Il canneto di Eridu

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Almanacco, LXXX

Ottantesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
19 aprile 2013

In questi giorni di vane attese per l’elezione di un Presidente della Repubblica, che mai arriva e per questo sarà per forza una delusione, la mia memoria tende a staccarsi con una certa difficoltà dal presente. E così è con una certa fatica che mi metto a redigere l’Almanacco, dopo otto giorni dall’ultimo (credo sia record di silenzio sul Canneto).

Ma l’evento che voglio ricordare è notevole, visto che il 19 aprile del 1971 venne lanciata in orbita dall’Unione Sovietica la Salyut 1, la prima stazione spaziale creata dagli esseri umani. Venne abitata per solo 23 giorni, al secondo tentativo di attracco da parte di una missione Sojuz, e dei suoi abitanti nessuno riuscì a tornare vivo sulla terra: durante l’attracco la navicella Sojuz 11 rimase lesionata e l’abitacolo venne invaso da gas tossici che uccisero tutti i cosmonauti sulla via del ritorno.
Nessun uomo mise più piede sulla Saljut, che ad ottobre si distrusse all’impatto con l’atmosfera.

Non un gran successo, non un gran successo davvero. Ma un primo passo verso quella meraviglia della ISS che corre nel cielo ancora oggi. A proposito, sapete che c’è un’App per sapere dove si trova in questo momento e prevedere quando passerà nel cielo sopra di voi? Si chiama “esa wis“, e mentre scrivo mi segnala che la Stazione veleggia al largo dell’Australia.

Per concludere, vi ricordate qualche base spaziale, o stazione spaziale, nella fiction, che vi procura ricordi particolarmente piacevoli? Che ne so… la città-colonia marziana di Total Recall? la base lunare di 2001 odissea nello spazio? La Valley Forge di Silent Running / “2002 la seconda odissea”, con i suoi moduli agricoli? la Cygnus, sull’orlo del buco nero in “The black hole”? Oppure, cambiando genere, la Base Luna della SHADO nel telefilm “UFO”, o la Base Lunare Alpha di “Spazio 1999″…

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Almanacco, V

Quinta pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
15 ottobre 2012

Il 15 ottobre del 1974, sulla rete americana ABC, debutta la serie televisiva Happy days, che arriverà a spegnere 11 candeline prima di essere cancellata, ritraendo tutto il magico decennio 1954-64, il periodo dopo la fine della guerra in Corea e prima di quella del Viet Nam, un periodo dell’oro mitico per gli americani, ritratto in film magnifici come Un mercoledì da leoni di John Milius.
Da piccolo mi piaceva un sacco. Adoravo le storie di Fonzie, Richie, Ralph, Potsie, Joanie e compagnia.

La domanda di oggi è: vi piaceva? Perché? Preferivate altre serie? Quali?

#9. Luna.

Tutta la sfera varcano del fuoco,
ed indi vanno al regno de la luna.
[Ludovico Ariosto, “Orlando furioso”, canto 34]

And if your head explodes with dark forebodings too
I’ll see you on the dark side of the moon.

[Pink Floyd, “Brain Damage”]

Un mio amico qualche giorno fa si era lamentato di alcuni post senza citazione iniziale, quindi per portarmi in pari qui ne ho messe due, provenienti da campi completamente diversi (letteratura rinascimentale e musica rock), da periodi lontani (quattro secoli e mezzo), ma in qualche modo legati.

Legati, esatto. Intanto perché si nomina la luna. E poi perché la si nomina collegata alla follia: nell’Orlando Furioso– peraltro opera alla quale il fantasy moderno deve molto, molto e ancora un paio di molto – infatti sulla luna finiscono le cose che vengono smarrite sulla terra, e il prode paladino Astolfo, lì si reca, grazie a un ippogrifo e al carro di Elia, a recuperare il senno perduto da Orlando (uscito di sé per gelosia).
La canzone dei Pink Floyd, invece, fa parte di The dark side of the moon, concept album del 1973 dedicato a tutte le cose che possono condurre alla follia, tema caro al gruppo toccato dalle vicende del primo leader Syd Barrett (vedi il mio post #3. Diamante.). In particolare da notare il titolo della canzone, Brain damage, che dice già tutto.

