Il canneto di Eridu

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#51. Due.

Da piccolo disegnare carte geografiche era uno dei miei passatempi preferiti. Ricalcavo il profilo delle terre emerse, e poi “decidevo” il futuro degli stati, separandoli, unendoli in confederazioni, oppure frammentandoli. E così ai miei tempi ho diviso l’URSS e la Jugoslavia molto prima della storia, per esempio. La stessa fine, ricordo, avevo destinato alla Spagna (irresistibile la voglia di staccare Catalogna e Aragona dalla Castiglia) e Regno Unito. Ma tutti poi riuniti nell’Unione Europea. Oggi mi rendo conto che ero un perfetto e normalissimo cittadino europeo. Ma procediamo con ordine.

Fin dall’antichità uno dei passatempi preferiti dall’uomo sembra quello di unire e dividere entità statali. Secessioni e unificazioni sono all’ordine del giorno nei libri di storia con una frequenza impressionante. Verrebbe da chiedersi se è davvero impossibile convocare una grande assemble all’ONU e, una volta per tutte, prendere in esame tutte queste situazioni e risolverle una per una. E stabilire una volta per tutte se nazione e popolo e stato sono entità che devono insistere su un’unico spazio comune, oppure se vige la regola che si fa un po’ a cazzo come capita.

Ora, voi tutti che avete girolato per un po’ nel Canneto sapete benissimo che la mia sponsorizzazione in favore della madre di tutte le unioni, ovvero la fondazione di un’Europa Unita, è solida e convinta. Ebbene, con questo post cercherò di capire se nel mondo ci sono situazioni di unioni e/o divisioni in corso da risolvere e in che modo mi auguro che vada a finire.

Non parlerò quindi, per una volta, di tempi antichi, ma di presente, quasi di attualità. Niente lamentazioni sulla divisione dell’Impero romano d’oriente e d’occidente, o sulla nascita di Francia, Germania e Lotaringia.

Poco tempo fa, in un almanacco, ho ricordato le dimissioni di Honecker, che furono il primo eclatante passo verso la riunificazione della Germania. Un paese che a causa della più grande guerra di tutti i tempi era stato spartito in 4 parti (poi ridotte a due), una capitale che ne ha seguito le stesse sorti, veniva finalmente ricondotto ad essere un unico paese. Un momento unico, importantissimo, che restituisce all’Europa uno dei suoi paesi storicamente più forti, importanti, trainanti sia dal punto di vista economico-industriale che culturale (il tedesco è la lingua della filosofia, e in tedesco si esprimevano forse i più grandi scrittori di musica del continente). Di due, quindi, se n’è fatta di nuovo una, e qui siamo apposto. Dovrebbero essersi messi il cuore in pace sulla “terza Germania”, quella oltre la linea dell’Oder-Niesse, che ormai è Polonia e Russia. La Prussia, in pratica, possiamo lasciarla definitivamente ai libri di storia.

“Lo Yemen, architettonicamente, è il paese più bello del mondo.”
[Pier Paolo Pasolini]

Nel 1990 aveva finalmente ritrovato unità anche il popolo yemenita, e quella che i romani chiamavano Arabia Felix, e che prima ancora era stato il Regno di Saba, tornò ad essere un’entità statale unita. Precedentemente divisa in uno stato assolutista a nord e da uno marxista a sud, anche qui da due se n’è fatta una. Ufficialmente democratica, ma sai com’è, Saleh non pareva proprio essere il principe della democrazia, col suo 96% alle elezioni. Vedremo se il suo sostituto sarà un paladino della modernizzazione delle istituzioni, o se come in tutti gli altri più famosi casi la primavera araba tenderà a scivolare in un gelido autunno della libertà.

E prima ancora, attraverso la fin troppo famosa guerra del Viet Nam (vabbhè che gli americani ci sono rimasti male a perdere una guerra, però dai, coraggio, può succedere, adesso però basta schiacchiarci i testicoli con rambi e apocalipsi e giacchetti). Di due, un po’ a calci (molto a calci), però se n’è fatto uno. E lì di sicuro è finita così.

Lontana dalla fine è la situazione della Corea, divisa tra il nord comunista dittatoriale e il sud capitalista. La fine della guerra fredda, alla fin fine, credo che pian piano porterà anche alla fine della Corea del nord. Anche la Cina in fondo sta diventando un paese capitalista, e la Corea del Nord reggeva soprattutto sul suo capo carismatico (?) infine spirato. Chissà che presto dalle ceneri di uno degli stati canaglia (un presidente degli Stati Uniti che non nominerò ha definito così un’altra nazione… della serie non demonizzare il nemico) nasca una nuova potenza nell’estremo oriente. E chissà se il Giappone sarà d’accordo.

