Il canneto di Eridu

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#62. Saggi.

Storpio non è un insulto. È una parola bellissima.
Deriva dal greco, «storpieus», che vuol dire «saggezza».
[Corrado Guzzanti, alias Gabriele La Porta, alias Corrado Guzzanti]

Lo so, lo so. Con la politica sto cercando di smettere. Che poi finisce che uno si illude di poter cambiare il mondo e gli viene il magone doppio quando si accorge che era un’illusione. Però che volete farci, sono un uomo senza qualità: mi appassiono di tutto ma di niente abbastanza per restarci ancorato, e quindi sono costretto di tanto in tanto, nel mio peregrinare, a tornare a ognuna delle mie passioni, per vedere se qualcosa è cambiato e come, e per riappassionarmi.
Purtroppo mi succede anche con la politica, anche se a dire il vero era molto che riuscivo a starne (abbastanza lontano). Detto questo, tra tutte le mosse politiche belle, meno belle, illusorie, realistiche e infami, ma soprattutto tra quelle infami, ho notato che la politica mi fa ancora incazzare come una volta. E questo, per esempio, non succede coi sumeri. O con la letteratura arturiana.

Detto questo, procediamo spediti fuor di metafora verso l’obiettivo del tema di oggi (ed era ora, che di temi su questo blog se ne vedono ultimamente sempre meno, e pare che l’Almanacco e il Canneto tendano a diventare la stessa cosa, che è male). Ovvero, dato che il Nostro Magnifico Presidente (quello che disapprovare è peccato) ha ideato la figura dei dieci saggi, e che questa cosa fa molto sporca dozzina, e mi piace, ma visto che i personaggi che ha scelto sinceramente non mi danno alcun brivido (e alcuna rassicurazione politica), e visto che i suddetti saggi, che parevano già dimenticati, stanno tornando d’attualità come possibili ministri, ecco giunto il momento di scendere in campo… ehm, di salire in cattedra… vabbhèccheccazzo, ci siamo capiti, tocca a noi.

Ma, naturalmente, tocca a noi come si intende sul Canneto, con pieni poteri, in lungo e in largo, pescando in ogni epoca e in ogni storia vera o immaginaria. Troviamo dieci saggi che salvino il paese, attingendo a piene mani da dovunque, quandunque, comunque e merdunque. Dieci saggi, dieci consiglieri, dieci guide per un paese allo sbando.

Per parte mia comincio col dire chi non ci metterò: contro ogni previsione (vostra) non ci metterò Merlino, perché il regno che lo vedeva consigliere è finito decisamente male, e quindi non mi pare il caso. Vero, l’ha tenuto in piedi per un po’, ma di fatto è stata la durata di una generazione. No, Merlino, torna a casa, stavolta non tocca a te.

