’Inghilterra elisabettiana, a cavallo tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, e l’arte della quale assistiamo a uno sviluppo impressionante è il teatro (di certo non una novità, visto l’illustre precedente del teatro greco, ma di fatto una novità nella modalità e nel successo, mancante da secoli) che trova humus fertilissimo nel palato del popolo inglese, solleticato dalle rappresentazioni popolari sacre e non, tipiche dell’epoca (le famose passion plays).

Come mai ne parlo oggi? Perché proprio due opere del più grande (William Shakespeare) videro per la prima volta la luce della scena il 1° di novembre: Otello nel 1604 e La Tempesta nel 1611.

E la domanda è: qual è la vostra opera teatrale preferita? E qual è la rappresentazione cui avete assistito che più vi ha convinto?

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