Il canneto di Eridu

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Almanacco, XIX

Diciannovesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
2 novembre 2012

Il due di novembre nella nostra tradizione e per la religione è dedicato alla commemorazione dei defunti. Personalmente mi piace di più la definizione “giorno dei morti”, è più evocativa, ripone l’idea al centro della cosa: è il giorno dedicato a loro, non alla loro commemorazione. Altrimenti sarebbe come chiamare il mio compleanno “regalo a cestinante e in cambio fetta di torta”. Che potrebbe persino essere esatto, ma depura di tutta una serie di orpelli metafisici che nella festività – di per sé metafisica, dacché nel mondo fisico non accade nulla perché quel giorno sia in qualche modo dedicato a qualcosa – non possono essere elisi.

Ma, ahimè, tutto questo non c’entra una gran mazza imperiale carpiata col tema dell’almanacco, che è… bino. Il 2 novembre del 2000, infatti, sono accaduti due fatti interessanti. Uno nello spazio, uno sulla terra.

Nello spazio il primo equipaggio umano metteva piede sulla Stazione Spaziale Internazionale, il più splendido passo nello spazio dell’umanità dai tempi dell’allunaggio.

Sulla terra uno degli eventi più “robertogiacobbeschi” in assoluto: compare per la prima volta un post a nome TimeTravel_0, è il primo della serie di John Titor, viaggiatore del tempo. Si tratta di uno dei ricorrenti misteri di Voyager più affascinanti, peccato che sia anche probabilmente l’unico bollato come bufala (a dispetto di ufo, alieni, graal, Elvis in vita, McCartney morto).

Veniamo quindi alle domande di oggi:
1) qual è la giacobbata che in fondo in fondo, anche se vi puzza ammetterlo, più v’affascina;
2) avete in cantina una macchina del tempo funzionante e tre “salti” da una decina di giorni a disposizione. Che fate?
3) qual è la storia più bella che vi sia capitato di sentire, leggere in un romanzo o vedere in un film, a proposito di viaggi nel tempo?

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#36. Agosto.

“Luke, scoprirai che molte delle verità che affermiamo, talvolta,
dipendono dal nostro punto di vista.”
Obi-Wan Kenobi, in “Guerre Stellari. Episodio V: L’impero colpisce ancora”

Sono nato in agosto, trentasei (anzi, #36.) anni fa tra due giorni. E mi è sempre piaciuto il mio compleanno. E no, non provo mestizia e tristezza e magone all’approssimarsi di un giorno in cui qualcuno mi dedica un pensiero o mi fa un regalo, e francamente fatico molto a capire perché dovrebbe. Già, perché? Eppure vi garantisco che per alcuni è così.

Si avvicina il loro compleanno e… kablam! si tuffano nella mestizia come uno stronzo si tuffa nell’acqua del cesso, cioè così, ci cadono, ci si lasciano cadere, senza nemmeno l’enfasi del gesto teatrale.
Alcuni per la terribile e atterrente consapevolezza dell’invecchiamento. Eppure si invecchia ogni istante. Alcuni invece approfittano del compleanno per fare tristi bilanci di periodicità annuale di tutto quanto non gli funziona, quando lo si potrebbe fare in qualsiasi altro periodo dell’anno tranne questo giorno, questo giorno in cui, per tradizione, per convenzione, gli si dedica un pensiero. E non vedo perché dovremmo pisciare sulla “convenzione”, dacché è una convenzione anche il linguaggio, e se disprezzassi la convenzione disprezzerei il linguaggio, e potrei quindi evitare di star qui a farmi sto blog di minchia.

Semmai, semmai, è quando il compleanno finisce che un po’ di mestizia inizia a illanguidire il mio spirito (vedi #16. Festa.).

Quindi, in definitiva, mi piace il mio compleanno, e tra pochissimi giorni lo sarà. E il mio compleanno è in agosto, e forse proprio per questo agosto mi è sempre piaciuto.

E fin da piccolo, con agosto, mi sono sempre piaciute tutte quelle cose ad agosto legate. Ad esempio le vacanze, e il mare. Il mare mi piace, sì (vedi #15. Prospettiva.).

Ma anche il numero 8, quello del mese sul datario. Quando a nove/dieci anni debuttai nel mondo del calcio (mondo che poi lasciai pochi anni dopo), lo feci con una bella maglietta lanosa, come si usava ancora, granata, con un bell’otto giallo sulla schiena.

E dopo la mia nascita, visto che ero del segno del leone, mia mamma comprò un leoncino di gomma, che fu anche il primo gioco, e che compare nel quadro che dipinse a festeggiare la mia nascita, e quindi anche il leone mi piace.

E mi piace il sole, e il caldo, e mi piacciono i colori del sole e del caldo. Mi piace da sempre l’arancione, che era il colore di agosto e del numero otto nei posterini in classe alle elementari (e la tigre che, arancione e nera, da piccolo era il mio animale preferito) e mi piace il giallo, che è il colore che scelgo sempre quando partecipo a qualche gioco in cui devi scegliere il colore delle pedine da utilizzare.

E il giallo è proprio un bel colore. Che poi, sarà anche vero che il colore più bello, il colore più forte, più violento e più leggibile sono tutti funzione del colore di sfondo, ma su sfondo nero (che è uno dei due più comuni) il giallo spacca di bestia.

E il giallo, l’arancione, il mare, il sole, il caldo, le vacanze, il gelato, il leone e la tigre, le sere calde in cui si esce tutti, gli amici, il compleanno, la festa e la gente che si ricorda di me, sono tutte cose fiche.

Agosto è come i girasoli, il mare, la pizza. Come il Natale.
Se li odi è colpa tua, non loro.

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