Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

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#63. Sfumatura.

“Ho capito la sfumatura signore.
Propongo una nuova tattica: c1, fai vincere il wookiee.”
[C3PO/D3BO, Guerre Stellari, ep. IV]

C’è un concetto che fin da piccoli non ti insegnano, ed è quello della sfumatura. Forse è troppo complicato da imparare e te lo lasciano per quando sarai più grande. Anche se a volte ti viene da chiederti se non è più difficile convertire i tuoi colori piatti in sfumature, una volta che li hai già fatti tuoi.

Per esempio, partiamo dall’asilo: cominci a colorare coi pennarelli dentro le righe. Qui ci va il giallo, tutto quello che è dentro è giallo, lo stesso giallo, e fuori ci va il non-giallo. Altro pennarello, altro colore: qui ci va il rosso. E così via. Le sfumature verranno più avanti, sono difficili. E ti abitui a ragionare per compartimenti chiusi, precisi, definiti. Limitati. Stai dentro le righe. Stai dentro il foglio.

E poi vai a scuola, e ti confronti con le materie. Questa è l’ora di geografia, in questa ora si fa solo geografia, ci sono i cazzo di fiumi da imparare. Affluenti di destra e di sinistra (che poi scoprirai che rispetto al Po gli affluenti di sinistra sono a nord, nelle “regioni di destra”, e gli affluenti di destra sono a sud, e percorrono le “regioni di sinistra”, ma lo scoprirai molto dopo, quando avrai capito che persino i concetti di destra e sinistra, così facilmente quantizzabili, sono sfumati…).
Poi c’è l’ora di storia, e si fa solo storia. E l’ora di arte, e a onor del vero non si fa solo arte ma anche un po’ di casino. Ma è normale: in arte si vedono le cose belle, si prova a fare cose belle, e il casino è bello. È difficile scindere casino e arte. Ma mischiare arte e storia, portarle avanti in parallelo, mischiarle con la geografia, e ricordarsi che arte e geometria vanno a braccetto, e geometria e matematica pure, e l’arte è sorella della biologia, e soprattutto che la filosofia è madre di tutto… bah, cose troppo difficili, più avanti. Si dice agli studenti: «dovete fare i collegamenti, i bravi studenti fanno i collegamenti». Certo, i collegamenti con le altre materie. Ma mica ti spiegano come fare. E soprattutto diventa difficile fare collegamenti tra storia che studio in prima e relativa arte che mi insegnerai in quarta. E ancor di più se l’insegnante di storia e quella di arte si reputano scambievolmente due stronze e fanno apposta a ripeterti che l’altra ha detto una cazzata.
E stai dentro le ore. Il ragionamento a compartimenti stagni inizia a cristallizzarsi, le porte che li collegano cigolano sempre più, i tombini si sigillano.

Quando sfogli un libro di storia, già dai titoli ti fai l’idea che l’uomo sia un organismo quantico, e la sua storia lo sia di conseguenza. “Preistoria”, “Egizi”, “Sumeri”… e continui a farti un’idea del mondo quantico. Pensi che i sumeri erano fatti così, vestiti così, e pensavano così, e poi “sono arrivati” gli assiri che invece erano fatti-vestiti-pensavano colà, e poi i babilonesi, e di fianco gli hittiti, e laggiù gli egizi, e tutti nascono, vivono, muoiono. Una concezione “creazionista” dell’umanità, dal punto di vista filosofico, con popoli che compaiono, quasi fossero stati creati.
E invece l’evoluzione dell’uomo, dei suoi costumi, dei suoi pensieri, non è discreta, e non procede a quanti. È fluida e continua, come dire… sfumata. E queste sfumature si allungano come gradienti nel tempo, ma anche nello spazio.

Quando finalmente riesci ad arrivarci, se ci arrivi, capisci che l’universo è effettivamente quantico, che i compartimenti stagni esistono davvero, ma sono a un livello così fine, così tessiturale (parlo di particelli, di quanti energetici per la struttura della realtà, e di singoli individui, non certo di società o popoli, per la struttura sociale e storiografica) che il suo effetto è radicalmente diverso da quello che pensavi. Diventa così facile comprendere che hai sbagliato tutto, diventa evidente che le categorie che hai fin qui usato per descrivere il mondo (le linee all’interno delle quali hai colorato) sono fittizie, che tutto è molto più sfumato e che ai margini tutto si compenetra e si contamina.