Ma come si è arrivati ad un collegamento così persistente tra luna e pazzia, se dopo 4 secoli e mezzo dei personaggi centrali della produzione artistica del loro periodo lo avvertono come un paragone naturale e condiviso?

Partiamo a monte. La luna nelle culture antiche è collegata alla fertilità, il suo ciclo è infatti identico a quello femminile, e non è un caso se la gran parte delle divinità lunari è donna (Selene, Artemide, Diana), spesso connessa alla prima età della donna, ovvero alla prima funzione della dea-madre: la vergine cacciatrice intoccabile.

In altri casi, in virtù del ciclo lunare che porta l’astro, in cielo, a comparire, crescere, e poi calare e scomparire, la luna è stata collegata alla morte, e divinità lunari come il dio frigio Men sono anche divinità dell’Oltretomba.

Nel folklore medievale, poi, il ciclo lunare è responsabile di quelle che sono viste come bizzarrie o maledizioni, come il sonnambulismo e la licantropia. In quest’ultimo caso forse per l’abitudine dei lupi di ululare alla luna… e anche qui ci sarebbe molto da dire, visto che questa idea del lupo che ulula alla luns piena fa parte dell’immaginario collettivo di moltissimi popoli anche lontani tra loro, eppure non è ancora stata chiarita dalla scienza. Davvero i lupi ululano alla luna? Gli esseri umani ne sono convinti, ma pare sia solo una leggenda.

Ma andiamo avanti, che c’è altro da dire: la luna ha rappresentato e rappresenta molto altro ancora. È stata una delle prime frontiere extraterrestri, una volta esaurite quelle terrestri: lo è stata per Verne, con i suoi romanzi Dalla terra alla luna e Intorno alla luna, lo è stata per Georges Méliès con il suo film Voyage dans la Lune. E lo è stata soprattutto per russi e americani negli anni ’60 del Novecento, fino a quando il 20 luglio del 1969 Neil Armstrong (no, non quello che suonava la tromba) ne calpestò il suolo, primo terrestre a farlo.

E, forse, un po’ folli bisognava esserlo davvero per lanciare il mondo all’inseguimento di un sogno così grande e lontano.

E poi arriviamo al futuro, da quello immaginato (penso a Spazio 1999 –il telefilm in cui una grande esplosione nucleare sposta il nostro satellite dalla sua orbita facendolo diventare, per gli abitanti della Base lunare, una sorta di gigantesca astronave a bordo della quale esplorare il cosmo – ma anche a La luna è una severa maestra, romanzo di Heinlein tra i miei preferiti che costruisce una ribellione degli abitanti della Luna contro la madrepatria terrestre, opera eccellente, davvero), a quello reale o verosimile, con la nostra Luna che potrebbe venire sfruttata come miniera di elio-3, isotopo dalle mille proprietà, come nel romanzo Limit di Schätzing, o nel film Moon, ma anche come recentemente i cinesi hanno dichiarato di voler fare per combattere una ventura crisi energetica.

Luna da venerare, luna da temere, luna come simbolo, e infine luna da esplorare e sfruttare.

E luna da disegnare, anche, come ha fatto il buon talamax nel suo blog RondiniHF, in un disegno in cui immagina allunare un nostro amico, un ingegnere abile nei giochi di strategia ma dalla drammatica tendenza a dilatare all’infinito la durata delle sue mosse…

E per finire, Luna da rispettare, e giacché il dio sumerico della luna si chiamava Nanna, e io lo rispetto, visto che l’ora è ormai tarda e non sono folle mi precipito a rispettare il comandamento insito nel suo nome.

Non prima, però, di aver avuto la possibilità di indulgere in un ricordo d’infanzia:
Se pensi al tuo regno sulla Luna che non c’è più
Sul tuo bel viso una lacrima vien giù.
[I Superobots, “Starzinger”]

Per l’evoluzione della divinizzazione della luna, consiglio i primi capitoli di:
G. Filoramo, M. Massenzio, M. Raveri, P. Scarpi, “Manuale di storia delle religioni”

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