Il canneto di Eridu

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#13. Spezia.

Chi controlla la spezia, controlla l’universo.
[Dune]

Da poco ho una casa, e ci vivo con la mia compagna. Ora, non ci crederete, ma una delle cose che vedevo l’ora di possedere era uno spazio dove tenere le spezie. E ora me ne sto qui, a rimirare pepe nero e sale affumicato, coriandolo e bacche rosa, chiodi di garofano, zafferano, maggiorana, noce moscata e cannella. E altre. E altre ancora.

Che fascino può avere una vetrinetta di spezie?

Intanto un fascino estetico: sono belle. Hanno colori meravigliosi. Ci vedi i gialli dei tessuti dell’India, con il sole dentro. E i rossi densi della sabbia del deserto, o cupi come l’argilla. Neri opachi come le pietre dei vulcani, che sembrano assorbire la luce come buchi neri, o neri lucidi o marmorizzati, come il pepe di Cayenna. E il grigio ecrù del coriandolo, e bianchi come cenere, e cristalli di sale dai colori vitrei. E i verdi! Quanti verdi dati dalla diversa essicazione delle erbe aromatiche!
Nelle loro boccette si mostrano come tesori, in ordine per colore, o per tipo di bocceta, o per genere di sapore, o anche a cazzo. E sembrano i pigmenti d’un pittore fiammingo.

Poi hanno il fascino della magia che compiono, trasformando – su usate in modo appropriato – piatti insulsi in capolavori. Un po’ di paprika ravviva i sapori, il peperoncino calienta anche il più moscio dei secondi. E il profumo limonoso del coriandolo. E la cannella, deliziosa sul cedro col miele di castagno, o sull’ananas cotto alla griglia. E il delicato sapore dello zafferano, il re del risotto. E per tacer dei semi: finocchio, sesamo e papavero, ad esempio, rendono divina l’odiosa pagnotta abituale.

E poi, naturalmente, c’è il fascino del collezionista. Finché ci sarà una spezia che non risiede su uno dei miei ripiani, finché mancherà un colore, finché ci sarà un profumo che non allieta il mio piatto, ci sarà sempre spazio per aver voglia di procurarmi una spezia. È una sensazione ben nota a chi ha questo “animo”. Se possiedo una cosa, e so che ne esistono almeno altre sette o otto, è quasi sicuro che prima o poi ne prenderò una seconda. E una terza. E una quarta. Potrò aspettare anni, ma poi ne prenderò una quinta. Con le spezie sta accadendo piuttosto rapidamente, del resto erano anni che aspettavo di iniziare…

E per finire, c’è il sapore più forte. Il fascino più sottile, ma anche quello che mi cattura di più.

Quello della storia.

Le spezie hanno mosso oro a fiumi, e con l’oro hanno mosso vite, guerre, grandi imprese e grandi bassezze. Hanno mosso ingegno e coraggio.
Per le spezie Vasco da Gama per primo ha circumnavigato l’Africa per raggiungere le Indie. Sempre per le spezie Cristoforo Colombo ha provato la nuova via, con l’idea di buscar el levante por el ponente. I portoghesi costruirono di porto in porto la loro rotta delle spezie (seconda in fascino solo alla via della seta), poi gli olandesi, favoriti dal concatenarsi di eventi in Europa, si sostituirono ai lusitani dall’Europa alle Molucche, e istituirono la Compagnia Olandese delle Indie Orientali che per un secolo dominò la rotta e il commercio delle preziose essenze. Oh, ho detto la Compagnia Olandese delle Indie Orientali: immaginate navi colme di spezie e di cannoni che navigano al largo della costa, guidate da piloti arditi che affrontano tempeste e monsoni e sfuggono ai pirati, non piccoli barconi carichi di modelli e modelle che cazzeggiano facendo la doccia, pubblicizzando shampoo e controllandosi la messimpiega. Cose diverse.

Ecco, quindi. Ogni singolo chiodo di garofano profuma di giungla e galeoni, vele, mare, oriente, racchiude bellezze esotiche e pirati della malesia, bocche di cannone e spade, risuona di tempeste e spari, e fatica e paura, e è costato scorbuto e sudore, pianto e morte, e vedove e orfani, e tradimenti e rovine. Ogni singolo chiodo di garofano ha un peso immane, sulla storia, un peso in grado di curvarla, strapparla. Non va sprecato: va annusato, va assaporato, va usato nel migliore dei modi.
Perché porta bellezza, pagata a caro prezzo.
Come una meraviglia.

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