Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

Archivio per il tag “Ramses”

Almanacco, XCII

Novantaduesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
31 maggio 2013

Non è precisamente oggi, ma in questi giorni (difficile stabilirmo con assoluta certezza) cade l’inizio del regno di uno dei sovrani più famosi della storia: Usermaatra Setepenra Ramsess Meriamon, più famoso ai giorni nostri come Ramses II (il numero ordinale è apposizione posticcia moderna per rendere più facile la numerazione e gli elenchi dei re, passione che dai temi sumerici – le liste dei re erano un tipico esercizio per gli scribi – perdura tutt’oggi).

Di lui si potrebbe dire molto, dell’eccezionale durata del suo regno (e della sua vita), della sua bellissima sposa Nefertari cui venne dedicata una delle più splendide tombe della valle delle regine, delle guerre con i popoli del mare (in particolare i pirati Shardana, poi incorporati nella sua guardia personale, cosa che fa molto film hollywoodiano moderno, con rinnegati che diventano i più fedeli guardiani di colui che li ha sconfitti) e gli Hittiti e in questo contesto della battaglia di Qadesh contro il re Muwatalli, che si concluse con una parziale vittoria egizia (che però perse il controllo della regione) e il più antico trattato di pace scritto giunto fino a noi (visibile, bellissima questa cosa, nel palazzo di vetro dell’ONU).

Ma la cosa che mi piace ricordare oggi, forse per voglia di sole e caldo, è la sua presenza in Nubia, la regione a sud dell’Egitto, dove fece erigere i due magnifici templi di Abu Simbel, famosi per il monumentale “trasloco” cui li costrinse la costruzione della diga di Assuan.
La Nubia fu sede di una delle civiltà meno note ai più, che la ritengono di solito semplicemente la periferia dell’Egitto, una sorta di colonia dove reperire schiavi e materie prime. Beh, non fu così, o almeno non semplicemente così. Basti pensare che dalla Nubia provenirono diversi faraoni egizi, e che in Nubia possiamo trovare in tre splendidi siti più di 200 piramidi (in Nubia si iniziarono a costruire quando in Egitto si era smesso da alcuni secoli) dedicate ai re e alle regine (pare che fossero vere e proprie guerriere, ben diverse dalle regine alla Nefertari) delle civiltà di Meroë e Napata. Tra queste piramidi figurano monumenti alti anche 30 metri, e con la particolarità di essere stretti a alti (a parità di altezza una piramide egizia aveva in media una base 4 volte maggiore) con un’inclinazione di 70°.
Il fatto che oggi questi siti archeologici si trovino in una delle nazioni più martoriate della terra, il Sudan, non fa che aggiungere scoramento alla mia voglia di siti archeologici visitabili… praticamente tutte le cose che più vorrei vedere nella mia vita sono in aree di guerra conclamata, oppure pericolose, o comunque quantomeno border-line.

Annunci

#6. Bronzo.

Oggi vi voglio parlare di un lungo periodo storico, e di una lega metallica che gli dà il nome. Intanto diciamo che mica si parla semplicemente di un miscuglio rame-stagno: sia chiaro. Il bronzo è molto di più.
Perché se una lega dà il nome a un’era che in Europa-Vicino Oriente dura 20 secoli, vuol dire che era una lega importante, mica roba che dura un ventennio, per dire… anche se in quest’ultimo caso ci sono forse più facce di bronzo che in quella vecchia era lontana.

La parte che ci interessa, di quella era lontana, corrisponde al secondo millennio antecristiano.
È un millennio che si apre con navi cretesi che solcano le acque mediterranee e atlantiche, che toccano le sponde della Spagna, abitate dalle genti delle antichissime culture autoctone mediterranee pre celtiche. È il millennio degli hyksos, e poi della rivincita egizia, del faraone eretico Akenathon, di Tutankamon e della sua bella sposa Anksunamun, che cerca di sopravvivere ai complotti – che lacerano il regno alla caduta dell’eresia di Akenaton e alla morte di Tutankamon – e che cerca persino l’aiuto degli eterni rivali hittiti. E poi di Ramses e della battaglia di Qadesh contro gli stessi hittiti, e del primo grande trattato di pace tra le due “potenze” dell’epoca, trattato che oggi è conservato all’ONU.
È il millennio di Abramo, e dei padri del popolo ebraico. Ed è quindi l’era dell’Esodo biblico, e dell’arrivo degli ebrei nella terra promessa.
In Mesopotamia è l’era dell’affermazione di Babilonia, e del codice di leggi di Hammurapi, il primo codice scritto, o almeno il più antico arrivato fino a noi.
Ed è poi l’epoca delle migrazioni dei popoli del mare, che spazzano via i grandi regni dell’epoca.
L’era del sacco di Troia ad opera dei micenei.
E spostandoci verso oriente, troveremo la favolosa ed enigmatica civiltà dell’Indo che nel giro di un secolo scompare nel nulla, una civiltà di stirpe probabilmente antica quanto i mediterranei di Spagna, i sumeri di Eridu o il re scorpione. Una civiltà che ci ha lasciato impressionanti resti architettonici ma quasi nulla di scritto, a fronte degli indo-arii che li rimpiazzano nell’India settentrionale, dei quali abbiamo una grande produzione letteraria e inesistenti resti archeologici.

Di tutto questo ci parla, in un libro straordinariamente coinvolgente, Geoffrey Bibby. Ce ne parla con esempi che fanno ben capire le distanze di tempo, spazio e memoria tra gli eventi. Ce ne parla con le conoscenze dell’epoca (è un’opera del 1961), quindi all’oscuro per esempio dei ritrovamenti della civiltà di Jiroft nell’Iran sud-orientale o del complesso archeologico bactriano-margiano, ma pure riesce a farci comprendere quanto spesso stupide siano le nostre convinzioni, per cui ci immaginiamo in quel millennio un mondo sostanzialmente vuoto, con le ‘antiche civiltà’ studiate a scuola collocate qua e là, come macchie colorate su una carta muta, mentre probabilmente l’uomo, e la civiltà, erano molto più diffusi di quanto preferiamo o riusciamo a immaginare. È un gran libro, che vi consiglio con tracotanza, è un saggio storico che travalica i confini della saggistica per diventare, narrativa, letteratura e quant’altro!

Uno splendido affresco del secondo millennio avanti Cristo:
Geoffrey Bibby, “4000 anni fa”

Per le recenti, sconvolgenti scoperte di “nuove” antiche civiltà, di cui Bibby poteva solo sospettare l’esistenza, consiglio anche solo un primo giro su wikipedia:
Il complesso archeologico bactriano-margiano
La civiltà di Jiroft
… e, per i più interessati, gli approfondimenti:
Notizie e immagini dei ritrovamenti in Turkmenistan su Discovermagazine.com (ingl.)
Un articolo sulla civiltà di Jiroft collegata alla Aratta dei miti sumerici, su Repubblica.it

Navigazione articolo