Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

Archivio per il tag “disney”

Almanacco, LII

Cinquantaduesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
4 gennaio 2013

Anche oggi festeggiamo il compleanno di uno scrittore, e di uno scrittore che da un certo punto di vista (anche più di uno) possiamo definire “fantasy”, e per di più filologo e esperto di saghe e miti: si tratta di Jacob Ludwig Karl Grimm, il maggiore dei fratelli celeberrimi, autori di raccolte di fiabe e saghe germaniche. Tra le loro opere Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Cenerentola, Hänsel e Gretel, il principe ranocchio. Un’inesauribile fonte per il cinema gotikominkia moderno.

Due le domande per voi, oggi:
1) qual era da piccoli la vostra fiaba preferita?
2) quale adattamento cinematografico moderno (e per moderno, dai, stavolta sì, accetto anche i cartoni Disney)?
3) di quale fiaba vorreste vedere un adattamento moderno, e realizzato in che modo?

#56. Zampe.

Un amico scrittore, una volta, scrisse in un forum: “Preferisco quando i gatti non tornano”. Si riferiva al fatto che piuttosto che vederli morire preferiva immaginarli lontani. Preferiva pensare sempre che da un momento all’altro, girando per la città, avrebbe potuto fare capolino da un angolo il crapone di un suo vecchio gatto scomparso da tempo, dopo aver vissuto chissà quali avventure.

E io gli risposi che, al contrario, preferisco quando tornano. Quando tornano, quando muoiono in casa. Perché un gatto che non torna, in realtà, il più delle volte vede l’asfalto da troppo pochi centimetri di distanza, e sente odore di sangue, e male ai denti, e odore di benzina. E sente un rumore assordante, e vede le luci rosse di un’auto che se ne va. E ha sempre più freddo, e non ha una carezza, e nessuno a fargli compagnia prima dell’ultimo viaggio. Non ha il suo cuscino, la sua ciotola, né quello strano animale scodinzolante che a volte gli fa paura ma non gli ha mai fatto del male, e che lui a volte si diverte a torturare.
E ha paura, non sa perché ma ha paura. Una fottuta paura.

E non è che la mia immaginazione non sia in grado di inventare avventure e strade da esplorare e gatti randagi da sopraffare. Ci riesco. Ma non mi convinco, e vedo l’asfalto. E sento l’odore delle gomme.
Quindi sì, preferisco quando tornano, e preferisco prendermi la mia parte di dolore per un piccolo compagno di viaggio con le zampe.

Ho cani. Ho un gatto. Ho un furetto. E ho avuto contatti con i criceti (la mia compagna li ha avuti per anni, l’ultimo ci ha lasciati oggi, ciao Pico!). Gli animali domestici hanno da tanti anni un ruolo non trascurabile nella mia vita. Con questo non voglio dire che sono uno di quei cazzoni che trattano gli animali come figli e le persone come animali. Non chiamerò mai un chihuahua Fifì e non gli comprerò un cappottino da trecentottanta euro. Ma mi piace avere gente intorno, e allo stesso modo mi piace avere animali intorno.

E quindi ho un occhio di riguardo per gli animali domestici nei film e nei racconti, nella letteratura e nella leggenda, nella storia. Esercitano in me sempre un certo fascino. Mi commuovo sempre con la storia del falcone di Federigo degli Alberighi, nel Decamerone. E trovo sempre esaltante la vicenda dell’animale “domestico” di Ivano, nientemeno che un leone.
E anche nella fiaba popolare, il gatto con gli stivali ha sempre goduto dei miei favori.
E non parliamo di Jack London! Anzi, no, parliamone, perché Zanna Bianca e Buck sono personaggi che sanno dare emozioni fortissime. Fortissime.

E mi piaceva assai Pip, serpente volante di Flinx del Commonwealth galattico, saga di fantascienza di Alan Dean Foster.