Lo capisci, eccome, in politica. Dove le diversità che credevi fondanti scopri che sono invece molto meno reali di quanto immaginavi. Lo scopri nella vita di tutti i giorni, quando – se sei fotunato – puoi assistere allo sgretolamento dei tuoi pregiudizi.
E lo scopri, se hai la fortuna di avere degli amici che ti portano articoli che hanno trovato su una rivista (grazie Sarah & Mauro!), quando ti rendi conto di quello di cui mi sono reso conto io.

Stiamo parlando di una stupefacente scoperta archeologica, effettuata nella Turchia anatolica – non lontano dal confine con la Siria – nel sito di Göbekli Tepe (inserisco qui una piccola notazione: badate bene che sono un fortissimo avversatore dell’archeologia sensazionalistica e scalporistica del tipo “accazzo la sfinge è in realtà di 25000 anni fa e l’hanno costruita gli allllieni”, ecco per dire, questa qui è roba seria).
Il sito è stato “scoperto” negli anni Sessanta, ma scavato metodicamente a partire da metà anni Novanta da gruppi di scavo tedeschi (Istituto archeologico germanico, poi Università di Heidelberg e di Karlsruhe). Il sito è costituito da un vero e proprio santuario megalitico (“Una cattedrale neolitica”, infatti, titola enfaticamente Elena Agudio su Art e Dossier di marzo 2013) risalente, secondo ipotesi confermate da tecniche da datazione al C14, a ben 11.000 (undicimila, cazzo!) anni fa. La struttura è veramente imponente, con pilastri di 15 tonnellate, bassorilievi, sculture raffiguranti animali e un insieme di simboli astratti e zoomorfi che potremmo trovare somiglianti a una primitiva forma di protoscrittura, o comunque di narrazione pittografica. E la cosa stupefacente è che siamo in quella che siamo abituati a considerare piena preistoria: i ritrovamenti di ossa di animali e resti di piante non sembrano lasciare dubbi, la gente che ha edificato questi impressionanti monumenti non aveva ancora vissuto quella che chiamiamo la “rivoluzione neolitica”, erano cacciatori e raccoglitori nomadi. E questo era il loro centro di culto, il santuario cui millenni di generazioni lavorarono e in cui millenni di generazioni confluirono per celebrare i loro riti.

Storia? Preistoria? Civiltà? Neolitico? Mesolitico? Scrittura? Tradizione orale? Religione? Sciamanesimo? Quanti di questi termini corrispondono a termini precisamente identificabili e non sfumati uno nell’altro? Potevano popoli come quelli che chiamiamo egizi, sumeri, greci, nascere dal nulla? Ovviamente no. Affondano in tradizioni anteriori, o coeve ma traslate nello spazio. Lo studio della storia “spot”, intendendo a spot sia spazialmente che temporalmente, non può che risultare dannoso nella formazione di una persona, spingendola a chiudersi nella confortevolezza delle proprie certezze, all’interno delle righe, come il bambino che colora bene.
E le evidenze archeologiche, ogni giorno di più, ci insegnano che il passaggio evolutivo sia fisico che sociale non è stato a spot, ma lento e sfumato, e faremmo meglio ad accettare il prima possibile che l’evoluzione e la contaminazione hanno costruito la civiltà, la storia, l’essere umano moderno.

Segnalo “Una cattedrale neolitici. Gli scavi di Göbekli Tepe in Turchia” di Elena Agudio, su Art e Dossier di marzo 2013, per una prima informazione su questa cultura mesolitica e le sue costruzioni megalitiche, e poi al volume – che devo ancora leggere, ma ho prontamente ordinato – “Costruirono i primi templi”, di Klaus Schmidt.

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#52. Ciarlatano.

Ultimamente per un motivo o per l’altro mi trovo spesso a contatto con varie forme di ciarlatanismo. Tra queste una delle più diffuse, forse quella percepita maggiormente come innocua, ma in fondo accettata da gran parte della popolazione, è quella dei segni zodiacali. Si va dalla semplice minchiatella che giorno per giorno ti prevede quello che ovviamente accadrà, alla fastidiosissima (e ovviamente risibile) pretesa di tassonomizzare il genere umano in base alla data (o persino all’ora) di nascita. E non mi riferisco all’antichità, quando questa poteva essere una delle modalità di interpretazione del mondo, ed era per questo persino affascinante. Mi riferisco proprio alla dabbenaggine moderna di voler credere nella volgarizzazione e semplificazione del pensiero antico.

Al giorno d’oggi ha senso dividere le persone, o interpretarle, in base a criteri come la nascita? Possiamo discutere a lungo, davvero a lungo, sull’assurdità di tale pretesa. Ma ne vale davvero la pena? No, un cazzo. Davvero.

