Il canneto di Eridu

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Almanacco, LXXXI

Ottantunesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
22 aprile 2013

Il balzo indietro di oggi è abbastanza ampio. Con un fortissimo calcio in culo temporale vi rispedisco tutti al 1529, quando, con il Trattato di Saragozza, la Spagna e il Portogallo perfezionarono la suddivisione del pianeta nelle loro due zone di influenza, create nel 1494 con il Trattato di Tordesillas e ridefinite per determinare a chi spettasse commerciare nelle Molucche. Non era la prima volta che due potenze si dividevano artificiosamente il mondo conosciuto: lo fecero Egizi e Hittiti con il trattato di Qadeš, nel 1274 a.C., a seguito della nota battaglia. E non sarà l’ultima: pur senza una regolamentazione ben precisa USA e URSS si divisero il globo in aree di influenza (esiste un gioco in scatola che simula il periodo della guerra fredda, Twilight Struggle, tra l’altro tradotto e prodotto in italiano da Asterion, casa editrice eccellente di Correggio).

Detto questo, devo dire che la suddivisione del mondo tra Spagna e Portogallo la trovo particolarmente evocativa. Intanto perché si situa in uno dei periodi storici che meno mi piace e che per questo meno conosco, e per di più con degli stupidi collari. E poi perché mi porta profumo di spezie, e polvere da sparo, e mare, e la morbidezza della seta, e il tintinnìo delle monete d’argento.
E la domanda di oggi verte su questo: vi piace il Cinquecento? È un periodo storico che vi affascina? Perché?

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Almanacco, IV

Quarta pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
14 ottobre 2012

Il 14 ottobre del 1066, la bellezza di 946 anni fa, il duca di Normandia Guglielmo il Conquistatore porta i normanni alla vittoria sugli anglosassoni nella battaglia di Hastings. E così (dal punto di vista di Robin Hood, per lo meno) le canaglie normanne invadono e dominano Albione, aggiungendo un nuovo strato etno-culturale-linguistico a quello che diverrà il popolo inglese. Prima i celti, poi i romani, poi stirpi germaniche (angli e sassoni) e infine franco-normanni (con sangue nordico e lingua francese). In questa battaglia la cavalleria normanna, e l’astuzia del loro capo, ebbe ragione della pesante fanteria sassone.

Ora, qual è la grande battaglia storica, possibilmente epocale, un punto di svolta, che più vi colpisce? E perché? Qadesh, Gaugamela, Cannae, Zama, Hastings, l’assedio di Gerusalemme, Austerlitz, Waterloo, Caporetto, Guadalcanal, Omaha Beach…

Niente battaglie letterarie non storiche, niente fosso di Helm, niente Hoth, stavolta.

Almanacco, I

Apro oggi una nuova… una nuova… mmh, rubrica? modalità di scrittura? cazzabubbola? bah, vedete voi. Quello che conta è che inizia da oggi. E che si chiama Almanacco. Presenterà testi brevi, rispetto ai “temi”, ispirati in qualche modo alla giornata. Il santo del giorno, piuttosto che un proverbio, un evento storico accaduto quel giorno, oppure uno che accadrà in un futuro immaginario, o che non è mai accaduto perché lo immagino io e basta, o ché ne so, non voglio mettere limitazioni anzitempo. Una solta di Canneto di Eridu giornaliero (e… quasi, dai), in pillole. Si richiederà la vostra partecipazione, naturalmente. Principalmente in due forme. La prima consiste nell’ascoltare la sigla dell’Almanacco del giorno dopo, se non ogni volta almeno una tantum. La seconda nel commentare, nel rispondere alle domande e sollecitazioni che l’Almanacco porrà.
Peraltro, unicamente per questa volta, sareste gentilissimi a dirmi se vi piace l’idea.

Prima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu. 11 ottobre 2012

L’11 ottobre del 1138 un terribile terremoto, secondo la United States Geological Survey il terzo più violento di ogni epoca, colpì la zona di Aleppo distruggendo castelli crociati e fortezze islamiche, senza alcun riguardo per l’una o l’altra parte impegnate nel conflitto. Questo non può che richiamare immediatamente la tragedia che sta sconvolgendo quella regione.

