Il canneto di Eridu

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Bestiario, V

Quinta pagina del Bestiario del Canneto di Eridu.
L’ibrido interregno

Visto che lunedì il nostro buon Giacobbo e il suo Voyager ci hanno lasciato orfani della consueta bufala criptozoologica, e ieri sera non è andato in onda Mistero, alimentando il… mistero con un comunicato su fantomatiche verifiche necessarie prima di andare in onda (sospetto in realtà problemi all’antidoping per Pinketts), vedo di sostituirmi – compiendo atto di indicibile hybris – al Gran Maestro dell’ignoto e ai suoi chiassosi emuli della combriccola misteriosa.

Quindi eccoci di nuovo alle prese con un bestiario criptozoologico, e per la precisione con qualcosa che la tassonomia scientifica dovrebbe aver spazzato via da un paio di secoli, ovvero la credenza dell’ibrido tra regni diversi, creature a mezza via tra il regno animale e quello vegetale, o tra quello animale e quello minerale, o vegetale e minerale.

Nel medioevo, per esempio, si fecero largo due leggende che parlavano di misteriosi ibridi animale-vegetale, ovvero la mandragora e l’agnello-vegetale.
La mandragora è una pianta realmente esistente, e ovviamente non ha nulla di animale. Si tratta di una solanacea (famiglia che comprende, per esempio, il pomodoro, la melanzana, il peperone, il tabacco) con virtù officinali – anestetiche, per la precisione – e ritenuta avere potere magico nei tempi in discussione. La forma della sua radice, biforcuta, ricordava la figura di una persona, e si riteneva che estirpandola lanciasse un grido, un pianto, in grado financo di uccidere un uomo. Considerando che era facilissimo verificare che la povera piantina, quand’anche estirpata, non produceva alcun suono, risulta piuttosto curioso che veramente qualcuno credesse alla leggenda.
L’agnello vegetale della Tartaria è un altro ibrido animale-vegetale. Si credeva che in oriente esistesse questa strana pianta i cui fiori diventavano agnelli, e che quando questi avevano fame tiravano verso terra per brucare. Una volta brucata tutta la terra d’intorno, e maturati quindi gli agnellini, questi si staccavano e la pianta essiccava. Un mito-fiaba per spiegare il cotone? O una favola della grande tradizione delle meraviglie delle terre lontane? Noi di Voyager crediamo di sì (sì, ma “sì” cosa? non importa…).

Ma l’idea di una creatura intermedia tra il vegetale e l’animale non è solo un retaggio di leggende da Bestiario medievale. Anche in tempi molto più recenti l’idea è stata riesumata. Per esempio dal cinema: chi non ricorda Audrey, la pianta carnivora de “La piccola bottega degli orrori”? Prende spunto in realtà da una piantina erbacea nota anche come “Venere acchiappamosche”, la Dionaea muscipula, una pianta originaria degli Stati Uniti. Di sicuro ha più dell’animale lei rispetto alla mandragora, visto che compie scatti e movimenti con le sue “foglie trappola” (che ricordano bocche dentate), anche se in realtà il movimento è involontario, ed è un meccanismo noto come tigmotropismo (lo stesso che, per esempio, spinge una rampicante a… rampicare) ed è dovuto a una risposta al contatto: la presenza della mosca spinge la “bocca” a chiudersi, come la presenza del bastone spinge i viticci ad annodarvisi.

Nella letteratura, in particolare nella fantascienza, poi, abbiamo molti esempi di fantaxenobiologia, con generazione di specie a volte davvero ingegnose. Rimanendo nel campo degli ibridi interregno, in particolare, trovo geniali i pequeninos, ideati da Orson Scott Card per la saga di Ender (in particolare i romanzi “Il riscatto di Ender” e “Ender III – Xenocidio”). Sono creature che iniziano la vita in forma larvale da una creatura vermiforme, la “madre”, e crescono per un lungo periodo nella corteccia e sulle chioma dei “padri”, degli alberi. Una volta cresciuti, vengono divisi: quelli che non riescono a sviluppare la forma adulta diventano “madri”, mentre gli altri vengono divisi tra maschi e femmine. Le femmine si devono occupare di difendere madri e padri, mentre i maschi devono portare le madri (verminose, cieche e immobili) nei boschetti costituiti dai padri. Dopo la morte, i maschi invece di decomporsi vedono dal loro corpo crescere una pianta: divengono i padri, che servono per impollinare le madri. Si tratta di uno dei più ingegnosi (e più alieni) ecosistemi mai inventati. Chapeau.

Ma anche sulla terra abbiamo creature che, pur non essendo veri e propri ibridi interregno, lo possono sembrare. E una delle più stupefacenti è di sicuro il corallo, o meglio, gli antozoi. Le spettacolari barriere coralline altro non sono che colonie di centinaia di migliaia di minuscoli animali, detti polipi, tentacolati, un tantinello disgustosi, se vogliamo, dotati di un esoscheletro di carbonato di calcio. Esteticamente simili a piante, sono in realtà animali che si nutrono e riproducono, e ci lasciano una pietra semipreziosa da gioielleria, il corallo appunto. Un triplice ibrido-interregno apparente, li chiamerei. E sarebbe un nome che fa schifo…

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