Ma posso davvero rifugiarmi nell’oscurità in silenzio, senza avere almeno la possibilità di dire che ho goduto come un muflone quando tutto il sistema planetario degli astrologi è corso urlando a puttane? Quando Plutone è stato ridimensionato da pianeta a pianeta nano, e soprattutto si è scoperto che di corpi celesti come il piccolo oggetto scoperto da Clyde Tombaugh ce ne sono a strafottere appena superato il sistema solare interno?
Prego, cari astrologi, prendete in mano le vostre belle incisioni rinascimentali (ovviamente in realtà fatte dal cugino del fratello di Gerolamo, il fornaio sotto casa) e puliteci le cacche degli opilionidi. Oppure aggiungetevi Haumea, Eris, Makemake, Issione, Orco, Varuna, Quaoar, Sedna, e un paio di dozzine di altri cuginetti che al momento nemmeno hanno il nome.
Peraltro, non so se lo sapete, ma per Plutone e i suoi amanti (astronomi, però, mica astrologi) il 2015 è l’anno della rivincita, infatti verrà raggiunto per la prima volta da un manufatto umano, la sonda New Horizon, che porta con sé le ceneri di Tombaugh!

Una volta detto questo, e goduto il giusto, possiamo poi apprezzar il fatto che i segni zodiacali, a causa della precessione degli equinozi, non sono proprio corrispondenti alle costellazioni zodiacali (quelle che stanno nel nostro cielo sul piano dell’orizzonte), e che ormai ci sarebbe persino un 13° segno, l’Ofiuco. Ma, naturalmente, questo ai patiti dell’oroscopo non interessa. Cioè, è chiaro, interessa che le stelle influenzano il carattere dei nascenti, il loro destino, ma non che le stelle siano quelle giuste. Vanno bene stelle a cazzo qualsiasi. In fondo, è per fare un po’ i paraculi, no?

E così sia. Facciamo i paraculi fino in fondo.

E siccome vedo grande fermento e divertimento e appassionamento intorno a segni, ascendenti, segni cinesi, elementi e quant’altrocazzo, fino ad arrivare ad angeli, fiori, pietre, colori e suoni, mi sono detto: ma se ogni stronzo sul pianeta terra si può inventare la sua astrologia, io, che non sono meno stronzo di tutti gli altri, perché non lo posso fare? Ed eccomi qua, a presentarvi i segni dello zodiaco del Canneto di Eridu. Da perfetto ciarlatano mi invento immediatamente anche il loro ritrovamento su tavolette d’argilla cotte al sole, nella terra di Sumer, sulla base di un originale alieno copiato e tramandato da saggezze così antiche da essere già morte da millenni quando venne costruita la sfinge, da essere già avvolte dall’oblio dei tempi quando Çatal Hoyuk andò a fuoco e Atlantide affondò. E da perfetto ciarlatano mi invento anche che già la regina di Saba, Socrate, Tolomeo, Platone, il prete Gianni, la papessa Giovanna, Leonardo da Vinci, Mozart, Freud, Nietzsche e Valentino Rossi hanno custodito in passato il segreto, e che io me ne sono impossessato ad un’asta su QVC.

E visto che se voglio fare una cosa stronza, posso farla molto meglio della maggior parte degli altri ciarlatani in giro, vi passo a spiegare la complessissima complessità del mio complesso zodiaco.
Esso si basa sull’idea che esista uno spirito guida simbolico che ha un’azione peculiare che ne caratterizza il modo di plasmare il suo mondo, porta una pianta, che lo rappresenta nel modo di porsi, e un impatto visivo altrimenti detto “colore”. Questo spirito guida, infine, incede nell’universo a dorso di una creatura, che può di volta in volta declinarsi in vario modo a seconda di quale sia l’elemento di cui è costituita.
Quindi, ricapitolando:
1) guida
2) azione sul mondo
3) pianta
4) colore
5) creatura
6) elemento
.
Vi dico subito di evitare di incazzarvi se vi salta fuori un segno poco bello. In fondo è una merdata, c’è scritto anche negli ingredienti che prima o poi arriva.

