Il canneto di Eridu

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Almanacco, VI

Sesta pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
16 ottobre 2012

È il 1968. Il 16 di ottobre la nazionale olimpica degli Stati Uniti espelle i velocisti Tommie Smith e John Carlos, classificatisi rispettivamente primo e terzo, pochi giorni prima, nella gara dei 200 m piani delle Olimpiadi di Città del Messico.
La motivazione della squalifica risiede nella loro premiazione, quando sul podio erano saliti scalzi e avevano ascoltato l’inno a testa bassa, alzando poi il pugno con il guanto nero, a sostegno dell’Olympic Project for Human Rights, nell’ambito delle lotte per i diritti civili delle persone afro-americane, contro la politica r la società razzista.
Il gesto destò molto scalpore e satenò la polemica se la politica dovesse restar fuori dallo sport.

E la domanda è ancora attuale, se consideriamo che di fronte ad essa tutti probabilmente direbbero di sì, e quasi tutti allo stesso tempo ricordano la scena di Smith e Carlos come una di quelle iconograficamente più potenti della storia dello sport, e approverebbero il loro gesto.
Ora a voi: può/deve la politica rimanere fuori dallo sport? Da un lato Smith e Carlos, dall’altro saluti romani di giocatori di calcio alle loro curve: a voi la risposta.

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#35. Sport.

Oggi le Olimpiadi di Londra se ne vanno. E il campionato di calcio va a iniziare.
Mai una buona notizia.

Se ne vanno due settimane in cui si seguono gare di tutti gli sport, si vedono imprese magnifiche di gente che sputa sangue per anni inseguendo il sogno di un giorno di gloria. Se ne vanno due settimane di festa continua, perché ogni giorno c’è qualche stato che sorride, qualche tifoso che sventola la sua bandiera. Due settimane di record, di sorrisi e di lacrime. Due settimane in cui il numero di polemiche, rispetto alla quantità di gare, è irrisorio.

Ci aspetta un anno di polemiche per fuorigioco e goal non visti, e calcioscommesse e squalifiche non date, poi date, poi ritirate, poi ridate. Un anno di facce da culo che tutto hanno imparato dalle facce da culo della politica, un anno di presidenti che dicono (e fanno) cazzate e sportivi ricchissimi, viziati, sleali e di pessimo pregio. E tifosi pure peggiori.

Ci sono volute le Olimpiadi per spurgare il brutto della stagione di calcio, e come risultato non ho più un cazzo di voglia di fubal.

Alle Olimpiadi la festa, le vittorie, i campioni, il tifo per gli atleti della tua nazione, ma anche per i grandi campioni stranieri: Bolt, Phelps, la Felix… sono tutti fenomeni che non vedi l’ora di ammirare in gara, indipendentemente dal tifo.
E le bandiere, e gli inni.
E anche le squalifiche: ché lo spirito olimpico non è facile da descrivere, ma ci vuole un attimo a offenderlo, e chi lo offende va a casa.

E i sacrifici, il talento e la gloria.

E la vittoria. Perché alle Olimpiadi l’importante è vincere.

Ma ognuno ha la sua vittoria.

Ci sono atlete qualificate in paesi in cui le donne atlete sono viste malino, ed arrivare al villaggio olimpico è una vittoria grandissima.

C’è Phelps che è diventato l’atleta più medagliato di tutti i tempi, e se questo non ne fa l’Atleta con la “A” maiuscola, beh, che dire… che altro deve fare? Deve essere anche sportivo? Beh, lo è e lo dimostra, perde i 200 farfalla contro Le Clos e lo aiuta nelle procedure di premiazione, visto che è emozionatissimo e imbranatissimo.

C’è chi è un fulmine, e fa un record del mondo splendido, ma corre intorno come un cazzone facendo ridere uno stadio, senza tirarsela. Perché i grandissimi se la tirano solo se fa ridere.

E c’è la vittoria di Liu Xiang, fenomeno cinese dei 110 a ostacoli, che col tendine strappato, in lacrime, su una gamba sola porta a termine la gara, nell’assordante ovazione del pubblico che ha capito di trovarsi di fronte a una di quelle pagine che nella storia dello sport ci resteranno per sempre, più degli ori, più dei record. E ci mostra che i cinesi non sono un mucchio di numeri, ma persone, con una passione unica.

E ci sono anche i nostri splendidi azzurri, che sparano, tirano con l’arco e di scherma, e picchiano come dei fabbri. E c’è la Cagnotto che piange disperata perché ha fallito per un niente l’obiettivo di una vita.

E per rivedere tutto questo dovremo aspettare quattro anni… E nel frattempo abbiamo avuto con la supercoppa un assaggio della rottura di palle che ci scarriolerà addosso il campionato. E già mi vien male.

E poi c’è un giornalista, che di solito non mi dispiace nemmeno, ma che stavolta non mi è piaciuto per una fava.

Allora, ognuno ha le sue preferenze sugli sport olimpici. Un mio amico eliminerebbe il calcio. Un altro ha dubbi sugli sport il cui esito è determinato dai voti dei giudici.

