Il canneto di Eridu

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Almanacco, LXXII

Settantaduesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu
15 marzo 2013

Ok, siamo arrivati alle “idi di marzo”. Nel 44 a.C. Giulio Cesare viene assassinato da un gruppo di senatori romani, e da questo omicidio il mondo romano inizia a sgretolarsi e mutare, crolla in una nuova guerra civile che porterà dapprima alla fine dei congiurati Bruto e Cassio, e poi alla guerra tra Ottaviano e Marco Antonio e all’Impero.
Nella storia non è il primo né l’ultimo omicidio al vertice che potrebbe aver influito in maniera determinante a cambiare la storia. Un altro, molto più recente e forse meno decisivo, è stato quello del Presidente americano John Fitzgerald Kennedy.
Quando mi trovo di fronte a personaggi storici importanti che di colpo vengono uccisi così mi resta una specie di magone. Cosa avrebbe potuto fare se non fosse stato ucciso? Quale strada avrebbe preso la storia del pianeta?

A voi ora. C’è qualche storico omicidio che quando viene narrato finisce per darvi quello stesso senso di magone? Quella sensazione di «peccato, non sapremo mai come sarebbe andata con lui»?

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Almanacco, LVII

Cinquantasettesima pagina dell’Almanacco del Canneto di Eridu.
16 gennaio 2013

Balzo indietro di 22 anni. Sono al liceo. e scoppia la celeberrima Guerra del Golfo. La prima.
Una coalizione di 27 paesi (tra cui gli Stati Uniti e diversi paesi europei) attacca l’Iraq di Saddam Hussein, reo di aver invaso e occupato il Kuwait. Come se non ne avesse avuto abbastanza di 8 anni di guerra con l’Iran, finita tre anni prima senza vincitori ma con un sacco di sconfitti, e chiamata all’epoca “Guerra del Golfo” (il nome piace, c’è un reboot ogni pochi anni).

La prima guerra tra USA e Iraq, in particolare, mi riporta alla mente tre personaggi. Il primo è il tenente italiano Cocciolone, catturato dopo l’abbattimento del suo Tornado. Il secondo è l’anonimo, per noi, pilota iracheno catturato dagli alleati e presentato pesto e macilento in TV. Ricordo che in assemblea scolastica in cui tutti erano preoccupati per i nostri piloti, io dissi che ero preoccupato anche per i loro, dopo aver visto quelle immagini. Ma non venni cagato. Da nessuno. I nemici non sono mai uomini, nemmeno per ragazzi di 14 anni. I nemici sono nemici, punto.

L’ultimo che ricordo è l’inviato della CNN, Peter Arnett, che fu il primo a raccontare una guerra in diretta dal suo epicentro. La guerra del golfo fu il primo reality della storia, con una copertura televisiva pressoché totale. E un sacco di eliminati.

#33. Olimpica.

Nell’antichità le Olimpiadi erano sacre. Ma proprio sacre davvero, nel senso che erano disputate (celebrate?) in onore di un dio. E che dio, visto che si parla di Zeus, mica dell’ultimo dei pirla. Il suo stesso nome si rifà al Di̯ēus protoindoeuropeo, il cielo. Quello che poi diviene Dyeus phatēr (Padre Cielo), Iuppiter (in latino), Dyaus Pita (in sanscrito), eccetera. Il dio celeste (per favore, per favore, non si parla di bassa politicanza, per favore) delle antiche religioni indoeuropee. Forse anche per questo il cristianesimo non li vide mai di buon occhio, e appena fu saldo il suo potere in seno all’impero, i giochi olimpici vennero vietati (393 d.C.) dall’imperatore Teodosio.

Erano sacri, dicevamo, e protetti dall’ἐκεχειρία (mani ferme), la tregua olimpica. È vero che non era – come invece spesso si crede – una tregua volta a fermare tutte le guerre, ma solo a garantire un corretto svolgimento dei giochi (e quindi vietava le guerre nell’intorno dei giochi), ma nell’immaginario collettivo ormai è entrata così. E anche se, da ché io mi ricordi, non c’è stato un anno in cui le guerre hanno rispettato la tregua olimpica, mi fa un po’ male vedere la situazione in Siria. Un po’ di più del solito.

Mi fa più male perché è una guerra civile. Mi fa più male perché potrebbe essere fermata in pochi giorni, ma l’Europa ancora non esiste, e i membri dell’Unione Europea sono occupati in esercizietti di economia domestica quotidiana con cui tirano ogni giorno una copertina cortissima, invece di tesserne nuovi pezzi. La Russia protegge Assad, la Cina chi lo sa, gli Stati Uniti hanno troppe cose a cui pensare – tipo le elezioni – e poi la Siria confina con Turchia, Israele, Libano e Iran… cioè, per dire, ce ne fosse uno bello pacifico e senza conflitti nei dintorni.

Mi fa più male perché nei primi giorni dell’Olimpiade veniva bombardata Aleppo. Sulla terra le due città più antiche tutt’oggi abitate sono Damasco e Aleppo, che vantano 5 millenni di storia ininterrotta. Quando Roma nasceva, quando Alessandro conquistava il mondo, Aleppo aveva già più di duemila anni. Aleppo ha visto nascere Babilonia, Gerusalemme, Atene, Costantinopoli. Aleppo era capitale di Yamkhad, ha visto gli hittiti fare guerra agli egizi. Ha visto nascere la scrittura. Cioè rendiamoci conto, la scrittura non c’era, e Aleppo c’era già.

Lo so, lo so. La guerra è tragedia ovunque sia. Persino a Milano2, dice il Pino, e ha ragione. Non c’è una guerra bella anche se fa male. Non c’è una guerra meno grave. Ma queste città hanno visto il piedi assiro, il giogo babilonese, e hittita, e persiano, e macedone, e romano. Hanno visto arrivare gli arabi, con la loro fiammante conquista, e poi i crociati. Hanno visto i turchi, i mongoli, gli inglesi.

Evidentemente non basta ancora. Oggi per le strade di Aleppo si ammazzano.
E a Londra ci sono le Olimpiadi.
E io non posso fare a meno di pensare a Eracle che misura lo stadio, e agli elleni che difendono la tregua olimpica dai facinorosi spartani.
E non molto distante, ai commerci nei mercati di Aleppo, con i colori delle stoffe fenice e delle spezie dell’India. E non posso fare a meno di esser triste.

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