Il canneto di Eridu

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#26. Speranza.

Ma la speranza è l’ultima a morire
Chi visse sperando morì, non si può dire
[Litfiba, “Gioconda”]

C’è molta speranza, ma nessuna per noi
[Franz Kafka]

Ecco, c’è davvero molto da dire, ma la voglia di farlo non è tantissima.

C’è che viene da chiedersi come è possibile che facciano ogni volta mille conti, mille tagli, mille tasse, mille operazioni per recuperare X miliardi di euro, perché ne servono X-1 e X è per la sicurezza, e poi dopo tre mesi ne servono altri X+5. Cosa è successo? Avete sbagliato i conti? Oppure c’è che, e a un certo bel punto occorrerà pure ammetterlo, non ci state capendo una beata gran fava imperiale decorata ambulante di nulla, e andate avanti dando calci in culo al buio sperando di trovare l’uscita del labirinto?
Lasciatevelo dire: così non funziona. Non ha funzionato in passato, remoto o recente che fosse, e non ha funzionato per la Grecia, nel presente. Prima di trovare soluzioni, occorre capire il problema, e se non ci state capendo la suddetta fava poliaggettivata, beh, lasciate stare.

C’è da dire che c’è stata una grande guerra. E dopo la grande guerra un grande sogno: quello di costruire una casa in cui stare tutti insieme e non fare mai più una grande guerra. E ci sono state le crisi economiche, che ci hanno fatto capire che non avremmo mai avuto una macchina come la volevamo, o che avremmo perso la casa che ci eravamo guadagnati, ma stavolta è la prima volta che una crisi ci fa capire che possiamo perdere anche un grande sogno.

C’è da dire che se nel 1994, quando dopo tangentopoli c’era la speranza di costruire un’Italia diversa, a pochi mesi dalle elezioni fossero saltati fuori Craxi e Forlani dicendo: «Uè, ci ricandidiamo, e la sapete l’ultima? Secondo i sondaggi prendiamo pure il 30%, tricchetricchetracche!», beh, la speranza sarebbe andata a dar via il culo ma proprio di gran carriera, eh. E invece stavolta succede così.
Ci eravamo convinti che per quanto di merda fosse ridotta la nostra politica, almeno non ci sarebbe stato più di mezzo un elemento di quel genere, che non voglio nemmeno citare per tema che mi porti sfiga, e invece eccolollì, a volte ritornano.
Solo che di solito gli zombie che ritornano non hanno su il cerone, e si può liberarsi di loro definitivamente, in un modo o nell’altro. Qui niente sembra funzionare.

C’è da dire che le agenzie di rating hanno rotto la minchia come e più dei centrocampisti spagnoli nella finale degli europei. Ok, a volte ritornano, ma c’è bisogno di grattugiarci subito i maroni? Magari nemmeno ritorna, alla fine, dai.

C’è che il bosone di Higgs è proprio una bella scoperta, un risultato scientifico straordinario, ma che dire. In primis è poetico ed immaginifico come un’equazione differenziale. E poi a mala pena pareggia la delusione della scoperta che i neutrini non viaggiano più veloci della luce. Era tutta una bufala. Come il tunnel Gelmini.
Bosone di Higgs, ok. Ma andare su Marte è roba di un altro pianeta. Spero che almeno New Horizon (la sonda in viaggio verso Plutone, che dovrebbe arrivare nel 2015) abbia la forza di affascinarmi che ebbe a suo tempo il Voyager 2, quando solleticò Urano e poi baciò Nettuno. Ricordo la serata di Urano, con la diretta su Quark preceduta da 2001 Odissea nello Spazio (un film di cui non ho mai capito una suddetta fava, un po’ come i politici di questa crisi).
Ma avevamo scoperto nuovi pianeti e poi l’Unione Astronomica ha cambiato idea, non erano pianeti, e per buona misura ci hanno tolto anche Plutone (astrologi puppate, peraltro).

C’è anche che «il popolo molte volte desidera la rovina sua ingannato da una falsa specie di bene» (Machiavelli) è una frase che i politici conoscono troppo bene, e i popoli troppo poco. E questo è un fottuto problema, perché non è una frase che fan studiare a scuola.

C’è crisi. Non c’è speranza. Rassegnazione, forse, non speranza. Convinzione che in un modo o nell’altro finirà, anche solo per sfinimento, non speranza. Speranza no.
Gran brutto circolo vizioso, quello sì.

Vorrà dire che ci distrarremo coi circensi. Tra un po’ ci sono le Olimpiadi, e potremo far finta che esiste un mondo di pace e fratellanza e sana competizione sportiva in cui in fondo l’importante è esserci, che è bello anche solo sentire tanti inni nazionali. Non costa niente. Più o meno.

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