A questo punto quello che vi chiedo è di dedicare un pensiero alla Siria, mettendo nei commenti qualcosa che riguarda la Siria o una sua città (tipo un rinvenimento archeologico, un famoso episodio storico, una vicenda religiosa, una curiosità). La somma di quei pensieri sarà un bouquet di fiori per la Siria.

#6. Bronzo.

Oggi vi voglio parlare di un lungo periodo storico, e di una lega metallica che gli dà il nome. Intanto diciamo che mica si parla semplicemente di un miscuglio rame-stagno: sia chiaro. Il bronzo è molto di più.
Perché se una lega dà il nome a un’era che in Europa-Vicino Oriente dura 20 secoli, vuol dire che era una lega importante, mica roba che dura un ventennio, per dire… anche se in quest’ultimo caso ci sono forse più facce di bronzo che in quella vecchia era lontana.

La parte che ci interessa, di quella era lontana, corrisponde al secondo millennio antecristiano.
È un millennio che si apre con navi cretesi che solcano le acque mediterranee e atlantiche, che toccano le sponde della Spagna, abitate dalle genti delle antichissime culture autoctone mediterranee pre celtiche. È il millennio degli hyksos, e poi della rivincita egizia, del faraone eretico Akenathon, di Tutankamon e della sua bella sposa Anksunamun, che cerca di sopravvivere ai complotti – che lacerano il regno alla caduta dell’eresia di Akenaton e alla morte di Tutankamon – e che cerca persino l’aiuto degli eterni rivali hittiti. E poi di Ramses e della battaglia di Qadesh contro gli stessi hittiti, e del primo grande trattato di pace tra le due “potenze” dell’epoca, trattato che oggi è conservato all’ONU.
È il millennio di Abramo, e dei padri del popolo ebraico. Ed è quindi l’era dell’Esodo biblico, e dell’arrivo degli ebrei nella terra promessa.
In Mesopotamia è l’era dell’affermazione di Babilonia, e del codice di leggi di Hammurapi, il primo codice scritto, o almeno il più antico arrivato fino a noi.
Ed è poi l’epoca delle migrazioni dei popoli del mare, che spazzano via i grandi regni dell’epoca.
L’era del sacco di Troia ad opera dei micenei.
E spostandoci verso oriente, troveremo la favolosa ed enigmatica civiltà dell’Indo che nel giro di un secolo scompare nel nulla, una civiltà di stirpe probabilmente antica quanto i mediterranei di Spagna, i sumeri di Eridu o il re scorpione. Una civiltà che ci ha lasciato impressionanti resti architettonici ma quasi nulla di scritto, a fronte degli indo-arii che li rimpiazzano nell’India settentrionale, dei quali abbiamo una grande produzione letteraria e inesistenti resti archeologici.

Di tutto questo ci parla, in un libro straordinariamente coinvolgente, Geoffrey Bibby. Ce ne parla con esempi che fanno ben capire le distanze di tempo, spazio e memoria tra gli eventi. Ce ne parla con le conoscenze dell’epoca (è un’opera del 1961), quindi all’oscuro per esempio dei ritrovamenti della civiltà di Jiroft nell’Iran sud-orientale o del complesso archeologico bactriano-margiano, ma pure riesce a farci comprendere quanto spesso stupide siano le nostre convinzioni, per cui ci immaginiamo in quel millennio un mondo sostanzialmente vuoto, con le ‘antiche civiltà’ studiate a scuola collocate qua e là, come macchie colorate su una carta muta, mentre probabilmente l’uomo, e la civiltà, erano molto più diffusi di quanto preferiamo o riusciamo a immaginare. È un gran libro, che vi consiglio con tracotanza, è un saggio storico che travalica i confini della saggistica per diventare, narrativa, letteratura e quant’altro!

Uno splendido affresco del secondo millennio avanti Cristo:
Geoffrey Bibby, “4000 anni fa”

Per le recenti, sconvolgenti scoperte di “nuove” antiche civiltà, di cui Bibby poteva solo sospettare l’esistenza, consiglio anche solo un primo giro su wikipedia:
Il complesso archeologico bactriano-margiano
La civiltà di Jiroft
… e, per i più interessati, gli approfondimenti:
Notizie e immagini dei ritrovamenti in Turkmenistan su Discovermagazine.com (ingl.)
Un articolo sulla civiltà di Jiroft collegata alla Aratta dei miti sumerici, su Repubblica.it

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