1) Primo problema che prendo in analisi: l’Europa. Quello che ci mettiamo, per risolvere anche (ma non solo) questo problema, è Pericle, politico a tutto tondo dell’epoca d’oro di Atene, l’Atene del V secolo. Un uomo al comando in grado di dare un’impronta culturale di altissimo livello, con una visione strategica ampia sul ruolo del suo paese sullo scacchiere internazionale, e in grado di discutere alleanze internazionali vantaggiose (la Lega Delio-Attica può essere vista come l’UE di allora?). Direi che è l’uomo giusto alla guida dei dieci saggi. E poi ci vedo bene anche un’acropoli, qui a Eridu.
2) Passiamo al secondo. Al giorno d’oggi credo che il giornalismo in Italia sia molto, molto, molto scadente e decadente, e abbia l’assoluta necessità di tornare alla sua funzione primigenia. Non deve sorprendere quindi la mia seconda scelta, con un altro personaggio essenziale: Enmerkar, il re della città stato sumerica di Uruk, protagonista di una delle saghe più antiche dell’umanità (Enmerkar e il signore di Aratta). Enmerkar, nell’epica sumerica, tra i vari meriti semidivini, ha quello di aver inventato la scrittura. Questo sì che vuol dire riportare il giornalismo alle origini.
3) Terzo problema, terzo saggio. Io non ho idea di quale possa essere la causa e quale la soluzione, ma è evidente che l’Italia di oggi ha delle difficoltà ad affrontare il tema della giustizia. In passato già più d’uno si è cimentato con il problema di dover far funzionare meglio questa fondamentale macchina dello stato, ma quello che ha risolto meglio il problema mi pare sia stato un re cassita, dinastia ed etnia a quell’epoca al governo di una città destinata a diventare, nel giro di una generazione, egemone della sua zona. Mi riferisco ad Hammurapi di Babilonia. Hammu, sei dentro. Bella storia il codice.
4) E subito a seguire occorre riordinare e semplificare il complesso e intricatissimo insieme che costituisce il nostro regolamente comune, quel corpus che va sotto la definizione di 4 codici (civile, penale, di procedura civile, di procedura penale). Anche qui ci vuole un regnante, e vado a pescare un imperatore bizantino, in grado di riunire la cultura greca, il diritto romano, le grandi tradizioni dell’oriente: mi riferisco a Giustiniano, padre – anzi, per la precisione, mandante – del Corpus Iuris Civilis.
5) Quinto problema quello che più i giornali paiono sentire, quello legato allo spread, al debito pubblico, ai titoli di stato. Chi frequenta questo blog ha, di sicuro, già intuito quale sarà il quinto saggio. Non può che essere una figura autorevole che ha risolto in maniera originale un problema affine a quello che si trova ad affrontare l’Italia in questo periodo. Perché occorre colpo d’occhio, intuizione, e pensiero laterale, per trovare soluzioni nuove e scorciatoie interessanti. L’uomo giusto è il Re di Francia Filippo il Bello, con la sua soluzione (finale) al problema del debito pubblico. Con buona pace dei templari.

Con Filippo il Bello si completa il primo dei due sottogruppi, i 5 saggi nobili. Si tratta infatti di 5 regnanti, che devono insegnare ai nostri politici come risolvere i grandi problemi dello stato. I prossimi saranno i 5 saggi civili, 5 persone incaricate di ristabilire unità di intenti tra dipendenti (i politici) e sovrani (il popolo).