Passando poi alla cinematografia, che dire dei quattro bassotti per un danese del film Disney? E il gatto venuto dallo spazio? E poi da piccolo guardavo i film di Beniamino, un cagnolino estremamente intelligente che trovava soluzione a un sacco di problemi, e c’era un film Disney in cui un pastore tedesco, un gatto e un vecchio cane bianco riuscivano a ritrovare la via di casa con un viaggio di centinaia di kilometri attaverso le Montagne Rocciose (se qualcuno ne ricorda il titolo, mi fa un favore…). E di furetti ce ne sono almeno un paio, da quello di “Taron e la Pentola magica” a quello di Schwarzenegger in “Un poliziotto alle elementari”. Di criceto ricordo quello teledipendente in “Bolt”. E Caramello, in Meterra, romanzo di Andrea Cisi, che è poi lo scrittore di quel forum di cui ho scritto all’inizio del post…
Non sono mai stato, invece, un fan di Rin Tin Tin, Lassie o Flipper. Ma se vogliamo considerarlo una specie di animale domestico, beh, Gizmo, diamine, Gizmo sì.
E Garfield, e Isidoro, e Snoopy & Woodstock: eccellenti, sì, eccellenti, ma potrei adare avanti in eterno, così è tempo di fermarsi, di rallentare, di cedere il passo.

A voi, naturalmente. Qual è l’animale domestico che preferite, nella letteratura, nella storia o nella leggenda?

La novella di Federigo degli Alberighi è raccontata da Fiammetta nel quinto giorno, nona novella. Ovviamente mi riferisco al Decamerone del Boccaccio.

La vicenda del leone e di Ivano è narrata in Ivano o il cavaliere del leone, di Chrétièn de Troyes.

#54. Cineforum.

“Per me… la corazzata Kotiomkin… è una cagata pazzesca!”
[Paolo Villaggio, in “Il secondo tragico Fantozzi”]

Ah, la settima arte! La mervigliosa opera poietica su celluloide! Ah, la sublime realizzazione di una storia non più solo da leggere, sentire, immaginare… ma da vivere insieme ai personaggi!

Quale arte è più potente? Quale più capace di giungere immediatamente a segno?
E quale, quindi, più adatta per far respirare bellezza e meraviglia ai giovini studenti, senza la pesante mediazione del docente?
Nessuna! Solo il cinema! Eh, diciamo più o meno. Ecco.

Più o meno. Visto che da sempre il cineforum scolastico è croce e delizia di ogni alunno. E delizia spesso lo è solo perché taglia un giorno di lezione, e croce perché si è costretti a guardare impareggiabili merdate, e poi a scopiazzarci su un tema l’indomani.

Anche io, nel mio piccolo, ho qualcosa da raccontare in merito.

Per cominciare ricordo che alle elementari avevo un compagno di classe i cui genitori erano proprietari di due belle sale cinematografiche cremonesi – il Corso e l’Italia, oggi sostituite da un complesso di garage e da una sala bingo, per dire del tracollo della civiltà occidentale – di quelle belle di una volta, grandi, con platea e galleria. Sì, lo so, quelle di oggi a multisala con un blocco unico di posti molto ripidi sono più belle e funzionali, ma non vi mancano un po’ quelle grandi sale, con le poltroncine in velluto?
Ma torniamo alla mia infanzia. Dicevo: aveva questi cinema, e ogni anno a Pasqua ridavano un vecchio film Disney – che per noi erano tutti nuovi – ed era sempre un po’ una festa, perché invitava tutta la classe a una proiezione, ed era bello vedere questi super classici. L’univa cosa che non ricordo volentieri era il giorno successivo, con il “componimento”, perché era praticamente obbligatorio dimostrare entusiasmo. Anche se in fondo in fondo lo volevi dire che sì, “Fantasia” sarà pure una figata, ma un po’ le palle te le ha rotte.
Ma che dire, non lamentiamoci delle vacche grasse, dell’erba verde e dei ciccioli caldi, che il peggio era ancora ben lontano dall’arrivare.

Si manifestò, infatti, il peggio, una volta compiuti gli 11 anni e iniziato a frequentare le medie, con una consecutio di lagnose pizze di adolescenti suicidi o con ogni genere di disagio e/o problema esistenziale. Poi dicono che c’è il disagio giovanile.
Voglio vedere quale ragazzino può andare a vedere “Maramao” (una specie di “Incompreso”, ma senza la poesia, 4.2 su 10 su Imdb, per dire), o “Mignon è partita” (psicodramma su una famiglia di cazzoni in cui un ragazzino si innamora della cugina francese ma non riesce a dichiararsi), senza poi pensare che è una fottuta vita di merda.