Sono ancora due di fatto anche gli stati su Cipro. Turco-ciprioti non riconosciuti dall’ONU a nord e greco-ciprioti a sud. Difficile prevedere come possa andare a finire. I greci hanno votato contro la riunificazione del paese in un referendum alla vigilia dell’ingresso nell’UE, a causa del fatto che il piano Annan non prevedeva una soluzione al problema dei coloni inviati dalla Turchia e dei grecociprioti scappati a sud che hanno perso le loro proprietà a nord. Tipo che vi dice qualcosa, vero?
La speranza mia comunque è che un giorno la Turchia possa essere pronta all’ingresso nell’Unione, e che questo spiani la strada anche alla riconciliazione cipriota. Per ora di due sono rimaste due, e lo stop al trattato non lascia presagire una soluzione troppo veloce. E la capitale Nicosia è divisa in due con tanto di muro. La nuova Berlino, ma senza film.

Divisa è anche l’Irlanda. Il problema irlandese è stato uno dei più grossi nell’Europa fino allo scorso decennio, con l’IRA impegnata in una vera e propria guerra per l’unione del Nord protestante, sotto il controllo del Regno Unito, con il resto dell’Eire. Come finirà? Mah. La sensazione è che si andrà avanti così, a meno che non si arrivi a uno strappo definitivo tra UE e Regno Unito, con gli inglesi a prendere una strada diversa dal continente (o viceversa…). Allora forse la sensazione di una maggiore divisione tra irlandesi potrebbe riaprire ferite ormai quasi rimarginate.

Ma, come detto, il passaggio da 2 a 1 non è l’unica strada percorribile. C’è l’inverso, passaggio che in questo momento viene perseguito, o è stato perseguito di recente, in numerose aree del pianeta. Nel ’93 cechi e slovacchi si sono separati, pacificamente. Sempre nel ’93 si sono ufficialmente divisi eritrei ed etiopi, e ben meno pacificamente. In Indonesia l’isola di Timor si è divisa (passando da una quasi guerra, un quasi intervento, e un referendum) tra la parte occidentale, rimasta con l’Indonesia, e gli indipendentisti della parte orientale. Si è diviso il Sudan, e ora c’è il Sud Sudan.

Ma la crisi sta spingendo l’indipendentismo e la divisione anche nelle zone occidentali dove meno te l’aspetti.

La Scozia cerca l’indipendenza dagli inglesi, e c’è già in programma un duro referendum concesso dal Regno Unito a denti stretti. Inizialmente il partito scozzese che fa capo agli autonomisti aveva richiesto un doppio referendum, del tipo a) indipendenti b) autonomi ma non indipendenti c) un cazzo di niente. Ma gli inglesi non hanno voluto b: tutto o niente. E vaffanculo.
La Catalogna dai castigliani, e qui il referendum chissà se mai ci sarà e se dagli spagnoli verrà accettato e riconosciuto… di certo qui i catalani repubblicani hanno da qualche decennio il dente avvelenato contro i castigliani franchisti… e barcellonesi e madridisti sono pronti a prendersi a cazzo in faccia non solo in campo.
In Belgio i gli indipendentisti fiamminghi vogliono le Fiandre indipendenti dalla Vallonia, e lo stato unitario scivola sempre più verso la confederazione.
L’Europa dei 25, così, potrebbe trovarsi in breve in un’Europa dei 28, senza nuovi ingressi (in realtà 29, visto che la Croazia, un tempo la capofila della dissoluzione jugoslava, sta per entrare), con una di quelle magie che solo agli europei riescono.

Siamo proprio gente strana, noi europei. Un continente minuscolo e una quantità di stati in continuo e costante aumento. Avrà un senso? Sarà la giusta strada da seguire per l’umanità? O il futuro è dei mega-stati previsti nei libri di fantascienza degli anni ’70-’80? Che cartina potrei disegnare per l’Europa, ora?

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#40. Rivoluzione.

“Let your voice speak for the revolution
All join forces with all the powers that you feel
Let your heart beat for the revolution
Led by the templars of steel!”
[Hammerfall, “Templars of steel”]

Immaginate per un momento di vivere nel solito medioevo come nel post precedente, in un periodo imprecisato di vostra scelta (tanto sempre secoli bui sono), e che il mondo vi faccia abbondantemente schifo alla fava (e forse qui si può anche far poca fatica). Volete quindi cambiare il mondo, il problema è che pare che questo mondo abbia una fortissima resistenza al cambiamento, e che i vostri tentativi non risultino semplicemente vani, ma quantomeno pericolosi. Per voi, ovviamente.

