Il canneto di Eridu

Un blog per tutti e per nessuno

Archivio per il tag “Sante Pollastri”

#25. Destino.

Chi fu l’eroe, dei chilometri e chilometri
a chi, però, il destino disse «no!»
ma il cuore è più potente di una macchina
e la paura non lo fermerà!
[Superobots, “Grand Prix e il campionissimo”]

Fu antica miseria o un torto subito
a fare del ragazzo un feroce bandito
ma al proprio destino nessuno gli sfugge
cercavi giustizia ma trovasti la legge.
[F. De Gregori, “Il bandito e il campione”]

Cominciamo col dire che se un uomo di 35 anni si emoziona con un passo di una sigla di un cartone animato, o è un babbeo o è perché una volta mettevano un certo impegno anche nelle fottute sigle dei cartoni.
Essendo costretto a sperare di non essere un babbeo, ammetto che le vicende del buon Takaya Todoroki – che da infante seguivo con passione, ricordo che d’estate ci si trovava con gli amici dopo Takaya per correre con le biciclette – erano introdotte da una signora sigla, e che il passaggio de «il destino disse no» ha il potere di dirmi ancora qualcosa.

Intanto mi dice che dopo un duro colpo del destino devi andare avanti, superare la paura, e soprattutto metterci tanto cuore. Oh sì. Perché non puoi lasciare che sia la paura a fermarti. E il cuore, la voglia, la rabbia, la determinazione, il sogno dell’impresa ti devono spingere a continuare per realizzare la tua impresa.
La paura non ti fermerà.

La paura no, perché ci penserà il destino, della cui decisione gli autori del testo della canzone, poc’anzi, hanno già provveduto ad informarti ma tu, preso dal cuore più potente di una macchina, te ne sei già dimenticato.
E la decisione era «no!».

Eh sì, «no!». Perché se è vero che Takaya supera le prove del destino e un grave incidente (l’anime viene realizzato in un periodo, dopo la metà degli anni Settanta, in cui i morti in Formula 1 erano una tragica realtà con una tragica frequenza) è anche vero che la realizzazione del suo sogno di gareggiare nella massima serie automobilistica porterà tante di quelle tragedie, e un epilogo così tragico da far sembrare i Malavoglia di Tristotristissimo Giovanni Verga un’antologia di gag di Spinoza.it (a proposito, se non lo conoscete fateci un giro).

Ma lasciamo l’auto a sei ruote di Takaya in garage e occupiamoci di bici. Francesco De Gregori portò al successo il brano “Il bandito e il campione” del fratello Luigi Grechi. Il pezzo dipinge ad acquerello la nota vicenda dell’amicizia tra il ciclista Costante Girardengo e il criminale Sante Pollastri. Romanzando un po’ la vicenda, Grechi immagina due ragazzini poveri che cercano riscatto nella passione per la bicicletta. Ma al proprio destino nessuno può sfuggire: nel cielo di Girardengo sta scritto “campionissimo”, in quello di Pollastri invece “fuorilegge”. E poco importa se a farlo diventare tale fu “un torto subito”, visto che il destino non gli farà trovare giustizia, ma la legge.

Ed è così che due fonti così lontane (il cartone animato giapponese e il cantautore italiano), puntando ad un immaginario tragico condiviso dall’antica Grecia al Giappone, ci presentano la corsa incontro al proprio destino fatale, previsto fin da principio.

Non farò qui una estesa trattazione sull’argomento, su come il destino, il fato, la fortuna possano essere più forti di tutto il resto, di tutta la voglia di contrastarlo.
Anche perché non è così. Il destino si può gabbare. La storia si può cambiare. E la tragedia da tuttovainmerda-comeprevistodallinizio è un bellissimo espediente narrativo e nulla più. Perché bastano già le tragedie che capitano giorno per giorno, nella vita, per abbatterci, non abbiamo bisogno di pensare anche che sono già scritte.

Ma, che siate credenti o meno, anche a voi sarà capitato prima o poi di chiedervi se il destino esiste, se davvero abbiamo il controllo delle nostre azioni, o se piuttosto Dio ha già previsto tutto e ci lascia solo credere di scegliere, o se dato il punto di partenza iniziale del big bang non si poteva far altro, necessariamente, che arrivare alla situazione attuale, con questo iphone che stringo nella mano sinistra mentre con la destra digito questo post.

E se ve lo siete chiesti con onestà, non potete che essere giunti quasi subito a un punto morto, a un bel «boh» grande almeno quanto il Brenta, ché gli dei o il big bang o chicchessìa ci hanno fatto almeno un grande, grandissimo dono: se esiste, il destino è inconoscibile. Alla faccia di maghi, divinatori, ciarlatani, analisti economici e commentatori sportivi.
E con l’immagine del Brenta citato poc’anzi, che domani (se il destino non è così ballerino) vedrò da vicino, vi lascio ad una buona notte.

Navigazione articolo