Il canneto di Eridu

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Bestiario, VIII

Ottava pagina del Bestiario del Canneto di Eridu.
Il Tarrasque

Un giorno di un paio di vite fa, quando al liceo il buon Foggio mi comunicò che stavano stampando in italiano i manuali base di Advanced Dungeons and Dragons, seconda edizione, decisi che sarebbero stati i primi manuali che avrei acquistato. Non tanti, giusto i manuali base, tanto per averli. Il Manuale del giocatore, la Guida del Dungeon Master, il Manuale dei Mostri.
Un giocatore (all’epoca da poco…) di Dungeons & Dragons focalizza la sua attenzione su un mostro in particolare, come termine ultimo, come massimo possibile, come mito: il drago. E ci mancherebbe altro. E fu con una certa emozione, mista a compiacimento, che sfogliai le pagine con le belle illustrazioni (purtroppo in bicromia nero/ciano, una follia visto il costo del volume) di draghi d’oro, d’argento, draghi rossi, blu, neri, verdi… e poi di corsa a controllare quanti punti esperienza (una specie di premio per la sconfitta di un avversario, nota per chi non conosce il gioco di ruolo) valevano in base alle dimensioni, all’età, al tesoro, beandomi di questa meraviglia.

Cosa vi è al mondo pari a un Drago? […]
Uomo, dov’è l’astuzia del tuo cuore?
Nano, dov’è la tua eredità di sangue?
Elfo, dov’è il tu atavico destino?
Sono solo ombre contro il lucente fulgore del Drago

[“Canzone del Cavaliere” Kamreill-de-li,
dal manuale “Cavalieri dei Draghi”, Stratelibri]

Cosa vi è al mondo pari a un drago. Un bel cazzo di niente, pensavo (ero già piuttosto colorito nel linguaggio, da giovine). E invece, poi, la mia ansia da statistica mi colse imprevista, e iniziai a far passare tutte le pagine per capire qual era in vero il mostro più potente, misurando il tutto con il mero calcolo della ricompensa per la sua sconfitta, e scoprii così con terrore che il drago non era nemmeno degno di allacciare i calzari a una creatura della quale ignoravo completamente l’esistenza, detto “Tarrasque”.

Ma che minchia è un tarrasque?

Un, anzi, “il” (perché trattasi di creatura unica e leggendaria) tarrasque è un bestione immane come taglia, come capacità di subire ferite, come resistenza della corazza, come forza e come tremenditudine (si può dire?) dei suoi colpi. Se sei così coraggioso da non fuggire in preda al panico solo al sentire da lontano il suo rumore, se sei così pazzo da affrontarlo senza impazzire ulteriormente, se sei così pirla dal combatterci, e così crudele da ucciderlo ed estinguere così una specie dall’inestimabile valore per la biodiversità, ecco che devi poi avere la possibilità di esprimere un desiderio per essere certo che da un pezzo avanzato il tarrasque non riesca nell’arco di qualche tempo a risorgere. Insomma, diciamo che gli autori si sono un po’ divertiti a creare il mostro perfetto.

Detto questo, da dove salta fuori il tarrasque? Qualche amico diceva che si trattava di una creatura presente in una saga di libri-game, ma anche questo è un passaggio intermedio. In realtà questo mostro trae le sue origini da una leggenda medievale della Provenza. Qui una città di nome Tarascon e la sua regione erano devastate da una creatura mostruosa, con un carapace da tartaruga praticamente indistruttibile, con punte e creste, sei zampe e muso leonino. Questa entità devastante (ancora oggi raffigurata nello stemma araldico della città) venne messa in fuga da Marta di Betania (giunta qui nel 48 d.C.), recitando un’«ave Maria».
La tarrasque (sì, passiamo ora a “la”, perché pare che fosse da declinarsi al femminile) è anche… ebbene sì… patrimonio dell’umanità. Infatti nel 2005 è finita in un bene immateriale dell’UNESCO, le processioni di giganti e dragoni del folklore e della tradizione francese e belga. È protetta, non potete più abbatterla, prendetevela coi soliti goblin e non rompete.

Al nome della tarrasque è dedicata la classificazione del Tarascosaurus Salluvicus, un dinosauro terapode del tardo cretaceo francese.

Concludiamo con un mini sondaggino riservato ai giocatori di ruolo: qual è il vostro mostro preferito?

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