Il canneto di Eridu

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#47. Tesoro.

Mi è capitato uno di quei colpi di fortuna che si raccontano nelle leggende metropolitane. Di quelli tipo che il papà di Billy trova Gizmo dal mercante cinese. Tipo Bilbo che trova l’unico anello. Ma senza gremlins e nazghul attaccati al culo.
Ma procediamo con ordine, che qui si fa confusione e si ingenerano aspettative che saranno poi disattese.

Cominciamo col dire che non ho trovato niente che mi renderà più ricco economicamente. Niente monetina comprata a 5 € che in realtà ne vale 400.000, niente crosta impolverata che si rivela un Van Gogh, niente cartolina con dietro un disegnino a penna di Picasso comprato al mercato delle cartoline pucciose natalizie. Tranquilli. In compenso ciò che ho trovato mi arricchirà in maniera gargantuesca dal punto di vista culturale, e darà modo alla mia anima di edificare torrioni invincibili di tracotante visione della luce superna. Mica pane e merda, insomma.

Un passo indietro. Nel fine settimana, onde sfruttare regalo di vacanzina in scatola regalatoci tempo fa e ormai prossimo alla scadenza, io e la mia compagna ci siamo concessi un giretto nella zona del Delta del Po, abbiamo visitato Adria, abbiamo pucciato le manine nella foce del Po di Tolle, abbiamo attraversato paesini dai nomi curiosi (Gnocca, Donzella, Oca, in sequenza). Infine, prima di andare a vedere un paesino litoraneo dove ero stato in vacanza poco più di trent’anni fa, ecco che facciamo tappa a Comacchio, dove sfoggio il mio “culo da sagra”. Eh sì, perché quando decido di visitare un posto, spesso, cocco l’evento topico stagionale prenotando il giorno quasi a caso. Così per esempio, a Füssen, in Algovia, ho beccato a cazzo l’annuale Kaiserfest (epocale rievocazione storica, tipo che non c’avete idea, colla giostra dei cavalieri, i soldati in armatura, i cani da guerra bardati, le schiave coi serpenti…), a Ravenna la Notte d’oro, a Bolzano sono finito nella settimana della musica e nel mio albergo c’era pieno di giovani musicisti di tutto il mondo. E ieri a Comacchio, cosa poteva esserci? Nientemeno che la “Sagra dell’anguilla”.

Per carità, onore e rispetto per il povero pesce serpentiforme, che in forma di larva si è fatto una gran camminata per arrivare dal mar dei Sargassi fino al delta del Po, ma vi devo dire che fatto arrosto in spiedo è cibo di ottimo pregio, che si gradisce assai con la polenta.

Detto questo, per i comacchiesi è uso in occasione della sagra avere molte bancarelle in giro per la città, e tra queste ve n’erano diverse di libri vecchi e usurati, di audiocassette (sembra quasi sia passata un’eternità, eh?) e financo qualche videocassetta. E mentre curiosavo, la mia compagna – che evidentemente mi conosce – mi fa: “Questo ti può interessare?”. Mah… fa vedere.

Diamine.

Interessava, dannazione, interessava davvero. Un tesoro nascosto in una discarica. Un prezioso avvinto dal fango. Un vecchio libro degli anni Settanta, con una copertina in pelle come si usava all’ora, e piccole scritte in oro. “Dal Nilo all’Eufrate”. E che minchia sarà? E aprilo, idiota…
E tosto apertolo, eccolo rivelarsi per una antologia-compendio di letterature antiche…

Potete (potete?, ma sì, dai, se girate da un po’ su questo blog potete) immaginare il mio crescente stupore quando sfogliandolo ho iniziato a trovarci roba tipo un Inno ad Ishtar del 1600 a.C., altre preghiere, un frammento di canto d’amore sumerico del 2000 a.C..
E poi il Poema di Gilgamesh (del quale, per inciso, ho da poco assistito a una coinvolgente rappresentazione teatrale itinerante all’interno delle mura di Pizzighettone, in provincia di Cremona), forsela più antica composizione epica dell’umanità e, cosa davvero stupefacente, di una attualità e forza sconvolgenti, con il suo confronto tra l’uomo apparentemente invincibile e la paura della morte, ella sì invincibile.
E poi l’Enuma Elish, in molte delle sue parti più interessanti, testo cosmogonico sumerico della prima parte del II millennio a.C., e la storia di Nergal e Ereshkigal, le divinità babilonesi dell’oltretomba, e l’altro grande poema epico sumerico, quello di Enmerkar e il signore di Aratta, del quale ho avuto già modo di parlare. E poi detti, proverbi, testi gnomici, memorie storiche e passi del codice di Hammurapi.

Ma come preannunciato dal titolo, non c’è solo Mesopotamia. Anche letteratura Hittita e Ugaritica. E testi rituali egizi, e fiabe, e la storia di Sinuhe, e poesie d’amore.

Praticamente nel comodissimo spazio di un libro ho tutto quanto ci hanno lasciato le più antiche civiltà della nostra porzione di mondo, ho due millenni di saggezza, di bellezza, di domande, di amore, di truzzismo e di immortalità. Pronti per essere assorbiti. E il tutto a quale prezzo? Alla smodata cifra di un euro, peraltro pagato dalla mia compagna dacché non avevo moneta. Certo che la saggezza dell’umanità costa proprio poco, eh?

Che gran culo.

Il testo è “Dal Nilo all’Eufrate. Letture dell’Egitto dell’Assiria e di Babilonia”, è edito da Edipem ed è il n° 59 della collana “La nostra biblioteca classica in cento volumi”. La scelta dei passi e le note al testo sono a cura di Alfonso Di Nola.

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