Immaginate ora di essere riusciti, per far fronte all’arroganza del potere costituito di Impero e Papato, ad aprire un portale attraverso il quale far giungere nel mondo draghi e giganti e altre creature particolarmente utili in casi del genere, e di essere sul punto di riuscire a portare a casa la vostra graande rivoluzione. Sì, graande con due “a”.
A questo punto, però, vi trovate a fronteggiare la reazione del potere, che mette in cambo tutta la sua macchina disinformativa per togliervi l’appoggio delle masse che desiderate affrancare, travolgendovi di accuse e fango e merda (che è termine che se non sbaglio mancava da troppo tempo su queste pagine digitali), dipingendovi come il mago malvagio che ha aperto le porte del mondo alle creature dell’inferno. Uno stronzo, insomma.

Immaginate, poi, che per dare il colpo di grazia alla vostra carica rivoluzionaria i poteri forti riescano a evocare 12 uomini – dalla storia e dalla leggenda – per fare la pelle a voi e alle creatura che vi stanno aiutando. Oddio, la pelle…
Ebbene: ora avete anche voi questa possibilità, dodici uomini o semi-uomini in grado di far pendere la bilancia a favore vostro. Chi evocate?

Attenzione però, che rispetto al post #39. Dozzina. il lavoro che dovete fare è solo apparentemente simile. Là si richiedeva sacrificio, comunità e unità d’intenti, strenua difesa di fronte a forze soverchianti che attaccano, solidità e conservazione sociale (non a caso erano molti gli eroi “culturali” che ho inserito, i simboli di certe culture contro ad aggressioni esterne).
Qui si cerca qualcosa di diverso: la rivolta, l’attacco, la conquista, la capacità di sollevare le masse contro lo statu quo.

È così che quindi Leonida non è più un leader adatto: qui non si vuole un re che difende la casa e tutto ciò in cui crediamo da secoli, ma qualcuno disposto a trascinarci in una grande impresa per quello che vogliamo cambiare. E di certo non è facile trovare figure di questo genere nell’epos di periodi storici dominati da forze culturali di tipo conservativo, come la religione. Sarebbe più facile trovarne nell’era recente. Ma il compito è chiaro, siamo nell’antichità. E andrebbe bene qualche oscuro capo senza nome di popoli del mare, oppure degli Hyksos, qualcuno che ha trasformato il modo di pensare del proprio popolo, offrendo una nuova terra, una nuova prospettiva o una nuova religione. Un Mosè, un Attila, un Abramo, ad esempio, potrebbero andar bene. Un Tamerlano. Un Alessandro, per certi versi. Ma in tutti questi nomi di grandissimi condottieri manca la componente rivoltosa-rivoluzionaria che trovo invece in un altro elemento, che sarà quindi il leader della mia squadra: sto parlando di Spartaco, il gladiatore trace che dal 73 al 70 a.C. portò avanti una incredibile rivolta di gladiatori e schiavi durante la quale ottenne numerose vittorie e portò alla sua causa moltissimi oppressi. Sì, direi che è l’uomo giusto. E poi “Sparta” presente nel suo nome ne fa il degno avversario del re di Sparta Leonida, capo dei suoi avversari!
Al suo fianco un altro capo rivoltoso carismatico: l’eroe scozzese William Wallace, o Uilliam Uallas, per dirla alla scozzese medievale (che significherebbe poi Guglielmo il Gallese, per aggiungere un po’ di confusione…), che alla fine del tredicesimo secolo guidò il suo popolo alla rivolta contro gli inglesi.
Anche per lui, come per Spartaco, valgono le doti e le imprese militari, ma soprattutto la presa sulla gente.
Il terzo condottiero dovrebbe poi, sulla stessa scia, essere un altro capo carismatico.
Perché ho intenzione di lavorare a cellule e costruire – invece di un unico grande gruppo da 12 – tre gruppi da 4 individui, costituiti da un condottiero, un guerriero, un uomo di propaganda e infine un jolly, con caratteristiche peculiari diverse, in modo da diversificare meglio le tre cellule e renderle adatte a missioni differenti.
Per il terzo, quindi, vedo bene un orientale. Anche se non possiamo forse definirlo propriamente un rivoluzionario, l’uomo giusto è il Prete Gianni della misteriosa “Lettera” medievale. Questa è una missiva – in realtà una bufala medievale, ma di grande successo all’epoca – in cui un potentissimo sovrano cristiano orientale, dai territori di tali dimensioni e di tali ricchezze che i principi europei non erano degni nemmeno di prestargli le mogli, annunciava la sua prossima discesa in campo contro gli infedeli al fianco dell’Europa. Fu di certo di grande successo, questa leggenda, se persino Marco Polo nel “Milione” dettato in carcere ne parla e ne descrive le terre… e pensate che sorpresa quando il Prete Gianni apparirà davvero alle porte dell’Europa, ma non dalla parte prevista o sperata dai potenti d’Europa…

Vediamo ora di ultimare le cellule.