6) Sesto saggio assoluto, e primo tra i saggi civili, è di nuovo un greco (la Grecia ha in casa la soluzione a qualsiasi crisi): Socrate. Sì, Socrate. Perché occorre ripartire dalle scuole, occorre ricominciare a insegnare ai giovani qualcosa, ricostruire il paese partendo dal futuro. Questo pagherà senz’altro. Ma per farlo, occorre “corrompere l’animo dei giovani ateniesi”, insegnare in un modo nuovo, insegnare il rispetto delle regole condivise anche quando sono ingiuste, e lottare per cambiarle.
7) E mentre scrivo di corsa, per anticipare l’incarico di un presidente del consiglio reale, e per questo così banale, eccomi balzare all’occhio il fatto che tutti i saggi fin qui nominati risalgono a epoche molto lontane. Forse i loro meriti mi appaiono più grandi perché lontani, o forse i loro aspetti negativi sono più facilmente oscurabili, al netto di epoche storiche considerate “infanzia dell’umanità” e per questo analizzate con una certa (e ingiusta) indulgenza. Ma occorre sporcarsi un po’ di più le mani e arrivare più vicini ai giorni nostri, per poter essere portatori di palle. E così introduciamo il settimo saggio. Serve qualcuno da dedicare alla pacificazione sociale, qualcuno per tenere a freno la popolazione mentre si cercano soluzioni, e quel qualcuno non può che avere una grande anima. Benvenuto a bordo, signor Gandhi.
8) Tra i temi scottanti del paese ci sono le infiltrazioni. Infiltrazioni della delinquenza nelle istituzioni, delle istituzioni nelle imprese private, delle imprese private nella cosa pubblica, insomma, nessuno sta al suo posto. Serve un’azione moralizzatrice della cosa pubblica. Serve un’etica civile. Confucio è il nome che scelgo, senza alcun indugio, per questo ruolo. Del resto la sua vita e i suoi insegnamenti hanno portato un po’ di luce nell’epoca “delle primavere e degli autunni”, un’epoca difficile di instabilità politica e corruzione, di guerre tra poteri feudali, insomma, è ottimo per i giorni nostri.
9) Tutti uomini, finora. Invertiamo subito la tendenza: gli ultimi due saggi saranno donne. Inseriamo Florence Nightingale, come super-consulente per la sanità (e così torniamo anche in un’epoca più recente). È ora che gli ospedali facciano gli ospedali, e non le aziende. E siano organizzati in maniera scientifica, efficiente, e caritatevole. Non su principi basati su e solo su rigide regole economiche. La Nightingale è stata la prima a farlo, può rifarlo anche oggi che la sanità ha preso una brutta strada.
10) Chiudiamo con un personaggio fondamentale. Da che mi sono attenuto a personaggi storici, a personaggi storici (o pseudo-storici) rimango ancorato. Ma ciò che manca in questo elenco sono gioventù, ardimento, coraggio, pazzia, capacità di stravolgere gli schemi con azioni sconsiderate e incapacità di accettare passivamente un destino ingiusto e nefasto. È vero, non è ciò che normalmente si chiama “saggezza”, ma serve, al pari della saggezza, per togliere dalla merda lo stato. E se queste qualità si uniscono a un radicato senso di appartenenza, ecco che abbiamo Clelia, la giovane romana fuggita dalla prigionia etrusca del re Porsenna.

Ecco fatto. Ho nominato i miei dieci saggi. Ora potete nominare i vostri, ma per ognuno che inserite, dovete anche dirmi uno dei miei che volete togliere…

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#61. Urano.

“Il Cielo non ha parenti; tratta egualmente tutti gli uomini.”
[Confucio]

Un oggi di qualcosa di più di qualche anno fa, nel lontano 1781, fu scoperto – fortuitamente, dall’astronomo britannico Herschel – il penultimo pianeta solare destinato a rimanere considerato tale fino ai giorni nostri: il verdazzurro gigante ghiacciato Urano.

Si completava così, con il suo battesimo, il trittico delle divinità supreme greche. Ouranos, Kronos, Zeus. Urano, Saturno, Giove.

Urano, il cielo, nato da Gea, la terra, e poi suo sposo o amante (tutte le mitologie sono costrette a salti mortali per giustificare le prime riproduzioni: qui Urano giace con la madre). La terra gli dà un sacco di figli, primi tra tutti i titani, e d’improvviso Urano è colto dall’atroce sospetto che questi figli-fratellastri vogliano prima o poi fargli la pelle. Decide così di gettarli nel Tartato (nelle viscere della terra, ovvero della madre… ma questo può essere anche una metafora del fatto che giacendo sempre su Gea non permetteva ai suoi figli di venire alla luce). La madre, però, dona un falcetto a Crono (che sarebbe poi il Saturno dei romani), il più giovane dei titani, che mentre Urano fecondava nuovamente Gea lo evirò con il falcetto, e gettò il suo membro in mare. Crono e gli altri titani furono così liberi di uscire dal ventre di madre terra e di vedere la luce, e Crono divenne il nuovo sovrano.

La divinità maschile più antica, il cielo Urano che feconda la terra, viene sostituita dal tempo, Crono. Dalla società che si affida alla natura, a quello che il cielo dona, si passa a una società per la quale conta il tempo. Dal paleolitico, con la sua caccia e raccolta, al neolitico, all’agricoltura, con l’importanza del ri-conoscere il ciclo delle stagioni, i suoi tempi.