E agli albori del liceo il cineforum insiste a rivelare dischiudendosi la sua infame natura di patacca, continuando a narrare le storie di adolescenti con tutte le sfighe del mondo (forse per farci sentire meno sfigati?) con “Mary per sempre”, ambientato nel carcere minorile di Palermo.
Ma si avverte chiaramente che qualcosa sta cambiando (in meglio) e così ci concedono “Un mercoledì da leoni”, “Fusi di testa”, “Il tagliaerbe”, “Alien 3″… vuoi vedere che i professori hanno capito che il cinema può essere generazionale senza piangere sul disagio giovanile, può essere dissacrante, visionario sulle nuove tecnologie, cupo e sociologicamente interessante senza per questo parlarci di coetanei suicidi?
Forse, forse.

Ma ecco che sul filo di lana ci propongono (e sono gli anni di tangentopoli) un’astuta manovra commerciale con un film sulle tangenti di Margareta von Trotta, seguita da dibattito in sala alla presenza della regista. Manca, davvero, solo Guidobaldo Maria Riccardelli e Italia-Inghilterra. Ma la vendetta è in agguato, anche se sottile, e quando alla domanda della più viscida delle Calboni in sala, che vuole renderci partecipe del fatto che nella sua visione la scena del giudice che passeggia tra le rovine romane indica lo stato in rovina, e la regista risponde che no, non ci aveva pensato, ma la userà come spiegazione nel prossimo dibattito studentesco, ecco che cade il velo di maya, e la verità, come stronzo estruso un metro sott’acqua, viene a galla in tutto il suo splendore: sì, sì amici. Il cineforum è una cagata pazzesca.

E ora parlate. Ditemi: il più bello ed il più sgrauso tra i film che siete andati a vedere con la scuola. Parola a voi.

Almanacco, XXI

Ventunesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
5 novembre 2012

Buona settimana, affezionati amici amanti del giro in canoa nelle fresche acque del canneto di Eridu. L’evento che fa da apripista all’almanacco di oggi risale al 1935, anno in cui, il 5 di novembre, la Parker Brothers mette in vendita la prima copia di Monopoly. Il gioco, tra l’altro, gode di una intricatissima storia per quanto riguarda l’origine, dacché colui che risulta come l’ideatore del gioco – Charles Darrow – era in realtà semplicemente l’ultimo di una lunga serie di “modificatori” di un gioco nato originariamente dalla fantasia di Elizabeth Magie, “The Landlord’s game”.

Resta il fatto che nella storia del gioco da tavolo è di sicuro uno dei più venduti, insieme a Risiko e Cluedo, ed è altrettanto sicuro che sono tutti e tre giochi abbondantemente odiati dai giocatori da tavolo incalliti. Volete scoprire un mondo? Cercate il sito di Tana dei Goblin.

Di Monopoly, tra l’altro, sono state realizzate un’infinità di versioni che differiscono solo per una mano di vernice: Disney, Star Wars (ne ho vista una rarissima copia in vendita a Lucca a 350 €) città d’Europa, città italiane… mostrando come sia possibile spremere una quantità incredibile di sangue da una ben misera rapa. L’unico Monopoly che mi sento di consigliarvi è Monopoly Deal, un gioco di carte fortunoso e bastardello, oltre che molto veloce, che vi può dare tutto il sapore del gioco originale senza giocare per due ore tirando dadi senza una strategia intelligente.

Domanda di oggi: qual è il gioco in scatola classico, quello che c’era quando eravate bambini, a cui siete rimasti più affezionati? Monopoly? Il suo clone Hotel, il suo opposto Crack, il suo figlio Parco della Vittoria? Cluedo? Risiko? O il più evoluto Scotland Yard? O magari Scarabeo o il Paroliere, o Trivial Pursuit? Battaglia navale? Labirinto Magico, Hero Quest? Forza 4? L’allegro chirurgo? Avanti, sparate.

Navigazione articolo