Il canneto di Eridu

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Archivio per il tag “Selene”

«Elioforo a tradimento»

Ancora un vecchio racconto, scritto nell’estate del 2004, ma – strano a dirsi – non era assolutamente prevista la sua pubblicazione sul blog proprio oggi. Ma, che dire, mi sono reso conto rileggendolo che parlava d’estate e figurine, e quindi pare molto adatto a seguire il post che trovate più sotto. Spero sia di vostro gradimento.

Come sono finito qui, a mollo nelle acque eridanee, con i piedi a grattar la schiena ai pescigatto?
È presto detto.

Pigro e rilassato, semidio nel mio mondo, non mi opponevo allo scorrere del tempo, scandito da ghiaccioli e CD. Vivevo di piccole libidini quotidiane: una fetta di sole o un rutto dirompente.

Vuoi per le voci noiose di chi non mi riteneva capace di grande impresa, vuoi per l’emula di Afrodite di turno, in sei e sei dodici ideo, progetto, e porto a compimento un gran furto, uno di quelli che ti sparano negli album delle figurine.
Aspetto che Selene sia in cielo a ispirare lupi e innamorati e subito, scaltro come un ratto, mi calo oltre l’orizzonte con una scala di corda, sacco dell’immondizia alla mano e coltello in bocca.
Padrone della metis del cospiratore, maschera nera sulla faccia e sguardo cattivo, inforco l’ingresso dei bastioni di Elio e gli ciulo il sole, infilandolo nel sacco. E me la rido.
Poi via, scavalco l’orizzonte e mi confondo tra gli innamorati che salutano Selene, piangendo per finta all’arrivo dell’alba, sospirando a tutto andare i loro “addio”.

Nessuno mi vede, nascosto nel mio garage a righe verdi e arancio, mentre modifico la possente Ritmo Abarth adattandola al suo nuovo alto (altissimo) utilizzo, ma tutti restano abbagliati dal mio fulgore quando finalmente posso gridare: Io albeggio!
Da domatore di cavalli, sprono verso il cielo i 200 della Ritmo, diversi dai due stupidi fienivori del carro solare. Guardo il mondo, dalla terra degli iperborei fin verso quella delle esperidi: ah, nani lontani, ora mi vedete nel mio splendore, ora mi ammirate, ora stupiti volgete gli occhi a guardar… no, forse in effetti non mi vedono, anzi, sembrano più interessati a vestirsi sempre di più.
No, ostia, sono troppo in alto! Perdi quota, diamine, maledetto sole, che se no non ci vede nessuno!
Scendo sempre più, sorvolo il mare che quasi tocco, e viro verso l’alto. Appena il tempo di accendere l’autoradio e sento un tipo che grida ed ali in fiamme vola in mare. Maledizione, ero troppo basso, vero, ma mica per tanto. Pazienza: negherò tutto e dirò che era lui a volare troppo alto, troppo vicino a me. Niente testimoni, sono in cassaforte.

Ma no che non è vero. Un testimone c’è, e figurati se si fa i cazzi suoi. Mi avrà preso col multavelox, che ne so, fatto sta che, quando sono ormai a due passi dalla terra d’occidente, una gragnuola di fulmini mi centra l’ipotalamo, facendomi finire con un carpiato nel Po. Vedo la Ritmo schiantarsi contro il cielo di cartone, scrollando le stelle che sembra il 10 agosto, gettando il sole al suo posto, oltre l’orizzonte.

Si, sono qui per una cazzata, come tanti. Pigro e rilassato, non mi oppongo al mesto scorrere del tempo, scandito da schiuma gialla e pescigatto. Vivo di piccole libidini quotidiane, come le eliadi tramutate in pioppi che cantano per me, o come un sorso d’acqua meno amaro degli altri, un sorso che forse sì, davvero, arriva diretto dal Monviso.

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#9. Luna.

Tutta la sfera varcano del fuoco,
ed indi vanno al regno de la luna.
[Ludovico Ariosto, “Orlando furioso”, canto 34]

And if your head explodes with dark forebodings too
I’ll see you on the dark side of the moon.

[Pink Floyd, “Brain Damage”]

Un mio amico qualche giorno fa si era lamentato di alcuni post senza citazione iniziale, quindi per portarmi in pari qui ne ho messe due, provenienti da campi completamente diversi (letteratura rinascimentale e musica rock), da periodi lontani (quattro secoli e mezzo), ma in qualche modo legati.