1) La guida.
La guida è una “funzione” sociale, rappresenta una guida che con le sue conoscienze ti aiuterà a scoprire il tuo posto nel mondo. Non significa che il suo lavoro sarà il tuo, ma le caratteristiche della sua funzione ti saranno proprie, evidenziando le tue inclinazioni (un domatore potrebbe per esempio portarti nel mondo dello spettacolo, o della medicina veterinaria, o della politica…). La guida varia in funzione del periodo di nascita. Come potrete vedere, gli spiriti guida sono 15, perché dodici come al solito mi sembrava troppo banale. Ecco a voi:
a) 1 gennaio – 24 gennaio: il ciabattino
b) 25 gennaio – 20 febbraio: la regina
c) 21 febbraio – 15 marzo: il sacerdote
d) 16 marzo – 10 aprile: il domatore
e) 11 aprile – 5 maggio: la canestraia
f) 6 maggio – 30 maggio: il corridore
g) 31 maggio – 23 giugno: il guerriero
h) 24 giugno – 19 luglio: la contadina
i) 20 luglio – 13 agosto: la locandiera
j) 14 agosto – 8 settembre: lo scriba
k) 9 settembre – 3 ottobre: il giardiniere
l) 4 ottobre – 28 ottobre: lo schiavo
m) 29 ottobre – 20 novembre: l’architetto
n) 21 novembre – 15 dicembre: la prostituta
o) 16 dicembre – 31 dicembre: il suonatore

2) L’azione sul mondo.
L’azione sul mondo indica le modalità in cui la vostra guida e voi potrete influenzare, o meglio plasmare, il mondo intorno a voi. In pratica simboleggia come voi sfruttate le vostre inclinazioni. L’azione varia in base all’anno di nascita, e le possibili azioni sono 10. Il numero indicato è l’ultimo numero dell’anno (2013 = 3). Ecco qua:
a) da febbraio 0 a gennaio 1: colpire
b) da febbraio 1 a gennaio 2: fuggire
c) da febbraio 2 a gennaio 3: amare
d) da febbraio 3 a gennaio 4: urlare
e) da febbraio 4 a gennaio 5: coltivare
f) da febbraio 5 a gennaio 6: confondere
g) da febbraio 6 a gennaio 7: svelare
h) da febbraio 7 a gennaio 8: legare
i) da febbraio 8 a gennaio 9: aprire
j) da febbraio 9 a gennaio 0: sognare

3) La pianta.
Otto, solo otto sono le piante possibili nello zodiaco del Canneto. Indicano il modo in cui l’azione viene svolta. Vivere con la tenacia del cactus, che resiste nel deserto, o con la forza infestante, ma vitale, della gramigna, o con la splendida maestosità della quercia, o la forza generatrice e felice dell’albicocco, indicano atteggiamenti diversi. La pianta dipende dal vostro nome, infatti a seconda della lettera con cui inizia può indicare un diverso approccio. Nel caso di un doppio nome, conta il primo, anche se il secondo può avere un’influenza. Divertitevi:
a) A B: gramigna
b) C D E F: cactus
c) G H I: quercia
d) J K L M: albicocco
e) N O P: cedro
f) Q R S: salice
g) T U V: trifoglio
h) W X Y Z: fico

4) Il colore.
Il colore meglio specifica l’indole umorale della persona. I colori citati, ovviamente, sono colori da uomo. Uomo diversamente grafico. E sono determinati dall’inziale del vostro cognome. Otto, come per i nomi. A voi:
a) A B: rosso
b) C D E F: giallo
c) G H I: blu
d) J K L M: nero
e) N O P: bianco
f) Q R S: verde
g) T U V: arancione
h) W X Y Z: viola

5) La creatura / cavalcatura.
La vostra guida avanza su di una cavalcatura, una splendida creatura composta interamente di un elemento. Questa creatura è dotata di caratteristiche particolari e mistiche, non degne di essere rivelate al non iniziato. Per voi sia solo un elemento decorativo, e cercate di dedurne il significato dalla leggenda e dalla storia dell’arte. Ciarlatano, fino in fondo. La creatura è determinata dal giorno in cui siete nati. A voi:
a) 1-2-3: gallo
b) 4-5-6: leone
c) 7-8: scorpione
d) 9-10-11: cavallo
e) 12-13: onagro
f) 14-15-16: toro
g) 17-18: surrush
h) 19-20: antilope
i) 21-22-23: leopardo
j) 24-25-26: scrofa
k) 27-28: ippopotamo
l) 29-30-31: cammello