Il giornalista – che è poi Gramellini, vicedirettore della Stampa – ha invece ipotizzato, gettandosi in un campo minato, che proprio non siano sport la ginnastica ritmica (paragonata a una cosa circense con nastri e clavette), la BMX (chissà poi perché invece il ciclismo su pista dovrebbe essere più sport, mah), il badminton (e anche qui è difficile stabilire perché dovrebbe avere minor dignità del tennis) e il nuoto sincronizzato (chissà perché non lo scherma o il pugilato, invece).

Ho trovato triste lo sminuire quelli che sono sport a tutti gli effetti, con dietro una dura preparazione e una classe notevole (non è che il primo stronzo che arriva fa la medaglia d’oro, per dire).
E ho trovato curioso il tentativo di dare sostegno a questa triste tesi col fatto che ci sono degli interessi dietro l’inserimento di questi sport, quando probabilmente il budget mondiale di tutte queste federazioni di tutte le nazioni sommate non arrivano allo stipendio di un Thiago Silva, ai guadagni di Federer o della Sharapova, o di Bryant, giusto per citare tutta gente presente alle Olimpiadi.

Io, al contrario di Gramellini, trovo fin troppo scarno il programma dei giochi. Ci vorrei innanzitutto il rugby, il golf, il baseball. E poi perché non il kendo, il cricket, il polo, il croquet, l’hockey su pista.
E non mi dispiacerebbero anche lacrosse e calciobalilla, e tamburelloe i salti da fermo, e il tiro alla fune.

E no, non lo troverei svilente per l’Olimpiade. Anzi, trovo questi atleti e queste atlete straordinariamente olimpici.

E voi, di quale sport sentite la mancanza ai Giochi?

#33. Olimpica.

Nell’antichità le Olimpiadi erano sacre. Ma proprio sacre davvero, nel senso che erano disputate (celebrate?) in onore di un dio. E che dio, visto che si parla di Zeus, mica dell’ultimo dei pirla. Il suo stesso nome si rifà al Di̯ēus protoindoeuropeo, il cielo. Quello che poi diviene Dyeus phatēr (Padre Cielo), Iuppiter (in latino), Dyaus Pita (in sanscrito), eccetera. Il dio celeste (per favore, per favore, non si parla di bassa politicanza, per favore) delle antiche religioni indoeuropee. Forse anche per questo il cristianesimo non li vide mai di buon occhio, e appena fu saldo il suo potere in seno all’impero, i giochi olimpici vennero vietati (393 d.C.) dall’imperatore Teodosio.

Erano sacri, dicevamo, e protetti dall’ἐκεχειρία (mani ferme), la tregua olimpica. È vero che non era – come invece spesso si crede – una tregua volta a fermare tutte le guerre, ma solo a garantire un corretto svolgimento dei giochi (e quindi vietava le guerre nell’intorno dei giochi), ma nell’immaginario collettivo ormai è entrata così. E anche se, da ché io mi ricordi, non c’è stato un anno in cui le guerre hanno rispettato la tregua olimpica, mi fa un po’ male vedere la situazione in Siria. Un po’ di più del solito.

Mi fa più male perché è una guerra civile. Mi fa più male perché potrebbe essere fermata in pochi giorni, ma l’Europa ancora non esiste, e i membri dell’Unione Europea sono occupati in esercizietti di economia domestica quotidiana con cui tirano ogni giorno una copertina cortissima, invece di tesserne nuovi pezzi. La Russia protegge Assad, la Cina chi lo sa, gli Stati Uniti hanno troppe cose a cui pensare – tipo le elezioni – e poi la Siria confina con Turchia, Israele, Libano e Iran… cioè, per dire, ce ne fosse uno bello pacifico e senza conflitti nei dintorni.

Mi fa più male perché nei primi giorni dell’Olimpiade veniva bombardata Aleppo. Sulla terra le due città più antiche tutt’oggi abitate sono Damasco e Aleppo, che vantano 5 millenni di storia ininterrotta. Quando Roma nasceva, quando Alessandro conquistava il mondo, Aleppo aveva già più di duemila anni. Aleppo ha visto nascere Babilonia, Gerusalemme, Atene, Costantinopoli. Aleppo era capitale di Yamkhad, ha visto gli hittiti fare guerra agli egizi. Ha visto nascere la scrittura. Cioè rendiamoci conto, la scrittura non c’era, e Aleppo c’era già.

Lo so, lo so. La guerra è tragedia ovunque sia. Persino a Milano2, dice il Pino, e ha ragione. Non c’è una guerra bella anche se fa male. Non c’è una guerra meno grave. Ma queste città hanno visto il piedi assiro, il giogo babilonese, e hittita, e persiano, e macedone, e romano. Hanno visto arrivare gli arabi, con la loro fiammante conquista, e poi i crociati. Hanno visto i turchi, i mongoli, gli inglesi.

Evidentemente non basta ancora. Oggi per le strade di Aleppo si ammazzano.
E a Londra ci sono le Olimpiadi.
E io non posso fare a meno di pensare a Eracle che misura lo stadio, e agli elleni che difendono la tregua olimpica dai facinorosi spartani.
E non molto distante, ai commerci nei mercati di Aleppo, con i colori delle stoffe fenice e delle spezie dell’India. E non posso fare a meno di esser triste.

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