Legati, esatto. Intanto perché si nomina la luna. E poi perché la si nomina collegata alla follia: nell’Orlando Furioso– peraltro opera alla quale il fantasy moderno deve molto, molto e ancora un paio di molto – infatti sulla luna finiscono le cose che vengono smarrite sulla terra, e il prode paladino Astolfo, lì si reca, grazie a un ippogrifo e al carro di Elia, a recuperare il senno perduto da Orlando (uscito di sé per gelosia).
La canzone dei Pink Floyd, invece, fa parte di The dark side of the moon, concept album del 1973 dedicato a tutte le cose che possono condurre alla follia, tema caro al gruppo toccato dalle vicende del primo leader Syd Barrett (vedi il mio post #3. Diamante.). In particolare da notare il titolo della canzone, Brain damage, che dice già tutto.

Ma come si è arrivati ad un collegamento così persistente tra luna e pazzia, se dopo 4 secoli e mezzo dei personaggi centrali della produzione artistica del loro periodo lo avvertono come un paragone naturale e condiviso?

Partiamo a monte. La luna nelle culture antiche è collegata alla fertilità, il suo ciclo è infatti identico a quello femminile, e non è un caso se la gran parte delle divinità lunari è donna (Selene, Artemide, Diana), spesso connessa alla prima età della donna, ovvero alla prima funzione della dea-madre: la vergine cacciatrice intoccabile.

In altri casi, in virtù del ciclo lunare che porta l’astro, in cielo, a comparire, crescere, e poi calare e scomparire, la luna è stata collegata alla morte, e divinità lunari come il dio frigio Men sono anche divinità dell’Oltretomba.

Nel folklore medievale, poi, il ciclo lunare è responsabile di quelle che sono viste come bizzarrie o maledizioni, come il sonnambulismo e la licantropia. In quest’ultimo caso forse per l’abitudine dei lupi di ululare alla luna… e anche qui ci sarebbe molto da dire, visto che questa idea del lupo che ulula alla luns piena fa parte dell’immaginario collettivo di moltissimi popoli anche lontani tra loro, eppure non è ancora stata chiarita dalla scienza. Davvero i lupi ululano alla luna? Gli esseri umani ne sono convinti, ma pare sia solo una leggenda.

Ma andiamo avanti, che c’è altro da dire: la luna ha rappresentato e rappresenta molto altro ancora. È stata una delle prime frontiere extraterrestri, una volta esaurite quelle terrestri: lo è stata per Verne, con i suoi romanzi Dalla terra alla luna e Intorno alla luna, lo è stata per Georges Méliès con il suo film Voyage dans la Lune. E lo è stata soprattutto per russi e americani negli anni ’60 del Novecento, fino a quando il 20 luglio del 1969 Neil Armstrong (no, non quello che suonava la tromba) ne calpestò il suolo, primo terrestre a farlo.

E, forse, un po’ folli bisognava esserlo davvero per lanciare il mondo all’inseguimento di un sogno così grande e lontano.

E poi arriviamo al futuro, da quello immaginato (penso a Spazio 1999 –il telefilm in cui una grande esplosione nucleare sposta il nostro satellite dalla sua orbita facendolo diventare, per gli abitanti della Base lunare, una sorta di gigantesca astronave a bordo della quale esplorare il cosmo – ma anche a La luna è una severa maestra, romanzo di Heinlein tra i miei preferiti che costruisce una ribellione degli abitanti della Luna contro la madrepatria terrestre, opera eccellente, davvero), a quello reale o verosimile, con la nostra Luna che potrebbe venire sfruttata come miniera di elio-3, isotopo dalle mille proprietà, come nel romanzo Limit di Schätzing, o nel film Moon, ma anche come recentemente i cinesi hanno dichiarato di voler fare per combattere una ventura crisi energetica.

Luna da venerare, luna da temere, luna come simbolo, e infine luna da esplorare e sfruttare.

E luna da disegnare, anche, come ha fatto il buon talamax nel suo blog RondiniHF, in un disegno in cui immagina allunare un nostro amico, un ingegnere abile nei giochi di strategia ma dalla drammatica tendenza a dilatare all’infinito la durata delle sue mosse…

E per finire, Luna da rispettare, e giacché il dio sumerico della luna si chiamava Nanna, e io lo rispetto, visto che l’ora è ormai tarda e non sono folle mi precipito a rispettare il comandamento insito nel suo nome.

Non prima, però, di aver avuto la possibilità di indulgere in un ricordo d’infanzia:
Se pensi al tuo regno sulla Luna che non c’è più
Sul tuo bel viso una lacrima vien giù.
[I Superobots, “Starzinger”]

Per l’evoluzione della divinizzazione della luna, consiglio i primi capitoli di:
G. Filoramo, M. Massenzio, M. Raveri, P. Scarpi, “Manuale di storia delle religioni”

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