Il bravo Crono, degno figlio di Urano, si prese per moglie la sorella Rea (nome opportunamente scelto poi per un satellite di Saturno), e dato che gli venne profetizzata una fine analoga a quella del padre (detronizzato dal figlio) si risolse per un sistema di eliminare i figli ancora più cruenta: decise di mangiarli. Ancora una volta, però, la mitologia greca dà il compito alla donna di salvare la propria prole punendo l’uomo per i suoi delitti, e Rea salva l’ultimo dei suoi figli maschi, Zeus (che poi è Giove), affidandolo alla cura della terra (o, a seconda delle tradizioni, alle ninfe). Zeus, cresciuto, porterà a compimento la profezia. Avvelenerà il padre facendogli vomitare i fratelli, e darà vita a una grande guerra, la Titanomachia, attraverso la quale relegherà i titani nel tartaro e arriverà al potere.

E così dal tempo, si passa a un dio-re, Zeus, signore del giorno, e del tuono, del fulmine, della capacità di comandare e punire. Arriviamo alle società dell’età del bronzo, alla regalità.

Tre sovrani del cielo, Urano (il cielo stesso), Crono (il tempo), Zeus (il giorno, confronta il latino “dies”). Tre pianeti, quelli che fino a quel momento erano i tre pianeti più grandi conosciuti, Urano, Saturno e Giove, dal più piccolo al più grande (ognuno in fondo detronizzato dal successivo), e dal più lontano al più vicino.

Curioso, peraltro, che anche a Zeus fosse stata profetizzata una fine per mano della prole. Decise così di mangiare la figlia Athena, appena avuta da Metis (la saggezza) dopo un concepimento tramite il classico tema mitico della fuga magica (in cui ad ogni trasformazione della fuggitiva l’inseguitore si trasforma a sua volta in qualcosa di più agile, veloce o potente), tema ricorrente in molte mitologie e in quella greca non da meno, come nel caso di Demetra e Poseidone con il concepimento di Persefone/Kore (fanciulla).
Dopo aver divorato la figlia (ricordiamolo, concepita con la saggezza), Zeus è colto da una fortissima emicrania (eh, le figlie danno un sacco di grattacapi), e chiede a Efesto, il fabbro degli dei, un aiuto. Qui il mito è in effetti oscuro, il fatto che non abbia chiesto aiuto a una divinità più morigerata, sapiente, ma a un buzzurro che viveva nell’Etna, la dice lunga anche sui metodi maschili per risolvere i problemi: «Mi fa male la capa». «Ci penso io», risponde Efesto, che con una martellata gli spacca il cranio. Spiccio, Efesto. Dalla testa della divinità emerge quindi, già adulta e armata e perfettamente pronta a rompere i coglioni, Athena. Che vanta un doppio nome, Pallade Athena, per il non trascurabile evento di aver, da giovanissima, accidentalmente ucciso la migliore amica Pallade, decidendo per onorarla di portare con sé per sempre il suo nome.

Ora, proseguendo nella tappa di avvicinamento al sole, la sorte vuole che, prima di incontrare un altro pianeta vero e proprio, ci si imbatta nella fascia degli asteroidi: detronizzazione andata male, Giove resiste, resta lui il pianeta più grande del sistema solare. Pallade è solo un asteroide della fascia, il secondo in ordine di scoperta, mentre Minerva (l’equivalente romano di Athena) è un sasso carbonaceo di 190 km di diametro. Come a dirci che l’uomo ha rinunciato a soppiantare gli dei con la saggezza, con la filosofia. Curioso, come dicevo. Curioso che manchi il passaggio dalla società del bronzo a una civiltà della saggezza, che sia solo abbozzato, nella nostra storia come nel percorso dal lontano profondo del sistema solare (dalla notte dei tempi) verso la Terra.

Curioso, anche perché questo ha degli effetti: il pianeta successivo, quello più prossimo alla Terra in questo viaggio, è Marte, la guerra. Niente saggezza? Allora guerra.

Sulla saggezza e sul senso del sacro, raccomando la visione di questo filmato.

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