Il primo gruppo, quello di Spartaco, lo vorrei impegnare su Roma. Ne consegue che i personaggi in gioco devono già conoscere l’ambiente della città, ed essere già in grado di affrontare l’Impero.
Scelgo intanto come guerriero addizionale Bruto, congiurato contro Cesare, personaggio di certo poco amato nel medioevo di corte, vista la sua opposizione alla nascita dell’Impero, e sgradito al ghibellino Dante che lo piazza nel posto peggiore dell’inferno, in una bocca di Lucifero (forse un posto ancora peggiore c’era, in Lucifero, ma lì Dante non ci ha piazzato nessuno… magari ha tenuto libero il posto per qualcuno che ci voleva provare con Beatrice…).
Poi, come propagandista, scelgo Barabba, rivoltoso giudaico anti-romano, probabilmente zelota. Il fatto che la folla ebraica decise di scegliere lui anziché Gesù come graziato dalla condanna a morte, rende chiaro che aveva un forte carisma, visto che solo pochi giorni prima Gesù era comunque stato accolto con grandi onori al suo ingresso in Gerusalemme. Capo politico, organizzatore di rivolte, assassino: poco si sa di Barabba, e quel poco è confuso dall’alone accecante di luce informativa incentrata sul suo “antagonista”. Ma il personaggio resta interessante e potenzialmente ideale per questa missione.
Infine il jolly. Tra gli antiromani carismatici in questo caso conviene, a mio modo di vedere, scegliere una donna affascinante. Una donna ambita da tutti i potenti, una donna che si sappia muovere e ottenere vantaggio da uno o dall’altro. Scelgo Cleopatra. E chissà che non abbia a disposizione anche leoni e serpenti, e l’oscura magia egizia…

Il secondo gruppo, agli ordini di Uilliam Uallas, si occupera delle isole britanniche. E quindi, se il condottiero solleva gli scozzesi, ecco che al suo fianco la regina guerriera Boudicca, celtica, può chiamare a raccolta il senso di libertà dei gallesi, unici discendenti dei brittonici rimasti in Albione, e guidarli contro il potere che è sassone, poi normanno, poi nel suo complesso inglese, ma mai, mai più brittonico.
E poi il propagandista è di certo uno degli uomini la cui invenzione principale si è diffusa in maniera virale e con grandioso successo nei secoli nella cultura europea, dall’Inghilterra alla Francia, dalla Provenza all’Italia, alla Germania, alla penisola iberica: sto parlando del monaco gallese Goffredo di Monmouth, ideatore del ciclo arturiano come lo intendiamo noi.
Per finire mi gioco il jolly con un santo, perché la storia dimostra che gli abitanti di quelle terre è meglio convincerli che picchiarli, e mi riferisco a Maewyin Succat, meglio noto come san Patrizio, che riuscì a portare l’Irlanda alla cristianità con una peculiarissima forma di sincretismo religioso, con il quale incorporò nel cristianesimo l’antico paganesimo irlandese.

Il gruppo orientale, agli ordini del Prete Gianni, è anche quello più oscuro, vuoi perché la sua guida porterà a compimento la crudele beffa nei confronti dei potenti d’Europa, vuoi perché per le grandi aree da conquistare lo doterò di personaggi più ambigui e border-line, indipendenti dallo schema precedentemente fissato, più legati al mondo della morte.
Il primo a farne parte è Ivan della fiaba dell’Uccello dalle piume di cristallo, che durante le sue avventure incotrò e divenne amico del lupo grigio, e quando Ivan venne ucciso e la moglie Yelena rapita, il lupo lo riportò dal mondo dei morti a riprendersi la sua vendetta, oltre alla sua sposa.
Poi una donna da prendere con le molle, una guerriera visionaria e invasata, oppure una santa, chissà… di certo una ragazza il cui urlo di battaglia, “chi mi ama mi segua”, rende bene l’idea di che razza di fonte di ispirazione dovesse essere per gli uomini che guidava in battaglia. Sto parlando, ovviamente, della Pulzella d’Orleans, Giovanna d’Arco.
Per concludere ci mettiamo un mago, una figura inquietante: il pifferaio di Hamelin, che liberò la città dai topi ma poi, non pagato, fece sparire tutti i bambini della città.

Ecco qua, finito.
Non resta – per voi – che trovare i vostri dodici nemici da far fronteggiare ai dodici salva-terra!

Tra i testi citati consiglio di certo la anonima “Lettera del Prete Gianni”, testo medievale pubblicato con testo originale a fronte, nella solita biblioteca Medievale di Luni/Carocci, e poi “Il milione” di Marco Polo, che io ho in edizione Bur.

Su Goffredo di Monmouth, oltre alla sua “Storia dei re di Britannia” pubblicata in Italia in Guanda, consiglio il saggio “Re Artù” di Marc Rolland.

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