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M4 – la luce di Enkheduanna

La luce di Enkheduanna
Non voglio perdermi in ciance su “da quanto tempo manco dal blog” e sul perché e il per quanto mancherò ancora dopo questo post. Né tantomeno su eventuali propositi di rimanenza.

Voglio solo ricordare che oggi è la Giornata mondiale della Poesia e, per quanto sia allergico alle giornate mondiali di stocazzo e staltraminchia, essendo stato folgorato in questi giorni da nozione che giaceva assopita da qualche parte nella mia memoria, ed essendo tale nozione particolarmente adatta ad oggi, eccomi qua che scrivo.

Dedicherò infatti, nel Mausoleo dell’Umanità che su queste virtuali pagine andavo edificando, uno spazio a un grande personaggio. Sì. Perché forse non tutti sanno che intorno al 2300 a.C. visse una donna che a tutt’oggi risulta la più antica (e quindi la prima) autrice di testi poetici, innici, epici, firmati. Non la più antica autrice donna, ma la più antica autrice umana. La prima scrittrice.

Si tratta di Enkheduanna, figlia del grande Re Sargon di Akkad, il primo a costruire un grande impero unificato in Mesopotamia, il primo a unire i paesi del sud (Sumer) e del nord (da qui in avanti Akkad). E la figlia era personaggio importantissimo, sacerdotessa della dea Inanna (nome sumerico di Ishtar), alla quale dedicò un famoso inno, e scrisse – tra l’altro – in una lingua che non era la sua lingua madre: infatti era di stirpe semitica, e il sumerico – nel quale scrisse – era la lingua della politica, della religione, del potere. Quindi, donne, se e quando qualcuno dice che la scrittura è diventata appannaggio delle donne in epoca relativamente recente, avete tutto il diritto di asportargli il fegato con agile mossa.

Qui, nel mausoleo dell’umanità, visto che considero la scrittura la luce della civiltà, vorrei per la prima scrittrice un’eterna luce a ricordarla.

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