6) L’elemento.
La creatura cavalcata dalla vostra guida è composta di un elemento. Questo elemento rappresenta la vostra capacità di porvi in rapporto agli altri, la vostra interazione sociale. Gli elementi sono freddi o caldi, e più sono caldi più vi relazionate amichevolmente. Ma sono anche leggeri o concreti, e più sono concreti e più la vostra amicizia è duratura. Come si determinano? E qui sta la genialità… tirando un dado a 20 facce… senza barare. Prego:
a) 1: fuoco
b) 2: acqua
c) 3: terra
d) 4: ferro
e) 5: legno
f) 6: foglia
g) 7: nuvola
h) 8: nebbia
i) 9: lava
j) 10: ossidiana
k) 11: oro
l) 12: alabastro
m) 13: aria
n) 14: elettricità
o) 15: cristallo
p) 16: vetro
q) 17: ghiaccio
r) 18: sangue
s) 19: vapore
t) 20: pioggia

In pratica, io sono del segno dello Scriba che svela, porta l’albicocco giallo, e avanza a cavallo di un surrush di lava. Ecco, ho scritto la mia cazzata.

#36. Agosto.

“Luke, scoprirai che molte delle verità che affermiamo, talvolta,
dipendono dal nostro punto di vista.”
Obi-Wan Kenobi, in “Guerre Stellari. Episodio V: L’impero colpisce ancora”

Sono nato in agosto, trentasei (anzi, #36.) anni fa tra due giorni. E mi è sempre piaciuto il mio compleanno. E no, non provo mestizia e tristezza e magone all’approssimarsi di un giorno in cui qualcuno mi dedica un pensiero o mi fa un regalo, e francamente fatico molto a capire perché dovrebbe. Già, perché? Eppure vi garantisco che per alcuni è così.

Si avvicina il loro compleanno e… kablam! si tuffano nella mestizia come uno stronzo si tuffa nell’acqua del cesso, cioè così, ci cadono, ci si lasciano cadere, senza nemmeno l’enfasi del gesto teatrale.
Alcuni per la terribile e atterrente consapevolezza dell’invecchiamento. Eppure si invecchia ogni istante. Alcuni invece approfittano del compleanno per fare tristi bilanci di periodicità annuale di tutto quanto non gli funziona, quando lo si potrebbe fare in qualsiasi altro periodo dell’anno tranne questo giorno, questo giorno in cui, per tradizione, per convenzione, gli si dedica un pensiero. E non vedo perché dovremmo pisciare sulla “convenzione”, dacché è una convenzione anche il linguaggio, e se disprezzassi la convenzione disprezzerei il linguaggio, e potrei quindi evitare di star qui a farmi sto blog di minchia.

Semmai, semmai, è quando il compleanno finisce che un po’ di mestizia inizia a illanguidire il mio spirito (vedi #16. Festa.).

Quindi, in definitiva, mi piace il mio compleanno, e tra pochissimi giorni lo sarà. E il mio compleanno è in agosto, e forse proprio per questo agosto mi è sempre piaciuto.

E fin da piccolo, con agosto, mi sono sempre piaciute tutte quelle cose ad agosto legate. Ad esempio le vacanze, e il mare. Il mare mi piace, sì (vedi #15. Prospettiva.).

Ma anche il numero 8, quello del mese sul datario. Quando a nove/dieci anni debuttai nel mondo del calcio (mondo che poi lasciai pochi anni dopo), lo feci con una bella maglietta lanosa, come si usava ancora, granata, con un bell’otto giallo sulla schiena.

E dopo la mia nascita, visto che ero del segno del leone, mia mamma comprò un leoncino di gomma, che fu anche il primo gioco, e che compare nel quadro che dipinse a festeggiare la mia nascita, e quindi anche il leone mi piace.

E mi piace il sole, e il caldo, e mi piacciono i colori del sole e del caldo. Mi piace da sempre l’arancione, che era il colore di agosto e del numero otto nei posterini in classe alle elementari (e la tigre che, arancione e nera, da piccolo era il mio animale preferito) e mi piace il giallo, che è il colore che scelgo sempre quando partecipo a qualche gioco in cui devi scegliere il colore delle pedine da utilizzare.

E il giallo è proprio un bel colore. Che poi, sarà anche vero che il colore più bello, il colore più forte, più violento e più leggibile sono tutti funzione del colore di sfondo, ma su sfondo nero (che è uno dei due più comuni) il giallo spacca di bestia.

E il giallo, l’arancione, il mare, il sole, il caldo, le vacanze, il gelato, il leone e la tigre, le sere calde in cui si esce tutti, gli amici, il compleanno, la festa e la gente che si ricorda di me, sono tutte cose fiche.

Agosto è come i girasoli, il mare, la pizza. Come il Natale.
Se li odi è colpa tua, non loro.

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