Il canneto di Eridu

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Archivio per il tag “integrazione europea”

#27. Politica.

Oggi non voglio di parlare di politica. Ed è davvero difficile. Perché la politica è un po’ tutto.
Da dizionario è l’occuparsi della polis, la città, lo stato, la comunità. E ogni giorno un poco facciamo politica, anche solo quando vediamo qualcosa per terra e lo buttiamo nel cestino, di fatto stiamo già facendo politica.

Lo stesso quando invece c’è qualcosa nella nostra tasca e lo buttiamo per terra.

Anzi, volendo ben vedere è forse proprio questo che oggi è più percepito come politica: l’occupare abusivamente qualcosa che non è nostro. Occupare risorse pubbliche mettendoci i nostri parenti, occupare soldi pubblici spendendoli per nostri interessi personali, occupare spazio pubblico per una festa organizzata da gruppi a noi vicini. E occupare un angolo di marciapiede pubblico con il pacchetto di sigarette appena buttato. O con una gomma da masticare. La politica è ormai vista come abuso.

È chiaro, quindi, che diventa difficile dire in giro cose come “io amo la politica”, oppure “la politica è la cosa più bella di cui ti puoi occupare”, o infine “la politica è il livello più alto cui può aspirare l’animo umano”. Si fa un po’ la figura degli zozzoni.
E invece si avrebbe abbastanza ragione. Difficile immaginare un compito più sacrale che occuparsi di quello spazio comune che nasce con la nascita stessa del patto sociale, della condivisione di forze e impegni, e beni, e volontà, che è lo stato.

Comprensibile, quindi, che chi si ritrova ad amare la politica intesa in questo senso non possa che provare una nausea forte, fortissima, esacerbante, quando vede la politica ridotta al malinteso e maledetto ruolo di sinonimo di abuso. È come omologare il sesso allo stupro, il cibo alla preda, la cacca con le scorie radioattive.

Ed è quindi normale, normalissimo, sentire il bisogno di parlare di politica quando la politica non è ben fatta. Quando è così vituperata e mal fatta.
Che poi, tra l’altro, chi crede di far politica onestamente, chi ci mette l’anima, è anche più pericoloso. Proprio perché ci mette l’anima, infatti, è portato dall’italico genoma a fare politica con spirito da tifoso, e a non cercare di portare avanti campagne per il bene della polis, ma del partito: sta facendo partitica. Se va in giro ad attaccare manifesti, se raccoglie fondi, non sta partecipando a una generazione di idee, sta solo portando legna per la squadra. E anche questa è malapolitica, la politica della parte. Quando proprio il termine polis ci parla di molti, e il termine partito invece indica una parte, pochi quindi. Una visione politica non può che essere, dall’etimo stesso, una visione molteplice, vasta, complessa. La visione dell’uomo che fa politica onestamente è dotata sì di onestà, ma è priva di complessità. Mentre il disonesto è spesso complesso, ma manca di onestà: sa pensare in modo politico, ma non in favore della polis.

Se, quindi, lo stato nasce come patto sociale, e la politica è l’occuparsi nel modo migliore possibile del bene della polis, senza pensare a noi stessi ma al bene comune, ne consegue che il livello successivo (ovvero l’organismo sovranazionale, composto da stati come soggetti) dovrebbe occuparsi del bene comune e non del bene del singolo stato.

Ne consegue che non esiste un vertice europeo in cui si sia fatta buona politica: ogni decisione, infatti, viene presa badando ai tornaconti e agli interessi dei singoli stati. Se volessimo davvero bene all’Europa non confideremmo ogni giorno nel fatto che vengano prese decisioni vantaggiose per il nostro singolo staterello, ma per il bene dell’Europa nel suo insieme, e quindi della prosecuzione del cammino di integrazione europea.

Per concludere, se vogliamo buona politica su base nazionale, dobbiamo affidarla a gente che si preoccupi del Paese e che si dimentichi dei propri interessi.

E allo stesso modo la buona politica europea deve essere affidata a gente che non rappresenta i vari stati, ma tutti quanti allo stesso tempo, gente che si presenta per essere eletta di fronte a tutti i cittadine europei, e a tutti i cittadini europei deve rendere conto. Finché le tappe della nascita dell’Unione sono affidate a gente tedesca eletta dai tedeschi, italiana eletta da italiani, francese eletta da francesi, di passi avanti per il bene comune non ne avremo, ma avremo solo un passetto per il bene italiano, un passettinino per il bene maltese, un bel passo per il bene tedesco… ma la somma di tutti i beni, in questo caso, è largamente, largamente inferiore al bene totale dell’Europa.

Ecco, lo sapevo, non ci sono riuscito.

Nota: ho riorganizzato un poco il blog. Le categorie, da mille mila che erano, in quanto riguardavano i temi trattati, sono diventate solo due. Ora indicano la forma espressiva, e sono Tema e Racconto. Tema comprende i post normali, strutturati a mo’ di diario, in cui si dibatte un tema a partire da qualsiasi spunto anche recensivo, o si fa un saggiobbreve, come dicono nelle scuole. Racconto comprende, ma pensa, i racconti, il materiale fictionale.

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